Sabato, 15 Dicembre 2018

DA BRONI ALLA CONQUISTA DEL MERCATO MONDIALE

Da Broni alla conquista del mercato mondiale: è la storia della ditta Pedrazzi, specializzata in restauro, manutenzione e costruzione di organi da Chiesa. L’attività è nata più di cinquant’anni fa, grazie all’intraprendenza di Pierbartolomeo Pedrazzi, che si è dedicato ad una passione e l’ha trasformata poi in un lavoro vero e proprio. Negli ultimi decenni, precisamente dal 1993, la ditta è passata completamente nelle mani del figlio Lorenzo, da sempre valido collaboratore nell’azienda di famiglia.

Lorenzo, ha avuto sempre questa passione fin da bambino?

«Diciamo di sì. Sono stato istruito in famiglia, fin da piccolo, ad apprezzare questo genere di strumenti. Poi ho anche studiato per fare questo lavoro e ad un certo punto ho abbandonato gli studi universitari per dedicarmi completamente a questo tipo di attività».

Ultimamente avete realizzato un grande progetto…

«Sì, abbiamo costruito il nuovo organo per la Cattedrale di Asuncion, in Paraguay. Uno strumento di 1600 canne, con due tastiere di sessantuno note e una pedaliera di trentadue note».

Come sono arrivati a voi?

«Posso dire che ci conoscevano, perché abbiamo avuto un contatto un paio d’anni fa. Noi poi abbiamo presentato una nostra proposta e alla fine hanno scelto noi. Credo che sia stato una specie di passaparola, visto che noi lavoriamo in questo ambiente da tanto tempo, abbiamo già fatto lavori in centro America e la nostra qualità è riconosciuta».

Ci può raccontare di questi altri lavori in America?

«In particolare abbiamo fatto lavori in Repubblica Dominicana: abbiamo costruito il nuovo organo per la Cattedrale di Santiago de Los Caballeros, abbiamo restaurato l’organo del Santuario del Sagrado Corazon di Moca. Abbiamo anche fatto qualche piccolo strumento per monasteri di clausura, sempre nell’area del nord dell’isola di Santiago. Abbiamo quindi lavorato parecchio in Centro America. Questa volta invece è stata la prima nel Sud in Paraguay. Siamo stati contattati anche per il Perù, ma non siamo ancora andati».

Avete lavorato anche in altre parti del mondo?

«A Tokyo, in Giappone. All’estero possiamo vantare queste collaborazioni».

L’avventura estera è partita tanti anni fa?

«Il primo lavoro all’estero è del 1995/1996 in Giappone. Poi abbiamo fatto nel 2001 la Repubblica Dominicana e abbiamo continuato. Non sono tantissimi i lavori all’estero ma sono di un certo livello. Avercene di lavori così...!».

Sarà sicuramente un motivo d’orgoglio essere conosciuti nel mondo…

«Magari nel mondo no, ma diciamo che qualcuno in più ci conosce!»

Lei ha sempre seguito direttamente tutti questi lavori?

«Essendo il titolare dal 93 sì. Ho sempre collaborato con l’aiuto di mio papà e con gli altri collaboratori presenti in ditta. Da quando mio papà è mancato, porto avanti io tutto».

Lei è titolare dal 1993, l’esperienza estera è partita due anni dopo: si può dire che è merito suo.

«Si vede che ho portato fortuna! Il primo lavoro in assoluto è stato quello in Giappone. Mi ricordo che l’ho vissuto con la mentalità di un “ragazzo”».

Una bella responsabilità.

«Le attività a tradizione famigliare sono cose che si hanno nel sangue. Cresci in bottega, vedi lavorare i vecchi, anche se sei piccolo vedi cosa fanno, ti sembra di esserci sempre stato dentro. Magari qualcuno prende strade diverse, anche io all’inizio pensavo di fare l’avvocato, poi mi sono trovato a scegliere quest’altra professione. Ed è andata bene così. Al giorno d’oggi, forse, è difficile che i giovani scelgano di portare avanti certe attività di famiglia, che non sono così tecnologiche…anche se devo dire che io un po’ di tecnologia la utilizzo comunque, è inevitabile. Vedo che i ragazzi che studiano vogliono fare attività inerenti all’elettronica, all’informatica, al web. Qui per certi aspetti siamo invece ancora legati ad una tradizione musicale, ma molto artigianale. Si lavora ancora come una volta».

Senza dimenticare l’innovazione immagino…

«Certo, abbiamo organi che suonano quasi “da soli”: abbiamo dei sistemi di automazione, dove si può far suonare l’organo, sempre con le canne, ma senza l’organista, quindi attraverso apparecchi elettronici. Ci sono quindi gli apparecchi classici, di quelli con i fili che collegano la tastiera con le canne e poi ci sono gli organi, sempre con le canne, ma che hanno valvole elettriche o centraline elettroniche. Si cerca di tenersi sempre un pochino aggiornati».

I vostri organi sono di diverse misure?

«Diciamo che è come confezionare un abito. Si fa sempre su misura. Non abbiamo modelli standard, per quanto riguarda i modelli nuovi naturalmente. Quando invece dobbiamo fare un lavoro di restauro bisogna mantenere le fisionomie e le caratteristiche dell’organo già esistente e, se si riesce, valorizzarle e riportarle alla forma migliore. Per quanto riguarda gli strumenti nuovi, dobbiamo adattarli allo spazio che si ha a disposizione, all’ambiente. Poi bisogna valutare la dimensione, soprattutto fonica, se utilizzare poche o tante canne, che tipo di canne… Se la Chiesa è piccola, ovviamente bisogna costruire un organo proporzionato…»

I costi di questi strumenti come sono?

«Il materiale è abbastanza pregiato, perché utilizziamo legnami di ottima qualità e metalli che arrivano dalle migliori fonderie. Senza dimenticare le parti meccanica ed elettronica. Quindi gli organi a canne hanno un costo abbastanza elevato. Potrei dire un range di prezzo, ma è abbastanza relativo. Un organo nuovo piccolino può costare come una bella macchina, un organo nuovo grande come un appartamento. Poi bisogna considerare che ci vuole anche molto tempo a costruire questi strumenti, a volte anche un anno e mezzo».

Tornando alle zone in cui fate i lavori, in Italia come lavorate?

«Abbiamo degli organi nostri in Sicilia, in Veneto, abbiamo fatto restauri in Sardegna. Poi abbiamo costruito l’organo della Chiesa dell’Università Bocconi a Milano. Abbiamo lavorato anche a Roma, a Pisa, in Puglia. Lavoriamo dove ci chiamano».

E nel nostro territorio?

«Lavoriamo molto in Oltrepò. In ordine cronologico l’ultimo lavoro fatto è stato il restauro dell’organo Serassi della Chiesa di Sant’Andrea a Castana nel 2016».

Progetti a breve termine?

«Ne abbiamo due che stiamo seguendo e vedremo se andranno a buon fine. Uno è quello del Perù che dicevo prima, l’altro è nella Repubblica Dominicana, però stavolta nella capitale, Santo Domingo».

di Elisa Ajelli

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