Sabato, 25 Marzo 2017

In Italia la spesa media pro-capite per il gioco nel 2016 è stata di 339,40 euro l'anno. Questo è il dato ufficiale presentato oggi dai Monopoli di Stato alla presentazione del Piano Regionale 2017 a contrasto del gioco d'azzardo patologico. La regione con la spesa pro-capite più alta - segnala l'agenzia specializzata Agimeg - è stata lo scorso anno la Lombardia con 420,67 euro, seguita dall'Abruzzo (419,25 euro) e dall'Emilia-Romagna (393,08 euro). Fanalino di coda la Calabria con una spesa pro-capite per il gioco di 186,74 euro. Il comparto vale l'1.15% del Pil. La rete di vendita del gioco in Italia - segnala Agimeg - è composta da 206 sale Bingo, 9.159 esercizi per i Concorsi pronostici (Totocalcio, ecc), 33.881 per giochi numerici a totalizzatore (SuperEnalotto, ecc), 3.397 punti, tra negozi e corner, per il gioco ippico, 4.431 corner e 1.333 agenzie di scommesse sportive, 33.920 ricevitorie Lotto e 62.975 punti dove si vendono i Gratta e Vinci, 85.025 esercizi con le Newslot e 4.934 sale VLT.

Laddove si produce vino, 407 i Comuni associati alle "Città del vino", ci sono più laureati e diplomati e soprattutto più lavoro: nei borghi e nelle comunità del vino il tasso di disoccupazione è di circa 3 punti più basso della media nazionale. E' quanto emerge da "Le Città del Vino ai raggi X, "Libro Bianco" su sviluppo e prospettive dei Comuni a vocazione vinicola presentato al Campidoglio, insieme al presidente del Friuli Debora Serracchiani, alla cerimonia del trentennale dell'associazione. Uno spaccato rurale di società italiana, dover risiede l'11,7% della popolazione nazionale e dove si consuma meno territorio, dove spesso la cementificazione trova un argine nella vigna. 

A spingere l'occupazione, a detta dei 407 sindaci, anche l'enoturismo. Tra il 2007 e il 2015 i servizi e le strutture turistiche sono in la crescita esponenziale: più 99% contro il 28% del dato italiano "Siamo un modello per ripensare il Paese", ha sottolineato il presidente delle Città del vino Floriano Zambon, sindaco di Conegliano. I più importanti Comuni italiani a vocazione vitivinicola sono tutti Città del Vino: Barolo, Barbaresco, Marsala, Montalcino, Montepulciano, Scansano, Conegliano, Valdobbiadene, Pantelleria, solo per citare i più noti. "Nei luoghi con una forte identità - ha aggiunto Zambon - si vive meglio, c'è più lavoro, la qualità della vita è più alta. La vite e il vino sono due elementi attorno ai quali si può ripensare una comunità". 

E all'indomani del primato italiano di nazione più sana al mondo nella classifica 'Bloomberg Global Health Index' su 163 Paesi, le Città del vino si qualificano come luoghi del buon bere e buon mangiare con un ricco paniere di qualità certificata (291 tra Dop, Igp e Stg) e tradizionale (circa 5.000 piatti e Pat iscritti all'Elenco Nazionale del Mipaaf).

 Se si ha un reddito basso è possibile avere delle agevolazioni sull'abbonamento della telefonia fissa con Telecom.

 L'articolo 53 del Codice delle comunicazioni elettroniche, in recepimento della normativa comunitaria, stabilisce che sul territorio nazionale tutti gli utenti, a prescindere dalla loro ubicazione geografica, devono poter fruire di determinati servizi di comunicazioni elettroniche ad un livello qualitativo prestabilito. Come si legge sul sito dell'Agcom una o più imprese sono designate per la fornitura di queste prestazioni, che vengono definite di 'servizio universale', per richiamare il fatto che devono essere disponibili per tutti gli utenti che ne fanno richiesta, a un prezzo accessibile.

 La Telecom è attualmente l'impresa incaricata di garantire la fornitura del servizio universale su tutto il territorio nazionale e per tutte le prestazioni richieste. I servizi soggetti agli obblighi di Servizio Universale sono:

 - fornitura di un accesso a una rete di comunicazione pubblica da postazione fissa.

 - servizio di telefonia pubblica, che consente anche chiamate gratuite d'emergenza.

