Sabato, 23 Giugno 2018

BRONI – STRADELLA – PORTALBERA «L’AMMINISTRAZIONE COMUNALE PRECEDENTE ALL’INIZIO AVEVA CERCATO DI DISSUADERMI…»

Avani – Associazione Vittime Amianto Nazionale Italiana - nasce nel mese di novembre del 2008, per volontà del fondatore Silvio Mingrino che, dopo aver perso entrambi i genitori a causa del mesotelioma pleurico, decide di istituire questa associazione che svolge la propria attività ai fini di solidarietà nei confronti di chi, come gli stessi fondatori, si ritrova partecipe in una storia di grande dolore.

«Ho perso mio padre, ex lavoratore Fibronit, nel 1999 e mia mamma nel 2008 perché lavava i panni di mio padre. Il fatto che ci siano stati due decessi per lo stesso motivo in casa mia mi ha spinto ad andare a vedere più a fondo. Mi ha incuriosito questa cosa e poi si è aggiunta anche la rabbia: ho voluto però trasformare la rabbia in energia e ho scelto di creare questa associazione, insieme a mia sorella, a due avvocati di Pavia e ad un’altra persona. L’amministrazione comunale precedente all’inizio aveva cercato di dissuadermi…».

Perché?

«Per la paura di perdere il valore delle case, per la paura per l’agricoltura e i vini…tutto il discorso dell’economia insomma. Noi siamo il territorio più contaminato: questo è emerso chiaramente anche nel 2012 durante la seconda conferenza nazionale governativa che si è tenuta a Venezia. Anche rispetto a Casale Monferrato siamo più alti come percentuale di decessi. Questo fa sì che purtroppo delle 1300 persone che lavoravano alla Fibronit, la maggior parte siano morte per questa patologia del mesotelioma pleurico. E non solo chi lavorava lì…come per esempio mia mamma. A me questa cosa sembrava strana e sono andato a confrontarmi con altri… ho scoperto così di non essere l’unico ad avere avuto lutti del genere, ma la differenza è che altri stavano zitti, hanno elaborato il lutto e il dolore in modo diverso, hanno preferito tacere e dimenticare, hanno preferito cercare di non accentuare il discorso, forse perché parlarne provocava dolore».

Lei ha voluto fare altro invece…

«Sì, ho voluto fare qualcosa di diverso, coinvolgendo altre persone colpite… adesso siamo un’associazione di 76 persone, un gruppo attivo di 16 persone, un direttivo di 5. Abbiamo una sottocommissione tecnico-scientifica composta da persone del settore, anche di un medico dell’Ats ormai in pensione. Abbiamo anche una sottocommissione medico-scientifica e attraverso il sito e le mail veniamo contattati spesso: riusciamo quindi a dare, grazie alla commissione, delle informazioni e dei consigli medici. Una cosa essenziale che voglio dire è che noi siamo riusciti a stimolare, a stressare, a farci odiare… ma a portare alla luce questo argomento. Qui a Broni, se andiamo a vedere nelle famiglie bronesi d’origine, ognuna di esse è stata colpita. Mediamente muoiono 50 persone all’anno nella provincia di Pavia, un numero altissimo».

Staticamente Broni come è messa?

«Molto male… nell’anno 2016 su 35 decessi, 9 erano solo a Broni. è assurdo se pensiamo che c’è tantissima notizia da parte dei media quando muore una persona per una causa strana, tipo l’ebola… e qui è come se avessimo un killer che tutte le settimane ammazza qualcuno e se ne sono strafregati tutti… anche dal punto di vista della giustizia…».

è di poche settimane fa infatti la notizia dell’assoluzione dei dirigenti ex Fibronit…

«Otto anni di indagini preliminari: è datata 2004 la prima denuncia dei carabinieri, il primo esposto… poi si arriva al 2012 a fare la prima udienza preliminare a Voghera. Del Pozzo e Boccini erano stati condannati a 4 anni in primo grado con rito abbreviato per disastro e omicidio colposo. In appello c’era stata la dichiarazione di prescrizione per il reato di disastro e l’assoluzione per l’ipotesi di omicidio. E finiamo poi al dicembre scorso a Roma, dove c’è stata la sentenza in cassazione che ha confermato la sentenza dell’appello… quindi assoluzione piena per i due ex manager. Siamo all’assurdo con la giustizia italiana: in proporzione se una persona ruba una gallina viene processata e condannata, per un omicidio colposo viene assolto. Io purtroppo sono sicuro al cento per cento che non avremo giustizia».

