Mercoledì, 26 Settembre 2018

VOGHERA: LA TOMBA MOLLINO VALE UNA BOLLETTA DELLA LUCE NON PAGATA

La genialità che porta il cognome “Mollino” ha DNA vogherese. Eugenio prima e il figlio Carlo poi, sono stati nomi di spicco nel mondo ingegneristico, architettonico e del design italiano. Eugenio Mollino nacque a Genova nel 1873 e, orfano di entrambi i genitori, dopo gli studi superiori a Voghera, luogo di origine della famiglia, si laureò a Torino in Ingegneria civile e nel 1906 aprì il proprio studio a Torino.

La solida formazione politecnica tardo-ottocentesca, accompagnata da una grande attitudine per l’organizzazione del cantiere e il controllo del dettaglio, consentirono ad Eugenio Mollino di lavorare con le maggiori imprese dell’epoca e di occuparsi, senza grandissima originalità, ma con grande correttezza ed esiti sicuri, di temi molto diversi: dall’arredo alla residenza, dagli edifici industriali a quelli pubblici, dagli ospedali alle centrali idroelettriche, dalle infrastrutture all’urbanistica.

In campo ospedaliero, in particolare, progettò a Torino “Le Molinette”, il più grande ospedale cittadino (1927-1934). Oltre che in Piemonte, operò in Calabria, Liguria, Lombardia, Sardegna, Trentino (centrale per la Società Idroelettrica dell’Isarco, 1928). A partire dagli anni trenta, in alcune opere, come la Casa del fascio di Voghera (1934), gli si affianca il figlio Carlo, al quale trasmise inoltre la passione per lo sci e la fotografia, temi centrali nella ricerca di quest’ultimo.

Carlo nacque a Torino nel 1905, fu tra i primi laureati in architettura del Politecnico e ne diventerà docente. Progettò edifici, mobili, scenografie, un’auto che corse a Le Mans. Pilotò aerei in volo acrobatico. Fotografo dal segno artistico inconfondibile, scrisse un romanzo, un trattato di fotografia e uno di sci (dove esponeva una tecnica di sua invenzione). Mori a Torino nel’73 e fu accudito fino alla morte da una ‘badante” vogherese, l’Aldina. Oltre alla casa del Fascio a Voghera, tra gli edifici firmati da Carlo Mollino ricordiamo l’auditorium Rai e il teatro Regio a Torino. Ricercatissimi i suoi pezzi di design: a New York, il tavolo ‘Reale” del 1951, è stato venduto da Sotheby’s a 3.8 milioni di dollari.

In via Napione, sul Lungo Po a Torino, vi è il Museo Casa Mollino. Non è la solita casa d’artista museizzata. A parte il fatto che Mollino non vi abitò mai e che in pochi sapevano dell’esistenza di questo appartamento, la casa era il luogo di incontro con le giovani donne che Mollino fotografava con le sue Polaroid e anche, nella lettura esoterica dei gestori di questa casa museo, Fulvio e Napoleone Ferrari, una sorta di dimora dell’aldilà che riflette la personalità dell’autore come una piramide egizia riflette quella del faraone. Il culto della memoria a Carlo Mollino è stato degnamente onorato non solo da collezionisti come i Ferrari, ma anche dagli allievi del Maestro. Un esempio lo si può avere visitando la tomba di famiglia, nell’ala vecchia del cimitero di Voghera. Oltre all’architetto vi sono sepolti il padre Eugenio e altri familiari. Non essendoci stati eredi, nessuno ha provveduto mai alla cura di questo luogo: prima il crollo della lapide di Carlo, poi il taglio della luce della tomba per mancato pagamento delle bollette e la totale mancanza di manutenzione hanno fatto cadere la tomba nel degrado più totale. La bolletta della luce viene pagata dal torinese Adolfo Dente, che fu studente di Mollino e che, invano, ha tentò di sensibilizzare l’amministrazione vogherese affinché se ne facesse carico. Più che la cifra, i soliti problemi burocratici, uniti allo scarso interesse per questa figura, hanno impedito che la città compisse il pur doveroso gesto. Che vergogna per Voghera: per una bolletta si cancella l’orgoglio di una città.  L’amministrazione Torriani non ha mai risposto alle lettere del sindaco di  Torino Chiamparino, la sinistra, così legata alla cultura (a parole), ha fatto eccezione d’amore nel caso di un architetto del ventennio fascista, la giunta Barbieri ha intitolato una piccola via periferica a padre e figlio, probabilmente solo dopo che la stampa locale ha pubblicato articoli di sdegno. La sorte ha voluto che proprio in questa via ora ci siano cantieri edili abbandonati, che aggiungono ulteriore degrado a un cognome simbolo dell’esatto contrario. Mentre il design di Carlo viene pubblicato in un catalogo da Phaidon, Torino gli dedica mostre e celebrazioni, Voghera non sa neanche chi siano. Godiamo ancora oggi della Sala Pagano, ex sede della banca d’Italia, opera di Eugenio e ne sfruttiamo gli spazi per mostre cittadine. Godiamo della Casa del Fascio, sede dell’Agenzia delle Entrate, portata a termine da Carlo. Ci si domanda perché non si possa mai andare oltre e, oltre a fare uno sforzo per dare dignità alla tomba di una famiglia di grandi professionisti ed artisti, non si possa organizzare proprio in questa città qualcosa che ci renda fieri di avere dato anche noi, nel nostro piccolo, un segno indelebile alla loro memoria. Loro lo hanno fatto.  Non dimentichiamolo.

di Rachele Sogno

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