Giovedì, 17 Agosto 2017

"È GIUNTO IL MOMENTO DI RAGIONARE SU UNA FUSIONE DI COMUNI, BRONI E STRADELLA"

Ettore Brandolini, capogruppo di Prima Stradella, ha iniziato la carriera politica nel 2014, quando ha compiuto il tentativo di dare vita a una lista civica.

Com'è andata nel 2014? E come mai la scelta di una lista civica?

"Penso che in un comune relativamente piccolo come Stradella non abbia senso parlare di destra, sinistra o centro. Noi abbiamo fatto questo tentativo, alla fine non ci siamo riusciti ma ho ritenuto opportuno dare seguito all’impegno che mi ero preso che va, ho sempre detto, dal 2014 al 2019. Poi mi ritirerò e mi auguro che ci sarà un altro progetto di lista civica, magari anche più di uno, che si possa confrontare su programmi e su idee per il bene della città".

Cosa ne pensa di Stradella attualmente?

"Io non sono e non voglio essere critico a priori. Non bisogna per forza  criticare sempre. Detto questo devo però sottolineare che su alcune cose noto che c'è una certa lentezza nel decidere e nell’intervenire. La questione dell'amianto è quanto mai emblematica".

L'amianto è sempre un tema scottante: cosa ne pensa a riguardo?

"A Stradella la situazione non è così allarmistica come invece è in altri posti, ma l’allarmismo può subentrare facilmente quando si parla di questo argomento. Broni ha una situazione sicuramente più critica rispetto a noi ma è anche vero che a Broni è da tempo stanno intervenendo. Qui si cercano soluzioni che poi non vanno in porto, si attende sempre la prossima possibile opzione per avere i soldi da investire nel progetto, magari abbassando il prezzo dell'asta del bar dei giardini. Che sappia io, però, è dal 2014 che è in vendita, colpa magari del fatto che non c'è più quel mercato di una volta. Basti pensare che in città ci sono 800 appartamenti sfitti". Tornando al discorso prettamente tecnico, nel 2013 il comune è stato obbligato a fare una valutazione ed è emerso, per quanto riguarda il palazzetto dello sport che è stato costruito nel 1981, un punteggio e sono stati dati tre anni di tempo per intervenire. Ma in questo lasso di tempo sono state fatte altre cose, le poche risorse disponibili sono state destinate ad altro e non si aveva la piena consapevolezza che si doveva intervenire prima per rimuovere l'amianto. Non è successo nulla finchè non ho fatto una mozione in consiglio comunale, che tutti hanno votato: in tempi ragionevoli interverremo con la rimozione definitiva".

Ci sono altre problematiche forti secondo lei?

"Sì, per esempio sul 'piano urbano e traffico'. Ottimo documento, ma solo sulla carta. Mi chiedo quando si interverrà davvero per sistemare alcuni dei punti più critici della città ovvero davanti alla stazione, nell’incrocio con via Po dove c’è il passaggio a livello e via Mazzini.È un progetto che ha un suo costo e per adesso risorse non ce ne sono. In alcuni punti della città, anche vicino a casa mia si sono guastati dei lampioni. Può succedere, è vero. Ma nel frattempo è cambiata la ditta che ha in gestione la manutenzione. La nuova azienda  A2A è subito intervenuta per cercare di risolvere la situazione ma non aveva i pezzi di ricambio in quanto non li avevano in dotazione. Quindi ci sarà un nuovo piano, che nel giro di due/tre anni dovrebbe cambiare gran parte dell’illuminazione pubblica di Stradella e perciò fino a che non sarà fatto, i lampioni andranno a intermittenza. Bisogna dire che la situazione degli enti pubblici è sempre difficile, ma qui è anche complicata. Si fa una fatica tremenda a vedere realizzata una cosa. Ripeto che non ho un giudizio negativo al 100% su Stradella come città ma certe cose potrebbero essere fatte meglio. Vedo che si interviene solo dove proprio non se ne può fare a meno"

Ritornando all'argomento amianto, negli ultimi tempi è emersa la questione "incapsulamento" per il palazzetto...

"Se ne era parlato ma non si fa più, perché è l’incapsulamento è una pratica che se fatta a norma di legge costa più della rimozione. Si farà, dunque, la rimozione e l’obiettivo del comune è farla nell’ambito del deficitamento energetico. Questo significa che si toglie l’amianto e invece di fare un tetto normale si metterebbe il fotovoltaico. Sarebbe davvero una soluzione ottimale, legata all’esito di un project financing: quindi bisogna trovare un privato disposto a investire in questo progetto e poi avere i vantaggi da questa produzione di energia elettrica con il fotovoltaico. è una cosa possibile ma non certa e per questo l’amianto andrebbe comunque tolto in fretta".

Nella migliore delle ipotesi in quanto potrebbe verificarsi un progetto così?

"Sicuramente a detta del sindaco ci vogliono dai 10 ai 12 mesi. Capisco che può sembrare strano ma i tempi della burocrazia italiana sono lunghi".

Lei aveva parlato di utilizzare i soldi derivanti dalla rinegoziazione dei mutui per procedere alla rimozione dell’amianto.

