Domenica, 19 Gennaio 2020

VARZI - «IL BRAND VARZITALY PER ESPORTARE IL PAESE»

«Varzi paese depresso? Non scherziamo». Dopo avere riaperto il Castello Malaspina di cui è proprietario, il conte Enrico Odetti di Marcorengo lancia il brand “Varzitaly” e si prende la Pro Loco varzese, che dopo la scomparsa del presidente Giorgio Pagani sembrava avviata sul viale del tramonto. «è la mia nuova sfida, io sono fatto così, mi piace l’azione e sono un ottimista» spiega Odetti, ormai a tutti gli effetti varzese d’adozione.

Dal 2015, da quando è stato completato il restauro del castello di famiglia, il suo impegno per trasformarlo in un polo culturale ed enogastronomico che potesse fungere da volano per la promozione turistica dell’intero territorio è stato costante. L’obiettivo adesso è uscire dalle mura, rilanciando l’intero paese.

Una sfida ambiziosa, conte Odetti. “Varzitaly” è la sua prima mossa? Di che cosa si tratta esattamente?

«è probabilmente uno degli approdi naturali della mia volontà di esportare il più possibile il nome di Varzi. Quando giro per l’Italia e all’estero, raccontando del Castello come realtà che vuole essere al centro di un progetto di valorizzazione territoriale, oltre a riportare la storia della mia famiglia, diretta discendente dei Malaspina, mi ritrovo sempre a parlare di vino e salame che, come ben sappiamo, continua in barba alle critiche a fare un’ottima pubblicità al borgo medievale di Varzi. Così, strizzando l’occhio al brand che ha saputo valorizzare le eccellenze  enogastronomiche italiane, ho voluto battezzare uno spazio della mia struttura “Varzitaly” pensandolo proprio come una vetrina che potesse incrementare la visibilità delle specialità oltrepadane».

Funzionerà come uno shop o come un marchio?

«Entrambi, possibilmente. La vetrina fissa dove poter trovare il “VarzItaly” sarà all’interno del caffè letterario che si sta per inaugurare nei locali del Castello, internamente a quello che era un antico ricovero per gli attrezzi. Qui, in un’epoca in cui il turismo si fa sempre più esperienziale, si cercherà di offrire ben più di un semplice souvenir, ma di offrire un ricordo che abbracci i cinque sensi, che una volta giunti a casa, riporti la mente e il cuore alle terre d’Oltrepò».

Del brand invece che dice?

«è un marchio in fase di registrazione con cui il Castello Malaspina di Varzi seleziona e promuove il meglio dell’Oltrepò Pavese, dai prodotti del territorio a quelli della creatività e dell’ingegno dei suoi abitanti. Eccellenze da valorizzare e far conoscere anche oltre i confini nazionali, attraverso le fiere cui il Castello partecipa. Il “debutto in società” Varzitaly l’ha già fatto a “Fa’ la cosa giusta!”, fiera del consumo critico e degli stili di vita sostenibili, il 23 e 25 marzo a FieraMilanoCity, dove il Castello si è presentato come punto ristoro con una proposta di street food legata alla tradizione».

Un nuovo brand, promozione del territorio... Gira voce, c’è chi dice si già ufficiale, che lei sarà il nuovo presidente della Pro Loco di Varzi, un’associazione che con la morte di Giorgio Pagani era vicina al definitivo scioglimento…

«Confermo. Qualche tempo fa, parlando con il sindaco Alberti, è uscito fuori che la Pro Loco stava scomparendo, essendosi sfilacciata dopo la scomparsa di Pagani. Così mi sono offerto io di prendermene carico, dato che considero l’associazionismo il futuro dell’Italia, non solo del paese di Varzi».

Lei organizza diversi eventi culturali ed enogastronomici al Castello e quindi una certa esperienza l’ha acquisita, ma guidare una Pro Loco significa confrontarsi con il pubblico e non solo con il privato. Si sente l’uomo giusto al posto giusto?

«Diciamo che l’esperienza con il Castello mi ha insegnato molto e quello che finora ho fatto qui vorrei provare a farlo fuori dalle mura, con il paese. Ho organizzato molti eventi che, anziché svolgersi all’interno del Castello, potrebbero tranquillamente essere ambientati in piazza e per le vie del centro. I contatti di certo non mi mancano e a Varzi io riconosco tutte le potenzialità per tornare grande».

Una delle difficoltà più grandi lamentate dal suo predecessore e il suo team era stata la mancanza di collaboratori e la risposta diciamo “tiepida” da parte della cittadinanza alle iniziative proposte. Questi aspetti non la spaventano?

«Io non voglio pensare in negativo, anzi non ne posso più di questa paura del futuro generalizzata. Posso dire che esco, sono in giro, parlo con la gente, di Varzi e da fuori. Tanti mi hanno espresso solidarietà e anche dato disponibilità per collaborare a fronte di un mio impegno. E’ abbastanza per volerci provare, con umiltà e con il sorriso sulle labbra».

Insomma, lei alla storia della Valle Staffora come area depressa non crede…

«Deprimente per me è stare per anni due ore al giorno in tangenziale a Milano, qui quando mi sveglio vedo dei paesaggi fantastici. Posso assicurare che la qualità della vita qui è tutta un’altra cosa e moltissimi milanesi la pensano come me. Poi per anni ho girato l’Italia vendendo materiale elettrico, mangiavo e bevevo fuori per lavoro due volte al giorno e so che questo territorio ha delle eccellenze assolute».

Da quale di queste si dovrebbe partire?

«Dal salame più che dal vino, perché è la principale tipicità di Varzi».

Una tipicità che recentemente è stata criticata per la sua qualità…

«Secondo me manca un controllo più forte da parte del consorzio, e una logica imprenditoriale diversa, che punti a valorizzare la qualità. Dovrebbe essere un prodotto di nicchia e a costo più elevato».

Manca persino una fiera che lo rappresenti. Se ne parla da tanto ma nessuno si fa avanti per organizzarla. Ci proverà lei?

«Sicuramente è uno degli obiettivi per cui mi metterò in gioco con più forza».

Che Pro Loco sarà quella guidata da lei?

«Ci sarà un nuovo direttivo ancora da definire, ma lo spirito per me è quello di aggregare tutti, partendo dalle tante associazioni che già esistono e operano a Varzi, di cui la Pro Loco dovrebbe fare da sorta di cappello».

C’è un evento imminente targato Pro Loco che è la fiera del primo maggio, probabilmente l’appuntamento più importante per Varzi insieme alla festa medioevale. A che punto sono i preparativi dato che i tempi sono stretti?

«Per quello non dovrebbero esserci problemi, avremo comunque l’aiuto del Comune per questo evento. Il mio obiettivo è realizzarne molti di più, ma per questo bisogna prima creare il terreno, a cominciare dal trovare collaboratori e volontari che abbiano voglia di dare una mano, capendo che una Pro Loco che funziona è un’associazione che porta gente, e quindi lavoro, in paese. Il mio primo obiettivo sarà presentare ai varzesi la nostra proposta con una festa in piazza, magari una classica raviolata, da offrire ai nostri concittadini. L’obiettivo è unire, non dividere».

di Christian Draghi

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