Martedì, 21 Novembre 2017

STRADELLA - "L'IDEA È NATA PER OFFRIRE UNA POSSIBILITÀ DI CRESCITA E DI SVAGO AI RAGAZZI DI STRADELLA"

Recentemente presso il Teatro Sociale di Stradella, si è svolta l'opera teatrale "Moby Dick-La balena bianca", uno spettacolo di beneficenza, promosso dalla Croce Rossa di Stradella. L'Intervista si rivolge  a Giuseppe Marino, psicologo di Stradella, che ha coordinato il progetto e scritto la sceneggiatura teatrale, ispirata al celebre romanzo "Moby Dick" (Herman Melville,1851) e che ha interpretato il ruolo del capitano Achab.

Innanzitutto, da cosa è nata l’idea di un progetto teatrale in collaborazione con la croce rossa di Stradella?

"L'idea di un progetto di teatro è nata per offrire una possibilità di crescita e parallelamente di svago ai ragazzi di Stradella e dintorni, un'occasione differente dalle opportunità canoniche che concede la zona. L'obiettivo era quello di creare un laboratorio esperienziale, per conoscere meglio se stessi e mettersi in relazione con gli altri. C'è molta formazione psicologica nel progetto e l'ossatura dell’attività si è basata soprattutto sull'educazione di quelle competenze trasversali (come ad esempio comunicazione, leadership, problem solving ecc..) che spesso vengono date per scontate e sono invece sempre più importanti all'interno di una società come la nostra. Il teatro si è rivelato un ottimo mezzo per intersecare divertimento e crescita personale, introspezione e dinamiche di gruppo". 

Quali altre associazioni (o compagnie teatrali) hanno collaborato alla realizzazione del  progetto?  

 

"Croce Rossa Italiana ha supportato il progetto: gli obiettivi umanitari che persegue l'Associazione si riallacciano bene all’intento del teatro. Siamo stati anche aiutati da tanti colleghi e professionisti: in particolare tengo a ricordare la Compagnia Teatrale di Pavia 'Tra il Dito e la Luna', il loro entusiasmo e la loro passione hanno influenzato positivamente il nostro gruppo. E ancora, Francesca Cavicchioli, artista terapista laureatasi all'Accademia delle Belle Arti di Brera che ci ha proposto durante il percorso una splendida lezione di ricerca interiore tramite alcune tecniche ed esercizi creativi e stimolanti. Infine e prima di tutti, Domenico Pinardi, che ha realizzato i costumi e le scenografie e ha seguito interamente il percorso teatrale... è insomma da sempre, parte dell'equipaggio del Pequod".

Quanto tempo è stato dedicato all'elaborazione dell'intero percorso teatrale e laboratoriale, che si nasconde, solitamente, dietro questo genere di Teatro?

"Il progetto nasce nel Novembre 2016. Da lì fino a Gennaio abbiamo lavorato molto su noi stessi; come ho detto, l’intento principale dell’esperienza non era quella di portare in scena Moby Dick, ma di offrire ai ragazzi l’opportunità di uno spazio settimanale di crescita e confronto. Ho puntato molto sulla creazione di un clima coinvolgente e allo stesso tempo ricco di stimoli spendibili anche nella vita di tutti i giorni. La realizzazione effettiva della sceneggiatura ha richiesto più o meno 4 mesi, da Febbraio a Maggio, in cui comunque abbiamo sempre considerato primariamente l'aspetto ludico-didattico degli incontri".

I ragazzi che ne fanno parte, avevano già avuto esperienze teatrali in passato? Fanno tutti parte del comitato di croce rossa di Stradella?

"I ragazzi che hanno fatto parte del laboratorio di teatro sono giovani di Stradella e paesi limitrofi. Il gruppo è molto eterogeneo sia per età, che per stile di vita. Non tutti, inoltre, sono volontari e fanno parte del Comitato di Croce Rossa di Stradella; la partecipazione al progetto era gratuita e aperta a chiunque fosse interessato. Questa formula ha arricchito in modo significativo gli incontri, permettendo di avere un gruppo di ragazzi molto diversi tra di loro. Impegnarsi sul confronto e sulla ricerca di metodi e strumenti comuni, relazionali e strategici, è stato molto interessante. Credo che da questa esperienza portiamo a casa tutti qualcosa di concreto e autentico. Per fare i nomi dei partecipanti: Alessandro Goldin, Valerio Travini, Patrick Averis, Andrea Fulgheri, Franco Panfili, Andrea Genta, Mattia Grossi, Fabio Magrotti, Gerardo Innarella, Elisabetta Maria Sanguinetti, Jennifer Guidolin, Giulia Aldeni, Marta Zambianchi, Federica Tosca, Luca Salviati".

Lei ha scritto la sceneggiatura teatrale, oltre ad avere interpretato il ruolo del capitano Achab; che cosa ci puoi dire di questo lavoro di adattamento teatrale di un'opera letteraria molto famosa e amata, ma anche complessa: a cosa si è ispirato?

"Moby Dick è un testo affascinante e molteplice. Ho scelto di utilizzare per questo laboratorio il capolavoro di Melville perché credo si adatti a più chiavi di lettura e raggiunga le coscienze di molti. Provo a spiegarmi, in un'interpretazione semplice del testo, chiunque può cogliere la grinta e la risolutezza di un equipaggio che si lancia nella spietata caccia di un enorme mostro marino. In realtà, ci sono interpretazioni più profonde, in cui Moby Dick è il male che risiede dentro ognuno di noi; oppure l'idea che la balena bianca altro non sia che una delle tante sfaccettature che compongono l’uomo, una specie di alter ego da cui non ci si può scindere: pena è la morte dell’essere umano. La bellezza di questo racconto, a cui sono particolarmente affezionato, mi sembrava particolarmente vicina all'approfondimento del tema dell’introspezione individuale che ha accompagnati per l'intero laboratorio".

Quali sono, infine, le considerazioni finali a questo progetto? Lo spettacolo ha quasi gremito l'intero teatro, il pubblico sembrava coinvolto e anche colpito dalla vostra interpretazione: vi potete considerare soddisfatti del vostro lavoro?

"Se al pubblico è piaciuto, siamo soddisfatti: la rappresentazione a teatro aveva l'intento di trasportare in scena quello stile di confronto e coinvolgimento che ha caratterizzato l'intero progetto. Lo spettacolo era decisamente interattivo e l'esito positivo non era così scontato. E invece sembra proprio che ci siamo riusciti! La morale è che quando un gruppo lavora bene, non solo raggiunge l'obiettivo, ma spesso lo supera di molto".

Continuerete a recitare e a proporre nuovi spettacoli a Stradella?

"Proporremmo ancora un paio di volte la rappresentazione: il 22 Giugno saremo a San Donato Milanese. A Settembre probabilmente Moby Dick mostrerà per l’ultima volta la sua mascella deforme, la sua fronte rugosa e la groppa crivellata di ramponi. Poi si inabisserà per sempre. Come qualsiasi libro, anche il romanzo di Moby Dick ha un inizio ed una fine. Credo che all'intero gruppo questo percorso lasci una particolare e nuova consapevolezza e spero abbia contribuito alla crescita personale di ogni singolo partecipante. Per il futuro? Non è detto che dalla libreria non faccia capolino un altro titolo da palcoscenico, ma attualmente i ragazzi hanno ancora addosso il sapore della salsedine e soprattutto, la voglia di lavorare ancora su se stessi".

 

giift

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