Martedì, 26 Settembre 2017

Tra marzo 2015 e maggio 2017, sono state già 14.163 le famiglie che hanno potuto sospendere per 12 mesi la quota capitale del proprio finanziamento, tra mutuo prima casa e credito al consumo, con un controvalore complessivo di 412 milioni di euro. E' questo il nuovo monitoraggio dell’Accordo Abi-Associazioni dei Consumatori per la “Sospensione della quota capitale dei crediti alle famiglie”. L’analisi relativa alla ripartizione territoriale delle domande evidenzia che per le operazioni di finanziamento al consumo vede il Nord con 35,8%, Centro 22,5%, Sud e Isole 41,7%; per i mutui, Nord 49,5%, Centro 25,6%, Sud e Isole 24,9%. Le misure dell’accordo Abi-Associazioni dei consumatori hanno validità fino a dicembre 2017. Un quadro, questo, sottolinea la nota, che vede le "banche fortemente impegnate, in collaborazione con numerose associazioni dei consumatori, per rafforzare la fiducia e contribuire a consolidare la crescita, confermando innovative capacità di intervento a favore delle famiglie sul versante della sostenibilità delle rate".

L'estate 2017 si appresta a classificarsi come la migliore del decennio per il turismo a livello internazionale con straordinarie aspettative per l'Europa e l'Italia in particolare. E' quanto afferma la Coldiretti sulla base delle previsioni appena pubblicate della World Tourist organization (UNWTO) per il periodo maggio/agosto dopo che la prima parte dell'anno ha fatto registrare il record degli ultimi 12 anni con 369 milioni di turisti internazionali nei primi quattro mesi, il 6% in piu' rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. 

A beneficiarne sono tutti I continenti ma valori superiori alla media - sottolinea la Coldiretti - si segnalano per l'Europa del sud con Spagna , Grecia ed Italia che segnano un aumento del 9% rispetto all'incremento di appena l'uno per cento dello scorso anno. A spingere le presenze in Italia è una offerta turistica completa che spazia dai beni culturali, al paesaggio fino alla qualità del cibo.

L'alimentare, afferma la Coldiretti, è la principale voce del budget delle vacanze in Italia che ha superato persino quella dell'alloggio e complessivamente si stima che, tra il consumo di pasti nella ristorazione (14 miliardi) e l'acquisto di prodotti alimentari nei negozi e nei mercati (12 miliardi), i turisti italiani e stranieri spendono per cibo e bevande - sottolinea la Coldiretti - circa 26 miliardi di euro su un totale di 75 miliardi del fatturato turistico complessivo annuale. L'Italia è leader nel turismo enogastronomico con quasi 60mila aziende agricole biologiche ma anche su 292 specialità Dop/Igp registrate a livello comunitario, senza dimenticare la rete di 22mila agriturismo e i diecimila agricoltori in vendita diretta con Campagna Amica

Italiani pessimisti sulle attese per i prossimi 12 mesi anche se il Paese è ufficialmente uscito dalla più grande crisi del dopoguerra. Secondo il rapporto Tecnè e Fondazione Di Vittorio, il 20% degli intervistati teme un ulteriore peggioramento delle proprie condizioni economiche nel prossimo futuro, il 70% pensa che non cambierà nulla e solo il 10% si attende un miglioramento. In questo quadro, solo il 4% si sente economicamente e socialmente più "sicuro" rispetto a un anno fa, il 32% giudica peggiorata la propria situazione economica mentre il 24% si sente più vulnerabile e fragile.

Nel complesso, sottolinea lo studio, solo il 22% vive una condizione di serenità economica e sociale, il 46% dichiara di trovarsi in una condizione di equilibrio instabile e il 32% vive costanti o gravi difficoltà economiche. "Il lavoro svolge ancora un effetto positivo, ma in modo meno accentuato rispetto al passato", aggiunge il rapporto. "L'ascensore sociale rispetto al periodo pre-crisi si è bloccato per il 55% delle persone. Sale per un ristretto 7% che dichiara di aver migliorato la propria condizione ma scende per il 38% degli intervistati".

