Martedì, 25 Settembre 2018

BRONI - «IL NUOVO POLO SCOLASTICO SARÀ UNA SVOLTA PER LA NOSTRA OFFERTA FORMATIVA»

Paolo Della Porta, classe 1966, dopo parecchi anni da insegnante presso vari Istituti del territorio, è da quattro anni dirigente scolastico dell’Istituto comprensivo di Broni, dove si ritrova a capo delle tre fasce di scolarizzazione, scuola d’infanzia, primaria e secondaria di primo grado. Gestisce in tutto dieci plessi: due a Broni, uno a Redavalle e uno a Santa Giuletta. Poi quattro scuole primarie, due a Broni (via Emilia e Paolo Baffi) e sempre due tra Redavalle e Santa Giuletta. Infine due di secondaria, che sono l’Istituto Ferrini di Broni e il Fermi di Santa Giuletta.

Dal prossimo anno scolastico la scuola di via Emilia sarà trasferita. Come mai questa decisione?

«Perché il Comune di Broni si sta adoperando da alcuni anni per creare il nuovo polo scolastico, intitolato a Paolo Baffi, che è stato costruito intanto per la chiusura, effettuata già da due anni, della vecchia scuola Baffi, anche per il problema dell’amianto. Il nuovo polo, che è a mio parere un progetto ambizioso e interessante, sta ospitando attualmente una scuola primaria e una dell’infanzia e la presidenza con la segreteria. Il nuovo polo ospiterà poi la scuola di via Emilia e permetterà l’accorpamento di più scuole quindi dovrebbe diventare più funzionale».

Da un punto di vista innovativo ci saranno quindi vantaggi…

«C’è sicuramente un progetto importante che è in fase di realizzazione e che sarà completato, entro settembre, dalla costruzione di una palestra. Nel nuovo polo ci saranno quindi due scuole primarie, una dell’infanzia e la palestra. L’idea è proprio quella di creare un polo scolastico».

Le iscrizioni come stanno andando?

«Stanno andando bene e posso proprio ritenermi soddisfatto, perché riusciremo addirittura ad avere cinque classi prime nella scuola secondaria di primo grado Ferrini. Per noi è un numero davvero elevato e sarebbe la prima volta che abbiamo cinque classi. Ci saranno due sezioni di francese e tre di spagnolo. Sono quindi soddisfatto per le scuole medie, ma anche per le altre primarie: siamo l’unico istituto comprensivo sul territorio che ha il tempo pieno che sta avendo un grande successo. Quest’anno, in seguito alle numerose richieste, avremo per Paolo Baffi tre classi, per la scuola ex via Emilia una classe a tempo normale di 27 ore e riusciremo a formare le classi anche negli istituti più piccoli di Redavalle e Santa Giuletta. Concludo dicendo che anche per la scuola Fermi di Santa Giuletta, l’anno scorso avevamo solo una classe, invece l’anno prossimo ce ne saranno due. E’ davvero una buona situazione e attesta la validità dell’offerta formativa della scuola e del corpo docente, che nel tempo è diventato stabile».

Cosa può dire della sua esperienza come Dirigente Scolastico?

«Io devo dire che il contesto in cui opero è buono. Dal punto di vista dell’utenza non abbiamo gravi problematiche. Ci sono problemi, come ci sono ovunque. Se penso a casi di bullismo e cyber bullismo possono dire che abbiamo operato con una serie di azioni, conferenze aperte ai genitori, eventi all’interno delle scuole…ma non abbiamo casi che possono verificarsi in realtà più difficili. Il corpo docenti, come dicevo prima, è abbastanza stabile e sono soddisfatto. Le collaborazioni con il comune funzionano bene. Abbiamo progressivamente, dal mio arrivo in poi, informatizzato l’istituto: quest’anno con registri elettronici presenti in tutte le classi delle secondarie e pian piano le stiamo inserendo nelle scuole primarie. Per la prima volta c’è anche l’accesso possibile da parte dei genitori per verificare quanto è stato fatto dai propri figli. Poi abbiamo una serie di progetti interessanti, in particolare collegati all’associazionismo, perché lavoriamo molto con le associazioni del territorio. Per noi sono importanti l’intercultura, l’informatica e anche lo sport».

Lei che è stato anche docente per diversi anni, cosa può dire della differenza tra fare l’insegnante e il dirigente scolastico?

«Aumenta fortemente la complessità del lavoro. Da un lato è gratificante nel momento in cui vengono realizzati i progetti che vengono prima pianificati. Dall’altro si deve lottare quotidianamente con una burocrazia difficile. Spesso mancano le risorse. Il docente logicamente può avvertire queste difficoltà, ma senza percepirle in fondo, da dirigente è completamente diverso».

Tornando alla sua scuola, c’è una percentuale alta di stranieri?

«Ce ne sono tantissimi. Infatti la nostra è una scuola che riceve i fondi Afpi per zone con alto flusso migratorio con alta presenza di stranieri. Devo dire che con i lavori di alfabetizzazione per i nuovi arrivati e l’inserimento di coloro che a tutti gli effetti sono italiani, gli effetti scolastici sono buoni».

Bronesi a tutti gli effetti ce ne sono?

«Diciamo che sono una minoranza ormai, se parliamo di ragazzi con famiglie bronesi da generazioni. La frequenza è davvero molto eterogenea».

Gli studenti che escono dalla scuola secondaria di primo grado frequentano poi Istituti del territorio o si rivolgono altrove?

«Noi abbiamo una diversificazione di scelte da parte dei nostri ragazzi, essendo collocate le nostre scuole a cavallo di zone diverse, l’Oltrepò, il pavese e il piacentino. Chi vuole un liceo un istituto tecnico può ovviamente fare riferimento agli istituti della zona, però ci sono tanti ragazzi che vanno anche a Pavia, Voghera e a Castel San Giovanni».

 di Elisa Ajelli

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