Martedì, 26 Settembre 2017

Crescono le firme dell'8 per mille dell'Irpef a favore dei buddisti mentre calano quelle destinate alla Chiesa cattolica. E' quanto evidenzia l'Unione degli Atei e degli Agnostici Razionalisti (Uaar) tra i dati diffusi dal Ministero dell’Economia e delle Finanze relativi alla dichiarazione dei redditi del 2014 (redditi 2013). "La Chiesa cattolica deve contare su 45mila contribuenti in meno", dice all'Adnkronos Adele Orioli, responsabile iniziative legali e portavoce dell'associazione Uaar precisando che "a prescindere dalle preferenze, assistiamo innanzitutto a un calo dei contribuenti. Una realtà, questa, da tenere a mente in quanto specchio di un'Italia più povera".

A rigor di logica, le firme alla Chiesa cattolica scendono per un insieme di fattori, spiega l'Uaar, non solo perché sta pian piano mutando il paesaggio religioso nel nostro Paese con un incremento dei seguaci di altre confessioni e meno credenti cattolici. Sotto accusa c'è soprattutto il "sistema perverso, più volte condannato dalla Corte dei conti" dell'8 per mille.

"Sicuramente qualcosa sta cambiando man mano che aumentano i destinatari", commenta Orioli ricordando il funzionamento "poco chiaro" dell'8 per mille, "una tassazione che, a differenza del 5 per mille, è obbligatoria quando invece dovrebbe essere una scelta libera e volontaria".

E' ovvio, "che aumentando il novero dei possibili destinatari - sottolinea la portavoce dell'Uaar - ci sia necessariamente un'erosione delle firme alla Chiesa cattolica. Che subisce, in quanto maggiore destinataria, una doppia ripercussione". Non solo, dunque, quella diretta conseguenza del più ampio panorama di scelte ma anche quella indiretta dovuta "al meccanismo dell'8 per mille con il calcolo delle quote inespresse". Se, infatti, il contribuente non firma per nessun destinatario i soldi non vanno alla Stato ("come in tanti, male informati, pensano") ma ripartiti in proporzione alle altre scelte. "Questo significa che se si allarga la platea dei destinatari diminuisce drasticamente quella parte di inespresso che viene poi riassegnata in funzione delle scelte". Compresa la quota che andrebbe alla Chiesa.

Facciamo due conti: "attualmente il 37% dei contribuenti sostiene la Chiesa ma la cifra finale che si aggiudica è pari all'80% dei fondi". L'Uaar osserva che il calo delle firme alla Chiesa cattolica registrato quest'anno "potrebbe rivelarsi duraturo".

"Il Mef - spiega il segretario dell'Uaar Stefano Incani - ha diffuso dati e cifre relativi anche alle ripartizioni future, che se confermati indicherebbero un trend interessante. Se nel 2014 sono stati 15.180.978 i contribuenti a scegliere di destinare l’8 per mille alla Chiesa (l’anno precedente erano stati 15.226.291), nel 2015 questa cifra si attesterebbe a 14.410.554 e nel 2016 a 13.944.967".

"Tra i dati diffusi dal Mef - afferma il segretario Uaar - quello che più salta agli occhi è il boom dell'Unione buddhista italiana, entrata nell'elenco dei destinatari, insieme all’Unione induista italiana, proprio nel 2014: 71.997 contribuenti l'hanno scelta, facendola balzare al quarto posto come firme e come fondi incassati, pari a 4.861.164 euro".

Novità della dichiarazione dei redditi 2017 (anno di imposta 2016) è che possibile destinare l'8 per mille anche all'Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai (Ibisg). Per l'Uaar l’accesso della Soka Gakkai tra i destinatari "è tra l’altro di particolare importanza dato che si tratta di un istituto filosofico qualificato come ente religioso: praticamente ciò cui puntava l'Uaar con la richiesta di intesa con lo Stato avanzata negli anni passati e respinta a ragione del fatto che non siamo una religione". Ora, "tirare le somme su una crescita dei buddisti è ancora presto, lo sapremo tra qualche anno", spiega Adele Orioli. Quel che è certo è che la corsa al tesoretto diventa ancora più competitiva.

