Venerdì, 28 Aprile 2017

Per 4 italiani su 10 l'automazione che la tecnologia sta portando nei processi produttivi toglierà più posti di lavoro di quanti ne creerà. Il timore nei confronti dell'innovazione emerge dal rapporto Agi-Censis "Uomini, robot e tasse: il dilemma digitale" presentato stamani a Roma in occasione dell'Internet Day, che celebra il giorno in cui - il 30 aprile 1986 - l'Italia si è collegata per la prima volta a internet dal Centro universitario per il calcolo elettronico di Pisa.

Stando all'indagine, gli italiani da un lato denunciano il ritardo del Paese nell'innovazione, dall'altro temono l'allargamento dei divari e i rischi sul fronte occupazionale.

L'innovazione sembra spaventare i più deboli: i profili sociali più vulnerabili, in particolare coloro che vivono in famiglie di basso livello socio-economico (66,7%, due su tre) o che sono privi di titoli di studio superiori (59,2%, tre su cinque), sono infatti convinti che i processi innovativi finiranno per ampliare la forbice tra i ceti sociali.

 

Ad aprile, secondo le stime preliminari, l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettività, al lordo dei tabacchi, aumenta dello 0,3% su base mensile e dell'1,8% rispetto ad aprile 2016 (era +1,4% a marzo), rappresentando l'aumento più alto da febbraio 2013. Lo rende noto l'Istat. L'inflazione acquisita per il 2017 è pari a +1,3%.

L'accelerazione dell'inflazione deriva soprattutto dalla crescita dei prezzi dei Beni energetici regolamentati (+5,7%, da -1,2% del mese precedente), a cui contribuisce sia l'Energia elettrica (+5,4%) sia il Gas naturale (+6,0%), che segnano entrambi un'inversione di tendenza rispetto a marzo (rispettivamente da -1,0% e -1,4%) e dalla dinamica dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+5,5% da +2,5% del mese precedente). 

L''inflazione di fondo', al netto degli energetici e degli alimentari freschi, sale di tre decimi di punto percentuale (+1,0%, da +0,7% di marzo), mentre quella al netto dei soli Beni energetici si mantiene stabile a +1,2% come nel mese precedente.

L'incremento su base mensile dell'indice generale, spiega l'istituto di statistica, è ascrivibile in larga parte ai rialzi dei prezzi dei Servizi relativi ai trasporti (+3,3%) e di quelli ricreativi, culturali e per la cura della persona (+1,1%), che risentono entrambi di fattori stagionali legati alla Pasqua e al ponte del 25 aprile. Viceversa, si registra un calo dei prezzi degli Alimentari non lavorati (-1,0%).

Su base annua la crescita dei prezzi dei beni sale di un solo decimo di punto percentuale (+1,8% da +1,7% di marzo), mentre accelera in modo marcato il tasso di crescita dei prezzi dei servizi (+1,7% da +1,0%). Di conseguenza, ad aprile il differenziale inflazionistico negativo tra servizi e beni si riduce portandosi a -0,1 punti percentuali (da -0,7 di marzo).

 

Vai al lavoro in bicicletta? In alcuni Paesi europei hai diritto a un incentivo. Sono i cosiddetti 'rimborsi chilometrici', un manciata di euro a seconda delle distanze pedalate. In Belgio, ad esempio, sono 0,23 i centesimi che i lavoratori in bicicletta guadagnano ogni mille metri. Un incentivo di cui beneficia il 9% della forza lavoro di tutto il Paese.

Oltre 400mila belgi, secondo quanto riporta Ecf (European Cyclists' Federation), ad oggi ricevono un rimborso per aver scelto di spostarsi in bicicletta per raggiungere il posto di lavoro. Un grande risultato ottenuto a un piccolo prezzo: 93 milioni di euro il costo sul bilancio, "appena il 2% di quanto si perde ogni anno, in termini di entrate fiscali, a causa della sotto-tassazione delle auto aziendali", sottolinea l'Ecf.

