Domenica, 24 Giugno 2018

SANTA MARIA DELLA VERA - TENUTA QUVESTRA: «A NOSTRO AVVISO QUELLO CHE MANCA IN OLTREPÒ È L’OFFERTA»

Simone e Miriam sono due giovani che dal 2015 si sono trasferiti tra le colline dell’Oltrepò Pavese per sperimentare un nuovo stile di vita e, soprattutto, per contribuire ad aumentare l’attività enoturistica del nostro territorio. Simone insieme alla moglie Miriam si occupano della gestione della Tenuta Quvestra, cantina dedita alla tradizione spumantistica italiana, situata a Santa Maria della Versa che, con i suoi dodici ettari di vigna, punta ad attirare ed accogliere turisti da ogni parte d’Italia e non solo: tedeschi, olandesi, belgi e francesi scelgono questa struttura dove poter scoprire non solo il vino, ma tutta la filosofia e la bellezza del prodotto e del territorio locale.

Simone perchè lei e sua moglie avete scelto l’Oltrepò pavese?

«In realtà, conoscevamo già l’Oltrepò Pavese, era meta di alcune delle nostre “eno-gite” domenicali e, quando ci siamo trovati davanti all’opportunità di cambiare vita ed occuparci della gestione della  Tenuta Quvestra - in questo bellissimo territorio - non ci abbiamo pensato molto, nonostante la scelta comportasse di lasciare i nostri lavori sicuri, la nostra casa e tutte le nostre abitudini. Quando si guarda il territorio con gli occhi di un “forestiero” si vedono principalmente due cose: l’enorme potenziale qualitativo dei prodotti (vino e non solo)  e la bellezza delle colline!».

Prima di Quvestra di cosa vi occupavate?

«Miriam ed io, ci siamo sempre occupati di commercio e di svariate attività che richiedevano il contatto con il pubblico. Principalmente, io mi occupavo di informatica, mentre mia moglie di tessuti di lusso, ma abbiamo anche lavorato in sala per la ristorazione e per circa dieci anni abbiamo gestito un’associazione sportiva. Tuttavia, ne  corso di questi anni abbiamo studiato moltissimo il mondo del vino e del cibo, principalmente per passione e ad un certo punto l’abbiamo fatta diventare la nostra professione».

Cosa vi ha spinto ad intraprendere questa nuova avventura?

«La Tenuta è di proprietà di nove imprenditori di Varese che, dopo aver acquistato l’azienda ed aver affidato la direzione enologica a Mario Maffi e Franco Passarin (nostro coetaneo), hanno iniziato a cercare delle figure che si occupassero della Tenuta e dell’accoglienza, oltre che della comunicazione e della parte commerciale. Venuti a conoscenza di questo “annuncio” abbiamo inviato la nostra candidatura - quasi per gioco - con la convinzione che nessuno avrebbe scelto due ragazzi di 26 e 25 anni per affidargli una responsabilità così importante, invece alcuni mesi dopo siamo stati contattati per conoscere l’azienda e dopo poche settimane ci stavamo preparando a traslocare e cambiar vita!».

Cosa rappresenta per voi Quvestra?

«Quvestra ormai è “casa” nostra, oltre che simbolo di grandi soddisfazioni. L’abbiamo vista nascere,  la stiamo vedendo crescere e ci siamo occupati anche di ristrutturarla.Cosa fondamentale per noi: stiamo cercando di fare “rete” con i ristoratori e le attività locali, perciò - anche se in piccolo - troviamo che Quvestra sia un altro tassello in grado di contribuire alla crescita del territorio locale».

Cos’è Quvestra?

«Non è semplice definire la Tenuta Quvestra: ufficialmente è una cantina con agriturismo (per l’ospitalità), ma strutturalmente potrebbe essere definita più come un Resort o un “Relais”. Ad ogni modo, la nostra visione del mondo del vino di qualità è completamente incentrata sullo storytelling e sul cercar di attirare le persone in Oltrepò Pavese perché, vivendo il territorio, vedendo e degustando ciò che c’è dietro ad un calice di buon vino, è inevitabile incuriosirsi e rimanere in qualche modo “legati” all’esperienza vissuta. Questo secondo noi fa si che, agli occhi del Cliente, la nostra non sia solo un’etichetta in mezzo a tante altre».

