Martedì, 26 Settembre 2017

è quanto rivelato da un'inchiesta della Commissione portata alla luce da Repubblica. Sotto la lente dipendenti pubblici e telefoni 'aziendali'. La commissione parlamentare su digitalizzazione e sprechi si è fatta mandare da Tim i dati sugli abbonamenti dei dipendenti della pubblica amministrazione. E ha scoperto qualcosa di davvero 'poco edificante'. Lo scrive oggi Repubblica in edicola. "Siamo sicuri che tra gli 840 dipendenti pubblici che hanno attivato l'abbonamento a "SexyLand" sul telefono di servizio, pagato coi soldi degli italiani, ci sia qualcuno che lo ha fatto per sbaglio" scrive il quotidiano romano. "E siamo anche ragionevolmente certi che tra i 665 funzionari, assessori e dirigenti statali che risultano abbonati a "Le porno Erasmus", ci sia chi è soltanto vittima di una truffa telefonica. Così come se andiamo a frugare tra i 564 abbonamenti attivati tra aprile e giugno di quest'anno a "Video hard casalinghi", i 12.000 abbonamenti a "Serie A Tim", i 630 a "Dillo alle Stelle" e i 260 a "Pronto a tavola", troveremo certamente chi ignora di avere questa roba nelle bollette. Ma che c'entra il televoto con l'uso del cellulare "per ragioni di servizio"? Cosa c'entrano le telefonate ai call center per i biglietti dei concerti, o le donazioni via sms addebitate allo Stato?". "Basterebbe fare i controlli sulle bollette, smettendola di complicare le norme, e non ci troveremmo di fronte a questo spreco", ha commentato a Repubblica il deputato del Pd Paolo Coppola, presidente della Commissione. Nell'articolo un lungo e dettagliato 'report' sui vizi dei dipendenti pubblici. La Commissione parlamentare d'inchiesta sulla digitalizzazione (e gli sprechi) dell'Amministrazione pubblica ha scoperto analizzando i 401.839 cellulari un quadro di "sciatteria e di consapevole sperpero". Sono a vedere quanto è stato speso, dal 2012 al 2017, per "chiamate a numeri speciali con addebito (i call center), per servizi di intrattenimento via sms e mms, per i servizi interattivi sulla Rete. Risultato: 7,7 milioni di euro sprecati. Una media di quasi due milioni all'anno, con picchi tra il 2013 e il 2015. "Non sono cifre che sconvolgono il bilancio di un Paese, ma dicono molto dei suoi costumi", scrive il giornale. Che poi si sofferma nella ricostruzione e nei dettagli davvero incredibili della vicenda. 

