Domenica, 16 Dicembre 2018

OLTREPÒ PAVESE - TRASPORTO PUBBLICO LOCALE: PER AUTOGUIDOVIE UNA FALSA PARTENZA

Lo scorso 1° aprile la società Autoguidovie ha preso servizio come gestore esclusivo del trasporto pubblico locale nella Provincia di Pavia. Il nuovo appalto supera la tradizionale zonizzazione che aveva consentito, fino a questo momento, di mantenere la maggior parte delle tratte sotto il controllo di aziende riconducibili al territorio. Il passaggio di consegne non è stato indolore: una lunga serie di ricorsi, infatti, ha causato un ritardo di oltre tre anni rispetto ai tempi programmati (la gara era partita nel 2014). Quando, dopo una sentenza del Consiglio di Stato nello scorso marzo, si è finalmente giunti al passaggio di consegne, è sorta la questione sindacale: il capitolato, secondo le organizzazioni di categoria, non sarebbe stato rispettato da Autoguidovie. Per questo è stato indetto uno sciopero a livello regionale: le scelte della società di trasporti, infatti, potrebbero costituire un precedente per le future gare di appalto che coinvolgeranno anche le altre aree della regione. A seguire la vicenda, per l’organizzazione FILT-CGIL, è il Segretario provinciale, Massimo Colognese, che abbiamo interpellato per conoscere lo stato attuale della situazione.

Quello che si è appena verificato appare essere un cambiamento epocale per il trasporto pubblico nel nostro territorio. Per circa quaranta lavoratori, tuttavia, si è trattato di un salto nel vuoto. Qual è la situazione, in questo momento?

«Questa gara nasce da una buona idea, ma posta in essere in modo sbagliato. Anziché mettere a gara il servizio, quindi la quantità dei chilometri di percorsi, è stato messo a gara il numero degli addetti. Anziché far competere le aziende sull’economicità del servizio, cioè sul fare lo stesso servizio risparmiando soldi, si è partiti dal numero degli addetti. Questo di fatto non garantisce la cosiddetta clausola sociale, la garanzia del mantenimento dei posti di lavoro e delle condizioni economiche precedentemente in essere».

A cosa ha portato questa decisione?

«Nel corso di tutta questa vicenda, durata anni, le aziende uscenti hanno presentato una serie di ricorsi a tutti i livelli; questo ha fatto sì che la situazione si incattivisse. Quando si è poi arrivati al momento del passaggio del personale non c’è stata assolutamente collaborazione, per usare un eufemismo. Le aziende uscenti non hanno fornito gli elenchi correnti dei dipendenti da far migrare. Sono stati sostituiti alcuni nomi, è successo un po’ di tutto».

E quindi il caos. Come ha reagito Autoguidovie?

«Questa situazione ha fatto sì che si costruissero una serie di scuse. Autoguidovie, non avendo la certezza dei nomi dei dipendenti da assumere, ha cercato di scegliere il personale. Non ha fatto suo tutto quello che era contenuto nel bando, ma ha esercitato una sorta di prelazione. Questo è un problema che noi come organizzazioni sindacali abbiamo dovuto denunciare».

Se le cose stanno così, le posizioni dei gestori uscenti, così come quella di Autoguidovie, sembrano essere difficilmente difendibili…

«Almeno i contenuti del bando di gara dovevano essere rispettati, e chi, come l’Agenzia per il trasporto pubblico locale del bacino, ha il dovere di controllare, deve fare in modo che i nomi contenuti nel bando di gara vengono assorbiti. Questo è quanto chiediamo all’Agenzia. Pur avendo noi un giudizio negativo sul bando di gara, pensiamo che debba essere rispettato».

Oltre a questi quaranta lavoratori rimasti, diciamo così, nel limbo, ci sono tuttavia altre situazioni critiche…

«C’erano una serie di persone, che lavoravano in subaffidamento o nella manutenzione, le quali sono rimaste a metà strada. Autoguidovie ha scelto di subappaltare una parte del servizio, nello stradellino, alla ditta Dellavalle, la quale ha chiesto ad alcuni lavoratori di Sapo di entrare nel suo organico, ma proponendo loro condizioni diverse rispetto a quelle esistenti. Noi abbiamo portato condizioni non eccezionali, ma discrete, in questo settore. Una parte, tre o quattro dipendenti, ha accettato; per gli altri mi risulta si stia per chiudere la procedura di mobilità».