Simone avete già ricevuto premi e/o riconoscimenti?

«Dopo aver inviato per la prima volta i campioni alle maggiori guide nel 2017, attualmente siamo presenti su Gambero Rosso (il nostro “Sinfonia in Bianco” ha ottenuto due bicchieri), Slow Wine, Veronelli, Luca Maroni ed il Golosario; siamo inoltre locale Amico Slow Food. Invece, per quanto riguarda gli alloggi siamo riconosciuti come “agriturismo a 5 girasoli” (categorizzazione similare alle stelle per gli hotel)».

Cosa volete ottenere da questo vostro progetto?

«Principalmente puntiamo a diventare una realtà riconosciuta per la qualità del nostro lavoro a tuttotondo, perciò qualità dei vini, dell’accoglienza, del cibo e del rapporto col territorio».

Simone cosa è per voi la qualità?

«Per me e Miriam la qualità è il raggiungimento di obiettivi e di caratteristiche prefissate, che non consentono compromessi o variazioni di alcun genere. In altre parole...non è importante quanto tempo, sforzi e risorse bisogna investire, ma l’importante è il risultato finale e il saperlo comunicare».

Il Pinot Nero è la vostra punta di diamante, vi dedicate anche ad altre qualità?

«È vero, ma i 12 ettari della tenuta comprendono Pinot, Croatina, Merlot e Chardonnay, Riesling e Barbera. I nostri vini comprendono Spumanti Metodo Classico e Martinotti, Bonarda, due vini fermi con affinamento solo in acciaio e quattro vini monovitigno più strutturati e adatti anche a lunghe evoluzioni».

Il vino non è l’unica cosa alla quale vi dedicate. Per voi infatti è molto importante anche l’accoglienza. Riuscite a coniugare entrambe le cose?

«Nel nostro concept aziendale vino ed accoglienza sono strettamente legati perché, secondo noi, un persona che ha modo di vivere il territorio in un contesto di relax e contatto con la natura, è propenso a diventare Cliente della cantina».

Oltre alle degustazioni, quali altre attività proponete?

«Miriam ed io proponiamo diverse tipologie di degustazioni e wine tour, oltre a molti momenti di intrattenimento legati comunque al mondo del vino, come pic-nic in vigna, corsi di cucina, ricerca e raccolta di erbe spontanee».

Simone, chi sono i vostri clienti?

«Il panorama dei nostri clienti è molto diversificato. In generale, tutte le nostre attività da svolgere in giornata portano gruppi di appassionati, sommelier o semplicemente curiosi che provengono un po’ da tutta la Lombardia e alcune aree di Piemonte ed Emilia Romagna. Per la parte di ospitalità nelle nostre ville abbiamo una percentuale maggiore di ospiti nord europei come tedeschi, olandesi, belgi e qualche francese».

Secondo voi l’enoturismo è l’unica risorsa sulla quale puntare in Oltrepò?

«Magari non l’unica, ma sicuramente la principale o comunque è la risorsa che ha maggiori possibilità di fare da “traino” per tutto il resto come storia, natura, cibo...».

Come mai secondo voi l’Oltrepò sta soffrendo così tanto negli ultimi anni? Cosa manca?

«Mia moglie ed io siamo convinti che, il problema principale stia nel fatto che manca il supporto di altre strutture dedicate all’accoglienza anche per grandi numeri. La domanda c’è... molto spesso ci troviamo costretti a respingere potenziali ospiti, perché non abbiamo posti a disposizione e non ci sono altre strutture in grado di accogliere 12/15 persone tutte insieme. Pertanto, a nostro avviso quello che manca è l’offerta».

Pensate che la situazione possa cambiare nei prossimi anni?

«Noi crediamo - e molti produttori sono d’accordo - che la situazione fortunatamente stia già cambiando; molte persone con cui parliamo sono sulla nostra stessa lunghezza d’onda e stanno re-agendo per migliorare la propria offerta. Una cosa dovrebbe davvero cambiare: smettere di pensare a cosa non è andato fino ad oggi e pensare al futuro!».

                                         di Silvia Cipriano

 

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