Giovedì, 13 Dicembre 2018

RIVANAZZANO TERME - «IL MERCATINO POTEVA FARE LA DIFFERENZA, SPOSTANDOLO, TANTI ESPOSITORI NON SONO PIÙ VENUTI»

Vincenzo Bina è il titolare dell’omonima notissima attività in Rivanazzano Terme, aperta nel 1979. Inizialmente l’azienda era  gestita dai genitori e dal fratello Paolo.

Quando Lei è entrato a far parte dell’attività?

«Io ho sempre lavorato nell’attività di famiglia, e negli anni ’80 sono entrato in società. Originariamente, nel 1973, il nome era “Bar Ferrari” e si trovava in fianco alla posizione attuale, dove ora c’è il Covo 28. Nel febbraio 1979 ci siamo spostati. Era la tipologia di bar che andava allora: si giocava a carte, a il biliardo ... ».

In quegli anni,  tempi d’oro si direbbe, a Rivanazzano di bar ce n’erano molti...

«Sì, ce n’erano tanti allora, ma come ce ne sono altrettanti oggi! C’è sempre stato il posto che lavorava di più ed il posto che lavorava un po’ meno... Prima era però molto più semplice per tutte le attività. Infatti, ad esempio, nel 1983 abbiamo deciso di allargare il locale e di creare la gelateria: all’epoca c’era stato il vero e proprio boom del gelato! Si lavorava tanto d’estate, ma anche in inverno... Quando mi sono reso conto che il gelato iniziava a non “andare” più come prima, come tutte le cose, ho cominciato a fare il primo happy hour nella sala di sotto: era il 2000. Già avevamo rinnovato il locale nell’83 togliendo il biliardo, le carte… avevamo cambiato tipologia di bar, non era più il classico bar da paese...».

Un pioniere dell’happy hour?

«Era un’idea che veniva dalla grande città, da Milano, e molti mi davano del matto! Erano dubbiosi sul fatto che potesse avere acchito, ma se si fanno le cose ridimensionandole al posto in cui si vive, e si fanno bene, funzionano! Quando è diventato di moda, ho fatto sei/sette anni in cui si lavorava veramente tanto, in estate ovviamente di più, ma anche nei mesi invernali si lavorava comunque».

Ha risentito della crisi?

«Secondo me la crisi incide nel senso che prima c’era molta più gente in giro... adesso molta meno, e se funziona un posto non funziona l’altro... Se fai solo da bere non riesci a lavorare: perché la gente esce molto meno, perché è cambiato il mondo, le generazioni, gli usi e le abitudini... prima andava il gelato, poi c’è stato un momento in cui andava il gin tonic, poi il cuba libre, poi il mojto… mi sarebbe piaciuto aprire un sushi bar perché completava l’attività, ma era difficoltoso dal punta di vista logistico. Mi è capitato di andare al Garibaldi a Stradella, dove ho mangiato veramente molto bene tra l’altro, e ho capito che qui a Rivanazzano non avrebbe funzionato bene, perché non c’è la clientela giusta : nel senso che in ‘pochi’ non guardano il prezzo... e così ho avuto l’idea della pizzeria, una tipologia che da noi non c’era, prendendo spunto sempre da Milano, e non faccio pagare il coperto. Se sei bravo a cambiare e sei in un posto in cui c’è sufficiente utenza, rinnovandoti vai avanti. Se ti fossilizzi, pensando di avere ragione anche se la gente non ti premia… chiudi...».

Nell’ultimo decennio sembra che Rivanazzano Terme abbia assunto un’allure più modaiola: è un paese sempre pieno di gente. Questa è la sensazione, almeno, di chi rivanazzanese non è ma che Rivanazzano frequenta...

«Prima di quest’ultimo decennio si lavorava non so quante volte di più, secondo me... Si lavorava anche un po’ di riflesso a Salice Terme... ma tutta questa gente ora non c’è più, e questo è un dato di fatto».

C’è un antidoto?

«Non credo ci sia un antidoto, almeno non adesso...».

