Lunedì, 16 Luglio 2018

VOGHERA - LA PIÙ GRANDE AZIENDA TURISTICA DELL’OLTREPÒ : "LE PARE NORMALE CHE UN’AZIENDA COSÌ ABBIA UNA STRADA D’ACCESSO ADEGUATA PER UN KART?"

Ex giocatore di Football americano, e Mister della Nazionale Italiana, da sempre appassionato di tutto ciò che è a Stelle e Strisce, ad un certo punto della propria vita dagli amati computers si ritrova a gestire un Ranch in Oltrepò Pavese. Dobbiamo riconoscergli il successo imprenditoriale che merita, e lo abbiamo incontrato con piacere presso la sua struttura, il Cowboys’ Guest Ranch di Voghera: Mister Carlo Riccardi.

Riccardi come ebbe inizio il tutto?

«Da quel giorno del 1993 che mio cognato, Roberto Ottolini, presenta a me ed a mia moglie Chicca, sua sorella, l’idea ed il progetto, sul nascere, di aprire un piccolo Ranch americano in Oltrepò Pavese. Questo territorio già ben lo conoscevamo, avendo una proprietà in Godiasco ove spesso d’estate, e non solo, noi tutti milanesi trascorrevamo giorni di splendido relax. Conoscendo anche la vicinanza proprio col capoluogo regionale e la facilità autostradale di raggiungimento... il gioco iniziò!».

Tutti appassionati d’America?

«Sì, tutta la famiglia! Roberto, in particolar modo, era proprio molto interessato al nascente movimento di Monta e Scuola Western, emergente in Italia in quel periodo storico. Io dal 1982 al 1989 avevo giocato a Football americano, due volte campione italiano ed una campione europeo, poi avevo dovuto smettere a causa di un infortunio, ma avevo iniziato ad allenare, coronando il mio sogno nel 1995, come allenatore della Nazionale Italiana, purtroppo perdendo la Finale del Campionato europeo in quel di Vienna contro la “maledetta” Finlandia, ancora oggi una ferita aperta!».

è stato facile la start-up?

«Sì, l’inizio è stato facile, sull’onda di uno smisurato entusiasmo che ci faceva continuare a creare cose nuovo: dall’individuazione del posto, arrivando poi a scegliere il dismesso maneggio di monta inglese (salto ad ostacoli), ove ci siamo collocati, di proprietà della nota famiglia vogherese Matti, conosciuti a tutti come costruttori, alla parte di strutturazione muraria e d’arredamento, prima la parte ristorativa e del nostro ormai famoso Saloon, poi il negozio, tecnico, per i cavalli, e “modaiolo”, per abbigliamento ed accessori, e l’Hotel. Ovviamente, di pari passo, costruivamo giorno per giorno la parte equestre, già pensando agli spettacoli di Rodeo ed a tutta la parte di scuola equestre e varie gare! Grandi progetti e grandi spese!».

Quanto è costato? Se dovesse rinascere, lo rifarebbe?

«Bella domanda... Guardi, è costato molto, davvero. Le direi una vita, più vite! Perché tutti ci siamo dedicati anima e cuore... Commettendo anche errori gravi, inizialmente, come quello di pensare di poter mantenere a Milano le nostre altre attività e gestirlo a distanza! Ci siamo imbattutti, così facendo, in una schiera di presunti “esperti” che in realtà hanno portato solo via dei gran soldi! E poi, infine, abbiamo capito che dovevamo trasferirci qui. E così abbiamo fatto».

Lei veniva dal mondo dell’informatica, vero?

«Sì. Ero socio di una ditta, essendo analista programmatore, che si occupava di analisi dei dati pubblicitari, sia in termini d’investimento sia di audience, auditel, leadership… a Milano. Sicuramente non tornerei più».

E si è ritrovato a fare John Wayne in Oltrepò...

«E mi son ritrovato a fare John Wayne qui! Ed ora, addirittura, a fare il responsabile internazionale di Barrel Racing, una disciplina della monta western, che ora guai chi me la tocca!».

Quindi collabora con altre strutture come il Cowboys’ Guest Ranch nel resto d’Italia?

«E non solo nel resto d’Italia! Sono orgoglioso di aver rappresentato il Barrel racing italiano in Cina, negli U.S.A., e quindi...».

No, mi scusi, intendevo strutture simili alla vostra nel resto d’Italia...

«Ah scusi... no, così completa come il nostro ranch no. Ci sono alcuni splendidi maneggi, ma che non sempre ospitano gare perché sono specie di santa-santorum, tutti bellissimi, curatissimi, ed intoccabili. Ospitare gare vuol dire “dare vita” alla manifestazione tutta! Ci sono centri ippici, o ristoranti e pub caratterizzati in stile western, ci sono appunto maneggi davvero bellissimi, ma poi non hanno il Parco».

