Sabato, 15 Dicembre 2018

L’OLTREPÒ DEL VINO: “CAMBIARE MENTALITÀ PRIMA DI FARE PUBBLICITÀ”

C’è il segno più davanti ai numeri dell’industria vinicola italiana. In Oltrepò, invece, crescono pressoché solo imbottigliatori, quelli veri e quelli mascherati. Da noi abbiamo aziende leader, di filiera, che producono anche un milione di bottiglie senza avere vigneti adeguatamente estesi.

Non importa, va bene tutto. Sebbene in Oltrepò non si legga abbastanza ciò che accade nel mondo, Mediobanca, in occasione di Vinitaly, ha diffuso i dati relativi al settore nel 2017.

L’indagine è stata ripresa da tutte le testate economiche e del vino, ma è bene tornarci sopra semplificando qualche concetto. Non sono uno statistico e nemmeno un giornalista, ma credo ci siano concetti emblematici e facili da capire. Basta saper leggere e non fermarsi alle favolette che si raccontano a chi non studia ciò che accade, ma chiede prezzi alti e uva pagata come in Champagne. In sintesi, nella realtà, il vino italiano ha segnato per l’ottava volta consecutiva un periodo di crescita ininterrotta. Un trend non da poco, ditelo ai piagnoni d’Oltrepò, dal momento che, anche negli anni più bui della crisi, non solo il settore ha tenuto ma, in completa controtendenza, è riuscito a crescere. Nel 2012, in piena recessione, il vino era comunque in crescita, + 17% rispetto al 2008, e da allora la corsa non ha accennato a fermarsi.

A tenere sono sia le vendite nazionali (+5,2%) sia quelle all’estero (+7,7%). Una crescita che inevitabilmente porta all’aumento di occupati (+1,8%) e soprattutto investimenti (+26,7%).

Questo è quello che succede intorno all’Oltrepò carbonaro con promozioni 1+1 tra il chiaro e lo scuro su 10 province italiane, a partire da quella di Pavia dove pur di esserci si regala istigando chi compra a chiedere prezzi da outlet. Eppure nel 2017 il fatturato delle società vinicole italiane è cresciuto del 6,5% sul 2016, grazie alla buona forma dell’export e al boom del commercio verso l’Asia.

La Cina attualmente è il target più importante del mondo. L’export italiano cresce. A far sorridere imprese e investitori sono soprattutto le previsioni per il futuro: “In linea con il segno più dei principali indicatori – dice Mediobanca – le aspettative di vendite per il 2018 restano positive: il 93% delle società esaminate prevede di non subire un calo delle vendite nell’anno in corso, mentre solo il 7% attende una flessione dei ricavi.  Il 17,4% ritiene addirittura che le crescita sarà superiore al 10%”.

Tra le etichette che hanno segnato la maggiore crescita il gruppo Cantine Riunite-GIV (€ 594 mln, +5,1% sul 2016), Caviro (€ 315 mln, +3,9%) e Antinori (€ 221 mln, +0,4% sul 2016). Seguono Zonin, che ha realizzato una crescita del 4,2% portandosi a € 201 mln, e la Fratelli Martini a € 194 mln (+13,3%); sette società hanno realizzato nel 2017 un aumento dei ricavi superiore al 10%: La Marca (+30,7%), Farnese (+28%), Ruffino (+15,5%), Enoitalia (+14,5%), Contri (+14,1%), Fratelli Martini (+13,3%, che per l’89,9% arriva dall’estero) e Mezzacorona (+13,1%). L’Oltrepò non c’è. Eppure diversi grandi gruppi italiani vendono vini dell’Oltrepò nel mondo. Sì, con il loro marchio, per papparsi tutto il valore aggiunto.

L’Oltrepò delle quote latte, pardon, delle “quote vino”, pensa ancora che per cambiare bastino qualche pubblicità e qualche evento, tanto per far contenti tutti con puro spirito democristiano. “Panem et circenses”, per non guardare in faccia la verità. Contrordine compagni: “Cambiare mentalità prima di fare pubblicità”.

di Cyrano De Bergerac

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