"Ad ogni modo, noi ci auguriamo che negli anni a venire si verifichi non tanto una diminuzione delle firme alla Chiesa cattolica ma - anche in virtù delle condanne da parte della Corte dei conti - che si giunga a un ripensamento dell'8 per mille, quantomeno attraverso l'abolizione delle quote inespresse".

 

Andare in pensione, per chi è nato dal 1980 in poi, rischia di trasformarsi in una corsa senza fine. Uscire dal mondo del lavoro in tempi ragionevoli, per questa generazione, potrebbe equivalere al raggiungimento di 73,5 anni. E' questo lo scenario che si prospetta per tutti coloro che oggi hanno meno di 37 anni, stando alle ipotesi di Stefano Patriarca, consigliere economico della presidenza del Consiglio, emerse durante il seminario del Pd 'Non è una pensione per giovani - Rapporti tra generazioni e riforma del sistema previdenziale', andato in scena al Nazareno la settimana scorsa.

Nel corso del suo intervento, Patriarca ha illustrato anche l'ipotesi di una pensione contributiva minima di 650 euro mensili per chi ha 20 anni di contributi. Ma quali sono le prospettive di pensionamento per chi oggi ha meno di 37 anni?

TRE IPOTESI - La generazione di quelli nati dopo il 1980 nel 2050 potrà optare, sostanzialmente, per tre soluzioni. La prima è l'accesso a una pensione contributiva anticipata a 66 anni e 5 mesi (se si matureranno 20 anni di contributi e un importo inferiore a 2,8 volte l'assegno sociale). La seconda opzione analizzata dall'economista riguarda invece la pensione di vecchiaia. Per accedervi, si dovranno maturare almeno 20 anni di contributi e avere un'età minima di 69 anni e mezzo. Inoltre, i nati dopo il 1980 dovranno aver maturato un valore di pensione non inferiore a 1,5 volte l'assegno sociale. La terza strada percorribile dalle generazione post 1980 è quella della pensione posticipata, che scatterebbe a 73,5 anni (con un valore di pensione inferiore a 1,5 l'assegno sociale e meno di 20 anni di contributi).

GIOVANI, I PIU' SVANTAGGIATI - Gli effetti di questo sistema, spiega Patriarca, rischiano di diventare complicati. "I lavoratori che si collocano integralmente nel sistema contributivo - spiega l'economista - sono coloro che hanno contributi dal 1 gennaio 1996. La platea di riferimento può essere valutata attualmente attorno al 55-60% di tutti i lavoratori che si collocano tra i 40 e i 45 anni di età". Insomma, come rimarca l'economista, i lavoratori più giovani sembrano essere i più svantaggiati, poiché hanno un sistema "sostanzialmente diverso da quello per il quale pagano attualmente i contributi".

Quanto ai tassi di sostituzione del contributivo, ossia il rapporto tra la prima annualità della pensione e l'ultimo reddito annuo che precede il pensionamento, per un giovane che ha di fronte a sé una carriera "media", sono vicini a quelli del sistema contributivo. Ad esempio, se un giovane di 35 anni andasse in pensione attorno a 68 anni, il suo tasso di sostituzione sarebbe del 72% circa, "vicino a quello dell'attuale sistema contributivo che è del 75%". Inoltre, per chi è nato dopo il 1980 non sarebbe più prevista l'integrazione al minimo, ossia la prestazione riconosciuta a chi ha una pensione molto bassa e che per il 2017 equivale a circa 502 euro mensili.

LE SOLUZIONI - "L'elemento più critico - sottolinea Patriarca - non è il tasso di sostituzione, equiparabile a quello delle pensioni nel sistema retributivo, ma l'innalzamento dell'età di godimento della pensione, ineluttabile in rapporto alle speranze di vita". Quali soluzioni potrebbero essere dunque adottate per avere un sistema previdenziale più adeguato ai giovani? Oltre alla revisione della pensione figurativa, e allo studio di un fondo di solidarietà "per sostenere le basse contribuzioni" e "colmare i vuoti contributivi", l'economista cita anche la gestione dell'età di pensionamento e l'ipotesi dell'assegno minimo di 650 euro mensili per chi ha 20 anni di contributi.

