Domenica, 24 Giugno 2018

CODEVILLA - «L’OLTREPÒ È ADATTO A UN TURISMO SLOW”

Volo di Rondine è una associazione culturale naturalistica che si occupa di ricerca su fauna, flora e geologia dell’Oltrepò Pavese, interessandosi alla cultura dell’Appennino Settentrionale, con l’obiettivo di promuovere e valorizzare il territorio. L’associazione ha sede a Codevilla, ma in realtà come precisa la Presidente dell’Associazione Vera Pianetta, «La nostra sede operativa sono i boschi dell’Oltrepò».

Pianetta quando è nata l’associazione Volo di Rondine?

«L’associazione è nata nell’aprile 2016, ma in realtà era da anni che collaboravo con quelli che poi sono diventati soci dell’associazione. Ci siamo decisi a rendere queste nostre collaborazioni un po’ più ufficiali e abbiamo fondato Volo di Rondine».

La caratteristica che vi accomuna?

«Sicuramente la passione per la parte naturalistica del territorio dell’Oltrepò. Siamo innamorati di questo posto».

Lei di che cosa si occupa abitualmente?

«Sono naturalista. è un lavoro diciamo stagionale perché faccio educazione ambientale con attività soprattutto nelle scuole. Nei mesi di marzo, aprile, maggio e d’estate con i turisti. Per compensare questo, collaboro da tanti anni con l’associazione Adolescere, perché appunto sono pratica anche nel campo dell’educazione in attività con bambini e ragazzi».

Volo di rondine come nasce?

«Io facevo appunto educazione ambientale e visite guidate. Durante questi anni di attività ho conosciuto persone che avevano il mio stesso interesse per l’Oltrepò e la natura e quindi abbiamo iniziato a lavorare insieme. Il Volo nasce quindi proprio dalla passione per gli aspetti naturalistici del nostro territorio».

Quanti siete?

«Siamo in cinque soci fondatori, quasi tutti naturalisti. Siamo una decina di soci attivi, a seconda di chi ha più tempo e chi un po’ meno. Poi ci sono anche gli educatori. Facciamo principalmente ricerca naturalistica, ci piace cercare informazioni sul nostro territorio, sulla fauna e sulla flora, ma ci piace anche un altro aspetto, ossia quello di raccontarlo per valorizzare il territorio. Ci sono tante caratteristiche importanti, peculiari e affascinanti nel nostro Oltrepò, però sono spesso poche conosciute».

Qual è il vostro obiettivo?

«è proprio raccontare la nostra passione, le nostre ricerche. Questa cosa logicamente si collega anche ad altri aspetti, oltre che alla natura. Penso alla storia, alle tradizioni, all’agricoltura, ai prodotti tipici. Infatti da quando siamo un’associazione abbiamo cercato di collaborare anche con altre piccole realtà già esistenti con cui condividere anche gli eventi. Per esempio quando andiamo a fare una passeggiata naturalistica vogliamo sì far vedere un particolare della natura, ma cerchiamo di collegarlo anche ad altre cose del territorio, in modo da creare collaborazioni con chi c’è già».

Quali sono le vostre attività principali?

«Escursioni dedicate all’osservazione naturalistica. Non si tratta di trekking, sono passeggiate tranquille in cui cerchiamo di stimolare l’osservazione. Di solito sono camminate “tematiche”, per esempio sulle tracce di impronte di animali, o sulle erbe, o sugli alberi…in questi casi si fanno delle soste durante la passeggiata, si fa ricerca. Diventa così anche più gradito per chi fa queste camminate, perché si scoprono cose nuove pur magari vivendo in questo territorio. Le persone a volte sono meravigliate da alcune scoperte e ci dicono che non avrebbero mai saputo certe cose se non ci fosse stato qualcuno a fargliele notare. è un modo per creare dello star bene in natura, per creare un contatto con il posto in cui ci si trova. La gente è anche invogliata a ritornare».