Lei che ha origini milanesi e professionalmente si è appunto interfacciato con palcoscenici intercontinentali, come si è trovato in Oltrepò?

«Inizialmente molto bene. Dal punto di vista imprenditoriale, per la nostra tipologia d’impresa, le ripeto, la vicinanza con Milano ed i facili collegamenti autostradali, ai miei occhi, sono stato il primo pregio. Che ci ha consentito di raggiungere un bacino d’utenza davvero importante! E poi la bellezza dei luoghi oltrepadani... Purtroppo, poi, nel corso degli anni mi sono accorto dell’individualismo e del provincialismo di razza che qui si vive. Poche volte, nelle relazioni con altri imprenditori di zona, ho ravvisato la disponibilità del “fare sistema integrato”, cioè tutti insieme per una finalità territoriale vincente. Sarebbe più facile, in squadra».

Le Istituzioni oltrepadane vi hanno supportato?

«Da un certo punto di vista sì, dall’altro assolutamente no. Quando all’inizio siamo sbarcati qui, allora l’amministrazione era leghista, una novità nell’ambito, e ricordo di essermi sentito molto appoggiato, ci spingevano, sindaco Ferrari e giunta, con grande entusiasmo e presenza costante, affiancandoci. Il Ranch significava anche nuovi posti di lavoro... Mano a mano che andavamo verso la completa integrazione nel territorio, e l’abitudine forse ad averci qui, diminuiva l’attenzione nei nostri confronti. Oggi come oggi mi da grande fastidio sentir magnificare tutte le start-up, che può voler anche dire un volo di rondine, dimenticandosi completamente di realtà come la nostra che è sul campo, per dimensione e numeri in maniera maestosa, direi, da 25 anni quasi! Parlo per noi, ma anche per lo storico negozio! Dal punto di vista politico, andremmo ancor più affiancati, a mio parere».

Mi fa un esempio pratico?

«Le pare normale che un’azienda come il Cowboys’ Guest ranch non abbia una fermata d’autobus, un collegamento con la stazione ferroviaria se non per la nostra privata convenzione con i taxi?! Le pare normale che un’azienda così abbia una strada d’accesso adeguata per un kart, e ci passano centinaia di pullman ogni anno, grazie ad autisti prestigiatori?! Deliberata da molti anni, il progetto d’ampliamento dorme, così pure le promesse di realizzazione. Precedenza alle rotonde... ma noi continuiamo lo stesso».

Le faccio una domanda prettamente imprenditoriale: se lei fosse interessato alle Terme di Salice S.p.A., contatterebbe prima gli amministratori pubblici o prima le acquisterebbe dall’asta fallimentare?

«Senza dubbio la seconda. Parteciperei all’asta nella speranza di acquisirle, aspettando poi di venir contattato dagli amministratori».

Parliamo di numeri: quanti clienti contate annualmente?

«Tra i 60 ed i 70 mila. Il parco per famiglie, Cowboyland, da solo, da marzo ad ottobre, conta una media di 1.200 ingressi a week-end, biglietti alla mano. Ogni gara equestre conta dalle 300 alle 1500 presenze. Manifestazioni come il prossimo Voghera Country Festival, che organizziamo ogni anno l’ultimo week-end di Giugno, portano circa, per quei tre giorni, 4.000 persone in città... Devo dirle che siamo anche un ottimo ufficio commerciale per le strutture alberghiere della zona, può ben immaginare. I nostri clienti arrivano da tutta Europa, e poi Cina, Giappone, Canada, Australia, Brasile, ed ovviamente America! Per alcuni anni abbiamo organizzato anche le gare di Agility Dog, nazionali, europee e mondiali. E proprio l’anno scorso, a proposito di Salice Terme, non avendo noi il 4° campo di gara, ne avevamo disponibili solo tre, gli organizzatori, tramite la pro-loco o l’ufficio turistico salicese, son finiti nel parco...».

Ha un ultimo messaggio da lanciare?

«Sì grazie, guardi: proprio in occasione del prossimo appuntamento di fine Giugno del Voghera Country Festival e le sue 4000 circa persone che interverranno, non per tirarmela ma per rendermi attivo sul territorio come Cowboys’ Guest Ranch, metto a disposizione nei 3 giorni uno spazio ove chiunque dell’Oltrepò Pavese possa pubblicizzare la propria attività. Non tanto per quest’anno, ma magari l’anno prossimo... vedendo un depliant di un agriturismo... o un downhill collinare. Quindi, è un invito ad usarci come portone d’ingresso della Valle Staffora e dell’Oltrepò. Approfittatene!».

di Lele Baiardi

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