È stato detto, nelle scorse settimane, che in alcuni casi i turni di lavoro arrivano a lambire le 14 ore. Può confermarlo?

«Quando Autoguidovie è arrivata a dover iniziare il servizio, non era al completo come personale, e ha dovuto costruire turni molto ampi, che hanno superato le 14 ore. Ho visto turni di lavoro 14 ore e 26 minuti, quando il nastro orario deve essere al massimo di 12 ore. Sono assolutamente fuori dal contratto nazionale e fuori dalla legge. Pensiamo poi che molti autisti restano fermi sul piazzale per quattro o cinque ore senza la possibilità di allontanarsi dall’autobus (non è consentito), nemmeno per prendere un caffè al bar».

Il 21 aprile scorso, per queste ragioni, è stato indetto uno sciopero in tutta la regione.

«Noi abbiamo ritenuto, come organizzazioni sindacali, che una situazione del genere doveva emergere in tutta la sua drammaticità. L’utilizzo dello sciopero è sempre complicato, perché si va a colpire l’utente, che spesso non c’entra niente con quella situazione. A dover emergere, comunque, era soprattutto la questione occupazionale aperta, con queste quaranta o più persone che non trovavano collocazione».

Siete soddisfatti di come i lavoratori hanno risposto?

«La risposta da parte dei lavoratori è stata ottima. Nei depositi di Broni e di Voghera, esaurita la fascia di garanzia, sono rientrati tutti, e non è più uscito un solo autobus. Una partecipazione massiccia. Evidentemente si è visto che le organizzazioni sindacali sono state molto unite, e i problemi sollevati sono quelli che i lavoratori sentono come loro».

Per il momento il servizio urbano, su Voghera, è rimasto in capo alla Sapo. Ma il prossimo anno cambieranno le carte in tavola. Cosa accadrà?

«Voghera e Vigevano sono rimaste per il momento ferme. Passeranno, se non ci saranno novità dell’ultima ora, sotto l’egida di Autoguidovie. Quando la Provincia di Pavia ha emanato il bando, ancora non erano scaduti i contratti in essere. Mentre per il resto della provincia l’affidamento era di fatto in regime di proroga, e di conseguenza era possibile mettervi fine, qui si deve aspettare la chiusura del contratto in essere, per poi farlo rientrare nell’appalto unico, che compete Agenzia di Bacino, dato che le Provincie non sono più responsabili delle attività di trasporto, che ora vede insieme Pavia alle provincie di Milano, Lodi e Monza e Brianza».

Il servizio di trasporto urbano di Voghera meriterebbe una maggiore attenzione. Per esempio, il fenomeno dell’evasione, per quanto riguarda l’obliterazione dei biglietti, è ampiamente diffuso, forse più che altrove…

«In Line, a Vigevano, il controllo è effettuato dall’autista al momento della salita, e viene riconosciuta una competenza economica al lavoratore. La salita avviene esclusivamente dalla parte anteriore dell’autobus, proprio per consentire questo controllo. La questione a Voghera è un po’ più difficile, presenta dei nervi scoperti. Nonostante accordi che sembravano andare in quella direzione, in passato, il personale non era mai stato favorevole.»

Quale vantaggio porterebbe agli autisti questa innovazione?

«Da un punto di vista sindacale dobbiamo tenere presente che le risorse economiche saranno sempre meno; e tra l’altro, per fortuna, il fatto che questa gara sia stata emanata nel 2014 ha fatto sì che non rientrasse nei tagli previsti proprio quest’anno, che sono vicini all’8% a livello regionale. Le risorse disponibili saranno sempre meno, perché purtroppo i governi che si susseguono fanno fatica a investire in questo settore. Di conseguenza, le risorse che entrano dai biglietti devono essere certe. Se si incrementa il numero di trasporti, devono incrementarsi anche gli introiti. Per questo, il controllo diventa sempre più importante, e noi come sindacato cerchiamo di considerarlo».

