Domenica, 16 Dicembre 2018

LA VERSA, PARLA ABELE LANZANOVA: IL PADRE DI TUTTI I MALI... DI TUTTI?

Un amico mi diceva: “Se hai commesso un errore e sorridi significa che hai già individuato su chi scaricare la colpa”. Ritengo che qualcuno, magari anche oltrepadano, uscitone pulito dalla vicenda La Versa abbia potuto sorridere. Nella “storia” del fallimento La Versa mi è risultato, fin dal primo momento, abbastanza difficile dare tutte le colpe a Lanzanova. Abele Lanzanova era arrivato a Santa Maria della Versa ad inizio 2015 per salvare una cantina che era in coma profondo, la mattina di giovedì 21 luglio 2016 le Fiamme Gialle lo arrestano con l’accusa di  aver messo in atto  un meccanismo di frode e auto riciclaggio basato su fatture relative a operazioni inesistenti. L’accusa era che Lanzanova avesse bisogno di soldi, perché la società La Versa Spa era stata ammessa a un accordo di ristrutturazione, per evitare il fallimento. Per trovare questi soldi, secondo l’autorità competente, Lanzanova faceva “uscire” dalla  Cantina La Versa Spa i soldi, per un totale di 381.400 euro e poi li faceva rientrare sempre in cantina come aumento di capitale , tramite un giro di riciclo dello stesso denaro: i soldi uscivano da  La Versa Spa poi passando alla società La Versa International, di proprietà dello stesso Lanzanova, ritornavano sul conto di La Versa Spa alla voce “aumento di capitale”. Lanzanova innocente o colpevole, questo non lo so e non sta a me giudicare, anche se un vecchio detto dei carcerati recita “qui siamo tutti innocenti….ma se andavamo a servir messa …qui non ci venivamo”, quindi qualche errore , piccolo o grande, sarà l’autorità giudicante che lo stabilirà, lo avrà pur commesso. Certamente Lanzanova è arrivato quando La Versa era in coma, la ha lasciata in coma e poi La Versa è morta. Ha fatto tutto da solo ? chi c’era prima non ha colpe ? Ognuno ha le sue idee e opinioni in proposito. Molti hanno espresso la loro opinione sui giornali, al bar o durante cene o tavolate con amici, Lanzanova ha da quel giorno taciuto, c’è chi dice chi tace acconsente , in realtà , a mio giudizio, chi tace non dice niente. Per questo motivo abbiamo voluto intervistare colui che per molti, anche per qualcuno che  grazie al suo arresto ha potuto sorridere, è il “padre di tutti i mali di La Versa”

A volte ritornano… Lanzanova non è “scomparso” e dopo due anni dalla vicenda che lo ha coinvolto è in giro per l’ Oltrepò. Nostalgia per questa terra?

«Nostalgia direi no, ho parecchi amici e conoscenti,  vengo semplicemente a fare un giro…».

Quando è successo “l’affaire” La Versa molti dicevano che Lanzanova era sparito, il fatto che lei ritorni e che abbia amici sul territori vuol dire che non tutti le hanno dato la colpa di quanto è successo. Qual è stato l’errore più eclatante che ritiene di aver commesso?

«Essermi fidato dei “vecchi” componenti amministrativi della società, a partire dai dirigenti sino ai consiglieri. Personaggi che mi hanno sempre remato contro e che non mi hanno mai realmente accettato e non hanno mai accettato il cambiamento che io rappresentavo».

Lanzanova ha fatto fallire La Versa. Questa è una delle frasi che più si sono sentite in Oltrepò. Lei cosa risponde ora che può rispondere?

«È  un’ accusa che noi sta in piedi. L’azienda quando sono arrivato aveva già 24 milioni di debiti, debiti che certamente non ho fatto io. Io mi sono trovato ad essere l’Amministratore delegato…».

Quando lei è arrivato in La Versa ha trovato 24 milioni di debiti, fino al suo ultimo giorno di lavoro, i debiti erano aumentati o diminuiti?

«Erano diminuiti, non solo,  vendite riprese, una maggior presenza sul territorio oltrepadano ed un’immagine oggettivamente nuova rispetto al passato».