Nel 2017 sono aumentati gli studenti italiani rimandati a settembre, passati dal 22,3% del 2016 al 22,7% di quest’anno. Un esercito di ragazzi circa 671mila, se parliamo di scuole superiori, che in questi giorni stanno preparando gli esami di riparazione.  Secondo il portale  Skuola.net il 51% dei ragazzi si è già affidato o si rivolgerà nelle prossime settimane a un insegnante privato mentre il 49% prenderà altre strade. I corsi di recupero nelle stesse scuole sono ormai finiti tra la fine di giugno e l'inizio di luglio. Non resta dunque che affidarsi alle ripetizioni scolastiche. Un mercato che al 90% non viene dichiarato e che genera un giro d’affari che supera gli 800 milioni di euro, secondo la Fondazione Einaudi che nel 2016 ha presentato lo studio “Quanto vale il mercato nero delle ripetizioni scolastiche?”. I due ricercatori, Lorenzo Castellani e Giacomo Bandini, hanno sottolineato che la metà degli studenti delle scuole superiori dichiara di avvalersi di ripetizioni private oltre l’orario scolastico, nonostante gli studenti italiani siano tra i più impegnati al mondo per tempo dedicato ai compiti, allo studio a casa e alle lezioni di recupero. Per cercare di migliorare la situazione e sostenere il sistema scolastico, vengono stanziati fondi agli Istituti superiori per corsi di recupero ad hoc, ma i finanziamenti sono andati via via diminuendo, con un crollo nel 2016. Ed erano già pochi. Con risorse così esigue si riesce a garantire un fabbisogno minimo, cercando di economizzare durante l’anno per concentrare i fondi in estate per i ragazzi che vengono rimandati con uno o più debiti. Si organizzano così pochi corsi da dieci ore per circa 15/18 studenti, con un impatto irrisorio. Ecco allora il ricorso al privato. Tra le principali richieste figurano matematica, latino e greco e, in misura minore inglese. Sono queste le materie di indirizzo che possono far pendere l’ago della bilancia verso la bocciatura o la promozione. Solitamente è l’arrivo della prima pagella tra dicembre e gennaio a far scattare l’allarme. I professori a scuola non possono dare ripetizioni a nessuno studente dello stesso istituto, la famiglia si rivolge quindi al privato, in primis studenti universitari ma anche insegnanti di ruolo che lo fanno principalmente per arrotondare lo stipendio. Ci sono poi i docenti in pensione che mantengono in questo modo anche un legame con i giovani e con il mondo dell’insegnamento che non è facile da abbandonare dopo decenni passati in cattedra. Per le medie, c’è la figura del ‘tutor’, ragazzi solitamente universitari che seguono i giovanissimi nei compiti. Per un’ora di lezione privata in matematica, latino o greco, si va dai 18/20 euro applicato dagli studenti universitari ai 30/35 euro del docente di ruolo. Per l’insegnamento dell’inglese il prezzo scende ai 20/25 euro. Se la base minima è di un’ora a settimana, con una media di due ore, soprattutto se sono coinvolte più materie, c’è anche chi sceglie di fare un’ora e mezza per venire incontro allo studente sia in termini economici che per evitare perda troppo tempo negli spostamenti. Si tratta nella stragrande maggioranza dei caso di compensi esentasse, in nero. Per far fronte al fenomeno, ora che sono venuti meno i voucher, il governo ha proposto il ‘libretto famiglia che serve a pagare prestazioni occasionali per piccoli lavori domestici come pulizia, manutenzione, ma anche la baby-sitter, l’assistenza a bambini, anziani, ammalati, disabili e per lezioni private. Ogni buono del libretto è da dieci euro utilizzabile per prestazioni non superiori a un'ora. A carico del datore di lavoro i contributi alla gestione separata, il premio dell'assicurazione e gli oneri gestionali per un totale di circa due euro.

 

 

 

A chi non le conosce possono sembrare uguali. Piccoli rettangoli di plastica, utilissimi quando dobbiamo fare acquisti e non abbiamo dietro contanti. Ma anche per prenotare una vacanza o versare un assegno. Eppure, carta di credito e bancomat non sono la stessa cosa e non vengono utilizzate nelle stesse circostanze. La differenza tra le due carte di pagamento consiste sostanzialmente nel modo in cui viene addebitato il pagamento sul conto corrente del titolare.

La carta di pagamento, precisa il portale 'laleggepertutti.it' offre due servizi principali: il prelievo di denaro presso sportelli automatici e il pagamento senza ricorrere a contanti. Quando si usa la carta di credito, l'importo speso viene addebitato in un momento successivo rispetto a quello in cui si effettua il pagamento (in genere a scadenza mensile). Non a caso, la formula usata per indicare la carta di credito è 'pay later' (paga dopo). Ciò può anche avvenire a rate in caso di carta revolving: in sostanza, con questo tipo di carta, è come se il titolare avesse ricevuto in prestito dalla banca del denaro che poi restituisce a rate.

Il bancomat, invece, o carta di debito, è definita dalla formula 'pay now' (paga ora) perché non intercorre alcun lasso di tempo tra pagamento e addebito: in pratica, già nel momento in cui si pagano i propri acquisti, il relativo importo viene addebitato sul conto corrente del titolare. La carta di credito permette quindi di spendono dei soldi che, in realtà, ancora non abbiamo e che la banca preleverà dal nostro conto in un secondo momento, mentre con il bancomat si utilizza denaro già presente sul conto del titolare.

Cosa cambia? - Gli acquisti fatti con il bancomat non possono superare la cifra presente sul proprio conto corrente. La carta di credito offre invece la possibilità di spendere, a prescindere dalla disponibilità immediata sul conto, restituendo i soldi alla banca dopo un certo lasso di tempo. Inoltre, se il bancomat è concesso gratuitamente nel momento in cui si apre presso una banca il conto corrente, per la carta di credito occorre pagare una cifra aggiuntiva e anche per i prelievi di denaro è prevista una commissione.