A queste vostre escursioni partecipano molte persone?

«Non abbiamo mai un numero troppo alto di partecipanti, anche perché cerchiamo di mettere un limite, perché essendo fatte come esplorazioni, cerchiamo di tenere poche persone, di solito non più di 25/30. Se no diventa meno piacevole e noi invece preferiamo dare qualità».

Come età dei partecipanti?

«Varia molto. La maggior parte diciamo che sono di un’età media, tra i 40 e i 60 anni. Poi ci sono anche tante famiglie con bambini».

Voi collaborate anche con l’Osservatorio di Cà del Monte. In questi casi come sono organizzate le vostre attività?

«Ci sono diverse attività. Per esempio poche settimane fa abbiamo fatto un’attività in notturna a “tema lupo”, che è un animale che stiamo studiando. Le persone vengono divise in gruppi e si parte per la passeggiata notturna: durante questa vengono fatte soste per ascoltare i vari rumori della natura e intanto si danno i dettagli. Dopo la passeggiata, viene fatta l’osservazione del cielo attraverso il telescopio».

Un’escursione che si ricorda in modo particolare in questi anni?

«Sono parecchie. Diciamo che variano sempre molto i temi ed alcune escursioni sono anche dedicate ai bambini, con anche attività sottoforma di giochi… queste sono molto belle. Poi ne ricordo anche un’altra, sul tema degli alberi, fatta nel parco di Valverde: questa mi era piaciuta per il tipo di persone presenti, che si erano fatte molto coinvolgere».

Fate anche laboratori. Avete quindi un posto fisso dove lavorare?

«Non abbiamo una vera e propria sede, ma abbiamo in uso un capanno del comune di Bagnaria, che è il rifugio Guardamonte. è un posto per l’accoglienza e un punto di ritrovo. Per quanto riguarda invece i laboratori per bimbi e ragazzi, li facciamo spesso itineranti, quindi dove ce lo chiedono. Se le scuole non possono “muoversi” andiamo noi direttamente da loro, magari nel parco della scuola. I laboratori aperti al pubblico, invece, di solito li facciamo in collaborazione con altre associazioni, come ad esempio le biblioteche».

Avete nuovi progetti in mente?

«Per l’estate ne stiamo preparando uno nuovo, con un gruppo che si chiama Teatri della Psiche, di cui fanno parte professionisti di vario genere…teatro terapeutico, musicoterapia, pet therapy: si tratta di un progetto per prevenire il disagio negli adolescenti. Lo faremo d’estate, itinerante in Oltrepò… proponendo attività a questi ragazzi, presi troppo spesso solo da internet e dai telefoni. I bambini di solito sono più propositivi, quando invece i ragazzi iniziano il periodo dell’adolescenza, tendono ad appiattirsi, a meno che non abbiano una passione. Vogliamo quindi sfruttare il nostro territorio, la sua bellezza e il fatto di stare bene nella natura con le sue caratteristiche culturali, come stimolo per provare a spostare un po’ gli interessi di questi giovani. Il progetto vorremmo chiamarlo “Real connection”, contro la connessione solamente di  internet».

L’Oltrepò ha un turismo diciamo più in crisi rispetto ad altre zone. Secondo lei un turismo legato alla natura può rilanciare questo territorio?

«Secondo noi sì. Un turismo slow, che adesso una buona fetta di gente sceglie. E l’Oltrepò è proprio adatto a questo tipo di turismo. Sicuramente non di massa, quello no: ma per la gente che ricerca il benessere e un turismo più culturale, che passi attraverso la natura, allora sì. Si dice che nel nostro territorio non c’è nulla da fare, ma una persona potrebbe tranquillamente organizzare quindici giorni di vacanza qui, facendo tutto il tempo cose diverse, tra passeggiate, castelli e altre cose di cui parlavo anche prima…».

di Elisa Ajelli

                             

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