Giovedì, 27 Aprile 2017

DROGA, COME CAPIRE SE VOSTRO FIGLIO NE FA USO

 

L'uso di sostanze ricreative tra giovani è sempre più pressante, molte sono le droghe utilizzate e sempre più facilmente reperibili. Ma quali sono i campanelli di allarme e gli atteggiamenti che i genitori devono tenere sotto controllo? "Sicuramente l’isolamento – spiega  Francesca Biagioni, biologa ricercatrice Irccs Neuromed di Pozzilli intervenendo al convegno 'NeuromedAgainstDrugAbuse' organizzato dall’Irrcs Neuromed di Pozzilli e dalla Casa di Cura Villa Serena al teatro Manzoni di Cassino - L'isolamento è un punto cardine iniziale della dipendenza".

 

"Isolamento soprattutto da contesti naturali e positivi, come ad esempio lo sport, gli eventi, la scuola. Anche comportamenti a scuola aggressivi, sovversivi e limitativi – aggiunge - potrebbero essere i campanelli di allarme per l'utilizzo di sostanze. Ci sono poi anche atteggiamenti fisici evitativi da contatto - continua -. Si tende a non avere più il contatto sociale diretto, anche nei confronti dei familiari. Si assiste anche a atteggiamenti puramente fisici, come ad esempio midriasi pupillare, dilatazione della pupilla, oppure iper-sudorazione, oppure anche fenomeni di anedonìa, cioè impossibilità a una risposta naturale agli stimoli, come la non reazione a uno stimolo positivo. Oppure forme di anoressia, il mangiare molto poco e male, il mangiare non insieme agli altri, quindi evitando gli eventi sociali familiari. Sangue dal naso e tremori alle mani possono essere associati a uso di cocaina".

 

"Questi elementi possono aiutare i genitori ad avere un sospetto, ma tale sospetto nel rispetto del figlio deve essere comunque validato da personale esperto, supportato poi da un sostegno a 360 gradi in tutti contesti della vita del figlio. Il percorso da fare successivamente, poi, è di natura psicologica", continua.

 

"Il compito fondamentale dei genitori è quello di informare i ragazzi. Essi stessi devono prima però capire quale sia il senso della tossicodipendenza, e soprattutto la malattia da tossicodipendenza, e far capire ai propri ragazzi che ci sono delle sensibilità individuali, cioè reazioni diverse da persona a persona. Quindi non è detto che un ragazzo non diventi tossicodipendente nonostante sia nato in una famiglia del tutto normale, con abitudini di vita sana", conclude.

 

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