 - agevolazioni economiche riservate a particolari categorie disagiate di clientela residenziale in possesso di specifici requisiti, stabilite dall’AGCom o da TIM su propria iniziativa, per l’utilizzo del servizio telefonico in prima abitazione (su rete tradizionale RTG e ISDN).

 La riduzione superiore al 50% dell’importo mensile di abbonamento al servizio telefonico (che diventa così pari a 8,39 euro) per i clienti che abbiano un Isee non superiore a 6.713,93 euro e contemporaneamente uno di questi requisiti sociali: nel nucleo familiare è presente un percettore di pensione di invalidità civile, o un percettore di pensione sociale, o che nel nucleo familiare sia presente una persona con più di 75 anni di età oppure il capofamiglia risulti disoccupato/in cerca di prima occupazione.

L'esenzione del pagamento è totale nel caso di clienti sordi e per i clienti nel cui nucleo familiare sia presente un soggetto sordo. In questo caso la durata dell'agevolazione è indeterminata. La richiesta va rinnovata annualmente.

La riduzione dell’importo mensile di abbonamento al servizio telefonico, che diventa così pari a 14,81 euro, è prevista per i clienti titolari di Social Card. Questa agevolazione, che ha validità annuale e si rinnova automaticamente il 1° gennaio di ogni anno, può essere richiesta dai titolari di un abbonamento al servizio telefonico (Offerta Voce) che risultano essere Titolari/Beneficiari della Carta Acquisti (secondo i requisiti stabiliti dal decreto del ministero dell’Economia e delle Finanze del 16 settembre 2008). oppure Beneficiari della Carta Acquisti nel caso in cui i Titolari della Carta Acquisti siano persone diverse appositamente delegate dai Beneficiari maggiori di 65 anni, oppure Titolari della Carta Acquisti nel caso di beneficiari minori di 3 anni.

 

Resta sopra il milione il numero delle famiglie senza redditi da lavoro. E' quanto emerge dalla tabelle dell'Istat aggiornate al 2016. Rispetto allo scorso anno non cambia pressoché nulla: si passa da 1 milione 92 mila a 1 milione 85 mila (-0,7%). Si tratta di 'case' dove tutti i componenti attivi, che partecipano al mercato del lavoro, sono disoccupati. Quindi se reddito c'è arriva da altre fonti e non dall'impiego (rendite o pensioni). Sono 970 mila le famiglie, con e senza figli, dove la donna risulta occupata a tempo pieno o part time, mentre l'uomo è in cerca di occupazione o inattivo (pensionato o comunque fuori dal mercato del lavoro). E' quanto emerge dalle tabelle dell'Istat aggiornate al 2016. Il dato riguarda i coniugi o i conviventi tra i 25 e i 64 anni. 

Chi ha subìto un'interruzione prolungata dell'energia elettrica ha diritto ad un indennizzo automatico fino a 1000 euro. Dal 1° ottobre 2017 infatti, entreranno in vigore le nuove regole sulla qualità del servizio elettrico contenute nella delibera 127/2017/R/eel approvata dall’Autorità per l’energia elettrica il gas e il sistema idrico (Aeegsi). In caso di interruzione del servizio superiore alle 72 ore, l'utente riceverà l’indennizzo automatico a cui hai diritto direttamente dall’operatore di rete. Il Fondo eventi eccezionali (alimentato da un contributo versato dai clienti domestici/non domestici e da penalità alle imprese), invece, continuerà a coprire solo la parte di indennizzo riferito alle prime 72 ore di interruzione per cause di forza maggiore. In caso di interruzioni prolungate dopo le 72 ore ed entro le 240, gli indennizzi potranno arrivare fino a circa mille euro e saranno a carico degli operatori o di Terna (Rete elettrica nazionale). Sarà, infatti, eliminato il tetto dei 300 euro.

Quando un debito cade in prescrizione si considera scaduto, ossia non può essere più esigibile da parte del creditore; bisogna però sempre verificare però che non siano state spedite lettere di diffida.

Quando un debito si prescrive vuol dire che non deve essere più pagato, ossia che il creditore non può più richiedere il denaro dovutogli, neanche tramite il giudice; in altre parole, quando decade un debito non possono più avviarsi cause e pignoramenti.

