Mercoledì, 21 Febbraio 2018

VALLE STAFFORA – BAGNARIA :«I CACCIATORI POTREBBERO ESSERE DI TRAINO ED INDIRIZZO ALLA PROTEZIONE CIVILE»

Dopo il gelicidio del mese di dicembre la situazione dei boschi nell’ATC5 sembra essere critica. Sono cadute migliaia di piante sui sentieri e nei canali di scolo che portano l’acqua dai boschi verso i torrenti affluenti dello Staffora. Non ci sono risorse né a Pavia né a Milano pur essendoci la consapevolezza della situazione di crisi. Di questo e di come si è conclusa la stagione di caccia in braccata al cinghiale abbiamo conversato con il capo-caccia storico della Squadra Guardamonte di Bagnaria, Pierluigi Saggi.

Come si presentavano alcune strade dell’alto Oltrepò dopo la nottata di gelicidio di dicembre 2017?

«Le strade si presentavano in condizioni pessime e buona parte erano intransitabili, oppure transitabili solo per minima parte della carreggiata. è stata una fortuna che non ci siano stati incidenti gravi. Gli alberi e i rami sotto il peso del ghiaccio si rompevano e si sentivano forti rumori, simili a scoppi, per tutta la valle. Quando si è fatto giorno, fuori dai centri abitati, la situazione della viabilità era altamente compromessa».

Chi ha iniziato a liberare le strade?

«Un po’ tutte le persone di buona volontà che vivono il territorio e che sono attrezzate alla bisogna. Personalmente mi sono messo all’opera nella notte dell’11 Dicembre, la strada comunale che da Bagnaria raggiunge Località Mutti, era bloccata causa la caduta di diverse piante. Ho iniziato a tagliare rami e piante con la motosega per sgomberare la strada. Confesso che mi sono spaventato quando ho sentito un rumore assordante e ho visto cadere un grosso abete a pochi metri da dove ero all’opera».

I sentieri nei boschi come sono ridotti e chi li libera?

«I sentieri e le strade nei boschi sono completamente ostruite dalla caduta di rami e piante, ad eccezione di quei tratti che sono stati liberati prevalentemente dall’intervento dei componenti delle squadre caccia al cinghiale e dei pochi proprietari che ancora fanno manutenzione ai loro boschi».

Con che cosa le avete sgomberate con il fucile?

«No, per due uscite abbiamo riposto le armi e ci siamo dati da fare a tagliare ed accatastare legna con motoseghe, roncole e in alcuni casi con ruspe e trattori».

Chi ci rimetterà da questa situazione?

«Da questa situazione saranno danneggiati tutti coloro che per hobby o passione percorrono solitamente i sentieri o le strade nei boschi, ma anche la collettività ne risentirà; mi spiego: sono cadute o rotte decine di migliaia di piante ed in futuro coloro che andranno a funghi avranno grosse difficoltà a camminare nei boschi; in caso d’incendi ci saranno molte più difficoltà a spegnerli; se ci saranno violente piogge si avranno seri problemi per il deflusso dell’acqua nei fossi ostruiti dagli alberi e dai rami caduti nell’alveo. A mio parere ci vorranno parecchi anni prima che la situazione si normalizzi».

Non è la prima volta che i cacciatori si adoperano per la collettività....

«Personalmente non solo penso che i cacciatori potrebbero essere di supporto alla protezione civile, ma bensì di traino ed indirizzo alla protezione civile, in quanto ben poche persone conoscono il territorio e lo monitorano quanto noi».

Se le Terre Alte fossero gestite da un Ente Parco il problema dello sgombero della legna sarebbe di semplice soluzione, così come la gestione di piccole porzioni di terreno abbandonato?

«Non mi sento d’esprimere un giudizio di come potrebbe essere gestito il territorio da un eventuale Ente Parco in quanto temo che si tasformerebbe in un  grosso carrozzone  politicizzato e senza dialogo con residenti».

Parliamo di caccia, ci da qualche numero sui capi di cinghiali e caprioli abbattuti nel 2017?

«Per quanto riguarda la caccia di selezione al capriolo pur non essendo in grado di dare numeri attendibili so solo che si è raggiunto il piano di tiro concesso dall’U.T.R. Pavia in base ai censimenti eseguiti. Anche sugli abbattimenti dei cinghiali l’annata 2017 è stata buona, non si è raggiunto il piano di tiro, in quanto a mio parere i numeri vengono aumentati ad arte per consentirne l’abbattimento massimo, dimenticando che i danni maggiori sia in termini agricoli che di viabilità sono causati dai caprioli; comunque le squadre dell’ATC5 hanno abbattuto 1296 capi sui 1810 indicati dal piano di tiro. Le squadre che hanno abbattuto il maggior numero di cinghiali sono quelle che cacciano nelle vicinanze di Aziende Faunistiche o nella zone di Valverde, Val di Nizza e Varzi dove la produzione di frutti del bosco(castagne) è stato superiore alla media».

Sembra che la taglia media dei cinghiali sia cresciuta negli anni, quest’anno è stato abbattuto un capo da 200kg, avere colossi del genere nei nostri boschi non è dannoso oltre che pericoloso?

«Quest’anno sono stati abbattuti parecchi cinghiali di taglia eccezionale, le motivazioni possono essere molteplici: animali che abitualmente vivevano in zone talmente boscate e difficili da raggiungere si sono spostati in quanto le zone erano prive di castagne, ghiande e fagiole, causa l’eccesiva siccità estiva; verri di grosse dimensioni si spostano anche di centinaia di km alla ricerca di cibo o di femmine da fecondare».

Non sarebbe più sportiva la caccia al cinghiale di origine sarda, che oltre ad essere autoctono italiano ha dimensioni più contenute?

«Il cinghiale sardo di piccole dimensioni vive in Sardegna e appartiene alla specie sus scrofa meridionalis e non ha nulla in comune con il cinghiale che popola le nostre zone (Lombardia, Piemonte, Liguria, Emilia Romagna e parte della Toscana)».

Cosa ne pensa della sperimentazione sui guard rail anticinghiali che la Provincia di Pavia ha deciso di fare?

«Non posso esprimere un parere da competente su tale problematica, ma ho letto che certi dissuasori sono stati sperimentati in altre province con buoni risultati e ritengo che sicuramente saranno utili anche da noi, anche se la maggior parte degli investimenti sono causati da caprioli».

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