 

Il nuovo polo dello shopping vogherese, il cosiddetto “Parco Baratta”, si sta definendo e così dopo il Mc Donalds, che darà 20 posti di lavoro per la gestione del punto di ristoro, sbarca anche la Upim. E’ di pochi giorni fa infatti il lancio del reclutamento del personale che gestirà il punto vendita del Parco Baratta. Come si legge sul sito dell’azienda del gruppo OVS S.p.a., la ricerca riguarda:

ADDETTI VENDITA  part–time/full–time che gestiranno con graduale
autonomia l’operatività dell’area vendita (allestimento e riassortimento del
reparto di inserimento) garantendo la promozione dell’immagine del brand e un
alto standard di servizio al cliente.
ADDETTO AL MAGAZZINO full-time che gestirà con autonomia crescente
l’operatività della riserva, lavorando in stretta collaborazione con la
Vendita in ottica di omogeneizzazione del flusso delle merci e delle procedure
interne.
Upim precisa inoltre che: “Si ricercano candidati che abbiano preferibilmente maturato un’esperienza precedente presso aziende del Fashion Retail e che abbiano sviluppato capacità di problem solving, attitudine al lavoro in team, uniti a ottime doti
dialettiche e relazionali. Costituirà titolo preferenziale la conoscenza del fashion system e delle tecniche di visual merchandising. Per inviare la propria candidatura occorre andare sul sito Ovs al seguente link: http://lavoraconnoi.ovs.it/dettaglio-posizione/upim-nuova-apertura-voghera/1700002F

 

 

 

Oltre cinquemila docenti universitari in tutta Italia sono pronti a cancellare un appello d’esame della sessione autunnale che va dal 28 agosto al 31 ottobre per protestare contro il ministero dell’Istruzione. Il motivo? Lo spiegano da tempo: i loro stipendi sono fermi dal 2011. Dal 2011 al 2016 c’è stato un blocco degli scatti con gli stipendi fermi a 3.300 – 4.000 euro per quanto riguarda i professori ordinari, 2.200 – 2.700 per gli associati e 1.300 – 1.700 per i ricercatori. E se per gli altri impiegati pubblici lo scongelamento parte dal primo gennaio 2015, per i professori universitari la fatidica data è il 1 gennaio 2016. “Non solo un anno in più rispetto agli altri, ma anche con la cancellazione di questi cinque anni passati. Come se non fossero mai esistiti ai fini della carriera, della pensione, del Tfr. Noi non pretendiamo gli arretrati ma è giusto avere adesso gli aumenti che avremmo avuto senza il blocco”, spiega a La Stampa Carlo Ferraro, docente del Politecnico di Torino, coordinatore del Movimento per la dignità e della docenza. Una situazione che non è più tollerabile per 5.444 professori e ricercatori di 79 università, circa il 10% del corpo accademico. Il primo a decidere il blocco degli scatti fu Silvio Berlusconi. Il blocco fu confermato anche dai governi Monti e Letta. Renzi lo propose con la legge di stabilità per il 2015, mentre per l’anno seguente cambiò rotta e decise che era il momento di sbloccare gli stipendi nelle università dal 2016. Ma riportò in vigore la legge precedente che lega l’adeguamento degli stipendi al calcolo dell’Istat sugli aumenti medi delle retribuzioni degli altri dipendenti pubblici. E siccome non c’erano stati rinnovi dei contratti del pubblico impiego, mancavano aumenti a cui riferire quelli delle università”. Parallelamente alla questione degli stipendi, gli insegnanti chiedono anche una programmazione di nuovi ingressi nel personale docente ordinario e tra i ricercatori. Dal 2009 al 2015 si è assistito a un calo del numero del corpo docente delle università dovuto “ai provvedimenti di blocco del turnover messi in campo dal governo Berlusconi insieme con il taglio dei finanziamenti pubblici al sistema universitario. E’ una diminuzione netta del 12%, da 62.753 docenti a 54.977”. Nello stesso periodo sono diminuiti i professori ordinari rispetto agli associati e ai molti ricercatori. Non ultime le proteste sulla quota di Pil dedicata alla ricerca e allo sviluppo che vede l’Italia arrancare al 18esimo posto tra i paesi Ocse.  L’agitazione non è proprio un fulmine a ciel sereno: già nel 2014 i docenti avevano inviato una lettera al governo firmata da oltre 10mila professori per denunciare la loro situazione. A questa, come testimonia il sito del Movimento per la dignità della docenza, sono seguite numerose missive di protesta destinate anche al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nel 2015 fu la volta dello sciopero bianco.

 

