Martedì, 22 Agosto 2017

VOGHERA - SI NASCE O SI DIVENTA ALLERGICI? "SI DIVENTA MA È PIÙ FACILE DIVENTARLO SE MAMMA O PAPÀ LO SONO"

Durante il periodo estivo i bambini, come del resto gli adulti, hanno più occasioni per entrare in contatto con sostanze che scatenano reazioni allergiche. I soggetti giovani sono quelli che corrono i maggiori rischi nel caso di reazioni avverse severe. Abbiamo chiesto alla Dottoressa Elena Labò, pediatra vogherese di aiutarci a capire come affrontare le allergie più diffuse fra i bambini.

Ci aiuta a circoscrivere il tipo di allergie di cui parleremo? 

"Intanto specifichiamo che allergia è un termine molto usato, spesso in modo improprio, per indicare una reazione di causa-effetto tra l’esposizione ad una sostanza (l’allergene) ed una reazione avversa. In realtà dietro questa semplice parola esistono almeno 4 diverse risposte immunologiche che la determinano. Esistono, per esempio, risposte immunologiche di primo tipo (Ig E mediate), rapide o rapidissime e talvolta mortali, tra cui rientrano le anafilassi e le orticarie dopo assunzione di un alimento (verso il quale il soggetto ha sviluppato delle IgE), le riniti allergiche e alcune forme di asma allergico, e risposte di 4° tipo, che impiegano anche 48 ore a manifestarsi, di cui è esempio classico la dermatite allergica da contatto. Estremamente complesse, ma anche rare, sono le reazioni avverse a farmaci".

Quali sono i "pericoli" di una reazione allergica severa?

"La reazione allergica più temuta è proprio l’anafilassi, che può portare rapidamente ed inesorabilmente allo shock anafilattico e quindi al decesso, se non viene riconosciuta e trattata tempestivamente. L’unica terapia in grado di risolvere un’anafilassi è l’adrenalina per via sistemica (di solito intramuscolo), come ben sanno i gravi allergici che, opportunamente istruiti dal centro di competenza, devono sempre portare con sé la pratica penna auto-iniettabile di adrenalina predosata".

In estrema sintesi, si nasce e/o si diventa allergici?

"Si diventa. Ma è più facile diventarlo, se mamma e/o papà lo sono. Se un solo genitore è allergico il bambino avrà il 30% di probabilità di ereditare l’allergia, ma se lo sono entrambi questo rischio sale fino al 60-80%".

Cosa si deve avere come primo soccorso quando si portano bambini in montagna o al mare?

"Per i miei piccoli pazienti, in prossimità di un viaggio o delle vacanze estive preparo un piccolo vademecum per il bambino viaggiatore, in cui consiglio di portare con sé alcuni farmaci/presidi di pronto intervento. Ricordo alle mamme che, comunque, in caso di malattia del piccolo bisogna sempre contattare un medico, prima di accedere ad un antibiotico o a dei farmaci cortisone per bocca. Tuttavia è utile che la mamma sappia somministrare un antistaminico (alla dose corretta per il peso) al suo bambino e/o una dose di cortisone per bocca in caso di comparsa di reazione allergica. Ecco perché non possono mancare nella borsetta della mamma questi due classi di farmaci. L’asmatico, inoltre, deve sempre portare con sé un broncodilatatore a breve durata d’azione in spray predosato (con distanziatore pediatrico se è un bambino) da utilizzare in caso di tosse insistente/difficoltà respiratoria/sensazione di fame d’aria".

Ci sono siti web, numeri di telefono o contatti che i genitori devono avere sottomano in caso di emergenza e quando ci si sposta?

"Quando la mamma ha il sospetto che il bambino stia manifestando una reazione allergica dopo assunzione o esposizione ad un allergene (soprattutto se è la prima volta che accade) deve contattare il suo pediatra di fiducia o il pronto soccorso più vicino. Utile consultare il sito della Società Italiana di Immuno-Allergologia Pediatrica che propone molto materiale informativo anche per i genitori".

Esiste un legame fra l'incidenza dei soggetti allergici e l'inquinamento chimico?

"Esiste sicuramente un legame tra il benessere, l’industrializzazione, l’eccesso di igiene e l’allergia. Questo fenomeno, noto come ipotesi igienica, giustifica il fatto che nei paesi industrializzati i soggetti allergici siano di più rispetto a quelli presenti nei paesi in via di sviluppo. L’igiene e la disinfezione comportano infatti uno spostamento del sistema immunitario dal fenotipo Th 1 a quello Th2 (quello delle allergie). Anche l’inquinamento gioca un ruolo di rilievo nel favorire lo sviluppo di allergie. Per esempio l’esposizione al fumo di tabacco aumenta la produzione di IgE. Il particolato atmosferico veicola le particelle allergeniche nell’apparato respiratorio".

Perchè prodotti della natura come frutti o pollini producono allergie?