Che ruolo ha avuto l’amministrazione comunale?

«Parlando di amministrazione comunale, uno può far bene in un modo o in un altro... potrei dire quello che farei io, ma non è detto che sia meglio...».

Quindi il suo modo di vedere le cose non è in accordo con l’amministrazione?

«Secondo me, le amministrazioni comunali si adattano un po’ a fare quello che hanno sempre fatto da anni a questa parte. Io cambierei le feste, che a mio giudizio non giovano a nessuno: è vero che fanno venire gente a Rivanazzano, ma per chi? Se hai un’associazione, qualsiasi, che fa da mangiare, da bere… la gente consuma lì, e a me gestore cosa porta? L’unica situazione migliorabile era il mercatino, a detta di tutti e lo dico anch’io perché sono nato e vivo qui: il mercatino poteva fare la differenza perché era di qualità! Ma spostandolo, tanti espositori non sono più venuti. La piazza, evidentemente, era una zona selezionata ed il cuore del paese: mi chiedo il motivo per il quale sia stato spostato nel parco… una volta il vigile ti faceva la multa se calpestavi l’aiuola, ed ora ci fai mettere i banchi? Asfaltiamo tutto allora. Credo che sarebbe stato meglio lasciarlo in Piazza Cornaggia».

Non crede che questa scelta sia stata dettata dal fattore parcheggio?

«Di posteggi c’è carenza. L’unica soluzione fattibile, a mio giudizio, è l’acquisto di terreni da parte del comune per creare posti auto. Ce ne sono due all’ingresso di Rivanazzano che potrebbero essere convertiti a quest’uso, secondo me: non so se sarà possibile, ma...».

Molti eppur sostengono sia molto più “organizzato” Rivanazzano rispetto, ad esempio, a Salice...

«Salice non esiste, prima di tutto, e quindi è impossibile fare un paragone. Tolti i locali notturni, di Salice cosa resta? A Rivanazzano c’è tutto, è un paese sicuramente bello, ma, ad esempio: quando era sindaco Barbieri, hanno fatto costruire, al posto dell’Albergo Grande, una “casbah”. Deve essere stato necessario uno studio, non so di quale tipo, per farla così brutta! E pensare che all’epoca era una bella zona... Lo si rovina un paese facendo così! La ditta che si è occupata dei lavori è fallita, e questo posto ad oggi non è ancora finito! Perché, ancora, togliere il trenino che collega Voghera, Rivanazzano e Varzi? Perché non hanno costruito la pista ciclabile a fianco o lì vicino ad esempio?».

Come vede quindi tutte le feste che vengono fatte qui in paese?

« L’unica che porta un po’ di gente è comunque il mercatino: le altre a me dan del danno a livello imprenditoriale. La gente arriva, occupa posteggi, e se ne va alla festa: ed il mio cliente abituale non trova posto, e se ne va... Dobbiamo guardare ai paesi un po’ più “avanti”: mi ricordo della giostra e dello zucchero filato fin dai miei 5 anni: sono 47 anni fa, e vedo ancora quella giostra! Io capisco tutto, ma mi sembra di essere tornato un po’ agli anni sessanta...».

Farà queste proposte al Sindaco Poggi?

« Gliele farei anche subito, per me è la verità. Non c’è nulla da nascondere: il parco andrebbe sfruttato in modo diverso!».

E come sfrutterebbe il Parco Brugnatelli?

«Bisogna guardarsi intorno e guardare cosa fanno gli altri. Se si vogliono fare manifestazioni a scopo di lucro va bene, ma allora a gennaio si dovrebbe fare una riunione con tutti i commercianti, così ognuno potrebbe dire la propria, anche sbagliando».

Gli imprenditori rivanazzanesi non sono mai stati coinvolti dalla Pro loco o dall’Amministrazione?

« Una volta c’era “Rivanazzano Produce”, negli anni ’80, e si svolgeva nei giardini: ogni locale o attività aveva il proprio banchetto e ognuno vendeva il proprio prodotto...».

di Lele Baiardi

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