Dove si possono usare? - Con la carta di credito è possibile comprare presso esercizi commerciali convenzionati, in Italia e all'estero attraverso i circuiti internazionali di pagamento come Visa, Mastercard, American Express), prelevare contante agli sportelli automatici convenzionati, fare acquisti, prenotazioni, abbonamenti e una serie di operazioni anche a distanza, semplicemente grazie al telefono a o internet, pagare in crociera, noleggiare un'auto e creare un account Paypal. Con il bancomat, invece, si possono versare denaro e assegni, ricaricare cellulari e carte prepagate, effettuare pagamenti presso esercizi commerciali che dispongono del servizio PagoBancomat. Non sempre, però, è possibile fare acquisti on line con il bancomat. Per questo serve un codice di tre cifre (il cosiddetto cvv) che viene richiesto dai siti per i pagamenti digitali e di cui una carta di debito non dispone, anche se alcune banche offrono, a pagamento, la possibilità di usare un bancomat abilitato agli acquisti online.

Meglio il bancomat o la carta? - Dal punto di vista della sicurezza, tra le due soluzioni, la carta bancomat è l'unica provvista di codice pin da digitare in fase di pagamento. È una garanzia in caso di furto o smarrimento e rende più difficile la clonazione. La carta di credito, invece, si usa semplicemente 'strisciandola' all'interno del pos e potrebbe comportare rischi maggiori. In realtà, nel caso di carta multifunzione (bancomat + carta di credito) la banda magnetica è la stessa e, di conseguenza, la clonazione è più facile. Il bancomat risulta senza dubbio la scelta migliore per chi ha bisogno di tenere il proprio saldo contabile sotto controllo, senza il rischio di andare in rosso o perdere la cognizione delle spese.

 

Il ritorno del tacito rinnovo per le Rc Auto aveva preoccupato non poco gli automobilisti. In realtà le cose non stanno proprio così e nel ddl Concorrenza, approvato qualche giorno fa, non si torna indietro rispetto al decreto-legge n. 179 del 2012.

Il tacito rinnovo infatti resta escluso per le Rc Auto e anzi viene esteso ai rami danni accessori e, quindi, alle sole polizze facoltative (come furto e incendio). Per le altre polizze danni resta invece il tacito rinnovo.

 

Calano gli sfratti, primo segnale che la fase più acuta della crisi economica è ormai archiviata. Ma la difficoltà a pagare gli affitti resta evidente, stando alle denunce dei proprietari: la metà, il 49%, lamenta mensilità non riscosse. E' quanto emerge da un'indagine dell'Adnkronos, con il contributo delle associazioni territoriali che rappresentano gli inquilini e i proprietari. Un dato che mostra comunque una leggera flessione rispetto al 52% registrato a gennaio scorso.

La situazione peggiora rispetto alla media nazionale in alcune aree del Sud, con Napoli e Palermo che arrivano a una quota di proprietari in credito vicina al 60%. Va meglio a Roma, 37%, e a Milano, dove la percentuale di proprietari che denuncia morosità si attesata al 22%. A scendere è la percentuale di controversie che arriva allo sfratto. Come, del resto, dimostrano i dati diffusi da Solo Affitti, rete immobiliare specializzata nelle locazioni, che ha incrociato i dati del Ministero dell'Interno sugli sfratti del 2016 con quelli del 2014. In media, in Italia nel 2016 si è registrato uno sfratto ogni 419 famiglie residenti. Soltanto due anni prima, nel 2014, se ne verificava uno ogni 334 famiglie.

L'anno scorso è stata Modena la provincia con la più alta incidenza di sfratti (1 ogni 172 famiglie residenti), seguita da Barletta-Andria-Trani (1 su 181 famiglie) e Pescara (1 su 219), mentre Oristano è stata quella dove nell'ultimo biennio la situazione è peggiorata di più: da uno sfratto ogni 1.825 famiglie a 1 ogni 498.

 

Nel 2017 la pressione fiscale ufficiale è attesa, secondo i calcoli dell’Ufficio studi della Cgia, al 42,5 per cento. Il peso delle tasse sui contribuenti italiani fedeli al fisco, invece, sarà superiore di oltre 6 punti: la pressione fiscale reale, infatti, è prevista al 48,8 per cento.