"Non solo quello. Dunque, secondo il comune servono circa 130 mila euro per togliere l’amianto e rifare il tetto; secondo altri imprenditori privati forse un po' meno, ma non di tanto. Sono arrivati 66.500 euro nella casse del comune dal  discorso migranti. Sono 500 euro per ogni persona ospitata a Stradella: il 10% viene destinato per incentivi a favore dei migranti. Il resto viene diviso in tante altre voci, la più importante per integrare le rette di chi non può pagare i costi degli ospiti della casa di riposo. Poi sono arrivati altri 66.000 euro dalla rinegoziazione dei mutui. Quindi già da qui sommando le due voci potevamo arrivare alla cifra che serviva per la rimozione. Ma non si può. Ci sarebbe un'altra opzione, proposta da me che non abbiamo fatto in tempo a discutere nell’ultimo consiglio comunale e che è stata quindi rinviata: siccome nel 2012 il governo Monti ha operato un taglio sul bilancio che non andava fatto si può tentare di chiedere, dopo una sentenza della corte costituzionale, il rimborso di 390 mila euro. Poco probabile che lo Stato dica di sì ma si può tentare. Dirò di più: la somma delle indennità di sindaco, assessori e consiglieri fanno circa 130 mila euro. Si rinuncia per un anno e si toglie l'amianto. A meno che qualcuno non ne abbia un comprovato bisogno, ma a quanto mi risulta direi di no. Basterebbe un anno. Certo è che se si riuscisse a vendere il bar dei giardini problemi non ce ne sarebbero più. Ma se alla ripresa dei consigli comunali a settembre il bar dovesse essere ancora invenduto, proporrò la rinuncia dello stipendio di tutti noi per un anno".

Una notizia curiosa gira per la città in questo periodo: è vero che non si trova un custode per il palazzo del municipio?

"è vero ed è il terzo caso. C’era un appartamento con il custode alle scuole medie e non c'è più e ogni tanto vanno dei vandali a devastare il posto, c'era un appartamento delle scuole elementari e non c'è più (lì fortunatamente è in centro e grossi disastri non ce ne sono stati). Adesso c'è l’appartamento in comune: è sempre stato riservato ad un dipendente comunale che accettava di andare ad abitare gratis in cambio di impegno a aprire e chiudere il municipio in determinati momenti, ad esempio durante il consiglio comunale, durante mostre nella sala Magnani o durante riti di matrimonio. Nessuno dei dipendenti comunali ha però partecipato al bando. Se si dà l'appartamento a una persona che si impegna a fare queste attività e non è un delinquente si risolve magari il problema di qualcuno che non riesce  a arrivare a fine mese. Mi risulta che in tanti abbiano chiesto ma il bando è riservato solo a persone del comune: nel prossimo consiglio discuteremo anche di questo".

La questione migranti tiene sempre banco in città:

"I migranti sono dentro ad un capannone, in tende e ci sono quindi problemi logici sia in estate che in inverno. Non è sicuramente la sistemazione ideale e poi bisogna dire che sono tanti. Ho sempre citato l'esempio di Bastida Pancarana: lì c'è un parroco africano e da lui vanno sistematicamente una ventina di migranti nigeriani che sono ospitati in un alberghetto di Castelletto di Branduzzo. Sono cattolici, fanno parte del coro e si sono integrati, addirittura uno fa il parrucchiere, perché era una figura che in paese non esisteva più. Ma centoventi persone in una comunità come Stradella, dove tanta gente già deve spostarsi a Milano o Pavia per lavoro, sono troppi e la vedo dura che possano integrarsi. Adesso pare che ci sia una sorta di rotazione e che i ragazzi rimangano qui solo poco tempo in attesa di una sistemazione migliore, anche se alcuni di quelli che hanno protestato sono qui da dieci mesi. Così tanto tempo in una tenda, con servizi igienici precari fa si che siano un po’ abbandonati a se stessi".

Qual è la sua idea di futuro per la città?

"Ho già manifestato questo mio pensiero tempo fa: secondo me è giunto il momento di pensare e di ragionare su una fusione di comuni. Se Broni e Stradella si mettessero insieme ci sarebbe tanta di quell’economia di scala! Si avrebbero maggiori risorse e migliori servizi. A cominciare dalla  polizia municipale perchè diventerebbero 16 vigili distribuiti sui due comuni e sarebbe una bella cosa. E poi tante situazioni viabilistiche sono ferme perché sono a cavallo tra i due comuni: anche in questo caso le situazioni si risolverebbero più agevolmente.”

Ritiene positivo il suo percorso politico fino ad ora?

"Direi di sì. La soddisfazione maggiore che ho avuto in questi anni è quella di aver visto intitolare, dopo una mia mozione accettata in consiglio, il palazzetto a Don Ermanno, figura stradellina molto importante e che ha fatto parte della mia vita per lunghissimi anni. Al di la di un po' di polemiche ci possono stare, i rapporti con sindaco, giunta e altri consiglieri sono buoni. Con il sindaco mi conosco da quando eravamo ragazzini. Non è il caso di litigare per questioni politiche".

 

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