Incentivi alle imprese per l'acquisto di auto aziendali che valgono, secondo le stime della Commissione europea, 4,1 miliardi di euro l'anno.

Il vicino Lussemburgo ha approfittato della recente riforma fiscale per inserire incentivi per le due ruote. Risultato: i contribuenti possono detrarre fino a 300 euro dalla imposta sul reddito per l'acquisto di una nuova bicicletta, tradizionale o a pedalata assistita, mentre le imprese possono fornire ai propri dipendenti una bicicletta, sia per uso lavorativo che privato, prestazione completamente esentasse.

Nel 2015 anche la Francia ha introdotto un sistema di rimborso chilometrico sul modello belga per le aziende private, mentre è in fase di studio il decreto per estendere l'incentivo ai dipendenti pubblici. Unico limite, che renderebbe l'incentivo economico meno appetibile rispetto ai colleghi belgi, il tetto annuo fissato a 200 euro per il rimborso.

Infine, l'Ecf dedica spazio al caso italiano "dove a muoversi non è la politica nazionale, bensì i singoli comuni", sottolinea la Fiab (Federazione italiana amici della bicicletta). L'Ecf cita infatti Bari dove si parla di “buoni mobilità” per i dipendenti e gli studenti che utilizzano la bici per gli spostamenti quotidiani e che possono essere spesi per l'acquisto di una nuova moto o per gli abbonamenti di trasporto pubblico, per esempio.

A questo, la Fiab aggiunge il progetto toscano di Massarosa: il comune in provincia di Lucca è stata la prima a pensare ad un bando, riservato a 50 residenti lavoratori, per un contributo allo stipendio in base a quanti chilometri si pedalano ogni giorno nel tragitto casa lavoro.

Il Ministro della Giustizia Andrea Orlando ha firmato il decreto che determina i criteri e le priorità per l’avvio del programma di assunzioni delle 1.000 unità di personale amministrativo, non dirigenziale per l’amministrazione giudiziaria, in attuazione della legge di stabilità per l’anno 2017. Il decreto è stato trasmesso oggi al Ministro Madia per il concerto.

Le nuove assunzioni vanno ad aggiungersi a quelle per 1.000 unità già autorizzate e per le quali è stato dato avvio al concorso per 800 posti per Assistenti giudiziari e alle assunzioni per scorrimento di graduatorie in corso di validità da altre amministrazioni per 200 posti (115 per assistenti giudiziari, 55 da funzionari informatici e 30 da funzionari contabili).

Il decreto firmato da Orlando prevede che le nuove assunzioni avverranno tutte per scorrimento dalle graduatorie in corso di validità delle pubbliche amministrazioni, comprese quelle del Ministero della giustizia. In particolare, saranno assunte 600 unità con il profilo di Assistente giudiziario reclutate dalla graduatoria del concorso bandito il 22 novembre 2016. Sarà così possibile concretamente ampliare i posti per nuovi assunti nella qualifica di Assistente giudiziario del concorso a 1.400 unità entro fine anno.

Le restanti assunzioni previste dal decreto sono effettuate sempre mediante scorrimento dalle graduatorie delle amministrazioni in corso di validità a cui sono destinati 200 posti per Funzionario giudiziario, 30 posti per Funzionario informatico, 50 posti per Funzionario contabile e ulteriori 120 posti sempre per Assistente giudiziario.

"Forte -si legge in una nota- è l’investimento anche con tale decreto, così come nel precedente, all’ingresso di giovani professionalità e competenze tecniche in qualifiche fondamentali per il supporto organizzativo degli uffici. Prosegue quindi il programma di reclutamento e di assunzioni di personale per gli uffici giudiziari avviato dal Ministro Orlando in questi anni. Le risorse finanziarie appostate dal 2014 sino al 2019 per i reclutamenti di nuovo personale amministrativo sono per circa 5.100 unità".

