Martedì, 25 Settembre 2018

OLTREPÒ PAVESE - UNA TERRA DOVE IL VINO VALE TROPPO POCO PER QUANTO È BUONO

Si chiama “enoturismo” ed è un tema di cui tutti parlano sebbene nessuno lo pratichi con metodo, coinvolgimento e rete. Nel recente passato abbiamo visto vari guru ergersi a paladini dell’argomento in Oltrepò, tuttavia i clienti li hanno portati forse solamente a casa loro. Sbagliatissimo! Per essere veri registi gli eventi, la promozione e la valorizzazione bisogna portarli a casa degli altri.

Sulle colline del vino e del Salame di Varzi gli argomenti ci sarebbero tutti per fare una bella promozione a pacchetto. Ci sta provando il Touring Club, ingaggiato nell’ambito del progetto AttivAree, perché fino ad oggi qualunque tentativo non ha portato a soluzioni credibili e durature. Eppure è un settore in buona salute, quello dell’enoturismo, che vanta in Italia 14 milioni di potenziali interessati e un fatturato di almeno 2,5 miliardi di euro.

Il settore stenta però a decollare e non sfrutta tutto il suo potenziale economico e occupazionale per la mancanza di forti strategie pubblico-private che mettano in rete le risorse di un’Italia in cui il vino e il buon cibo sarebbero facilmente collegabili alle bellezze artistiche e paesaggistiche di tanti territori, come l’Oltrepò.

Una terra dove il vino vale troppo poco per quanto è buono, storico e identitario ma dove anche ristorazione e accoglienza non vengono valorizzate a dovere da chi amministra. Una terra in cui i sindaci ergono al cielo i loro auditorium, le loro innumerevoli sale polivalenti e i cartelloni di una marea di eventi “bevi gratis” sperando che tutto ciò si dimostri un’efficace viatico a un marketing territoriale che qui da noi non si sa neanche lontanamente cosa sia. Pochi giorni fa è stata sul territorio l’assessora al Turismo di Regione Lombardia, Lara Magoni, cui hanno fatto venire il “magone” portandola a Salice Terme, località nota del tempo che fu, oggi una vera ghost town, in cui la politica locale guarda al futuro aspettando il miracolo che non arriverà mai, senza progettualità tangibili per un rilancio che andrebbe inseguito a suon d’idee e non trastullandosi nel solito lasciarsi vivere.

A fare il paio con il vuoto pneumatico di Salice è la città di Voghera, grande nei numeri ma piccola nella proposta e nella visione futura. La Magoni da Voghera non è nemmeno passata, pur essendo la città crocevia di due autostrade importanti e della stazione ferroviaria con maggior traffico dell’Oltrepò: una città in cui si passa ma non ci si ferma più, perché ormai mancano le ragioni. Le uniche voci fuori dal coro, in questa fase storica, sono Broni, con la sua Enoteca Regionale che punta a essere piazza dell’enoturismo locale e non, insieme a Stradella, la cui movida sfida la crisi e le difficoltà socioeconomiche generali dimostrando comunque che la cittadina è forte di una certa vitalità, anche imprenditoriale. Bisognerebbe che un gruppo di comuni, uniti, condividessero un piano di sviluppo pluriennale ma qui in Oltrepò si sta sempre e solo all’ombra del proprio campanile, della propria torre, del proprio castello o del proprio centro che magari langue al di là dei soliti fiumi di parole sui giornali.

Ma non importa a nessuno...

di Cyrano de Bergerac

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