 

Dalla prima richiesta di informazioni su un mutuo fino all’effettiva erogazione ci vogliono in media 134 giorni. E' la stima elaborata da Facile.it e Mutui.it, che hanno analizzato circa 1.800 pratiche dal 1 gennaio al 30 giugno. Esistono differenze importanti nei tempi sia in base alla tipologia di mutuo richiesto, precisa la ricerca, e si oscilla fra i 115 giorni del finanziamento per liquidità ai 140 di quello legato alla surroga, in assoluto il più lento. Conta anche, proseguono le due società, la regione in cui si presenta la richiesta di mutuo. Secondo i dati, se si osservano le sole pratiche legate all’acquisto della prima casa, la regione in cui gli aspiranti mutuatari devono aspettare più a lungo è l’Umbria con un tempo medio, fra la prima richiesta di informazioni e l’effettiva erogazione, di 153 giorni. Appena sotto la soglia dei cinque mesi la Sardegna ed il Piemonte (entrambe 147 giorni); sopra la media per liquidità anche Calabria (143 giorni), Puglia (139), Campania (138) e Lombardia (135). I mutuatari più fortunati sembrano essere quelli residenti nel Friuli Venezia Giulia, che attendono solo 94 giorni prima di entrare nella loro nuova casa. Alle loro spalle i richiedenti del Trentino Alto Adige (112 giorni), della Liguria (115) e del Veneto (120 giorni). La maglia nera in ambito provinciale è invece conquistata da Pisa che, con ben 204 giorni di media, è il posto in cui è stato necessario il tempo maggiore per arrivare alla conclusione dell’acquisto immobiliare tramite mutuo. Il primato per rapidità del Friuli Venezia Giulia si conferma anche a livello provinciale con Udine e Gorizia ai primi due posti della classifica delle province più veloci (82 ed 83 giorni in media). L’analisi dei due portali ha indagato anche le cifre richieste in media per acquistare la prima casa ed il rapporto fra valore dell’immobile ed importo del mutuo erogato. In base al primo parametro le richieste di importo maggiore sono state presentate in Trentino Alto Adige con valori appena inferiori ai 151.000 euro; a seguire nel Lazio (145.600 euro) e in Lombardia (134.750 euro). Sono però Sicilia e Campania le regioni in cui pare i mutuatari abbiamo maggiore necessità dell’aiuto della banca dal momento che la cifra che si richiede servirà a finanziare, rispettivamente, il 73% ed il 71% del valore dell’immobile. Infine, sul fronte degli stranieri che richiedono un mutuo per comprare casa nel nostro Paese, questi sono risultati sempre di più. Se per un italiano i tempi medi per concludere un acquisto con mutuo prima casa sono pari a 134 giorni, questo valore si abbassa a 117 se il richiedente ha nazionalità di uno stato europeo non aderente alla moneta unica né facente parte dell’Unione e a 104 se la sua nazionalità è extra europea. Il dato, spiegano Facile.it e Mutui.it, va considerato alla luce di forti differenze culturali; un cittadino straniero che sceglie di acquistare casa in Italia tenderà a rivolgersi all’Istituto di credito solo dopo aver effettivamente individuato l’immobile e questo riduce notevolmente i tempi. nche per quello che riguarda le cifre richieste, si evidenziano forti differenze; per un italiano in media 130.000 euro, 107.000 per un europeo non comunitario e 102.000 per un extra europeo.

 

 