Il lavoratore può denunciare il datore di lavoro, il capo, o i colleghi per mobbing se ha subito una serie ripetuta di condotte illecite che hanno leso la sua dignità. Una recente sentenza della Cassazione (n. 2142/17) ha stabilito i cinque fattori principali che devono sussistere affinché si possa parlare di mobbing:

1) Comportamenti ostili in serie;

2) La ripetitività delle vessazioni per un congruo periodo di tempo: è stato ritenuto congruo un periodo pari a circa sei mesi;

3) La lesione della salute e della dignità del dipendente (ad esempio il disturbo di adattamento o la depressione);

4) Un rapporto di causa-effetto tra le condotte del datore e il danno subito dalla vittima: il secondo deve cioè essere conseguenza delle prime e di nient'altro;

5) L'intento persecutorio che collega tutti i comportamenti illeciti.

La sentenza specifica che il mobbing esiste nel caso di condotte poste in essere "con dolo specifico, ovvero con la volontà di nuocere, infastidire, o svilire un compagno di lavoro, ai fini del suo allontanamento dall'impresa". Tra i casi di mobbing vi sono il demansionamento, per cui il lavoratore viene costretto a svolgere mansioni di livello inferiore rispetto a quelle per cui è stato assunto, l'emarginazione sul lavoro, le continue critiche, la persecuzione sistematica, l'irrogazione di sanzioni disciplinari e le limitazioni alla possibilità di carriera.

Il lavoratore che vuole agire contro l'azienda per mobbing deve provare la volontà persecutoria e il piano vessatorio messo in atto dal datore di lavoro o dai colleghi. Dal punto di vista difensivo - spiega ancora il sito di consulenza legale - il dipendente può ricorrere a diverse strategie: dimettersi per giusta causa e ottenere l'assegno di disoccupazione, rifiutarsi di lavorare oppure presentare un ricorso urgente in tribunale (cosiddetto articolo 700 del codice di procedura civile) chiedendo il risarcimento del danno.

 

Il segnale che arriva "è quello di una situazione del mercato del lavoro ancora sfavorevole per la fascia di età 25-34 anni". Così il direttore del dipartimento per la produzione statistica dell'Istat, Roberto Monducci, in audizione al Def. Per gli under35 senza lavoro trovare un posto risulta, infatti, sempre più difficile. "I dati longitudinali della Rilevazione sulle forze di lavoro consentono di effettuare un'analisi delle transizioni verso l'occupazione degli individui disoccupati a un anno di distanza", spiega. "L'esercizio è stato realizzato per i 25-34enni confrontando i tassi di permanenza e transizioni osservati tra il quarto trimestre 2015 e il quarto trimestre 2016 con quelli degli analoghi periodi dei due anni precedenti", sottolinea. "Il 21,2% dei 25-34enni disoccupati nel quarto trimestre del 2015 è occupato un anno dopo, il 43,8% risulta ancora disoccupato e il 35% inattivo. La quota di giovani che ha trovato lavoro nel periodo è più bassa sia rispetto a quella registrata nello stesso periodo dell'anno precedente (27,9%) sia di due anni prima (24,4%). 

Chiusa la fase della rottamazione delle cartelle Equitalia ora l'attenzione si sposta sulla rottamazione delle liti fiscali, con la possibilità di chiudere le controversie tributarie.

Col decreto legge sulla manovra arriva infatti "la possibilità di definire le controversie rientranti nella giurisdizione tributaria in cui è parte l’Agenzia delle entrate, mediante il pagamento degli importi contestati con l’atto impugnato e degli interessi da ritardata iscrizione a ruolo, al netto delle sanzioni e degli interessi di mora".

La richiesta di definizione deve essere presentata entro il 30 settembre 2017. Dovrebbe essere confermata l'ipotesi di saldare i contenziosi aperti in tre rate se l’importo è superiore a 2mila euro: l’80% nel 2017, il resto a giugno 2018.