Il punto è, però, che i tempi della prescrizione non sono uguali per tutti i crediti e variano in base alla natura di essi. Per cui è bene stabilire quali sono questi termini per poter finalmente dirsi liberi di non dover più pagare.

È necessaria, però, una precisazione preliminare: la prescrizione può essere interrotta dal ricevimento di una richiesta di pagamento (una diffida, un sollecito più “soft”, ecc.); in tal caso, il termine inizia a decorrere nuovamente da capo. Facciamo un esempio. Immaginiamo di aver firmato un contratto con una finanziaria e che la scadenza del debito (o meglio, la prescrizione) è nel 2020. Se però, nel 2017, la società ci sollecita il pagamento con una raccomandata a.r., la prescrizione (in questo caso di 10 anni) torna a decorrere da capo e si compirà nel 2017.

Quando scade un debito

I termini di prescrizione principali sono i seguenti:

per i debiti derivanti da contratti o atti leciti (salvo i casi speciali che diremo in seguito), la prescrizione è di 10 anni;

per i debiti derivanti da atti illeciti come, ad esempio, il danneggiamento di un balcone per via dei calcinacci caduti sul piano di sotto o per una ferita arrecata durante una rissa, la prescrizione è di 5 anni.

Questa è la regola generale; ma vi sono poi numerosi casi speciali che stabiliscono prescrizioni più brevi (il termine massimo resta però sempre quello di 10 anni).

In ogni caso, se interviene un atto interruttivo della prescrizione il termine può diventare molto più lungo e, addirittura, il debito potrebbe non prescriversi mai. Si considerano «atti interruttivi della prescrizione»:

atti inviati dal creditore: la diffida, il sollecito di pagamento, la notifica di un atto di citazione o di un precetto. In ogni caso, la richiesta di pagamento deve essere sufficientemente specifica, tale cioè da indicare con esattezza l’entità del credito e la sua causa;

atti provenienti dal debitore: l’ammissione del debito, la richiesta di dilazione del pagamento, la richiesta di saldo e stralcio o di qualsiasi altro sconto o transazione, ecc.

Se muore il debitore prima che scada il debito, a risponderne sono i suoi eredi, a meno che abbiano rifiutato l’eredità.

Ecco quindi uno schema per potersi orientare tra i vari termini di prescrizione.

Quando il debito cade in prescrizione

I debiti con banche e finanziarie: 10 anni ;

rate di mutuo: 10 anni ;

i debiti per bollette del telefono, luce e gas: 5 anni a partire dalla data di scadenza della bolletta. Se però l’utente fa causa e perde, il debito si prescrive in 10 anni;

spese condominiali: 5 anni ;

il diritto al risarcimento in caso di incidenti stradali: 2 anni;

le singole annualità di rendite vitalizie: 5 anni ;

le singole annualità delle pensioni alimentari: 5 anni;

il canone di affitto di un appartamento, sia esso ad uso abitativo che commerciale: 5 anni;

il pagamento, da parte dell’inquilino, degli oneri di condominio in un appartamento preso in affitto: 5 anni ;

i fitti dei beni rustici: 5 anni;

gli interessi dovuti alla banca: 5 anni;

gli interessi dovuti a qualsiasi altro creditore: 5 anni;

tutto ciò che deve pagarsi periodicamente ad anno o in termini più brevi: 5 anni;

il diritto al pagamento dello stipendio per il lavoratore dipendente: 5 anni ;

il diritto al pagamento del Tfr e di tutte le altre indennità spettanti per la cessazione del rapporto di lavoro: 5 anni;

il pagamento degli utili da parte di una società: 5 anni;

la possibilità dei soci di agire contro gli amministratori della società, per responsabilità nella gestione: 5 anni;

il diritto del mediatore a vedersi pagata la propria provvigione: 1 anno;

il diritto dell’agente immobiliare al compenso per una vendita o un affitto: 1 anno;

i diritti derivanti dal contratto di spedizione e dal contratto di trasporto: 1 anno;

il pagamento del premio da pagare all’assicurazione per la polizza (di qualsiasi polizza si tratti): 1 anno dalle singole scadenze, siano esse mensilità, semestralità o annualità (a seconda del contratto);

il diritto al pagamento del risarcimento in caso di assicurazione sulla vita: 10 anni;

gli altri diritti derivanti dal contratto di assicurazione e dal contratto di riassicurazione: 2 anni dal giorno in cui si è verificato il fatto su cui il diritto si fonda;

