Martedì, 22 Agosto 2017

OLTREPO PAVESE - CALCIATORE E STUDENTE O STUDENTE E CALCIATORE? "IL MIO PERCORSO SCOLASTICO HA INFLUITO SUL MIO COMPORTAMENTO IN CAMPO"

La moglie Ilary regala un libro a Francesco Totti, lui lo apre e legge: "Sommario...Piacere, sò Francesco!" Le storiche barzellette sui carabinieri sono state via via soppiantate da quelle sui calciatori, su Francesco Totti le barzellette sulla sua presunta impreparazione culturale si sprecano, ma qualcosa si muove sotto la cenere delle parole sbagliate dell'inno di Mameli cantate da alcuni calciatori durante le partite della nazionale. Come si fa a portare avanti una carriera sportiva e al contempo avere risultati universitari degni di questo nome? In molti affermano che non è possibile e che ad un certo punto della vita di ciascuno ci si ritrova davanti a un bivio: studio o faccio sport? Nulla di più falso secondo Riccardo Franchini, classe 1998, di Retorbido. Attaccante del Pavia e studente universitario iscritto al primo anno di economia e commercio. Attitudine sportiva e scolastica, il connubio perfetto per ottenere ottimi risultati. Il suo futuro lo vede legato al mondo del calcio, per un verso o per l'altro, da giocatore oppure da procuratore.

Quando è scoppiata la passione per il calcio?

"Da subito, da quando ho iniziato a muovere i primi passi. Mio padre è un grande appassionato e insieme a lui ho guardato le mie prime partite e dato i miei primi calci al pallone. All’età di sei anni ho iniziato a giocare nella mia prima squadra: il Retorbido".

Dopo il Retorbido?

"Dopo aver giocato per tre anni al Retorbido, durante il mio ultimo anno, questa squadra, si è unita al Bressana e l’anno successivo ho iniziato il mio percorso al Pavia, all’età di nove anni, era il 2007".

Non deve essere stato facile per un bambino andare ad allenarsi a Pavia facendo le scuole elementari. Quanti allenamenti faceva a settimana?

"Per il periodo della scuola elementare due allenamenti a settimana, più il sabato la partita. Alle scuole medie gli allenamenti sono diventati tre, precisamente dalla seconda media".

Ha avuto problemi nel suo percorso scolastico dovendo dedicare molto tempo agli allenamenti, considerando la distanza tra Pavia e Retorbido?

"Ero molto piccolo quando ho iniziato a Pavia, un mondo nuovo, molto diverso dalla piccola realtà di paese, un'ulteriore difficoltà. In contemporanea c'è stato il salto dalle elementari alle medie, e questo ha fatto si che io abbia dovuto sviluppare un metodo di studio diverso, la mole di lavoro è aumentata e avevo meno tempo rispetto agli altri miei compagni, dovevo focalizzarmi senza perdite di tempo".

Dopo le medie, pur continuando a giocare a calcio ha scelto una scuola abbastanza impegnativa il Liceo Scientifico e ha scelto di frequentarlo a Voghera. Inoltre doveva effettuare quattro allenamenti a settimana a Pavia, perché ha scelto il liceo a Voghera e non a Pavia?

"Per il fatto che diversi miei compagni delle medie si erano iscritti a Voghera al Liceo Scientifico e quindi ho preferito seguire i miei compagni, in realtà non avevo preso in considerazione il fatto di andare a scuola a Pavia".

È stata una scelta  di cuore legata ai suoi amici. Ha più amici legati alla sua infanzia o legati alla sua vita calcistica?

"I miei amici per la maggior parte sono legati alla mia infanzia, con i quali ho mantenuto i rapporti durante gli anni, ed è stato più facile rispetto alle amicizie legate all'ambiente calcistico. Molti miei compagni di squadra venivamo da città diverse, molti dei quali da Milano, e quindi mantenere un rapporto d’amicizia al di fuori del campo era complicato. Nonostante questo ho mantenuto i contatti con molti  compagni che non giocano più con me".

Durante i 5 anni di liceo, quali sono state le maggiori difficoltà nel suo percorso scolastico?

"Il mio percorso scolastico è stato bello, ma complicato… la mole di lavoro era sempre maggiore, la maggior parte delle volte dovevo studiare la sera dopo gli allenamenti. Uscivo da scuola, mangiavo in stazione, andavo ad allenamento, tornavo in treno alle 7 di sera e poi andavo a casa a studiare. La difficoltà principale sono stati gli orari e la scuola non ti aiuta sempre a conciliare lo studio con il tuo allenamento. Alcuni professori penalizzavano il mio 'fare sport agonistico' mentre altri cercavano di valorizzarmi e di aiutarmi".

Non ha mai avuto momenti di scoramento, in cui ha pensato "o mollo la scuola o  mollo il calcio"?

"Alcuni periodi li ho avuti, i primi mesi della terza superiore sono stati complicati. Mi era passata la voglia e ho avuto difficoltà nel riprendere il cammino scolastico, ma non ho mai pensato di mollare il calcio. Comunque sono riuscito a riprendermi continuando a giocare a calcio ed ha concludere l’anno con discreti risultati".