Si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto legge.

Un inverno tra i più caldi che si ricordino a memoria d'uomo, piogge scarsissime, improvvise gelate e l'estate che sembra già alle porte. Coldiretti lancia l'allarme pensando allo stato di salute delle colture oltrepadane, "scombussolate" da una situazione meteorologica anomala. A tutto questo si aggiunge il quadro dei numerosi (e onerosi) danni causati all'agricoltura dall'elevatissimo numero di cinghiali e ungulati presente sulle colline. Danni stimati, a livello provinciale, intorno ai 2 milioni e mezzo di euro. Il presidente di Coldiretti Pavia Wilma Pirola è piuttosto preoccupata.

Quali sono le conseguenze che questa situazione climatica ha o avrà sulle nostre colture?

"È difficile prevedere oggi l'effetto a lungo termine sulle colture, soprattutto vista la variabilità del clima in questo periodo. Di certo alcune varietà sono già avanti con la stagione, in particolare gli alberi da frutto: in questa fase così delicata, in caso di gelate improvvise o colpi di coda dell’inverno, si rischia la caduta prematura delle gemme e dei fiori, soprattutto in mancanza d’acqua. Consideriamo infatti che l’inverno appena finito è stato uno dei più caldi della storia, con quasi un grado in più rispetto alla media e con l’85% di pioggia in meno caduto nelle campagne del Nord Italia. La mancanza di acqua è preoccupante, perché la pioggia e le nevicate invernali sono determinanti per ricostruire le riserve idriche necessarie alle piante per la ripresa vegetativa primaverile, per crescere e garantire buoni raccolti. La situazione di difficoltà è evidente dalla situazione dei principali bacini idrografici, a partire dal fiume Po che fa segnare lo stesso livello idrometrico della scorsa estate e che è più basso di oltre un metro rispetto allo stesso periodo del 2016: al Ponte della Becca il livello è sceso anche a -2,7 metri sotto lo zero idrometrico".

Esiste già qualche situazione di emergenza o di grave rischio per alcuni prodotti?

"Il problema è generalizzato a tutte le colture. Siamo di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici che si stanno manifestando con pesanti conseguenze anche sull’agricoltura pavese, perché si moltiplicano gli sfasamenti stagionali e gli eventi estremi con precipitazioni brevi ma intense. Si passa dalla siccità alle bombe d’acqua, dalle gelate estreme ai picchi di calore anomali, andamenti esasperati che sconvolgono i normali cicli stagionali. Una sfida anche per i consumatori (che sono costretti a fare i conti con le fluttuazioni anomale nei prezzi dei prodotti che mettono nel carrello della spesa) e un problema grave per gli agricoltori, che in mancanza di precipitazioni primaverili consistenti e senza adeguate scorte nei baci montani potrebbero avere difficoltà ad irrigare dopo le prime semine".

Volontà di madre natura verrebbe da dire… ci sono contromisure che è possibile prendere?

"Di fronte al cambiamento climatico non si può continuare a rincorrere le emergenze con la danza della pioggia ma bisogna intervenire in modo strutturale, con il contenimento delle emissioni e favorendo nelle città la diffusione del verde pubblico e privato capace di catturare lo smog.  Le piante, infatti, concorrono a combattere le polveri sottili e gli inquinanti: per questo è necessario introdurre misure di defiscalizzazione degli interventi su giardini e aree verdi".

A livello più generale, qual è in generale lo stato di salute delle colture dell'Oltrepò, quali sono le più floride e quali attraversano delle difficoltà e per quali ragioni?