"Ma anche gli acari della polvere lo fanno così come la muffa delle case (alternaria) la parietaria e le piante arboree come betulla e nocciolo. Diciamo che ci si sensibilizza a ciò con cui si entra maggiormente in contatto. Nella Pianura Padana, per esempio, sono molte le sensibilizzazioni all’ambrosia. Nel Sud-Italia è più facile essere allergici all’ulivo. Negli Stati Uniti molti sono allergici alle arachidi, evidentemente per l’ampio e abituale consumo di burro di noccioline.Insomma: esistono in natura delle sostanze che contengono piccoli peptidi, detti allergeni, in grado di far produrre, in determinate condizioni e in soggetti predisposti geneticamente, un’abnorme quantità di anticorpi di classe IgE, responsabili della reazione allergica".  

Si può fare prevenzione all'insorgenza delle allergie?

 

"La prevenzione all’insorgenza delle allergie parte dal giorno zero. Già durante la gravidanza la mamma può occuparsi del futuro (anche allergologico) del suo bambino. Come? Evitando il fumo di sigaretta, seguendo una dieta normovariata, ricca di frutta e verdura di stagione e povera di dolciumi, bibite zuccherate, fritti, cibo spazzatura. Durante il passaggio attraverso il canale del parto il neonato viene colonizzato dal microbiota vaginale materno (flora microbica) che modulerà il sistema immunitario del piccolo in senso protettivo nei confronti dello sviluppo della patologia allergica. I nati con taglio cesareo (quindi in quasi totale sterilità) saranno, quindi, un po' più svantaggiati rispetto ai soggetti nati con parto naturale, in quanto non dotati di questi batteri buoni provenienti dal canale del parto. Anche attraverso l’alimentazione possiamo agire sulla storia naturale di un’allergia. L’allattamento materno è sempre da preferire a qualsiasi formula adattata e da promuovere fino e oltre il secondo anno di vita. Tra il 4° e il 6° mese di vita l’intestino del lattante sembra pronto, dal punto di vista immunologico, (periodo finestra) ad accogliere e a tollerare gli alimenti diversi dal latte materno. Oggi sappiamo che procrastinare l’inserimento di alcuni alimenti, considerati in precedenza allergizzanti, non solo è inutile, ma potrebbe addirittura favorire l’insorgenza di alcune allergie alimentari. Meglio introdurre presto , quindi, sfruttando questa finestra di tolleranza immunologica, che aspettare mesi o persino anni, come si faceva qualche decennio fa". 

 

Quali sono i segnali che devono allertare un genitore?

 

"Crisi di starnutazione, prurito nasale, rinorrea sierosa (naso che cola acqua), ostruzione nasale, prurito o bruciore oculare: questi sono i sintomi di un'oculorinite allergica. La si sospetti quando ricorre in determinati periodi dell’anno; per esempio se compare solo da marzo a fine giugno con un secondo picco a settembre è facile che le colpevoli siano le graminacee. Le reazioni avverse agli alimenti, invece, sono talmente rapide che il rapporto di causalità non può sfuggire al genitore. Dopo pochi minuti dall’assunzione dell’alimento il bambino potrebbe avvertire prurito diffuso, anche al cuoio capelluto e al palmo delle mani o alla pianta dei piedi, potrebbe comparire edema delle labbra (angioedema) o franca orticaria. Potrebbe presentare tosse/sensazione di fame d’aria/vomito/dolore addominale. La reazione avversa potrebbe essere caratterizzata dalla presenza di uno solo di questi sintomi oppure di tutti insieme. Quando due apparati/organi sono coinvolti si parla di anafilassi (per esempio cute + apparato respiratorio oppure cute + apparato gastro-intestinale). In questo caso bisogna recarsi in PS o, meglio, chiamare il 118".  

 

Finiamo con l'attualità, il dibattito sulle vaccinazioni dei bambini ha reso tanti genitori preoccupati per l'insorgenza di patologie rare, pochi del fatto che il pericolo maggiore è l'eventualità di una reazione allergica, tutti si lamentano dei tempi di attesa per le vaccinazioni...

 

"In effetti l’atteggiamento dilagante è un pochino schizofrenico: basta un caso di meningite per provocare l'assalto alle ASL di competenza per richiedere immediatamente la vaccinazione antimeningiococco, ma quando viene mandata in onda la trasmissione televisiva che smaschera ipotetici complotti e riporta i terribili effetti delle vaccinazioni, molti genitori decidono di non far vaccinare i propri figli. Il vaccino è l’unico strumento che abbiamo a disposizione per sconfiggere davvero le malattie: abbiamo debellato in questo modo la poliomielite e potremmo fare altrettanto con il morbillo e con altre malattie infettive. Sono tante le reazioni avverse che i genitori temono. Alcune paure sono comprensibili, ma altre sono completamente prive di fondamento! I vaccini possono determinare delle reazioni allergiche, di cui la più temibile è sempre l’anafilassi, ma si tratta di un’evenienza veramente rara. Un'analisi americana del 2015 effettuata tramite link di banche dati riporta una media di 1,31 episodi di anafilassi post-vaccinazione su un milione di dosi somministrate. Insomma: sono molto di più le anafilassi da arachide! Io ho vaccinato e continuo a vaccinare le mie figlie e me stessa. Lo considero un enorme privilegio oltre che un dovere nei confronti delle persone che amo e dei miei piccoli pazienti".

 

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