Ma Lanzanova non “andava bene”.. Perché secondo lei?

«Credo che non sia dovuto al fatto che i miei metodi non piacessero o forse non piaceva il mio modo di operare, ma in realtà credo che per qualcuno  fosse più conveniente far fallire la società  per poi riprenderla. Dico questo perché le persone del gruppetto  che mi faceva la guerra sono le uniche che si sono presentate per far fallire la società e successivamente si sono presentate per comprarla».

Le chiacchere da bar rimangono tali, ma c’è anche un altro detto “voce del popolo voce di dio” e la voce del popolo era e per certi versi è,   che Lanzanova ha portato via i soldi di La Versa. Cosa dice a tal proposito?

«Dico che Lanzanova ha lavorato con la sua testa, ha commesso delle ingenuità ma di soldi non ne ha mai messo in tasca».

Quando è arrivato la situazione vendite a La Versa era in crisi e da diversi anni,  lei comunque ha cercato di rivitalizzarla. Ha lavorato solo sui prezzi di vendita o anche sui costi?

«Ho aumentato i prezzi di vendita perché troppo bassi e ho lavorato sui costi fornitori per gli acquisti e sul costo del personale».

Perché secondo lei La Versa con il suo sistema di gestione poteva farcela?

«Perché avevamo ottenuto un accordo con le banche,  contratti sostanziosi con diversi clienti, insomma i presupposti c’erano tutti». 

In quanti anni pensava di riportare La Versa in acque tranquille?

«Tre anni. Il primo anno  avevamo già una previsione di bilancio in pareggio, quindi…

Se dovesse ripartire oggi in La Versa, dopo l’esperienza maturata,  qual è la prima cosa che non farebbe più?

«Assolutamente non mi terrei intorno gente che ha portato La Versa in quelle condizioni, non ascolterei certi consigli dati sempre da questa gente e sceglierei personalmente il personale con il quale lavorare.

Qual era il suo rapporto con il Consiglio di Amministrazione?

«Certamente poco dialogo, sapendo anche che certi elementi del Cda si erano “venduti” ad altre cantine

Lei ha avuto un rapporto burrascoso con il collegio sindacale perché?  

«Non con tutti, ad esempio con il Professor Mella e il Professor Navaroni ho avuto un rapporto di cordialità, di contro con il presidente Aricò non c’è mai stata sintonia, a mio modo di vedere troppo legato al vecchio consiglio di amministrazione e troppo presuntuoso».

Che rapporto aveva con i vari soci della cantina?

«Ritengo che la maggior parte dei i soci, quelli che lavoravano la terra, tanto per intenderci, fossero schierati con me, il restante 25% che aveva il tempo di andare nei bar e sui giornali a sparare a zero contro di me, li avevo contro. Addirittura un socio poi a capo di un gruppo che era interessato ad acquisire La versa , tramite il suo legale ha presentato una denuncia contro la vecchia amministrazione, ma noi stavamo preparando il concordato e non volevo ulteriori turbative, lo contattai per trovare un accordo e in quella circostanza mi chiese in cambio, per togliere la denuncia, il complesso di Montescano o una cifra molto importante, il doppio del dovuto. Lì mi sono reso conto di quali persone circondavano La Versa, poi il “cattivo” sono io…».

E con la politica locale che rapporto aveva?

«I politici che son venuti da me  sono venuti solo per far pressione per la cessione di qualche ramo d’azienda ad imprenditori loro amici o perchè accelerassi il pagamento delle uve a qualche gruppo di conferitore a loro vicino. La realtà dei fatti è che con le 6 bottiglie che gli omaggiavo volentieri... il mio rapporto si esauriva lì».

Rapporto con i due Presidenti di La Versa con i quali ha lavorato?

«Con il presidente Scarabelli all’inizio non male poi per me è stato una delusione perché ha iniziato a remare contro la causa dell’azienda. E Baruffi che dire… Io lo feci diventare consigliere e successivamente su indicazioni forti gli girai 3200 voti per farlo diventare Presidente. Ho seguito anche alcuni desideri di Baruffi, come assumere una collaboratrice da lui suggerita. La cosa che mi ha colpito maggiormente di Baruffi è che a mio giudizio si è rilevato a posteriori un incompetente e bisognoso di essere accompagnato nei consigli di amministrazione da un suo consulente».