"Siamo pronti a collaborare con le Regioni nel censimento dei danni e la verifica delle condizioni per dichiarare lo stato di eccezionale avversità atmosferica". Lo annuncia il ministro delle Politiche agricole, Maurizio Martina, circa la situazione di siccità in atto. Sono state attivate misure di contrasto all'emergenza: "sono 3 - spiega - gli assi di intervento: attivazione del fondo di solidarietà nazionale, aumento degli anticipi dei fondi europei Pac, 700 mln per il piano rafforzamento delle infrastrutture irrigue". "Siamo in campo - ha dichiarato il Ministro Martina in una nota - per tutelare i produttori agricoli che stanno subendo danni dalla prolungata siccità di queste settimane. Abbiamo sostenuto con forza l'emendamento approvato ieri al Senato per l'attivazione del Fondo di solidarietà nazionale. È un intervento necessario anche per le aziende non assicurate per consentire l'utilizzo di strumenti concreti come la sospensione delle rate dei mutui e dei contributi assistenziali e previdenziali. Siamo pronti a collaborare con le Regioni nel censimento dei danni e la verifica delle condizioni per dichiarare lo stato di eccezionale avversità atmosferica". Allo stesso tempo, ha rilevato il ministro, "abbiamo chiesto il via libera alla Commissione europea per aumentare gli anticipi dei fondi UE della politica agricola comune. Potremo così aumentare di oltre 700 milioni di euro le anticipazioni, portandole a 2,3 miliardi di euro a ottobre, e garantire più liquidità alle imprese agricole". Martina ha quindi sottolineato che si sta "andando avanti anche nel piano strategico per dare ai nostri territori infrastrutture irrigue migliori, più efficienti e con meno spreco di acqua. È un intervento necessario guardando al medio periodo e all'effetto che il cambiamento climatico sta producendo sempre più spesso sulle nostre produzioni". È un tema cardine, ha concluso, "che affronteremo anche in occasione del G7 agricoltura di ottobre a Bergamo, perché per tutelare gli agricoltori dalle crisi c'è bisogno di strumenti nuovi e più efficaci". Il ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali mette in campo un Piano a tutela degli agricoltori contro l'emergenza siccità. E' quello che mette in campo  e si compone di varie azioni: - ATTIVAZIONE FONDO SOLIDARIETÀ NAZIONALE: grazie ad un emendamento al DL mezzogiorno, approvato ieri in commissione bilancio al Senato, spiega il ministero, le aziende colpite dalla prolungata siccità e che non abbiano sottoscritto polizze assicurative potranno accedere ai benefici per favorire la ripresa dell'attività produttiva previsti dalla legge 102/2004. Le Regioni interessate possono deliberare la proposta di declaratoria di eccezionalità degli eventi atmosferici entro il 30 dicembre 2017. - AUMENTO ANTICIPO FONDI EUROPEI: il Mipaaf, per garantire maggiora liquidità alle imprese agricole, ha anche chiesto alla Commissione europea di: autorizzare l'erogazione di anticipi almeno fino al 70% per i pagamenti diretti e almeno fino all'85% per il sostegno concesso nell'ambito delle misure a superficie dello sviluppo rurale; applicare una deroga sul greening che consenta agli agricoltori di utilizzare i terreni lasciati a riposo per il pascolo/sfalcio anche nei periodi in cui tale pratica è vietata. - 700 MILIONI DI EURO PER PIANO SU INFRASTRUTTURE IRRIGUE: come investimento strategico sul medio periodo il Mipaaf ha attivato un bando per migliorare le infrastrutture irrigue con una dotazione finanziaria di circa 600 milioni di euro e che verrà chiuso entro il 31 agosto. A questo si aggiunge un investimento di 107 milioni di euro su 6 opere irrigue già cantierabili e i cui lavori partiranno nei primi mesi del 2018.

 

È un'estate pesante, dal lato dell'occupazione, per il mondo bancario italiano. Nei primi sette mesi di quest'anno sono stati già definiti 17.500 esuberi.
Il dato emerge da una analisi dell'ufficio studi di First Cisl.
Si tratta di "un'ecatombe occupazionale", sottolinea il segretario generale, Giulio Romani. Il costo netto stimato per il sistema bancario è superiore ai 2 miliardi, escluse le uscite di Intesa Sanpaolo sostenute da 1,2 miliardi del Governo nell'ambito del salvataggio delle banche venete.

Si rafforza l’imprenditoria immigrata in Italia: in cinque anni l’area small business a titolarità straniera è cresciuta del 65%. Se nel 2010 i conti correnti intestati a imprenditori stranieri erano pari a 74.237, nel 2015 sono risultati 122.494, evidenziando un tasso di crescita medio annuo del 10,5%. Pari al 4,9% del numero complessivo di correntisti immigrati, i conti correnti con più di 5 anni di anzianità intestati a imprenditori stranieri rappresentano il 37% del totale (il 18% nel 2010), indice di una crescente stabilità del rapporto con la banca. Un conto corrente su tre è intestato a donne. È quanto emerge dall’indagine dell’Osservatorio Nazionale sull’Inclusione Finanziaria dei migranti, al termine del quarto anno di attività.