il pagamento per il pernottamento in un hotel, albergo, ostello, affittacamere, bed & breakfast: 6 mesi;

il pagamento delle lezioni private a insegnanti che impartiscono però le lezioni entro i limiti prestabiliti, a giorni o a singole ore, e comunque non oltre un mese: 1 anno;

il pagamento delle retribuzioni per prestazioni di lavoro non superiori a un mese: 1 anno;

il pagamento di convitti: 1 anno;

il pagamento dei commercianti, per il prezzo delle merci vendute a chi non ne fa commercio; 1 anno;

il pagamento dei farmacisti per le medicine acquistate presso la farmacia: 1 anno;

il pagamento dei corsi di lingua inglese o altre lingue ad insegnanti privati: 3 anni;

il pagamento delle lezioni private a insegnanti che impartiscono però le lezioni a termini più lunghi di un mese: 3 anni;

il pagamento dei prestatori di lavoro, per le retribuzioni corrisposte a periodi superiori al mese: 3 anni;

il pagamento dei compensi dei professionisti, per l’opera prestata e per il rimborso delle spese vive sostenute: 3 anni . Se però il professionista ha fatto firmare al cliente un contratto, vale il termine generale di 10 anni;

il pagamento del notaio: 3 anni ;

il risarcimento o la restituzione del prezzo, da parte del negoziante, per aver acquistato un oggetto difettoso: per contestare il difetto ci sono 60 giorni; per agire in causa 26 mesi dalla scoperta del difetto; ciò vale solo se l’acquirente è un consumatore. Se invece si tratta di un soggetto che ha acquistato con partita Iva, la contestazione va fatta entro 8 giorni dalla scoperta del vizio e la prescrizione dell’azione è di 1 anno dall’acquisto;

diritto di recesso in caso di acquisto di un prodotto fuori dal negozio (vendite su internet, su corrispondenza, televendite, telemarketing, ecc.): 14 giorni;

diritto di recesso su pacchetti viaggio acquistati su internet: 14 giorni;

diritto di recesso su contratti bancari o assicurazioni acquistati su internet: 14 giorni;

diritto di recesso su finanziamenti stipulati via internet: 14 giorni;

diritto di recesso da una polizza vita: 30 giorni;

iscrizione a scuole e palestre private: 1 anno;

contestazioni per lavori affidati a ditte di riparazione, manutenzione: la contestazione va inviata entro 8 giorni dalla scoperta del vizio; la causa va avviata entro 1 anno;

contestazioni al costruttore del palazzo per gravi difetti strutturali: la garanzia opera per 10 anni; la contestazione va inviata entro 1 anno dalla scoperta del vizio; la causa va avviata entro l’anno successivo;

vacanza rovinata per pacchetto viaggi non conforme alle promesse: presentazione reclamo: 10 giorni dal rientro; prescrizione in caso di danni alla persona: 3 anni dal rientro; prescrizione in caso di danni alla persona dovuti al trasporto: 1 anno dal rientro (18 mesi se il trasporto parte o arriva fuori Europa); prescrizione in caso di altri danni: 1 anno dal rientro;

contestazione danni e vizi su contratti di appalto: denuncia entro 60 giorni dalla scoperta; la prescrizione della causa è di 2 anni. La prescrizione decorre dalla consegna dell’opera;

contestazione danno da prodotti difettosi: 3 anni dalla scoperta;

assegni: 6 mesi. Dopo tale termine non sono più titoli esecutivi (e quindi non legittimano l’immediato pignoramento) ma comunque restano prove scritte del credito e consentono l’emissione di un decreto ingiuntivo;

cambiali: 3 anni. Dopo tale termine non sono più titoli esecutivi (e quindi non legittimano l’immediato pignoramento) ma comunque restano prove scritte del credito e consentono l’emissione di un decreto ingiuntivo;

riconoscimento della qualifica superiore per il lavoratore dipendente: 10 anni;

il pagamento dei contributi da parte del datore di lavoro: 5 anni;

demansionamento da parte del datore di lavoro: 10 anni;

pagamento della retribuzione (busta paga) del lavoratore dipendente part time o full time, sia nel pubblico che nel privato: 5 anni;

pagamento del prezzo per acquisti in genere: 10 anni;

pagamento di multe stradali: 5 anni;

Irpef: 10 anni;

Iva: 10 anni;

Irap: 10 anni;

Bollo auto: 3 anni a decorrere dall’anno successivo a quello in cui è dovuto il pagamento;

Canone Rai: 10 anni;

Diritti camera di commercio: 10 anni;

Imu: 5 anni;

Tasi: 5 anni;

Tosap: 5 anni;

Tari: 5 anni;

Contributi dovuti all’Inps e Inail: 5 anni;

Sanzioni amministrative: 5 anni.