Quanti allenamenti o partite ha saltato per motivi di studio?

"Qualche allenamento, soprattutto il secondo anno di superiori, partite mai. Poi crescendo sono riuscito a sopperire alla mancanza di tempo, sono riuscito ad organizzarmi fino ad arrivare a non dover saltare nè allenamenti nè partite per motivi scolastici. Lo sport mi ha aiutato molto, perché nello sport alleni il fisico e la mente a non mollare mai ed a superare le difficoltà. Questo tipo di imprinting mi ha aiutato ad andare avanti come nel calcio anche nello studio a non mollare mai".

Durante gli anni del liceo ha avuto tanti compagni di squadra, quanti hanno continuato a studiare e invece quanti hanno smesso per dedicarsi solo al calcio?

"Ci sono stati alcuni miei compagni di squadra che hanno abbandonato la scuola a metà delle superiori per provare a sfondare nel mondo del calcio, però la maggior parte hanno provato a portare a termine i propri studi, magari qualcuno ha perso un anno, ma l’intenzione era quella di portare a termine almeno le superiori".

Una buona formazione scolastica è stata d’aiuto nel suo percorso sportivo nel comprendere e nel capire in campo come comportarsi e cosa fare per ottenere risultati migliori?

"Il mio percorso scolastico ha influito sul mio comportamento in campo, avere una mente allenata, avere apertura mentale ti porta dei vantaggi e ti aiuta a comprendere come comportarti in determinate situazioni tattico-sportive. Forse chi non ha questo tipo di apertura, che alcune materie possono dare, non riesce a trarne vantaggio. Per esempio quando hai possesso palla riesci a capire qual è la soluzione migliore  o quale movimento fare per smarcarti dall’uomo e quale spazio sia più opportuno attaccare".

Dopo il liceo l’università. Nel contempo pur essendo molto giovane Lei è entrato in pianta stabile nella squadra titolare del Pavia. Ha avuto dei dubbi sul continuare a studiare oppure no?

"Dopo le vicende societarie che sono accadute nel corso dell’estate a Pavia, il fallimento della società e la ripresa dell’attività non più in ambito professionistico, ma tra i dilettanti, non ho avuto dubbi nel proseguire anche il mio percorso scolastico iscrivendomi all’università. Nonostante ciò le difficoltà inizialmente non sono mancate, però ora sono convito del percorso che ho intrapreso e voglio portarlo a termine".

Quanti frequentano l’università e quanti sono laureati tra i suoi compagni di squadra?

"Diversamente dal settore giovanile la maggior parte dei miei compagni dopo le superiori non hanno proseguito il percorso scolastico. In squadra siamo in quattro o cinque che frequentiamo l’università, due dei quali stanno conseguendo la laurea triennale, mentre un altro ragazzo ha iniziato quest’anno il primo anno di università".

Ad un ragazzo di 14 anni che gioca a pallone a livello professionistico o semi professionistico, il suo consiglio qual è?

"È quello di portare a termine gli studi perché il mondo del calcio non ti assicura un futuro al 100%. Quindi il mio consiglio è di conseguire almeno un diploma e se ha la possibilità di proseguire e di intraprendere un percorso di laurea senza lasciare lo sport che gli piace".

Lei frequenta economia e commercio, quando avrà terminato il suo percorso universitario e la carriera da calciatore si vede più commercialista o allenatore?

"Onestamente ora come ora no so dare una risposta precisa, in questo momento il ruolo di allenatore non è ciò che vorrei fare dopo aver smesso di giocare, mi vedo più nell’ambito economico magari come procuratore".

Arrivando alla prima squadra ha avuto modo di conoscere sempre più gente e sempre più di alto livello, coinvolta professionalmente nel mondo del calcio. Ritiene che la preparazione culturale, nel mondo del calcio,  sia sufficiente o deficitaria?

"Secondo me nel mondo del calcio manca certamente e per molti aspetti una preparazione culturale di alto livello, ma questa situazione sta migliorando di giorno in giorno e devo dire che moltissime persone che frequento professionalmente, dal punto di vista sportivo, mi hanno piacevolmente sorpreso sotto questo punto di vista".

Ognuno di noi ha un sogno nel cassetto, dal punto di vista sportivo e lavorativo, il suo qual è?

"Dal punto di vista sportivo il mio obbiettivo è quello di poter trasformare la mia passione in un lavoro, oppure quando avrò finito la mia carriera da calciatore rimanere sempre in ambito calcistico, magari come dirigente di qualche squadra o come procuratore".

Ha un fratello più piccolo che gioca a calcio e gioca bene, prenderebbe la sua procura?

"Sì, la procura la prenderei però solamente quando avrà raggiunto la prima squadra, secondo me quando sei in un settore giovanile l’importante è divertirsi e imparare a giocare a calcio senza avere pensieri. Oggi giorno il mondo del calcio è pieno di questi personaggi che prima guardano al proprio interesse e poi a quello del giocatore".

 

  1. Primo piano
  2. Popolari