"In questo periodo dell'anno è necessario parlare del pomodoro, una coltura che nell’Oltrepò pianeggiante è molto diffusa. Non tutti sanno che Pavia è la terza provincia lombarda dopo Mantova e Cremona per questa coltivazione, estesa su 820 ettari nel nostro territorio. La Lombardia,  insieme all’Emilia Romagna, è il cuore della produzione del Nord Italia che ormai rappresenta più del 50% del totale nazionale. Eppure poco meno di un mese fa è stato siglato il prezzo di 79,95 euro a tonnellata che non copre nemmeno i costi di produzione, ed è addirittura in diminuzione rispetto a quello dello scorso anno, già insufficiente. Così si compromette la tenuta del settore, bloccando la crescita dell'«oro rosso» Made in Italy. Si tratta di un patrimonio che va salvaguardato, garantendo un prezzo adeguato e il rispetto dei tempi di contrattazione per consentire una adeguata pianificazione e una giusta remunerazione del prodotto agli agricoltori. Anche perché nel frattempo sono aumentate del 43% le importazioni di concentrato di pomodoro dalla Cina, che hanno raggiunto circa 100 milioni di chili nel 2016 pari a circa il 20 per cento della produzione nazionale in pomodoro fresco equivalente".

Parliamo dei danni causati da cinghiali e caprioli, una delle problematiche più sentite soprattutto dagli agricoltori, specialmente in Valle Staffora. Quest'anno com'è la situazione?

"La presenza dei cinghiali nelle campagne e sulle strade di tutto l’Oltrepò è ormai un rischio concreto per tutti, agricoltori e cittadini, anche a causa dei numerosi incidenti stradali che questi animali provocano praticamente ogni giorno. Negli ultimi dieci anni il numero dei cinghiali presenti in Italia è quasi raddoppiato, secondo le stime della Coldiretti a livello nazionale. Anche nella nostra provincia il problema è serio: denunciamo da tempo come la sicurezza nelle aree rurali e periurbane sia in pericolo per il loro proliferare. La situazione si fa ogni giorno più grave, sia dal punto di vista economico che sul fronte della sicurezza delle persone".

Secondo voi qual è la soluzione al problema?

"E’ necessario intervenire con strumenti legislativi che diano la possibilità di difendersi. Poco tempo fa Coldiretti ha presentato una proposta di legge regionale che parte dal principio di rendere più efficiente il contenimento delle popolazioni di cinghiali: prevede di creare delle mappe territoriali sulla presenza di questi animali, con misure di selezione delegate anche agli agricoltori in possesso di regolare licenza di caccia".

Sulla questione dei risarcimenti per i danni subiti com'è la situazione? Avete inoltrato numerose richieste?

"Gli animali selvatici distruggono i raccolti agricoli e causano incidenti stradali per un totale di danni stimato in quasi 100 milioni di euro nell’ultimo anno in tutta Italia, senza contare i casi in cui ci sono state purtroppo anche vittime. Non è quindi più solo una questione di risarcimenti, ma è diventato un fatto di sicurezza delle persone, una situazione che va affrontata con la dovuta decisione. Secondo un'elaborazione di Coldiretti su dati regionali, infatti, il conto totale dei danni in Lombardia negli ultimi 12 anni ha ormai superato i 17 milioni di euro, di cui 13 milioni per assalti ai campi e 4 milioni per schianti automobilistici. E si tratta di numeri prudenziali, perché sempre più spesso gli agricoltori esausti non presentano neppure più le denunce. A livello provinciale il totale dei danni dal 2004 a oggi, fra agricoltura e incidenti stradali, si avvicina ai due milioni e mezzo di euro: un conto davvero troppo salato".

 

"Per la prima volta al mondo una sentenza di primo grado ha riconosciuto un nesso causale tra l'uso prolungato del cellulare e il tumore al cervello". Così gli avvocati torinesi Renato Ambrosio e Stefano Bertone hanno illustrato la sentenza emessa lo scorso 30 marzo dal giudice tribunale di Ivrea Luca Fadda. Protagonista della vicenda un dipendente 57enne di una grande azienda a italiana che per 15 anni ha utilizzato per lavoro il telefonino senza precauzioni per più di tre ore al giorno al quale è stato diagnosticato nel 2010 un tumore benigno ma invalidante. Il Tribunale ha condannato l'Inail a corrispondere al lavoratore una rendita vitalizia da malattia professionale. Le motivazioni della sentenza di primo grado saranno rese note nei prossimi 50 giorni.