 

 Le retribuzioni 'contrattuali' in Italia crescono a passo di lumaca. Negli ultimi sei anni gli stipendi regolati dai Ccnl sono aumentati del 7,1%, con notevoli differenze tra il settore delle estrazioni minerali, dove l'incremento è del 14%, e il settore del credito e assicurazioni, che si ferma a un +6%. I dati sono contenuti nell'ultimo dossier dell'Istat sulle retribuzioni contrattuali. A tenere schiacciato verso il basso l'indice generale degli stipendi è, ovviamente, il settore pubblico dove le retribuzioni sono bloccate dal 2010, mentre nel settore privato l'aumento è del 9,8%.

 Rispetto al 2015, l'indice generale è cresciuto solo di 0,6 punti percentuali. Mentre restringendo il campo al settore privato l'incremento è stato di 0,9 punti. I lunghi tempi di vacanza contrattuale, che di solito passano prima di raggiungere nuovi accordi, incide sicuramente sul dato finale.

 Secondo l'Istituto di statistica alla fine del 2016 i contratti scaduti sono 47; bel al di sopra della somma dei contratti rinnovati nel corso dell'anno (13) e degli accordi in vigore (28), che arriva a 41. La situazione è peggiorata rispetto al 2015, quando i contratti scaduti in attesa di rinnovo erano 36, mentre la somma degli accordi in vigore (39) e delle intese raggiunte nel corso dell'anno (9) arrivava a 48.

 Per gli statali, dal comparto della scuola a quello delle forze dell'ordine, la variazione nel 2016 è dello zero rispetto a sei anni prima, con l'unica eccezione dei vigili del fuoco, che hanno ottenuto un aumento del 3,1%. Osservando i raggruppamenti principali di contratti del settore privato emerge che, dietro al primo classificato (estrazioni minerali), si posiziona il settore dell''energia e petroli' (+13,9%), seguito dalla 'gomma, plastica e lavorazioni di minerali non metalliferi' (+13,7%), dalla 'chimica' (+13,6%), dal 'tessile, abbigliamento e lavorazione pelli' (+13,2%) e dall''energia elettrica e gas' (+13,1%).

 Sopra la media si collocano anche le retribuzioni dei 'metalmeccanici', con un incremento del 12,9%, dei lavoratori del settore del 'legno, carta e stampa' (+12,2%) e dell''industria' (+12%). Incrementi a due cifre interessano 'agricoltura' e 'alimentari bevande e tabacco', entrambi crescono dell'11,3%, e le 'telecomunicazioni' (+10,9%).

 Per tutti gli altri gruppi l'aumento delle retribuzioni è stato inferiore al dato medio, con i 'trasporti e servizi postali' che si posizionano più vicino (+9,5%), segue il 'commercio' (+8,5%) e l''edilizia' (+8%). In coda si posizionano i gruppi dell''acqua e servizi di smaltimento rifiuti' (+7,8%), i 'servizi privati' (+7,6%), gli 'esercizi pubblici' (+7,5%), ed i servizi d''informazione e comunicazione' (+6,3%).

 