"Con un peso reale del fisco italiano tra i più elevati in Europa -afferma il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo - da un lato è difficile fare impresa e dall’altro chi lavora come dipendente percepisce uno stipendio netto pari alla metà di quanto costa al proprio titolare. Sia gli uni sia gli altri sono vessati da un fisco ingiusto ed eccessivo che, insieme alla burocrazia ottusa e snervante, continua a rappresentare il principale ostacolo alla ripresa economica del Paese".

Per quale ragione esiste questo differenziale tra i dati ufficiali e quelli realmente “sopportati” dai contribuenti onesti? Come è previsto a livello europeo, anche il nostro Pil, ricordano dalla Cgia, include l’economia non osservata ascrivibile alle attività irregolari. Secondo l’Istat, infatti, nel 2014 (ultimo dato disponibile) l’economia non osservata ammontava a 211 miliardi di euro (pari al 13 per cento del Pil): di cui 194,4 miliardi erano attribuibili al sommerso economico e gli altri 16,9 alle attività illegali.

In questa analisi, l’Ufficio studi della Cgia ha ipotizzato, molto prudenzialmente, che l’incidenza dell’economia sommersa e delle attività illegali sul Pil nel triennio 2015-2017 non abbia subito alcuna variazione rispetto al dato 2014. Ricordando che la pressione fiscale ufficiale è data dal rapporto tra le entrate fiscali ed il Pil prodotto in un anno, nel 2017 è destinata ad attestarsi al 42,5 per cento.

Se, però, dalla ricchezza del Paese (Pil) “rimuoviamo” la quota riconducibile al sommerso economico e alle attività illegali che, almeno in linea teorica, non producono alcun gettito per le casse dello Stato, il prodotto interno lordo diminuisce (quindi si “contrae” il valore del denominatore) e aumenta così il risultato che emerge dal rapporto tra il gettito fiscale e il Pil.

Pertanto, la pressione fiscale reale che grava su lavoratori dipendenti, sugli autonomi, sui pensionati e sulle imprese che si comportano correttamente nei confronti del fisco è superiore a quella ufficiale di 6,3 punti. Per l’anno in corso, infatti, è destinata a collocarsi al 48,8 per cento. Anche se in calo rispetto agli anni precedenti, il peso complessivo del fisco rimane comunque ad un livello insopportabile.

 

Buone notizie per i consumatori, arrivano le rate per le maxi-bollette. Tra le tante novità introdotte dal ddl concorrenza approvato mercoledì scorso dal Senato infatti vi sono anche sostanziali cambiamenti in tema di bollette di luce e gas. Nel nuovo provvedimento è contenuto il diritto del consumatore alla rateizzazione delle maxi-bollette derivanti da problemi di fatturazione. In pratica, in caso di bollette con alti importi derivate da ritardi o interruzioni della fatturazione (oltre che dalla prolungata indisponibilità dei dati di consumo), i fornitori di energia e gas saranno obbligati a rateizzare le fatture. Cambiano anche le tempistiche dei conguagli, in quanto il ritardo massimo consentito sarà portato da 5 a 2 anni. Attenzione però: se il conguaglio è imputabile a cause riconducibili al cliente, la rateizzazione salta.

Ci sono voluti più di due anni e un iter parlamentare travagliato, ma alla fine il ddl Concorrenza è arrivato al traguardo. Il governo, con la ministra Anna Finocchiaro, ieri ha posto la questione di fiducia al Senato, dove stamani è approdato in aula. Il ddl, che contiene norme in materia di assicurazioni, banche, energia, fondi pensione, carburanti, trasporti, comunicazioni, professioni e servizi sanitari, dovrebbe incassare oggi il disco verde da Palazzo Madama. Ma cosa prevede il testo e quali sono le misure per liberalizzare messe a punto dal ddl?

ASSICURAZIONI - Più sconti e meno frodi. Il testo prevede sconti sulle polizze Rc Auto per chi installa la scatola nera e per chi non causa incidenti da almeno 4 anni, ma anche se è 'virtuoso' pur vivendo in una regione con alta sinistrosità. Il provvedimento lascia all'Ivass i compiti di determinazione con necessarie misure anti-frode.

POSTE - Poste Italiane non avrà più l'esclusiva sulla spedizione di atti giudiziari e di notifica delle sanzioni a partire da settembre 2017, nonché dei servizi inerenti le notificazioni delle violazioni del codice della strada.