Finora Autoguidovie ha rifiutato ogni confronto diretto, sia con le parti sociali, sia con la carta stampata, limitandosi a diffondere dichiarazioni e informazioni meramente tecniche. È rimasto deluso da questo atteggiamento di chiusura o se lo aspettava?

«È un’azienda un po’ strana: ha una doppia faccia, padronale sotto certi aspetti e industriale sotto altri. A seconda dei momenti e delle situazioni espone una faccia. Noi come sindacato abbiamo qualche difficoltà a comunicare con loro, anche perché prediligono interfacciarsi con il livello regionale. Tant’è vero che lo sciopero è stato indetto su tutto il territorio della Lombardia».

Che idea si è fatto di questa società?

«Autoguidovie è un’azienda difficile da comprendere: grazie alla joint venture con Busitalia, società del gruppo Ferrovie dello Stato, sta costruendo una sorta di pseudo-monopolio, diventando dal punto di vista della dimensione un’azienda importante. Per questo auspicavamo che l’approccio a questa prima gara fosse diverso e portasse un impatto di immagine e occupazionale molto migliore».

E per quanto riguarda la parte politica? A chi spetterebbe impegnarsi nella vicenda?

«Auspichiamo un incontro con il nuovo assessore regionale per vedere se ci può essere un confronto. Dato che è stata una Legge regionale, la 6/2012, a far partire la riforma dei trasporti anche nella nostra provincia, la Regione ha un diritto e un dovere a sistemare le cose in questo ambito».

Vogliamo, invece, trovare un aspetto positivo nel cambio di gestore?

«Al di là di questi aspetti assolutamente importanti, mi pare di registrare che alla Provincia di Pavia abbia dato una valenza positiva. La maggior degli autobus sono nuovi e a basso impatto ambientale. C’è però da dire che in questo tipo di servizio, in questa parte dell’anno, non si può segnare una grossa differenza. Le linee, la struttura, sono rimaste quelle di prima».

Cosa dovrebbe cambiare?

«Dopo che sarà pienamente operativo questo cambio di gestione, il sistema di trasporto dovrebbe essere completamente rivisto. Ci sono città popolate che si sono spopolate e viceversa, aree industriali che non sono più importanti come un tempo, città non più raggiunte regolarmente dai treni. Crediamo che l’autobus debba integrare il trasporto ferroviario, a volte sostituirlo».

Un’altra situazione che tenete sotto la lente, come FILT-CGIL, è quella delle logistiche dell’Oltrepò orientale. Un’area dove trovano lavoro così tante persone non meriterebbe una linea di trasporto pubblico? Ad oggi non ne esistono (a meno di non voler scarpinare per qualche chilometro) e si è costretti a raggiungere il posto di lavoro con mezzi propri…

«Certo, l’esempio che noi spesso facciamo è proprio quello dell’Oltrepò orientale, dove si è costituita un’area di lavoro con oltre 2mila persone e non esiste un collegamento né da Broni, né da Stradella, né da altri centri. Insediamenti produttivi che sono destinati a crescere. Ci sono persone che arrivano agli impianti a piedi dalla stazione più vicina percorrendo a piedi diversi chilometri, attraversando anche strade molto trafficate come la via Emilia, con la pioggia, con la nebbia, in situazioni ai limiti della sicurezza stradale. È necessario che si dia una risposta a queste persone».

Quali saranno i prossimi passi da affrontare? Cosa vi aspettate di ottenere, ragionevolmente, da un ipotetico canale di comunicazione con Autoguidovie, oltre alla questione dei lavoratori in sospeso e alle ore di lavoro da ridefinire?

«Passata la fase emergenziale, noi auspichiamo che con questa azienda si possa costruire una collaborazione che vada intanto dall’applicazione di un accordo integrativo che tenga conto delle esigenze dei lavoratori, e poi che si possa andare a migliorare il servizio offerto all’utenza. Noi abbiamo un grosso problema di infrastrutture; per questo crediamo che il sistema di trasporto pubblico debba essere considerato anche di più rispetto a una situazione normale. Una provincia che vuole creare un volano per lo sviluppo deve per forza passare anche dal trasporto pubblico locale. Pensiamo che con questa azienda, che ha davanti sette anni di lavoro, si possa costruire un miglioramento».

di Pier Luigi Feltri

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