E la popolazione immigrata, annota ancora il rapporto, è sempre più attiva nel lavoro autonomo e nella piccola e media imprenditoria. "Un fenomeno complesso e in crescita quello delle imprese create da migranti in Italia, da inquadrare nel contesto più ampio della regolare presenza di stranieri sul territorio, e che si sta rivelando capace di contribuire all’economia del Paese", si legge.

"Dati interessanti" emergono sul fronte dell’imprenditoria a guida femminile, un fenomeno in crescita come confermato dal rapporto curato dal CeSPI. Le attività con imprenditrice al vertice rappresentano circa il 32% dell’area small business con titolare straniero (nel 2011 erano il 27%), registrando negli ultimi 4 anni tassi di crescita superiori (mediamente di 5 punti percentuali) rispetto alla media del segmento imprenditoria immigrata nel suo complesso.

In termini di distribuzione geografica il rapporto conferma, per quanto riguarda l’attività imprenditoriale, una maggiore concentrazione di conti correnti presso filiali bancarie nel Nord Italia (67%); il 23% dei correntisti imprenditori sono concentrati nel Centro, il 10% al Sud (in crescita rispetto al 6% rilevato nel 2011).

Dal punto di vista dell’identità nazionale, le comunità con maggiore incidenza dei conti small business sul totale dei conti correnti intestati a cittadini immigrati provengono da Cina (15,1%), Bangladesh (8,7%), Pakistan (8,3%), ed Egitto (4,4%). Tra il 2014 e il 2015, le comunità coi maggiori incrementi per titolarità di impresa provengono da Nigeria (+38%), Senegal (+37%), Bangladesh (+34%).

 

Basta poco per far scattare il redditometro. Sono diversi infatti i casi in cui si è rischio di accertamento fiscale e se si spende più di quanto si guadagna è facile diventare oggetto di attenzione da parte dell'Agenzia delle Entrate. Stipula di mutui troppo alti, frequenti viaggi in autostrada e persino l'acquisto di una polizza vita, sono alcuni dei 'segnali' di un divario troppo marcato tra reddito e spese effettuate che possono fornire al fisco l'occasione di controlli 'incrociati'.

Di fronte ad un mutuo troppo alto chiesto da chi dichiara un reddito basso, il redditometro potrebbe scattare da un momento all'altro e la conseguenza è che si deve dimostrare con quali soldi si intende far fronte alla rata prevista, come chiarito dalla sentenza 15399/17 della Corte di Cassazione. Attenzione quindi a non correre il rischio dell' 'autodenuncia' puntando con troppa leggerezza a case troppo costose per il nostro reddito perché si rischia di dover far fronte agli accertamenti dell'Agenzia delle Entrate.

Occhio anche ai viaggi troppo frequenti: se si possiede un Telepass, esso potrebbe rappresentare una fonte di accertamento fiscale, in quanto collegato al conto corrente. 'L'avvertimento', contenuto nella sentenza 9825/2017 della Corte di Cassazione, è che se si viaggia molto ma si dichiara poco, la cosa non quadra all'Agenzia delle Entrate che può dunque chiedere al contribuente "spiegazioni idonee a giustificare i viaggi". Si dovrà quindi chiarire per quali motivi e soprattutto con quali soldi si affrontano le relative spese.

Altra traccia inequivocabile per il fisco è l'acquisto di una polizza vita. Una recente sentenza della Corte di Cassazione - come riporta il sito di informazione giuridica laleggepertutti.it - chiarisce che l'acquisto potrebbe rappresentare un indizio di evasione per chi dichiara poco al fisco. Se i premi da pagare sono infatti troppo alti, non si spiegano le modalità di reperimento delle somme necessarie al pagamento da parte di chi dichiara un reddito basso. L'Agenzia delle Entrate potrebbe essere quindi indotta a pensare che si tratti di entrate in nero, cosa che il contribuente dovrà smentire provando la regolarità delle proprie entrate in sede di "contraddittorio preventivo" prima che scattino le procedure di accertamento.