Quando lei è arrivato a La Versa si è dovuto rapportare con l’advisor. Rapporto?

«Molto distaccato perché non capivo le parcelle salate e i contratti firmati dal consiglio d’amministrazione per pagare questo advisor».

I professionisti vanno pagati. A quanto ammontavano le parcelle di cui lei parla?

«Sì certo vanno pagati, ma 500/600 mila euro per una parcella mi sembrava fuori da ogni logica».

Il mondo dell’uva e il mercato dell’uva in Oltrepò per una parte necessita dei mediatori, alcuni di questi tra i più importanti vivono in Oltrepò. Con loro come si rapportava?

«Avevo un rapporto buono e di collaborazione».

Ad un certo punto si vociferava che l’allora presidente della Cantina di Broni, Cagnoni le avesse proposto l’affitto  di La Versa: e’ vero?

«La cantina di Broni durante la prima assemblea dei soci di La Versa, dove ho avuto l’ 84 %  a favore, tramite fiduciari loro, mandò a verificare la possibilità di un affitto dell’azienda. La Versa da quando arrivai io, di richieste di affitto ne ha avute parecchie, portate alla mia attenzione da politici e anche da consiglieri interni a La Versa».

Perché ha sempre rifiutato?

«Ho sempre detto no  perché se volevo affittare l’azienda lo facevo io in autonomia, inoltre nei miei programmi e nei miei obbiettivi ho sempre pensato che  La Versa potesse uscire dalla situazione difficile in cui si trovava con le proprie forze.  Affittare,  voleva dire il fallimento immediato».

Quanti dirigenti ha tenuto e quanti ne ha mandati via?

«I dirigenti presenti in azienda erano due: uno era il direttore vendite e l’altro il direttore amministrativo, molto, troppo… legati ai vecchi sistemi e ai vecchi amministratori, lavoravano contro la mia causa e non erano all’altezza dei loro compiti, tant’è che il direttore amministrativo negli ultimi 10/15 anni è stato al gioco delle varie amministrazioni che hanno portato ad un debito di 24 milioni di euro».

Perché secondo lei la  cantina di Broni voleva affittare La Versa?

«Semplice. Avendo due poli gestire,  la gestione ed il  prezzo delle uve sarebbe passata interamente nelle loro mani».

Secondo lei è un bene per La Versa ed il mondo vitivinicolo oltrepadano che Broni abbia acquistato La Versa?

«Per me è un male: La Versa aveva bisogno di uno che avesse in mano il mercato dell’imbottigliato e non del vino sfuso».

C’erano due grandi gruppi in corsa Terre d’Oltrepò - Cavit  e Soave. Qual era secondo lei la scelta migliore?

«A mio giudizio la cantina Soave era la più qualificata per l’acquisizione, è una cantina capitalizzata, credibile, con grande vendite e grandi soci».

Soave si è ritirata o l’han fatta ritirare? Ci sono interrogazioni parlamentari a tal proposito…

«L’han messa in condizioni di ritirarsi. L’esito dell’asta per me era già un progetto studiato molto tempo prima e poi semplicemente andato a buon fine. Hanno lavorato per farla andare come era nei loro desideri…».

C’è qualcuno che in Oltrepò ha cercato di aiutarla?

I«n Oltrepò non mi ha aiutato nessuno».

Una delle accuse che le è stata rivolta è l’acquisto di appartamenti, vetture ed un castello con i soldi di La Versa. Vero o falso?

«Faccio presente che le attività e le proprietà immobiliari della mia famiglia erano tutte precedenti all’arrivo in La Versa. I primi acquisti risalgono addirittura al 1990. Per i numerosi prelievi di cui sono stato accusato, faccio presente che avevo uno stipendio come Amministratore Delegato e che con la mia presenza ho lasciato a casa il direttore generale, il direttore vendite e il direttore amministrativo, risparmiando 400 mila euro. I soldi prelevati servivano per sostenere le spese ordinarie nella mia funzione ed il ruolo di amministratore delegato dell’azienda».