 Più di 100.000 posti di lavoro persi nell’agricoltura e nell’agroalimentare in Italia nell’arco degli ultimi 10 anni. Con la produzione del settore che è rimasta sostanzialmente immobile, passando dai 50 miliardi di euro del 2005 ai 57 miliardi del 2015 con una crescita pari ad appena il 14%, mentre la media europea è stata del 22%. Questi i dati principali di uno studio di Unimpresa pubblicato nel documento inviato al governo con una serie di proposte. L’associazione, in particolare, chiede una cabina di regia che coinvolta scuola e università, con un pacchetto di misure volte a incentivare l’innovazione e a ridurre la burocrazia a carico delle aziende agricole. “Va modernizzata l’intera filiera con un patto istituzionale, che coinvolga l’istruzione e le imprese: anche gli imprenditori devono fare la loro parte, assumendosi maggiori responsabilità perché i rifiuti nel retro della stalla non aiutano a risanare l’azienda” afferma il vicepresidente di Unimpresa con delega all’agroalimentare, Mario Braga. Secondo i dati di Unimpresa, tra il 2005 e il 2015 la produzione agricola italiana è cresciuta solo del 14%, passando da 50 miliardi a 57 miliardi. Nello stesso arco di tempo la crescita media nei Paesi membri dell’Unione europea è stata del 22%. Un andamento che, per il nostro Paese, ha comportato, tra l’altro, un sensibile calo dell’occupazione, scesa di 100.000 unità. Insufficienti anche i risultati del rapporto tra export e import: le esportazioni nel 2015 hanno toccato quota 6,6 miliardi, registrando uno crescita rispetto al 2005 di 2,5 miliardi; le importazioni, invece, nel 2015 sono state pari a 13,8 miliardi, in salita di 4,6 miliardi sul 2005. Negativo il confronto, tra Italia ed Europa, anche per quanto riguarda i redditi del settore: se nel nostro Paese sono saliti del 14%, nel Vecchio continente è stato registrato un aumento del 40%. Regia, programmazione, accompagnamento all’innovazione e allo sviluppo sono, secondo il documento di Unimpresa, i fattori indispensabili menzionati nelle proposte inviata al governo al quale viene chiesto anche una riforma volta alla semplificazione della burocrazia. “Allo stesso tempo – evidenzia il rapporto – gli imprenditori agricoli devono assumersi maggiori responsabilità guardando la realtà in tutti i suoi aspetti”. 

 L’agricoltura si rilancia con innovazione e sburocratizzazione

 “Non meno rilevante è il ruolo che devono svolgere le professioni tecnico intellettuali per promuovere una agricoltura innovativa, con capacità organizzative e tecniche migliori, per favorire aggregazioni, reti e filiere più organizzate e strutturate” si legge nel documento di Unimpresa. L’associazione propone una soluzione che passa attraverso una stretta sinergia fra istituzioni, imprese agricole e professioni intellettuali volta a favorire la promozione di un “piano di governo del settore agroalimentare”. Il piano andrebbe attuato attraverso uno stretto raccordo con la scuola agraria e le università, le professioni e le imprese demandando al ministero per le Politiche agricole, in sinergia con il ministero della Pubblica istruzione, la competenza in materia di programmazione didattica degli istituti tecnici agrari e delle Università “agrarie”. Anche i settori della ricerca e della sperimentazione pubblici, gestiti dallo Stato e dalle Regioni, vanno riformati raccordandoli all’università, alle imprese agroalimentari e alle professioni intellettuali. Secondo Unimpresa, “è essenziale e urgente è la promozione di una concreta profonda e radicale semplificazione burocratica, attuando il progetto della Buona burocrazia, amica e strumento di crescita, qualità e sviluppo”. “È indispensabile liberare l’agricoltura da un’antistorica pressione burocratica e da una superata rappresentatività di settore” sottolinea l’associazione nel documento. Il documento analizza anche il fenomeno dei prezzi. Viene suggerito, in particolare, di addentrarsi anche nelle cause che provocano la volatilità dei listini, fattore di instabilità, di freno alla programmazione, di rallentamento ai processi di crescita delle reti e della collaborazione fra imprese agroalimentari, è essenziale. Si rileverebbero così anche le cause di responsabilità storico strutturali che hanno rallentato e frenato lo sviluppo del settore agroalimentare. La volatilità dei prezzi in agricoltura determina cicliche crisi che purtroppo trascinano una destrutturazione del settore. Unimpresa suggerisce, poi, di rivedere profondamente le politiche di finanziamento dei progetti di ammodernamento, innovazione e sviluppo delle imprese. Il credito di rischio e di sviluppo dovrebbe essere riformato costituendo un fondo nazionale dell’agroalimentare. Pur essendo stata assicurata sul pieno coinvolgimento ai tavoli istituzionali non è mai stata coinvolta e convocata.

 

 Tra novembre 2009 e dicembre 2016 sono state 147.431 le famiglie che hanno potuto sospendere il pagamento delle rate dei mutui per un debito residuo pari a 14,8 miliardi di euro e una maggior liquidità messa a disposizione delle famiglie stesse pari a 829 milioni di euro. Lo comunica l’Abi analizzando i dati delle principali iniziative che negli anni hanno visto coinvolti settore bancario, interlocutori pubblici e associazioni dei consumatori in una larga e puntuale collaborazione.

