Mercoledì, 26 Settembre 2018

CANNETO PAVESE - «L’ECOMUSEO DOVRÀ ESSERE ADEGUATO ALLE NUOVE TECNOLOGIE»

Non tutti sanno che in Oltrepò Pavese esistono quattro Ecomusei. Nati in seguito alla definizione che Regione Lombardia ne ha dato con la legge n.13/2007, raccolgono una modalità innovativa (di derivazione francese) di vedere il territorio come sistema integrato di tradizioni, paesaggi, monumenti, prodotti tipici, ponendosi, fra gli altri, obiettivi di ricerca scientifica e di valorizzazione del patrimonio esistente.

A Canneto Pavese è situato il fulcro di uno di questi ecomusei, che ha trovato un nuovo centro strategico presso la Casa della Cultura recentemente inaugurata dalla locale amministrazione comunale. Abbiamo posto alla sindaca Francesca Panizzari alcune domande sull’ente di sua competenza e, in generale, sul ruolo che queste realtà possono svolgere al servizio dei territori.

Quando è stato fondato il vostro ecomuseo, e con quali finalità?

«L’Ecomuseo della Vite e del Vino dell’Oltrepò Pavese Orientale è stato istituito nel 2008 dall’Unione di Comuni Lombarda Prima Collina (Canneto Pavese, Castana e Montescano). Successivamente vi hanno aderito i Comuni di Broni e Cigognola, al fine di valorizzare il patrimonio ambientale e culturale dei luoghi ed il coinvolgimento e la partecipazione attiva della popolazione, in quanto l’Ecomuseo rappresenta l’espressione della cultura di un territorio ed ha come principale riferimento la comunità locale, la predisposizione di percorsi turistici e culturali, l’organizzazione di iniziative culturali ed educative tese al recupero ed alla promozione del patrimonio storico, culturale, naturalistico e linguistico. Si è dotato di un coordinatore (il dottor Paolo Losio) e di un Comitato Tecnico Scientifico».

Quali sono state le attività principali in questi anni?

«È stato realizzato il sito internet con un link dedicato sul sito dei Comuni che lo compongono e materiale promozionale di presentazione del territorio ecomuseale. Nel 2015 si è dato corso al programma di eventi ‘Le eccellenze pavesi nella cornice dell’Ecomuseo dell’Oltrepò Orientale’, un insieme di iniziative pensate per il periodo di Expo, con la partecipazione del Paniere Pavese e di Experienza Pavese. Nel Comune di Canneto Pavese è stata effettuata la ricerca sui toponimi dei vigneti antichi, da parte di alcuni studenti, ed è stata redatta la relativa mappa del territorio comunale. È in corso di realizzazione anche in altri Comuni dell’Ecomuseo».

Altre attività?

«Nel 2016 sono stati realizzati incontri con la popolazione per raccogliere testimonianze di chi lavorò e lavora tra i vigneti e nelle cantine, tramandando la memoria. Sono stati intervistati alcuni abitanti dei comuni facenti parte dell’Ecomuseo che hanno condiviso i loro ricordi, le fotografie di famiglia, facendo rivivere le tecniche tradizionali ed i mestieri legati alla gestione del vigneto, la vendemmia e la produzione del vino. Con il materiale raccolto e le interviste è stato realizzato un DVD.

Sono stati realizzati dei pannelli narranti itineranti bilingue (italiano-inglese) con QR code dai quali è possibile accedere a foto d’epoca e notizie sulle tradizioni vitivinicole, sono stati esposti nei diversi eventi dedicati al territorio ed all’enogastronomia che si sono svolti nei Comuni dell’Ecomuseo».

C’è poi un ruolo di “contenitore” o di “cappello” per dare visibilità ad eventi prodotti da altri soggetti…

«L’attività dell’Ecomuseo è consistita anche nel partecipare e/o patrocinare iniziative di promozione della cultura, delle tradizioni e del paesaggio del territorio ecomuseale, quali: letture di poesie o di testi letterari in genere, proiezione di audiovisivi sui temi di EXPO, sostegno alle sagre enogastronomiche e di promozione vitivinicola, organizzazione di concerti musicali a tema (musica sacra medioevale)».

Alcuni scettici sostengono che taluni ecomusei siano nati con il solo scopo di ottenere finanziamenti regionali, per poi cadere nel dimenticatoio; analogamente a quanto accaduto con molti dei quasi coevi ‘distretti del commercio’. Lei crede, in ragione della sua esperienza, che si tratti invece di uno strumento utile al territorio?