Il giorno in cui è arrivata la Guardia di Finanza presso la sua abitazione di Piacenza ad arrestarla lei cosa ha pensato?

Inizialmente ho pensato si trattasse di una perquisizione. Non pensavo mi arrestassero anche perchè il giorno prima, il 20 luglio io ero in tribunale con i miei legali per la discussione del fallimento ed  era presente anche il Pubblico Ministero  che il giorno dopo ha firmato il mio arresto».

C’è stato un momento nel quale ha pensato “mi hanno fregato”?

«L’ho pensato da quando ho firmato sulla fiducia perché non c’era il tempo tecnico per un’analisi approfondita dei bilanci ed il tempo necessario per studiare bene il dossier La Versa. Dopo essere stato nominato procuratore di La Versa mi sono accorto che esistevano 4 milioni di crediti inesigibili, che il 50% del magazzino era da buttare con vino inutilizzabile e che anche molti macchinari erano da cambiare».

Quando si è accorto che quanto le avevano spiegato per iscritto non aveva riscontro nella realtà dei fatti, non ha pensato di fare una denuncia per dichiarazioni false?

«In varie occasioni ho presentato al direttore amministrativo una denuncia su ciò che mancava in azienda. Ho chiesto più volte al consiglio di avviare una causa di azione di responsabilità contro il vicepresidente in carica prima del mio arrivo, tutto più volte stoppato dal collegio sindacale e dai vari consiglieri».

Perché non ha insistito?

«Avrei dovuto fare un esposto agli organi competenti, cosa  che non ho fatto perché avevamo già presentato la domanda di concordato e eravamo in dirittura di arrivo per l’accettazione della stessa quindi non ho voluto creare ulteriori problemi».

Se tutti le erano contro perché non ha rassegnato le dimissioni?

«Più volte ne ho parlato con i consiglieri ma per il bene dell’azienda le ho poi sempre ritirate». 

La domanda sorge spontanea: ma chi gliel’ha fatto fare?

«Avevo già preso impegni con banche e firmato il contratto e ritirarmi sarebbe stato difficile».

Quando uno cade tutti gli danno dei calci, dopo il suo arresto è stata coinvolta con accuse varie anche sua figlia. Come è andata a finire?

«La cosa che mi è dispiaciuta di più è stato leggere alcuni articoli di alcuni giornali che  con titoli certamente accattivanti e per vendere qualche copia in più hanno sparato a zero su mia figlia raccontando una storia falsa. Mia figlia non è mai stata arrestata, nella perquisizione di casa le han trovato una statua,  una scultura fatta da lei con trochi provenienti da piante di marjuana raccolti da lei al fiume, premetto che mia figlia è laureata alle Belle Arti e di lavoro fa la designer e la scultrice, quindi niente quantitativi bizzarri di droga in casa di mia figlia, sia chiaro. Per questa fatto mia figlia ha fatto 10 ore di servizi sociali in una casa di riposo. Accomunare la vicenda di mia figlia alla mia vicenda imprenditoriale la ritengo una vigliaccata».

Quando escono le notizie si dà colpa ai giornali ma i giornali vengono informati e fanno il loro mestiere. C’ era qualcuno che dava le notizie ai giornali secondo lei?

«Certo, è naturale che molte notizie sul mio conto e soprattutto sul conto di mia figlia fossero date ai giornali da persone vicine alle cantina e contrarie a me. Mi dispiace solo che alcuni giornali a cuor leggero abbiamo sparato contro mia figlia per dar retta ad alcuni loro amici».

Dopo la sua disavventura in La Versa ha avuto proposte di collaborazioni o di consulenza da parte di cantine oltrepadane?

«Mi sono arrivate parecchie offerte in particolare per un eventuale rapporto di collaborazione commerciale  per la vendita di vini. Ho risposto di no, viste le problematiche in essere ho preferito per ora declinare».

Tutti si chiedono ma Lanzanova adesso cosa fa?

«In questo momento sto studiando le mie carte processuali e siccome sono diventato papà da poco, faccio il papà».

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