Come avete reagito all’assoluzione? Ve la aspettavate?

«Il nostro avvocato ci aveva tranquillamente detto di aspettarcelo…».

E i rimborsi che spettano alle vittime o ai familiari?

«Si potrebbe fare la causa civile. Io nella terza conferenza nazionale governativa ho chiesto se si poteva costituire un fondo nazionale per una raccolta fondi, da mettere a disposizione, così come c’è il fondo vittime della strada. Altra cosa invece riguarda il rimborso Inail, rendita che spetta di diritto se viene riconosciuta la malattia professionale. Se invece non viene riconosciuta la malattia professionale, Inail ha creato un ulteriore fondo per dare 5600 euro una tantum a una persona che va in ospedale e gli viene diagnosticato il mesotelioma pleurico. Fino all’anno scorso questo accadeva solo se si era in vita, adesso invece, dopo nostra richiesta, viene dato, in caso di morte, agli eredi. Ho chiesto inoltre al ministero che quella della casalinga fosse riconosciuta come professione».

E il fondo nazionale che ha chiesto?

«Quello spetta al governo farlo… come esiste in Francia, per esempio. è stata presentata una sorta di interpellanza da due senatori, ma è ancora tutto fermo…

C’è in effetti la possibilità di fare qualcosa, ma bisogna davvero iniziare a martellare e ad andare a Roma. Ci rivolgeremo anche a Bruxelles, al Parlamento Europeo: magari non risolveremo niente, ma intanto farà da cassa di risonanza…».

Con il comune di Broni come sono i rapporti?

«Siamo in piena collaborazione con il sindaco Riviezzi, siamo molto in sintonia. Anche l’ex sindaco comunque, nell’ultimo periodo del suo mandato, si era adattato…».

In questi anni cosa avete ottenuto?

«Avani ha ottenuto tantissimo a mio parere. Ha squarciato il velo del silenzio, ha fatto sì che si parlasse molto di più di questo problema, ha fatto sì che venisse aperto un centro per le cure del mesotelioma, che la ricerca si interessasse a questa malattia, ha portato sui media nazionali e al governo il problema di Broni…prima si parlava solo di Casale Monferrato, ora non più. Come dicevo prima, abbiamo istituito le commissioni medico e tecnico scientifiche, in modo che le persone sappiano come interfacciarsi con le istituzioni, come smaltire l’amianto… Abbiamo fatto prendere anche soldi e risarcimenti alle famiglie per il discorso delle malattie professionali.

E finalmente dopo 9 anni abbiamo inoltre ottenuto l’apertura dello sportello amianto in Broni e facciamo parte dello sportello nazionale amianto. Noi ci diamo davvero da fare».

I vostri incontri come sono strutturati?

«Non c’è una vera e propria calendarizzazione. Ci sono però eventi fissi, come la Messa il 28 aprile, durante la giornata mondiale vittime amianto, il concerto di Natale, la Messa a novembre. E poi ci sono incontri che crea il coordinamento nazionale amianto e a cui cerchiamo di partecipare tutti. Noi facciamo parte di questo coordinamento ma agiamo e operiamo in totale libertà».

Con la Regione invece i rapporti come sono?

«Potrebbero fare molto di più. Adesso Ciocca si sta interessando, Maroni invece ha fatto promesse che non ha mantenuto».

A breve ci saranno le elezioni: pensa che possa cambiare qualcosa?

«Sicuramente questo è il momento in cui andare a battere cassa…e cercare di ottenere qualcosa in più. Ci si prova, ma se non ci sarà la volontà dalla parte politica bisognerà davvero riunirsi tutti e andare a fare casino».

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