 

Salvo imprevisti e colpi di scena, si avvicina l'approvazione del ddl Concorrenza in Senato. Rispedito a Palazzo Madama in quarta lettura dopo il via libera della Camera del 29 giugno scorso e passato nelle mani della Commissione Bilancio della quale si aspetta il parere, il testo sarà discusso nuovamente la prossima settimana e verrà approvato con le opportune modifiche con il voto finale dell'Aula fra il 1° e il 3 agosto prossimi, nelle ultime due sessioni utili prima della scadenza dei termini.

Tra le tante novità che saranno introdotte dal ddl una volta approvato, sono previsti sostanziali cambiamenti in tema di bollette di luce e gas. Nel ddl è infatti contenuto il diritto del consumatore alla rateizzazione delle maxi-bollette derivanti da problemi di fatturazione: in caso di bollette con alti importi derivate da ritardi o interruzioni della fatturazione (oltre che dalla prolungata indisponibilità dei dati di consumo), i fornitori di energia e gas saranno infatti obbligati a rateizzare le fatture. Inoltre, il ritardo massimo per i conguagli sarà portato da 5 a 2 anni. Attenzione però: se il conguaglio è imputabile a cause riconducibili al cliente, la rateizzazione salta.

 

Le assunzioni, nel settore privato, nei primi 5 mesi del 2017 "sono risultate 2.736.000, in aumento del 16%" su base annua. Lo rileva l'Inps, spiegando che "il maggior contributo è dato dalle assunzioni a tempo determinato (+23,0%), mentre sono diminuite quelle a tempo indeterminato (-5,5%)". Inoltre, sottolinea, "appare particolarmente significativa la crescita vigorosa dei contratti di lavoro a chiamata a tempo determinato" (+116,8%). Un boom che, spiega, può legato alla necessità di trovare "sostitutivi dei voucher", cancellati a marzo. "Nei primi 5 mesi del 2017 . spiega l'Inps - , nel settore privato, si registra un saldo, tra assunzioni e cessazioni, pari a +729.000", superiore a quello dei due anni precedenti (considerando il periodo gennaio-maggio). Il saldo annualizzato, la differenza tra assunzioni e cessazioni negli ultimi 12 mesi, risulta pari a +497.000. Un risultato che "cumula la crescita tendenziale dei contratti a tempo indeterminato (+21.000), dei contratti di apprendistato (+48.000) e, soprattutto, dei contratti a tempo determinato (+428.000)". Tra gennaio e maggio del 2017 si è registrata "un'ulteriore riduzione dell'incidenza dei contratti a tempo indeterminato sul totale delle assunzioni (25,9%) rispetto ai picchi raggiunti nel 2015 quando era in vigore l'esonero contributivo triennale per i contratti a tempo indeterminato" e per lo stesso periodo si registrava un 40,7% di nuovi contratti a tempo indeterminato. Praticamente, quindi, solo un'assunzione su quattro risulta stabile.

