Giovedì, 21 Giugno 2018

VIGNAIOLI COL ROLEX, IN OLTREPÒ SOLO TRONISTI DIVISI E CONTENTI

L’Oltrepò Pavese è una terra di buoni vini e belle parole, ma sotto il vestito… niente. Il Consorzio, all’interno del quale per vent’anni hanno dormito tutti, compresi i veterani che ne sono usciti con orrore per rifarsi una verginità, tenta la via della riforma dei disciplinari e della nuova tracciabilità sui vini DOC, sperando che qualcuno abbia capito che non basta “dire” ma occorre “fare”. A Broni, ironia della sorte in un bar che si chiama Indipendenza, ti spiegano che tanto il presidente Michele Rossetti non ce la farà perché non ha condiviso le scelte con gli amici del giaguaro e dunque nemmeno tanti anni di pellegrinaggio a Lourdes lo aiuteranno.

Il Distretto dei “diversi” è alla finestra, convinto che il buon nome del territorio da ricostruire non sia una sfida che riguarda tutti, perché in fondo bastano un Gerry (anche senza Tom), quattro eventi, qualche foto con i VIP e i marchi aziendali in bella mostra su qualche guida per essere tronisti. Fuori, ad aspettare, ci sono l’Italia del vino e i consumatori che si augurano di vedere un Oltrepò pronto a scegliere, con coraggio, smettendo di sopravvivere e d’ingrassare mediatori e vinificatori amici in chiaroscuro. In questa Babele a sfregarsi le mani sono tanti imbottigliatori che pagano poco per poi fare margine, in Italia e nel mondo, con le loro bottiglie riempite da chi per vuotare l’ex cantina damigianara vende a prezzi da Black Friday, anche se in Oltrepò non è nero solo il venerdì. Cronache dal Sud della Lombardia, dove si “chiagne e fotte”, dove si ragiona in dialetto e si sfoderano belle parabole che restano sempre lettera morta.

Sono i vignaioli col Rolex, gli scrutatori non votanti e le eterne vittime le vere maledizioni della quarta zona di produzione italiana, sempre in cerca di capri espiatori, polemiche, polveroni, secessioni, finti messìa e scuse per rimandare le scelte decisive, per poi tentare il minuto dopo di brillare per differenza alla disperata. Troppo difficile sposare insieme un progetto. Meglio piccole stanze, piccoli tavoli e piccoli flirt. La situazione è sempre grave ma non seria, in Oltrepò, patria italiana del Pinot e dello spumante, due rarità che esistono ma non si trovano DOCG e DOC perché con l’IGT il vino si vende prima e meglio, potendone fare di più senza tanti controlli spacciati per burocrazie tignose dai maestri della distorsione della realtà, quando essa non fa loro comodo. Perché in Oltrepò, sappiatelo, non ci sono solo vigneti normali ma anche campi coltivati da E.T. con il dito luccicante che, volgendo lo sguardo al cielo di fronte a maxi rese che neanche il Viagra, anziché dire “Telefono… casa” esclama “Telefono… mediatore”.

E’ una terra da studiare, in cui occorrerebbe riunire un gruppo di ricercatori dei più grandi atenei mondiali per capire come si possa non far tesoro di storia, bellezza, primati e qualità sprofondando invece in tante svendite “primo prezzo” o, novità del 2017, in etichette private al discount che trasformano anche il Metodo Classico DOCG Pinot nero in offerta volantino. Ad arricchire lo scenario, già fantascientifico, vi sono poi i nuovi leader del cantinone, eletti con un consenso plebiscitario e l’aiuto di un’associazione di categoria con ambizioni riformiste fino a prova contraria, che dispensano la “manna di Natale”, cioè pagano trionfalmente le uve ai loro soci (proprietari dell’azienda) annunciando il fatto sui giornali con enfasi, come se abitualmente in Franciacorta o nel Chianti si andasse in edicola per spiegare che si pagano i fornitori o si dividono utili con i soci delle imprese.

L’Oltrepò, secondo alcuni, è affetto da sindrome di Stoccolma: s’innamora del proprio carnefice. L’Oltrepò, secondo altri, è affetto da sindrome di Banconota: chi paga di più ha ragione. Meno male che a indorare la pillola c’è la Strada (sterrata) del Vino e dei Sapori, che salverà il mondo o perlomeno lo ospiterà in poche camere, stabilendo idonei turni tramite portale. Anno nuovo, vita nuova? Speriamo. Nell’attesa mi consolo con un calice di buon “Classese” di un’azienda sputafuoco fuoriuscita dal Consorzio. Tanti auguri!

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