FONDI PENSIONI - Viene modificata la disciplina delle forme pensionistiche complementari, in particolare viene sancito il diritto all'anticipo della prestazione nel caso di cessazione dell'attività lavorativa (anche per l'inoccupazione per 24 mesi), dei riscatti della posizione individuale maturata e del relativo regime tributario.

TELEFONIA E PAY-TV - Il testo del provvedimento prevede la semplificazione delle procedure per la mobilità della domanda della pay-tv, della telefonia fissa e mobile e di Internet. Semplificate anche le modalità di recesso o di passaggio a un altro operatore con la garanzia di recesso o di cambio gestione in via telematica.

ENERGIA ELETTRICA E GAS - In caso di maxi-bollette i fornitori di energia e gas saranno obbligati a rateizzare le fatture con importi importanti, derivati da ritardi o interruzioni della fatturazione, oltre che dalla prolungata indisponibilità dei dati di consumo. Se il conguaglio è imputabile a cause riconducibili al cliente, l'obbligo viene meno.

PROFESSIONI - Più trasparenza e più concorrenza nella professione forense. Gli avvocati potranno fare parte di più di un'associazione professionale. La norma introduce anche l'obbligo dell'avvocato di presentare un preventivo all'assistito, senza che quest'ultimo ne faccia richiesta, in forma scritta e articolata per voci di spesa. Concorrenza e trasparenza anche per il notariato, in tema di obblighi di notai e pubblici ufficiali e in relazione ai criteri che determinano il numero e la distribuzione dei notai sul territorio nazionale.

FARMACIE - Le farmacie potranno essere società di capitali, ma dovranno rispettare il tetto del 20% su base regionale. Consentita la vendita solo in farmacia per i farmaci di fascia C. Quanto agli orari e ai periodi di apertura delle farmacie convenzionate con il Servizio sanitario nazionale, queste possono rimanere aperte anche oltre gli orari e i turni stabiliti, previa comunicazione all'autorità sanitaria competente.

CARBURANTI - Per quanto riguarda i carburanti è prevista la creazione di un'anagrafe degli impianti stradali di distribuzione di benzina, gasolio, Gpl e metano della rete stradale e autostradale.

 

Amazon potrebbe entrare presto in quello che è forse l'unico mercato in cui ancora non è presente, quello della salute. Lo afferma l'emittente Usa Cnbc, che cita fonti informate, secondo cui l'azienda ha assunto un nuovo general manager per elaborare una strategia ed ha istituito un gruppo di lavoro, chiamato 1492, che si dedica proprio alle applicazioni in questo campo. "Negli ultimi anni - aggiunge il sito di Cnbc - Amazon ha tenuto almeno un meeting per discutere l'ipotesi di entrare nel mercato dei farmaci".La compagnia ha da poco iniziato a vendere forniture mediche negli Usa, e sta assumendo esperti per essere sicura di soddisfare tutte le esigenze regolatorie, mentre in Giappone il servizio Prime consegna anche farmaci veri e propri. Altri settori in sviluppo sarebbero le cartelle cliniche elettroniche, gli appuntamenti online con i medici e servizi integrati con quelli che l'azienda già produce, come gli speaker 'smart' Echo.
   

 

Oltre 15 mila lattine di un noto energy drink, con marchio contraffatto, sono state sequestrate dalla Guardia di Finanza di Torino. Erano stoccate all'interno di frigoriferi o in magazzini abusivi. Otto persone, italiani e stranieri, dovranno rispondere di vendita di prodotti contraffatti, ricettazione e frode. La vendita della falsa bevanda energetica, risultata non nociva, avrebbe fruttato oltre 100mila euro.  Le lattine venivano importate da una società con deposito nel milanese, gestita da un italiano 40enne e un kosovaro di 50 anni, che vi apponevano poi le false etichette del noto energy drink. Nel magazzino Lombardo i finanzieri del Comando Provinciale di Milano hanno sequestrato i prodotti destinati al capoluogo piemontese.  A Torino il prodotto contraffatto era venduta in attività commerciali gestite da imprenditori originari del Bangladesh o per strada, da ambulanti non autorizzati, nelle zone della cosiddetta 'movida torinese' al prezzo di 5 euro, cinque volte il prezzo di mercato.

Leggi Il Periodico News - SETTEMBRE 2017

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