"E' una sentenza straordinariamente importante - commenta l'avvocato Bertone - perché il fatto che si riconosca la causa oncogena insita nei campi elettromagnetici generati dai cellulari è il segno del continuo avanzamento delle conoscenze scientifiche. Il telefono cellulare è un dispositivo tecnologico che emette onde elettromagnetiche ad altissima frequenza e ogni giorno più di 40 milioni di italiani lo utilizzano. Per questo è importante che tutti siano al corrente dei rischi che corrono loro stessi e coloro che hanno intorno. E', dunque, importante riflettere sul problema e adottare le giuste contromisure".

 

Se il bollo auto cade in prescrizione il contribuente non è più tenuto a pagarlo. I termini di prescrizione sono di 3 anni, sia nel caso in cui sia stato notificato entro i termini un avviso di accertamento, sia quando nei 3 anni successivi non sia stato inviato alcun atto interruttivo della prescrizione si legge su guidafisco.it. Da quando si calcolano i 3 anni? Si cominciano a contare dall'anno successivo a quello in cui doveva essere effettuato il versamento.

Questo concetto, è stato di recente ribadito dalla sentenza della Commissione Tributaria Provinciale di Bari, sentenza n. 3647/04/15, che ha confermato che nel caso in cui nei successivi 3 anni dalla ricezione di un avviso di accertamento, non vengono notificati ulteriori atti finalizzati alla riscossione, l’omesso versamento del bollo auto è prescritto sebbene il debito risulti iscritto a ruolo e sia presente nell’estratto conto Equitalia.

Da ciò si evince che se il proprietario dell’auto omette di pagare la tassa automobilistica ad esempio nel 2010 e gli viene notificato un avviso di accertamento a settembre 2013, il bollo auto cade in prescrizione dopo il 31 dicembre 2016, ossia, dopo altri 3 anni dall’ultimo avviso notificato e dopo 61 giorni consecutivi dalla suddetta notifica.

Se però la cartella di pagamento Equitalia o di altro agente della riscossione, è notificata nel corso del 2016, il bollo non è prescritto e il proprietario del veicolo deve pagare l’omessa tassa automobilistica. Se invece la cartella è emessa a partire dal 1° gennaio 2017, il bollo è prescritto.

In pratica i tempi di prescrizione del bollo auto sono: decorsi 3 anni successivi all’anno in cui doveva essere effettuato il versamento, per cui se il bollo omesso è quello di marzo 2010, il calcolo dei 3 anni parte dal 1° gennaio 2011 e scade il 31 dicembre 2013.

Esempio di calcolo tempi prescrizione: se il bollo auto scade a dicembre 2015, il versamento può essere effettuato entro il 31 gennaio del 2016. Se la tassa però non viene pagata, il tempo per calcolare la prescrizione inizia dal 1 gennaio 2017 per poi scadere il 31 dicembre 2019. Se nel frattempo Equitalia, o altri Enti preposti alla riscossione, provvedono a far notificare al proprietario del veicolo un avviso bonario o una cartella di pagamento, diciamo nel corso del 2017, ecco che il 31 dicembre 2019 non è più la data di scadenza della prescrizione bollo auto 2014 ma lo sarà il 31 dicembre 2021, in quanto i 3 anni si ricalcolano da capo partendo dalla data di notifica della cartella 2017. Discorso diverso invece, se lo stesso avviso per il mancato pagamento arriva oltre il 31 dicembre 2019. Infatti, dal 1° gennaio 2020 il cittadino non deve più pagare il vecchio bollo in quanto caduto in prescrizione.

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