La povertà assoluta in Italia nel 2016 è rimasta stabile rispetto al 2015 e ha coinvolto 4 milioni e 742mila persone, pari a 1,619 milioni di famiglie residenti. Lo comunica l'Istat. L'incidenza di povertà assoluta per le famiglie è pari al 6,3%, in linea con i valori stimati negli ultimi quattro anni. Per gli individui, l’incidenza di povertà assoluta si porta al 7,9% con una variazione statisticamente non significativa rispetto al 2015 (quando era 7,6%). Più nel dettaglio, prosegue l'Istat, l'incidenza della povertà assoluta aumenta al Centro in termini sia di famiglie (5,9% da 4,2% del 2015) sia di individui (7,3% da 5,6%), a causa soprattutto del peggioramento registrato nei comuni fino a 50mila abitanti al di fuori delle aree metropolitane (6,4% da 3,3% dell’anno precedente).  Persiste, a partire dal 2012, la relazione inversa tra incidenza di povertà assoluta e età della persona di riferimento (aumenta la prima al diminuire della seconda). Il valore minimo, pari a 3,9%, si registra infatti tra le famiglie con persona di riferimento ultra sessantaquattrenne, quello massimo tra le famiglie con persona di riferimento sotto i 35 anni (10,4%). Come negli anni precedenti l’incidenza di povertà assoluta diminuisce al crescere del titolo di studio della persona di riferimento: 8,2% se ha al massimo la licenza elementare; 4,0% se è almeno diplomata. La posizione professionale della persona di riferimento incide molto sulla diffusione della povertà assoluta. Per le famiglie la cui persona di riferimento è un operaio, l’incidenza della povertà assoluta è doppia (12,6%) rispetto a quella delle famiglie nel complesso (6,3%), confermando quanto registrato negli anni precedenti. Rimane, invece, piuttosto contenuta tra le famiglie con persona di riferimento dirigente, quadro e impiegato (1,5%) e ritirata dal lavoro (3,7%). POVERTA' RELATIVA - Anche la povertà relativa risulta stabile rispetto al 2015. Nel 2016 riguarda il 10,6% delle famiglie residenti (10,4% nel 2015), per un totale di 2 milioni 734mila, e 8 milioni 465mila individui, il 14,0% dei residenti (13,7% l’anno precedente). Analogamente a quanto registrato per la povertà assoluta, nel 2016 la povertà relativa è più diffusa tra le famiglie con 4 componenti (17,1%) o 5 componenti e più (30,9%). La povertà relativa colpisce di più le famiglie giovani: raggiunge il 14,6% se la persona di riferimento è un under 35 mentre scende al 7,9% nel caso di un ultra sessantaquattrenne. L’incidenza di povertà relativa si mantiene elevata per gli operai e assimilati (18,7%) e per le famiglie con persona di riferimento in cerca di occupazione (31,0%). FAMIGLIE CON 3 FIGLI - Netto balzo in avanti nel 2016 dell'incidenza della povertà assoluta nelle famiglie con tre o più figli minori. Il dato è infatti salito al 26,8% dal 18,3% dell'anno precedente, rende noto l'Istat, precisando che il valore coinvolge 137mila 771 famiglie e 814mila 402 individui e che aumenta anche fra i minori, da 10,9% a 12,5% (1 milione e 292mila nel 2016).

 

 

 La lotteria degli scontrini , introdotta dalla legge di Bilancio 2017, sarebbe dovuta partire in via sperimentale nel novembre 2017 e a regime dal 2018, ma potrebbe slittare al 2019. In vista della prossima manovra, il governo starebbe infatti studiando un 'pacchetto digitale' anti evasione all'interno del quale - tra le varie novità come l’obbligo di fatturazione elettronica tra privati e il 'documento unico di vendita' - sarebbe previsto anche lo slittamento al 2019 della lotteria degli scontrini. La lotteria degli scontrini è una vera e propria lotteria nazionale collegata agli acquisti che si ripete ogni mese. La legge di Bilancio 2017 ha stabilito l’inserimento, previa richiesta, del codice fiscale del cliente nello scontrino fiscale e nella ricevuta d’acquisto. E se l'acquirente paga con carta di credito, le possibilità di una vincita aumentano. Può partecipare all’estrazione di premi chi effettua acquisti di beni o servizi (purché non chieda la fattura con partita Iva e, quindi, compri in qualità di consumatore e non di professionista o imprenditore) presso negozianti che hanno optato per la trasmissione telematica dei corrispettivi. Lo scopo è quello di incentivare cittadini e negozianti a richiedere e ad emettere gli scontrini fiscali. La lotteria degli scontrini rientra quindi tra le misure adottate dal governo per combattere l'evasione fiscale.

 

