Sabato, 20 Ottobre 2018

BRESSANA BOTTARONE - I GENITORI DEL COMITATO SUL PIEDE DI GUERRA

È attivo, in Bressana Bottarone, un sodalizio formatosi spontaneamente fra alcuni genitori, i quali si dedicano a osservare e segnalare alle autorità competenti le criticità che, quotidianamente, osservano negli ambienti vissuti ed utilizzati dai loro figli. Si tratta del Comitato Benessere Bimbi e Giovani, presieduto da Monica Sacco, in passato consigliera comunale e assessore a San Martino Siccomario.

Di cosa si occupa il Comitato?

«Il Comitato Benessere Bimbi e Giovani esiste sul territorio da un anno e mezzo, ed è riferito a Bressana Bottarone. Si occupa delle problematiche vigenti sul nostro territorio, partendo da un discorso prettamente scolastico, quindi dai problemi legati ai giovani e alla scuola, ma ci stiamo allargando un po’ a quanto riguarda il disordine generale del nostro paese».

Chi ne fa parte?

«Da alcuni genitori di ragazzi frequentanti le scuole a Bressana».

Qual è stata la ragione che vi ha portato a fondare questo comitato?

«Il primo problema che ci ha visti impegnati è stato un caso di scabbia registrato, nel 2017, all’interno del plesso scolastico. Non ci ha infastiditi tanto la scabbia in sé, quanto la non comunicazione e il non intervento degli organi preposti per trovare una soluzione. Siamo venuti a conoscenza di questo problema per puro caso».

Cosa è stato fatto per affrontare questo problema?

«È stata realizzata una pseudo-disinfezione a distanza di un mese da quando il problema si è presentato, quindi con un forte ritardo. Il caso, in realtà, è stato superato solo grazie alla fine dell’anno scolastico, sopraggiunta nel frattempo».

Con quali temi avete proseguito il vostro impegno?

«In seguito abbiamo affrontato il problema del parco di via Cinque Martiri, della pista da skateboard realizzata dall’Amministrazione comunale».

Che problema avete riscontrato?

«Innanzi tutto questa struttura è obsoleta. È stata realizzata soltanto lo scorso anno, ma senza ascoltare le esigenze dei ragazzi, che avevano richiesto una pista per skate e bike. La pista però è stata resa adatta solo per lo skate, anche perché è veramente piccola. In più, è stata posizionata all’interno di un parchetto frequentato anche da bimbi piccoli, e senza alcuna divisione degli spazi. Così, gli skater non possono farne uso nel pomeriggio perché i bambini si avvicinano incuriositi, mettendosi in pericolo. E finiscono per utilizzarla nelle ore serali, creando tuttavia disturbo ai residenti. Si trova infatti in una zona residenziale».

Cosa avete proposto?

«Una persona residente in loco ha promosso una raccolta firme per promuovere la chiusura del parco nelle ore serali e, a tal fine, ha chiesto anche il nostro aiuto.»

Ha funzionato?

«Ora il parco viene chiuso nelle ore serali. È stato messo un cancello con apertura regolata elettronicamente. Questa è stata, in pratica, l’unica volta in cui ci è stata dedicata attenzione.»

Il problema però non è risolto, se si è soltanto limitato l’orario di accesso. Qual è la soluzione?

«Bisognerebbe realizzarla altrove. Hanno detto verrà spostata nel parco urbano di prossima apertura. Stiamo quindi aspettando ancora una soluzione».

Parliamo invece dei problemi più generali della scuola. C’è stato qualche altro episodio, oltre alla scabbia, degno di menzione?

«Nella primavera 2017, durante una mattinata di lezioni, è stata avvertita una scossa all’interno della scuola elementare. Subito si è gridato al terremoto. Si è poi scoperta essere una semplice vibrazione causata da un grosso mezzo transitato sul dosso artificiale situato sulla strada al fianco della struttura. Sono stati evacuati i bimbi, con un grande spavento per tutti, ma si è creato un grande clamore per nulla. La colpa dell’Amministrazione sta nell’aver creato questi dossi poco conformi alle reali necessità viabilistiche».

Avete segnalato, inoltre, alcuni problemi relativi alla palestra scolastica…

«La palestra è stata data in gestione a una società, quindi si svolgono attività sportive private nel pomeriggio; mentre viene utilizzata dalla scuola al mattino. È sporca e mal tenuta. I problemi sono tantissimi. Ci sono griglie sollevate, pericolosissime se qualcuno dovesse inciampare; due macchinari per la pulizia sono rotti; il sistema di aerazione è ostruito dalle polveri».

Avete portato, anche in questo caso, qualche proposta?

