Mercoledì, 21 Febbraio 2018

VALLE STAFFORA - "BACINI DI ACCUMULO? LO STAFFORA NON È GARDALAND"

"Gli interventi sull'alveo dello Staffora devono rispettare gli habitat naturali e l'idea di trasformare il torrente per sfruttarlo come risorsa energetica o parco divertimenti è ridicola e irrispettosa". La sezione vogherese di Legambiente interviene sul tema caldo dello Staffora. Parla degli imminenti lavori di manutenzione al greto e critica duramente il progetto dei bacini di accumulo realizzato dall’architetto Adriano Rosolen, che da anni giace nei cassetti della Regione e che alcuni vorrebbero vedere attuato per dare una "svolta" al destino del torrente. A parlare è il naturalista e membro del circolo Francesco Gatti.

Presto ci saranno interventi di pulizia e disboscamento all'alveo dello Staffora. Come la vedete?

"In passato abbiamo assistito a disboscamenti sulle sponde che evidentemente non erano funzionali alla messa in sicurezza dell'alveo ma piuttosto ad altro. Rimuovere ramaglie e tronchi in alveo o nelle zone di probabile inondazione può avere un senso, ma spianare il greto (distruggendo diversi habitat) trasformando il torrente in uno scivolo rettilineo in cui un'eventuale piena farebbe prendere velocità alle acque, beh questo no".

Nei cassetti della Regione giace invece da tempo un progetto per la realizzazione di 24 bacini di accumulo lungo il corso dello Staffora. Cosa ne pensa se venisse realizzato?

"Bisognerebbe in ogni caso ragionarci mettendo sul tavolo le varie competenze, esigenze, criticità, ma non dovrebbe mai mancare in questi casi la volontà di tenere conto anche degli aspetti naturalistici".

Chi si oppone sostiene che un simile intervento potrebbe essere troppo invasivo. Concorda? Oppure credete che uno Staffora "nuovo" potrebbe giovare a tutti come sostenuto dall'architetto Rosolen?

"Qual è lo Staffora 'nuovo'? Quello auspicato dall'architetto Rosolen è preoccupante, da una parte risorsa da sfruttare nonostante sia morente dall'altra parco giochi, come oramai tristemente e quasi universalmente vengono intesi gli ambienti naturali. Non si tratta di pensare allo Staffora come alla foresta Amazzonica ma per quello che è, un torrente appenninico con caratteristiche ecologiche e paesaggistiche di pregio proprio perchè (a tratti e quasi miracolosamente) è rimasto naturale. Come si vuole che sia un torrente? Un taboga libero da ogni erba, pianta, ghiaia privo di vita vegetale e animale da usare esclusivamente per produrre energia e come parco divertimenti per sport adrenalici? Credo che il concetto di corridoio ecologico sia un tantino differente... non si deve parlare di uno Staffora nuovo ma di una nuova mentalità di convivenza con il torrente: nel costruire (o meglio ancora nel non costruire più), nel non considerarlo un ribelle da incatenare e svilire per ricavarci qualche quattrino camuffando intenzioni di convenienza (per pochi) economica sotto la parola sicurezza che ai giorni nostri giustifica qualsiasi cosa".

Non vedreste quindi di buon occhio l'utilizzo dell'acqua dello Staffora per la produzione di energia elettrica?

"Appare un paradosso viste queste ultime annate siccitose. Lo Staffora è un rigagnolo e ciononostante si ha la pretesa di utilizzare le sue (pochissime) acque per produrre energia elettrica e per irrigare i campi? E con il rispetto del deflusso minimo vitale come la mettiamo? Esiste una legge che obbliga a garantirlo, la soluzione fino ad ora è stata semplicemente quella di infischiarsene, tutti chiudono uno o anzi due occhi e se il deflusso minimo non c'è... beh, pazienza... in barba alla legge".

Che tipo di soluzione auspichereste per il bene dell'ecosistema?

"Evitare appena possibile di intervenire sul torrente e ripensare invece alla qualità dell'antropizzazione... Rosolen dice che lo Staffora è antropizzato da 2000 anni, ma non considera che in 2000 anni gli effetti di questa antropizzazione sono cambiati notevolmente. Sarebbe il momento di rivedere il nostro modo di convivere con i fiumi e gli architetti dovrebbero pensare a realizzare ponti che sappiano far fronte e resistere senza danni a una piena. Una mezza pienuccia a momenti si è portato via il ponte di salice... sì è vero, ma di chi è la colpa? Dello Staffora? O di chi ha realizzato quel ponte di marzapane? Gli architetti ripensassero al nostro modo di costruire vicino a un fiume, a non invaderne le pertinenze salvo poi lamentarsi se il fiume saltuariamente se ne riappropria".

Dal punto di vista naturalistico quali biodiversità si trovano nel torrente?

"C’è ad esempio il gambero di fiume autoctono che è un presenza di rilevante interesse a livello europeo ed è solo uno dei tanti elementi di pregio, tra cui sicuramente la comunità di pesci in generale (con lasca e vairone in primis) e tutta la fauna e la flora che gravitano per varie ragioni attorno all'ecosistema staffora. Il corso del torrente ospita una ricca comunità di libellule, farfalle (quasi 100 specie!), uccelli (oltre le 100 specie!), rettili (con specie di importanza comunitaria) e anfibi. Faccio notare che quando si parla del greto del torrente si usano termini impropri come 'erbacce' o 'stato brado'. Quelle che chiamate erbacce sono parte della base su cui poggia l'intero ecosistema. un giardiniere userebbe quel termine, ma il contesto in cui egli opera è un tantino diverso. Stato brado poi è più che fuori luogo, è una totale mancanza di onestà intellettuale. Lo Staffora non è la foresta Amazzonica ma meno ancora deve essere considerato come una sorta di parco dei divertimenti alla Gardaland".

L'attuale situazione di incuria non reca quindi un danno dal punto di vista naturalistico?

"Per prima cosa è il termine incuria che pone la questione in modo errato. Ribadisco che non si tratta di un giardino privato o di un parco giochi. piante schiantate, meandri, pozze di acqua ferma rappresentano o costituiscono in consociazione degli habitat indispensabili alla biodiversità in senso ampio. Questo è l'abc dell'ecologia, ma in Italia siamo fermi prima, all'asilo, e questi concetti sono assenti dal nostro bagaglio culturale. Questo complica le cose e rende facile per alcuni esprimere pareri e sentenze pur non sapendo nulla dell'argomento".

Non crede che lo Staffora possa essere una base su cui far ripartire il turismo? E se sì in che modo?

"Quando si parla di turismo si fa molta demagogia! L'architetto Rosolen parla di canoe ma chiunque abbia una minima frequentazione dello Staffora penso si faccia una grassa risata all'idea. Dobbiamo credere che la realizzazione di centraline trasformi un torrente al collasso idrico in un impetuoso corso d'acqua in cui fare rafting? Un progetto ecoturistico c'è già, da tempo, e si chiama green way. sarebbe bene completare quel progetto e permettere ai visitatori di muoversi in modo sostenibile in un vero ambiente naturale, non in una sorta di parco pubblico, potendo osservare fiori e animali, di paesaggi 'veri' e selvaggi... non è una parolaccia quest'ultima, tutt'altro. una speranza ecoturistica per il futuro deve essere sostenibile sotto tutti gli aspetti, il biowatching per esempio può essere una carta da giocare anche all'estero e la 'materia prima' necessaria per realizzare e vendere questo "prodotto" sono gli animali e le piante di cui sopra".

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