Lunedì, 23 Luglio 2018

OLTREPÒ PAVESE – CIOPPA EX PROCURATORE DELLA REPUBBLICA INDAGATO PER TANGENTI

Gustavo Cioppa, ex procuratore della repubblica di Pavia ed ex sottosegretario garante in regione della legalità alla presidenza della Regione Lombardia nella giunta presieduta da Roberto Maroni, è indagato nell'inchiesta della procura di Milano sul presunto giro di tangenti intorno agli ospedali milanesi Gaetano Pini e Galeazzi. I procuratori aggiunti Eugenio Fusco e Maria Letizia Manella gli contestano i reati di favoreggiamento e abuso d'ufficio.

Secondo quanto emerge dagli atti dell'inchiesta milanese che ha portato a 6 arresti, Cioppa sarebbe legato a Giorgio Maria Calori, il primario di chirurgia ortopedica del Pini finito ai domiciliari da questa mattina "non solo da un rapporto medico paziente, ma anche da un pluriennale vincolo di intima amicizia». E, come si legge in un passaggio dell'ordine di arresto firmato dal gip Teresa De Pascale, "sebbene sia risultato legato personalmente più di ogni altro a Calori, di fatto Cioppa si è rivelato portatore di interessi di gruppo. In tale scenario, infatti, Cioppa è apparso una sorta di referente e portavoce negli ambienti della Regione Lombardia degli interessi di Calori e, di conseguenza, dei soggetti a lui vicini (pubblici e privati) risultati implicati a tessere la medesima trama affaristica». In particolare, scrive ancora il giudice milanese, "Cioppa si è distinto per il suo concreto appoggio assicurato presso gli ambienti istituzionali regionali per favorire l'approvazione del progetto 'Domino' tanto caldeggiato, tra gli altri, dallo stesso Calori e dalla Navone".

Una borsa Louis Vuitton del valore di un migliaio di euro: sarebbe questa una delle varie "regalie" ricevute da Giorgio Maria Calori, primario di chirurgia ortopedica dell'ospedale Gaetano Pini di Milano, da parte dell'imprenditore Tommaso Brenicci, a capo di una galassia di società attive nel settore del commercio all'ingrosso di articoli e materiali ortopedici. E' quanto emerge dall'ordinanza di custodia cautelare del gip Maria Teresa De Pascale, che questa mattina ha mandato ai domiciliari due primari del Gaetano Pini, Giorgio Maria Calori, primario della divisione di Chirirgia Ortopedica Riparativa, e Carmine Cucciniello, direttore dell'unità operativa di ortopedia, altri due dell'ospedale Galeazzi, Lorenzo Drago, direttore del laboratorio di analisi, Carlo Luca Romanò, responsabile del centro di chirurgia ricostruttiva. Arresti domiciliari anche per Paola Navone, direttore sanitario dello stesso ospedale Gaetano Pini. Si sono invece aperte le porte del carcere per l'imprenditore Tommaso Brenicci, titolare della Eon Medica Srl, società di Monza specializzata nella produzione e commercializzazione di attrezzature mediche ospedaliere. L'accusa, per tutti, è di corruzione.

Quattro primari di ospedali milanesi (due del Galeazzi e altri due del Pini) e un direttore sanitario agli arresti domiciliari, un altro imprenditore finito in carcere. E' il bilancio del blitz condotto dal Nucleo Tributario della Guardia di Finanza di Milano nel nuovo filone di indagine sulle presunte tangenti nella sanità lombarda.Il fascicolo, aperto dai procuratori aggiunti Eugenio Fusco e Maria Letizia Mannella, nasce dalla più ampia inchiesta che nel marzo scorso aveva portato all'arresto di Norberto Confaloneri, primario di ortopedia del Pini. Anche in questo caso, l'indagine ruota attorno al presunto giro di tangenti che sarebbero state incassate dagli primari e dirigenti per favorire alcune società nella fornitura di protesi ortopediche ai due ospedali milanesi. Il gip Maria Teresa Pascale

Tra gli altri episodi di corruzione contestati all'imprenditore, come si legge nel provvedimento, c'è anche "il pagamento di una borsa marca Louis Vuitton, acquistata in data 26 ottobre 2016 ad Antalya, in Turchia, per la figlia, Calori Francesca, del valore minimo di 1.000 euro".

A testimoniarlo, sempre secondo il giudice milanese, è soprattutto l'intercettazione di una conversazione tra Calori e sua moglie. "La Vuitton non ti piace?", chiede il medico alla moglie. E lei risponde: "Ma ne ho un'altra di Vuitton, è un po' più grande di quella che ho già. Ma Giorgio, non ne ho bisogno. Se ti dico che non ne ho bisogno, non ne ho bisogno. Per una volta che sei lì solo e che non devi spendere, non spendere!». Calori risponde: "Stefi è possibile che me la regalino. Se non lo capisci... E' una roba tra me e Francesca (figlia di Calori - ndr)». E ancora, nel tentativo di zittire la moglie: "Stefi, me la ragalano, smetti di rompermi di coglioni per favore".

 Sempre dalle intercettazioni, emerge che il primario avesse chiesto all'imprenditore un prestito da 150 mila euro per far fronte alle proprie difficoltà finanziarie: "Giorgio Maria Calori - si lamenta Brenicci in una conversazione captata dagli inquirenti - mi ha chiesto 150 mila euro in prestito, perché è un po' in difficoltà, deve pagare il mutuo della casa. D'altra parte si è incasinato, ha comprato sta casa da 330 metri quadri e ha speso 600 mila euro per metterla a posto. Ma si, perché prendono il marmo, il parquet da 500 euro al metro quadro, tutte queste cagate qua fanno, le vasche da 5 mila euro. Però deve pagare, cioè voglio dire ha il mutuo da pagare e solamente non ce la fa".

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