Martedì, 25 Settembre 2018

MONTÙ BECCARIA - VITTIME PRETE PEDOFILO, APPELLO AL PAPA

Hanno spiegato anche oggi le loro ragioni contro 'la pedofilia clericale' davanti al Duomo di Napoli, dopo la manifestazione di ieri, esponenti della Rete l'Abuso e giovani con la maschera di Anonymous appellandosi a Papa Francesco. Uno dei quattro manifestanti, tutti col volto coperto, che ha denunciato di aver subito abusi da un prete della Diocesi nel 1989 quando aveva 13 anni, si rivolge al Papa: ''Ascolti la nostra sofferenza. Vorrei raccontare le nefandezze di alcuni preti, in particolare di quello che ha cambiato la mia vita''. Mentre fedeli e turisti leggono i volantini, il giovane accusa l'arcivescovo di Napoli, il card. Crescenzio Sepe, responsabile, a suo dire, ''di omissione,indifferenza''. Il prete chiamato in causa è don Silverio Mura, prete napoletano, fino al 7 marzo in servizio alla parrocchia di Montù Beccaria, che usava il nome di Don Saverio Aversano,  al centro di un presunto caso di pedofilia, riemerso nei giorni scorsi dopo che il Vaticano ha deciso di riaprire un’inchiesta che era stata chiusa solo due anni fa. I quattro - due ragazze e i due giovani che hanno denunciato abusi - sono stati accompagnati da Francesco Zanardi, presidente della Rete l'Abuso, che annuncia per Sepe una diffida alla Congregazione per la Dottrina della fede.

La parrocchia di Montù Beccaria, in provincia di Pavia, ha dichiarato che non sapeva nulla del passato di don Silverio, dove il sacerdote si trovava da più di un anno. Si tratta del prete di cui avevano parlato il 7 marzo “Le iene” in un servizio in cui raccoglievamo la denuncia di una sua presunta vittima di atti di pedofilia. Proprio dopo quel giorno don Silverio avrebbe lasciato Montù Beccaria.

Che sapessero o non sapessero, resta inquietante che un sacerdote che potrebbe essere, come diceva la Iena Pablo Trincia, “al centro di uno dei più grandi scandali di pedofilia della storia della Chiesa italiana”, non sia stato ancora almeno sospeso e possa esercitare tranquillamente le sue funzioni, seppur spedito dall’altra parte d’Italia.

Qualche settimana Le Iene, nel servizio di Pablo Trincia, avevano ascoltato la testimonianza di Diego, che all’età di 13 anni sarebbe stato abusato dal prete, allora suo insegnante di religione, nel quartiere napoletano di Ponticelli. Si sarebbe trattato di abusi sistematici con “rapporti sessuali completi, 2-3 volte la settimana per 3 anni e mezzo”, denunciati da Diego otto anni fa.

“Se non riesco ad avere giustizia, dopo 8 anni di lotta e l’intervento del Papa, tutti resteranno nella paura e nessuno denuncerà più i preti orchi. Ogni volta che io arrivavo in Curia, loro chiamavano la polizia. Due agenti, molto gentili, quasi scusandosi con me, erano costretti a farmi da scorta. Il pazzo sono io per la Chiesa. Meno male che c’è mia moglie accanto a me - racconta Diego -  una donna d’oro, se no impazzivo davvero”.

“E non sono stato la sua unica vittima - continua Diego -Ce sono almeno altre 10. Forse anche di più perché quel prete ha fatto ‘una strage di bambini’: la voce gira da anni. Come ha detto Pablo Trincia in onda, questo potrebbe essere uno dei casi più gravi di abusi sessuali nella storia della Chiesa italiana. Intanto, già solo quei 10 di cui sono a conoscenza non si espongono perché spaventati. La Curia è arrivata perfino a violare il mio anonimato pubblicando il mio vero nome in un comunicato stampa. C’è un processo per questo e il comunicato è stato fatto cancellare anche da internet dalla Polizia postale”.

Noi speriamo che sia la Curia che la legge si muovano al più presto per fare luce su questa vicenda

  1. Primo piano
  2. Popolari