«L’anno scorso, come comitato, avevamo suggerito di far eseguire da un’impresa specializzata una pulizia generale almeno due volte all’anno. Di procedere quindi con una disinfezione, e di dotare il personale addetto alla pulizia ordinaria delle strumentazioni necessarie, facendo almeno riparare uno dei due macchinari rotti. L’operatrice addetta alle pulizie è dotata soltanto di scopa e paletta: i miracoli non li può fare. Anche la pavimentazione è rotta a tratti ed è molto sporca, e presenta una certa varietà di detriti anche piccolo volume che possono creare problemi respiratori».

C’è stato qualche caso?

«Un bimbo è stato male: ha avuto una forte crisi allergica. L’episodio si è ripetuto in una seconda occasione. Entrambe le volte è stato portato al Pronto Soccorso; il problema riscontrato è dipeso proprio dall’esposizione a una grande quantità di polveri. Dopo il primo evento l’assessore preposto aveva promesso che si sarebbe interessata per aumentare le ore al personale preposto alla pulizia, e che stava facendo fare i preventivi per un macchinario nuovo. È passato un anno e non se ne è più saputo niente. E non dimentichiamo i problemi relativi alla struttura».

A quali criticità fa riferimento?

«Griglie di scolo sollevate e fuori sede all’interno dei bagni; porte rotte; impianto elettrico da rivedere, per esempio una presa è fissata alla parete con del nastro adesivo e quindi è pericolosa; termosifoni arrugginiti. È la stessa incuria che si registra anche nel resto del paese. Basti pensare che invece di tagliare l’erba lungo le strade si preferisce dare il diserbante: i residui non vengono tolti e così resta l’erba tagliata, secca, sulla strada. Dopo aver utilizzato un prodotto magari anche tossico».

Esiste un dialogo con gli enti competenti?

«Noi abbiamo incontrato più volte gli assessori preposti, Naso e Mangiarotti. Ci danno ragione, ci dicono che si impegneranno, ma non si riesce mai a trovare delle soluzioni. Siamo sconfortati, amareggiati».

A proposito di strutture di interesse anche (ma non solo) del mondo giovanile, cosa può dire a proposito della pista ciclopedonale? Un anno fa, sulle nostre pagine, il consigliere di opposizione Filippo Droschi aveva segnalato un errore di progettazione, ed erano state necessarie modifiche importanti…

«La pista ciclabile doveva essere il fiore all’occhiello dell’Amministrazione. All’inizio era stata pensata e realizzata come ciclopedonale, poi dopo un parere del Ministero relativo al Codice Stradale, e date le misure della stessa, si è scoperto che poteva essere o solo pedonale, o solo ciclabile. Un investimento fatto con leggerezza, quindi. Adesso la pista è solo ciclabile, ma moltissime persone continuano a percorrerla anche a piedi. Come Comitato potremmo proporre di consultare con più attenzione i cittadini affinché siano essi a determinarne l’uso finale. Una buona Amministrazione dovrebbe ascoltare e confrontarsi con la popolazione, cercando di lavorare con il buon senso».

I temi che le stanno a cuore riguardano anche temi non propriamente riferiti all’ambiente giovanile. Cos’altro richiederebbe, secondo lei, un maggiore coinvolgimento della popolazione nei processi decisionali?

«C’è malcontento per quanto riguarda la raccolta differenziata: andrebbe gestita diversamente. Siamo d’accordo sulla necessità di incrementare le percentuali di raccolta, ma con criterio. Prendendo esempio o confrontandosi con altri paesi virtuosi. Un’ipotesi potrebbe essere quella che sta vagliando Voghera. Andrebbe rivista anche la raccolta del ‘‘verde’’».

In che termini?

«Il martedì passa la raccolta porta a porta, e ci sono regole che richiedono molta attenzione. Durante l’autunno la situazione è insostenibile, con le foglie da smaltire. Le quantità sono troppo elevate. Almeno la raccolta del verde dovrebbe prevedere dei cassonetti dove poter sversare secondo necessità. Si risparmierebbe anche un giro di raccolta, e quindi si avrebbe una spesa minore».

La raccolta delle restanti frazioni avviene in modo soddisfacente?

«Tutto quello che non si può differenziare, penso a piccoli oggetti come una sedia, deve essere caricato in macchina e portato in discarica. In un paese piccolo come Sommo, non distante da qui, una volta al mese passa una raccolta straordinaria per questi rifiuti. Qui ciò avviene solo per i rifiuti ingombranti. È troppo limitante».

Ha pensato di candidarsi alle prossime elezioni, e di mettere quindi al servizio di Bressana, suo comune di residenza, data anche la sua esperienza amministrativa?

«Non ho ricevuto proposte in merito, ma in linea generale potrei essere ben disposta a mettermi in gioco per il paese dove vivo, purché il fine ultimo del gruppo di candidati sia orientato al bene collettivo ed al buon senso».

di Pier Luigi Feltri

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