Dalle spese sanitarie allo school bonus, passando per i contributi a colf e badanti e il bonus mobili. Sono alcune delle spese che si possono scaricare dal 730, i cui termini per la presentazione, modificazione e integrazione telematica presso l'Agenzia delle Entrate scadranno il 24 luglio prossimo. Stesso termine previsto per Caf e altri intermediari abilitati, purché entro il 7 luglio scorso abbiano trasmesso almeno l'80% delle dichiarazioni a loro carico. Alcune delle spese che si possono scaricare nel 730 sono deducibili, ossia si deducono dalla base imponibile diminuendo di conseguenza il reddito che deve essere tassato. Altre invece sono detraibili, ossia si sottraggono direttamente dalle imposte o dalle tasse. SPESE SANITARIE - Si tratta di tutte quelle spese mediche sostenute dal contribuente, che vanno da quelle per i medicinali a quelle per le visite mediche specialistiche. E' possibile portarne in detrazione dall'Irpef il 19% per la parte eccedente l'importo di 129,11 euro. Ciò significa che la detrazione spettante è pari al 19% della differenza tra il totale della somma spesa e la franchigia di 129,11. Un discorso valido anche per le spese mediche sostenute all'estero. Tra le spese sanitarie scaricabili rientrano: le prestazione rese da un medico generico - incluse quelle di medicina omeopatica), l'acquisto di medicinali, anche omeopatici, da banco o con ricetta medica (per essere detraibile o deducibile, è necessario che la spesa sia documentata da fattura o dal cosiddetto 'scontrino parlante' con il codice fiscale dell'acquirente), le prestazioni specialistiche, analisi, indagini radioscopiche, ricerche e applicazioni, terapie, prestazioni chirurgiche, ricoveri per degenze o collegati a interventi chirurgici, trapianto di organi, cure termali. ASSICURAZIONI A TUTELA DI PERSONE CON GRAVE DISABILITA' -A decorrere dal periodo d'imposta 2016, per le assicurazioni aventi per oggetto il rischio di morte finalizzate alla tutela delle persone con disabilità grave, è elevato a euro 750 l'importo massimo dei premi per cui è possibile fruire della detrazione del 19 per cento. SCHOOL BONUS - Per le erogazioni liberali di ammontare fino a 100mila euro effettuate nel corso del 2016 in favore degli istituti del sistema nazionale d'istruzione è riconosciuto un credito d'imposta pari al 65 per cento delle erogazioni effettuate che sarà ripartito in 3 quote annuali di pari importo. SPESE ASILO NIDO - Per le spese sostenute dai genitori per il pagamento di rette relative alla frequenza di asili nido spetta una detrazione dall’imposta lorda pari al 19 per cento delle predette spese. L'importo massimo della spesa ammessa in detrazione è pari a 632 euro per ciascun figlio che frequenta l'asilo nido ed è ripartita tra i genitori in base all'onere da ciascuno sostenuto. SPESE PER LO SPORT DEI FIGLI FINO A 18 ANNI - Tra le spese ammesse nel modello 730 infatti compaiono anche le spese per attività sportive praticate dai ragazzi di età compresa tra cinque e diciotto anni. La detrazione spetta, nella misura del 19%, per l'iscrizione annuale e l'abbonamento ad associazioni sportive, palestre, piscine ed altre strutture ed impianti sportivi destinati alla pratica sportiva dilettantistica. La detrazione è calcolata su un ammontare massimo di spesa pari a 210 euro per ogni soggetto fiscalmente a carico. SPESE SCOLASTICHE - Tra le spese detraibili nel 730 rientrano anche le spese scolastiche non universitarie che quest'anno saranno detraibili con l'aliquota del 19 per cento su un importo massimo di 564 euro per l'anno 2016 per alunno o studente. Rientrano tra le spese detraibili quelle per la mensa scolastica, l'assistenza al pasto e il pre e post scuola, le spese per le gite scolastiche, per l'assicurazione della scuola e ogni altro contributo scolastico finalizzato all'ampliamento dell'offerta formativa, come ad esempio corsi di lingua o di teatro deliberati dagli organi d'istituto e svolti anche al di fuori dell'orario scolastico e senza obbligo di frequenza. CONTRIBUTI COLF E BADANTI - Il contribuente può portare a deduzione dal proprio reddito, una quota di contributi Inps versati per la colf, badante, baby sitter ecc. per un importo massimo di 1.549,37 euro anche quando i suddetti contributi, siano stati versati per il familiare non fiscalmente a carico. BONUS MOBILI - Per l'acquisto di mobili e grandi elettrodomestici è possibile usufruire di una detrazione 50% su una spesa massima di 10mila euro e del 50% per le ristrutturazioni edilizie. Una detrazione del 50% spetta anche sulle ulteriori spese sostenute, dal 6 giugno 2013 al 31 dicembre 2017, per l'acquisto di mobili e di grandi elettrodomestici di classe non inferiore alla A+. SPESE ARREDO MOBILI PER GIOVANI COPPIE - Alle giovani coppie, anche conviventi di fatto da almeno 3 anni, in cui uno dei due componenti non ha più di 35 anni e che nel 2015 o nel 2016 hanno acquistato un immobile da adibire a propria abitazione principale, è riconosciuta la detrazione del 50 per cento delle spese sostenute, entro il limite di 16.000 euro, per l'acquisto di mobili nuovi destinati all'arredo dell'abitazione principale. DONAZIONI A FAVORE DI ONLUS E ISTITUTI RELIGIOSI - E' possibile destinare l'otto per mille dell'imposta sul reddito delle persone fisiche ad alcuni istituti religiosi. Sono scaricabili anche donazioni per le Onlus.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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