«Non è così, i finanziamenti regionali per gli ecomusei sono legati a bandi regionali ed europei, e per ora abbiamo potuto partecipare ad un solo bando in partenariato con l’Ecomuseo dell’Appennino Lombardo ‘Il Grano in Erba’. Finanziamenti regionali espressamente dedicati agli ecomusei tutt’ora non ne esistono. Comunque per mantenere il riconoscimento regionale di Ecomuseo è necessario sottostare alle verifiche obbligatorie regionali, partecipare ai periodici incontri della Consulta regionale in cui ci si confronta con gli altri ecomusei lombardi e generare eventi dedicati. I Distretti del Commercio sono tutt’altra cosa, hanno scopi e finalità totalmente diversi».

Quali, allora, le finalità peculiari?

«L’Ecomuseo, come ho detto prima, vuole valorizzare il territorio nel suo insieme in collaborazione con la popolazione e le attività economiche del territorio, conservarlo e renderlo gradevole ai visitatori con lo scopo di poterli trattenere per un breve o lungo soggiorno in un ambiente di tranquillità, verde e relax tra i tanti sentieri immersi nei vigneti, fare conoscere la nostra storia e le nostre tradizioni enogastronomiche e l’eccellenza dei nostri vini».

Una recente indagine da parte della Regione ha individuato alcune criticità alle quali il vostro ecomuseo dovrà far fronte entro sei mesi. La principale è l’assenza di una sede adeguata. Forse la Casa della Cultura, di recente inaugurata, è una risposta anche a questa necessità?

«Alcune criticità rilevate sono eccessivamente restrittive e discutibili. Come avevamo a suo tempo evidenziato anche nel questionario di autovalutazione, la precedente sede presso il Municipio di Canneto, era provvisoria in attesa della ristrutturazione della Casa della Cultura e del Vino, dove ora l’Ecomuseo ha uno spazio dedicato».

Gli altri comuni che fanno parte dell’Ecomuseo (Castana, Montescano, Broni e Cigognola) come collaborano nelle attività? Intervengono anche finanziariamente?

«L’Unione di Comuni Prima Collina (Canneto Pavese, Castana e Montescano) funge da capofila e collabora con i Comuni di Broni e Cigognola, ogni comune ha nel proprio bilancio una somma dedicata ai progetti relativi all’Ecomuseo stesso».

Fra i problemi emersi nel rapporto regionale, risulta che il 70% degli ecomusei incontra difficoltà a far partecipare attivamente i cittadini, aspetto che invece doveva essere fondamentale per questi istituti. Perché secondo lei questo strumento non è stato, finora, compreso appieno? È una difficoltà che riscontra anche con riferimento alle altre proposte del Comune?

«La maggior parte del territorio del nostro Ecomuseo comprende comuni a bassa densità demografica, dove la popolazione e i volontari disponibili partecipano e sono coinvolti nelle diverse attività organizzate dalle associazioni socio-culturali esistenti sul territorio, comprese le scuole, e lavorano tutti in sinergia per il territorio, anche per l’Ecomuseo, con la collaborazione delle Amministrazioni locali. È pertanto difficile separare la progettualità e l’attività specifica dell’Ecomuseo con l’utilizzo di volontari esclusivamente dedicati, dalle attività delle altre associazioni che sono tutte, ognuna per le proprie finalità, orientate alla conservazione, salvaguardia, recupero e valorizzazione del patrimonio materiale e immateriale esistente, nella prospettiva dello sviluppo sostenibile.  Infatti sulle locandine dei vari eventi svolti sul territorio è sempre riportato il logo dell’Ecomuseo».

Negli ultimi mesi si è parlato, a livello regionale, di riformare questi enti, e di giungere alla definizione di un ‘Ecomuseo 2.0’. Da un punto di vista politico, pensa ci sia qualcosa da cambiare?

«Per un futuro sostenibile e per maggiori opportunità di valorizzazione delle eccellenze del territorio nel suo insieme anche l’Ecomuseo dovrà sicuramente essere adeguato alle nuove tecnologie, per portare un forte valore aggiunto ad un prodotto complesso come un intero territorio da raccontare in tutte le sue peculiarità. Per fare questo sui nostri territori è necessario potenziare la banda larga. Il Decreto legge recentemente approvato per i Piccolo Comuni lo prevede, la nota più dolente sarà la tempistica attuativa. Da parte nostra c’è grande volontà e disponibilità di stare al passo con i tempi per costruire progetti territoriali innovativi».

di Pierluigi Feltri

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