Sabato, 15 Dicembre 2018

PONTE DELLA BECCA «ZONA MENO FORTUNATA DELLA PROVINCIA E MENO CONSIDERATA DALLA POLITICA»

La sua è una storia infinita, fatta di segnalazioni e proteste, di promesse e rattoppi. Eppure, a breve, se tutto andrà per il verso giusto il Ponte della Becca sarà ristrutturato, e chi ogni giorno lo attraversa potrà finalmente dormire sonni tranquilli. Questo, quanto meno, è ciò che ha promesso l’amministrazione provinciale, ma nell’attesa che ciò accada la situazione è monitorata da diverse realtà, la più giovane delle quali è “Ponte Becca Living”, un comitato spontaneo che si batte perché i lavori vengano eseguiti velocemente e nel migliore dei modi possibili. Abbiamo intervistato il presidente Luigi Bergamo per conoscere meglio il suo gruppo e per capire in che modo stia evolvendo la situazione.

Signor Bergamo, quando e perché nasce il Comitato Ponte Becca Living? Chi ne fa parte?

«Ponte Becca Living – Comitato di Cittadine e Cittadini (questo è infatti il nome completo del gruppo) vede la luce formalmente il 7 dicembre 2017, data in cui è stato firmato l’Atto Costitutivo. Nasce dalla diaspora di cinque dei dieci Consiglieri Direttivi del Comitato Ponte Becca (Luigi Bergamo, già socio fondatore, Michela Cerutti, Isa Maggi, Gianluca Palladini, Manuela Sacchi) che dopo aver manifestato a partire dall’agosto 2017 il proprio dissenso sul modo di procedere del presidente Fabrizio Cavaldonati e richiesto al medesimo di compiere un passo indietro, pur avendo i numeri per sfiduciarlo, hanno preferito uscire dal comitato direttivo per dare vita ad un nuovo soggetto».

Perché?

«Le ragioni del gesto sono state molteplici, ma per coerenza con il nostro stile di comportamento abbiamo preferito (almeno inizialmente) non manifestarle pubblicamente, nella piena convinzione che esse fossero chiare almeno per il presidente. Le continue piccole provocazioni di quest’ultimo ci hanno però spinti ad un certo punto ad esplicitarle con un articolo intitolato “Una questione di Stile“ pubblicato sul nostro blog il  31 dicembre 2017. A chi fosse interessato all’argomento raccomandiamo di leggerlo, ma per quanto ci riguarda preferiamo non rivangare quella che ormai è una storia vecchia».

Che tipo di dialogo o interazione sussiste con l’altro Comitato?

«Dal nostro punto di vista, le relazioni vorrebbero essere assolutamente cordiali e sinergiche, come si evince dal nostro Statuto. Certo il nostro oggetto sociale ha un angolo di visuale notevolmente allargato rispetto al Comitato Ponte Becca e postula un progetto decisamente più ambizioso e proiettato, ma il focus sulla salvaguardia e la valorizzazione del vecchio Ponte della Becca e le iniziative a sostegno della costruzione del nuovo ponte rimangono al centro delle nostre attività. Tuttavia per ragioni probabilmente legate al risentimento, non possiamo dire altrettanto dei nostri omologhi, tantoché all’indomani della nostra fuoriuscita, oltre a ricercare spesso la polemica, talvolta la denigrazione al limite dell’offesa, ci è stata preclusa unilateralmente la  partecipazione ai loro post sui social, a differenza dei nostri che sono invece ampiamente accessibili a tutti. La cosa non contribuisce comunque a turbare il nostro sonno, ma le norme di buon vicinato suggerirebbero altri approcci».

Qual è il vostro scopo?

«Il Comitato intende agire con gli strumenti di cui dispone per svolgere azione di pressione sugli interlocutori istituzionali e promuovere lo sviluppo generale della qualità della vita delle persone che vivono e lavorano nella zona meno fortunata della provincia pavese, a sua volta la meno considerata dalla politica lombarda. Il Ponte della Becca, punto nodale di congiunzione tra la città di Pavia e l’Oltrepò, è l’opera che per la sua storia gloriosa e lo stato di degrado cui versa più di altre rappresenta la condizione di disinteresse e abbandono in cui l’area si trova ed è per questo che èstato assunto dal Comitato come obiettivo simbolo della propria attività».

Come monitorate la situazione?

«Il nostro gruppo Facebook è rapidamente cresciuto, possiamo ora contare su quasi 1.300 “sentinelle” che, ognuno con differenti modalità contribuisce a rendere viva la rilevazione dello stato di cose. Ovviamente un gruppo così numeroso deve essere moderato negli interventi e non esitiamo a farlo nel rispetto delle opinioni di tutti. Abbiamo aspettato prima di far partire la nostra campagna di iscrizioni, perché prendendo le cose sul serio abbiamo preferito vedere gli esiti delle nuove normative europee in materia di trattamento dei dati personali, il famoso GDPR (General Data Protection Regulation), ma a breve potremo contare su adesioni convinte e qualificate da valorizzare con modalità interattive web oriented».

Quali saranno le vostre prossime mosse?

«Solo iniziative qualificate e di alto livello. Oltre a far parte del Gruppo di Lavoro Permanente Ponte Becca (che riunisce gli amministratori locali coinvolti sul territorio) abbiamo contatti privilegiati con la politica locale e nazionale, con esponenti locali e nazionali di ANAS e di altri Organi Istituzionali, nonché con le Università. Partecipiamo a Convegni nazionali per rimanere aggiornati sui temi di nostra pertinenza e abbiamo convocato, assieme a Sportello Turismo Sostenibile, gli Stati Generali del Po, un format che contiamo di rendere itinerante su tutto il bacino socio-fluviale del grande Fiume e che sin dal primo appuntamento (quello del 24 marzo 2018 al Broletto di Pavia e nei due comuni rivieraschi del Ponte della Becca, Mezzanino e Linarolo) ha proposto un’importante agenda lavori ricca di interventi autorevoli e appassionati di uomini e donne di scienza e di arte. Non facciamo però solamente “cose serie”: non voglio anticiparle nulla, ma per il primo luglio stiamo organizzando un evento molto speciale, che faccia da cassa di risonanza alle istanze di qualità della vita delle persone che gravitano attorno al Ponte della Becca. Inoltre in seno a Ponte Becca Living stiamo aggregando un Comitato scientifico composto da nostri simpatizzanti in possesso dei necessari titoli, da coinvolgere per pareri autorevoli in caso di contraddittorio tecnico e metodologico con i nostri interlocutori».

di Serena Simula

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