Più di mille case tra Roma e Napoli, altre 535 a Milano. E poi 644 a Brescia, 808 a Palermo, 425 a Taranto e 406 a Frosinone. Sono le province, dove si conta il numero maggiore di case all'asta a prezzi stracciati: al di sotto dei 100mila euro. In Italia, calcola il Centro Studi Sogeea nel suo rapporto semestrale, le procedure in corso sono quasi 23mila, 22.969 in leggero calo comunque rispetto alle 33.304, rilevate lo scorso gennaio. Poco meno di un quinto degli immobili, oggetto dello studio, pari a 4.438 unità, è localizzato in Lombardia, che mantiene come sempre il primato in Italia e che è una delle tre regioni con una percentuale a due cifre in rapporto al totale nazionale. A seguire la Sicilia con 3.875 abitazioni all'asta e Lazio a quota 2.578. Sforano il tetto di 2mila abitazioni all'asta anche la Campania e il Piemonte, seguite da Toscana e Puglia che superano il migliaio. "E' la fascia di reddito medio-bassa a pagare il tributo più rilevante alla crisi decennale attraversata dal Paese" fa notare l'ingegner Sandro Simoncini, presidente di Sogeea e direttore del Centro Studi, aggiungendo che "il 66% delle case in vendita ha un prezzo inferiore ai 100.000 euro, quota che sale addirittura fino all'88% se si prendono in esame anche gli immobili appartenenti alla fascia tra 100.000 e 200.000 euro". Nella stragrande maggioranza dei casi, insomma, non si tratta certo di abitazioni di particolare pregio. "Tanti impiegati, piccoli imprenditori, artigiani, commercianti - fa notare Simoncini -, per anni capaci di fare fronte alle crescenti difficoltà, sul lungo periodo si sono trovati a pagare un conto salatissimo, arrivando a intaccare anche il patrimonio più prezioso: la prima casa".

 

Fino a 40mila euro per i giovani che intendono avviare attività imprenditoriali nelle regioni del Mezzogiorno. E' quanto prevede il provvedimento 'Resto al Sud' varato con decreto legge n.91 del 20 giugno 2017 e rivolto agli imprenditori under 35 residenti nelle regioni Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. La nuova misura, introdotta per favorire la crescita economica delle imprese del Sud Italia, prevede per i giovani meridionali di età compresa tra i 18 ed i 35 anni che non dispongano di mezzi per avviare un'attività propria - nell'ambito della produzione di beni nei settori dell'agricoltura, dell'artigianato e dell'industria ovvero relativa alla fornitura di servizi - una dotazione di 40mila euro, di cui il 35% a fondo perduto, a copertura dell'intero investimento e del capitale circolante. Il finanziamento residuale (il 65%), rispetto alla quota di contributo a fondo perduto, sarà a tasso zero, da restituire in 8 anni ed erogato tramite il sistema bancario, con il beneficio della garanzia pubblica, attraverso apposita sezione del Fondo di Garanzia per le PMI. Nel caso in cui l'istanza sia presentata da più soggetti, ivi incluse le società cooperative, l'importo massimo del finanziamento erogabile è pari a 40mila euro per ciascun socio con tetto massimo ammissibile di 200mila euro per ogni singolo progetto. Sono escluse, invece, le spese per progettazione e quelle per personale, al fine di evitare di alimentare mercati delle consulenze e comportamenti opportunistici, mentre è prevista la possibilità di azioni di accompagnamento nelle fasi di sviluppo del progetto imprenditoriale da parte di enti pubblici e non, opportunamente accreditati. I particolari sulla concessione degli incentivi e sulle modalità di ammissibilità saranno contenuti nell'apposito decreto attuativo a firma del ministro per la Coesione Territoriale e il Mezzogiorno, previsto entro 30 giorni dalla legge di conversione del provvedimento governativo istitutivo. Dopo il via libera contenuto nel decreto ministeriale di attuazione sarà possibile presentare le domande di accesso ai finanziamenti, fino ad esaurimento delle risorse stanziate, direttamente sul sito di Invitalia - soggetto gestore della misura per conto della Presidenza del Consiglio dei ministri - che valuterà il progetto proposto entro 60 giorni. L'Agenzia per l'attrazione degli investimenti provvederà alla relativa istruttoria, valutando anche la sostenibilità tecnico-economica della proposta progettuale.

Saranno circa 33,5 milioni gli italiani che andranno in vacanza tra luglio settembre, con una crescita di 1,2 milioni di persone rispetto al 2016. E' la stima diffusa dal Codacons. Rispetto allo scorso anno, continua l'analisi dell'associazione, diminuisce il budget di spesa medio delle famiglie, che subirà una flessione valutata intorno al 3%. Complessivamente gli italiani spenderanno in vacanza circa 16,7 miliardi di euro tra alloggi, servizi, svago e cibo. Anche quest’anno la Puglia si conferma la destinazione prediletta degli italiani, e sarà scelta dal 19% delle famiglie, seguita da Sicilia (14%), Toscana (13%) e Liguria (12%). Tra le mete estere Grecia sempre in pole position (29%), seguita da Croazia (24%) e Spagna (19%). Infine anche nel 2017 il mare farà la parte del leone, e sarà scelto da 2 italiani su 3. "A pesare in modo particolare sulla scelta delle mete di villeggiatura è quest’anno più che mai l’effetto terrorismo, che incide pesantemente sulle preferenze dei cittadini", spiega il Codacons. "Non a caso sale al 78% la percentuale di famiglie che prevede di rimanere entro i confini del nostro Paese, contro un 22% che è intenzionato a trascorrere le vacanze all’estero".

 

Leggi Il Periodico News - SETTEMBRE 2017

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