 "Le banche - sottolinea l'Abi - sono fortemente impegnate a rafforzare la fiducia e contribuire a consolidare la crescita, confermando innovative capacità di intervento a favore delle famiglie sul versante della sostenibilità delle rate".

 In particolare, le iniziative riguardano la sospensione dei pagamenti delle rate di mutuo (misura del Piano famiglia 2009-2013); il Fondo del Mef di solidarietà dei mutui per l’acquisto della prima casa, operativo dal 2010; la sospensione della quota capitale dei crediti alle famiglie (Accordo Abi-Associazioni dei Consumatori operativo dal 2015).

 Tutte iniziative che rientrano nel più generale progetto “CREDIamoCI”: impegno comune di Abi e Associazioni dei consumatori a fronte dell’attuale contesto economico e normativo Ue. Un programma di lavoro su tre principali ambiti: accesso al credito, sostegno alle famiglie in difficoltà e consapevolezza dei consumatori.

 Accanto a ciò, nel quadro generale delle priorità per la crescita rientra la capacità delle banche di accompagnare la fase di rilancio del mercato immobiliare, con il risultato di un aumento dell’1,9%, a gennaio 2017, dell’ammontare totale dei mutui in essere delle famiglie rispetto a gennaio 2016.

 

 Dal 19 al 21 marzo torna a Dusseldorf l’appuntamento con ProWein, la fiera internazionale del vino di qualità più importante d’Europa. Il Consorzio Tutela Vini Oltrepò Pavese e il Distretto del Vino saranno presenti, insieme, al padiglione 15 stand F01. Una bella rappresentativa per una zona che ha voglia di aprirsi e internazionalizzarsi, per dare valore ai suoi pregiati vini e spumanti al fine di raggiungere nuovi posizionamenti di mercato. L’Oltrepò Pavese vedrà le aziende protagoniste in uno stand aperto, d’immagine, con una grande fotografia che aprirà una finestra sul terroir vitivinicolo più importante della Lombardia, patria del Pinot nero e della spumantistica, oltre che di altri grandi vini di qualità.

 A ProWein Consorzio e Distretto daranno anche vita a un’azione mirata a favorire l’enoturismo e l’incoming sul territorio. Media partner sarà la prestigiosa rivista Vinum (il magazine internazionale di settore più autorevole in Germania e Svizzera), che parlerà del territorio nel suo speciale dedicato a ProWein e che ospiterà all’interno del suo spazio wine tasting, nel padiglione 12 stand C39, quello della Germania, il più visitato, due degustazioni tecniche guidate condotte dal wine writer Christian Eder: la prima dedicata al Metodo Classico e al Metodo Martinotti d’Oltrepò (domenica dalle 12.15); la seconda incentrata sul Pinot nero in rosso (lunedì dalle 16.30).

Il presidente del Consorzio, Michele Rossetti, osserva: «Dobbiamo internazionalizzare vini e territorio un po’ per scelta e un po’ per necessità. I dati nazionali fotografano un’Italia che beve sempre meno e che fatica a vendere a valore. Il vino italiano di qualità ha bisogno di diversificazione, di target e di mercati. L’Oltrepò ha un’intera gamma da far fruttare oltre confine, partendo dal diventare un brand nazionale riconoscibile e distintivo». Il presidente del Distretto del Vino, Fabiano Giorgi, sottolinea che per i produttori di filiera ProWein rappresenta una passerella strategica: «E’ una fiera pensata per il business e i nostri produttori di filiera hanno bisogno di generare contatti per dare a vini e spumanti i giusti sbocchi. La nostra è una terra che ha una storia e un profilo qualitativo da far conoscere. Si sono persi molti anni, ora è il momento di recuperare terreno». Queste le aziende che saranno protagoniste a Dusseldorf: Bertè e Cordini, Ca’ di Frara, Cantine di Mezzaluna, Castello di Luzzano, Fiamberti, Giorgi F.lli, Losito e Guarini, Marchese Adorno, Quaquarini, Riccardi Luigi-Morabassa, Tenuta Mazzolino e Travaglino.

source - vinoltrepo

 

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