Martedì, 28 Marzo 2017

OLTREPO PAVESE... ECCELLENZE, BORGHI, TERROIR...... MA PARLA COME MANGI !!!

Alcuni giorni orsono mi trovavo in un negozio di gastronomia oltrepadano per acquisti. Prima di me stava facendo l'ordinazione al gentilissimo addetto alle vendite una bella signora che richiese: "Mi può tagliare due etti di eccellenza dell'antico borgo dell'alto Oltrepò? E desidererei anche una bottiglia di eccellenza del nostro terroir di uno dei borghi del medio Oltrepò". L’addetto alle vendite dalla faccia rugosa, che ad occhio e croce ne deve aver visti molti di clienti e sentite molte di richieste strampalate, guardandomi con fare interrogativo mi chiese: "Sala dit la siura?" (Cosa ha detto la signora?) ed io che per diletto seguo e leggo le frasi e le teorie di molti nostri politici e di alcuni dirigenti che lavorano per il rilancio dell'Oltrepò gli risposi: Du etu ad salam ad Vars e una butilia ad ven bon ad Santa Maria dla Versa” (Vorrebbe due etti di salame di Varzi e una bottiglia di buon vino di Santa Maria della Versa). Chiaramente questo è un modo scanzonato per affrontare un modo di comunicare che giorno dopo giorno, al limite dello stucchevole, impazza e prolifera nelle parole di molti politici e di molti addetti ai lavori oltrepadani.

Non sono contrario a priori all'uso delle parole quali eccellenze, borgo e terroir, ma sono contrario all'abuso. In qualsiasi intervista, in qualsiasi simposio o in qualsiasi tavola rotonda o quadrata che sia, frequentata dai politici dell'Oltrepò o dai politici che vengono in Oltrepò per parlare di Oltrepò, la parola eccellenze verr? proferita 372 volte, la parola borgo 466 e se si parla di vino, la parola terroir 138.

Tre parole di cui, tra i molti altri inglesismi e francesismi detti e scopiazzati qua e la... tanto per darsi un tono... che in questi convegni vengono a mio avviso… enunciate, si abusa e che nella maggior parte dei casi risultano inutili e molto spesso dannose. Una volta i nostri vecchi, che tanto sale in zucca avevano, dicevano a chi provava a parlare difficile, perché forbito è una cosa diversa, "Parla me cat mang" (parla come mangi) e sfido molti a mangiare due etti d’eccellenza accompagnato da un buon bicchiere d'eccellenza. Parlando di marketing, usare ed abusare di termini generici per indicare qualche cosa, termini che possono indicare tutto, ma soprattutto niente, è una sciocchezza. Le vere eccellenze in Oltrepò non sono molte dal punto di vista agroalimentare, al netto dei vari scandali che hanno coinvolto il mondo del vino, e delle varie discussioni su come produrre il salame di Varzi, resta il fatto che solo questi sono i due prodotti realmente eccellenti ed anche con enormi potenzialit? inespresse. Allora dico io... invece di dire eccellenza diciamo vino dell'Oltrepò e diciamo salame di Varzi e continuiamo a ripetere questi vocaboli, nel modo più efficace possibile, così da imprimerli nella mente del consumatore. È anche vero che in Oltrepò esistono altri buoni prodotti che meritano attenzione, ma arrivare a chiamarli eccellenze ci vuole molta fantasia e accomunarli al salame di Varzi o al vino oltrepadano vorrebbe dire buttare tutto in un unico calderone con il risultato di ottenere un buon minestrone, ma non eccezionale. Discorso analogo merita la parola borgo: immaginatevi un signore che uscendo dall'autostrada e arrivando a Voghera chiede a un vogherese doc: "Per favore buon villico, mi può indicare l’antica via per raggiungere il borgo dell’alta collina dominata dal castello?". La risposta è una sola: "Inda vola and? cal siur chi?". (Dove vuole andare questo signore?) Perché di paesi, come fino a pochi anni fa chiamavamo i nostri centri abitati dotati di castello, ce ne sono tanti e di paesini graziosi altrettanti, prima si chiamavano tutti con un nome… con il loro nome proprio ed uno sapeva identificarli subito e chiaramente. Ora no, sono tutti borghi... Qualcuno ha gi? ricevuto "il patentino" di antico borgo, di borgo bello o di borgo grazioso... altri cercano di ottenerlo, altri invece si autoproclamano tali. Premesso che il mercato turistico è sempre più scafato e sempre più attento alle bufale, pertanto quando qualche turista arriva in un nostro "borgo" e vede un castello molto spesso circondato da alcune case, più che antiche, anziane, ma soprattutto da una serie di belle villette progettate dai nostri geometri dell'Oltrepò negli anni '70 e '80 e qualcuna anche in seguito, molte con le loro belle tapparelle di plastica o alluminio… al turista sorge spontaneo chiedersi: "Borgo? Antico borgo? Ma de che?".

Molti sindaci, non tutti per carit? ... hanno il vezzo, in molti casi l'ardire di chiamare il loro paese borgo forse perché ormai la parola sindaco non è che oggi qualifichi più di tanto, a dire il vero e questo è capibile, forse per elevarsi aspirano al ruolo “Bürgermeister”, borgomastro in italiano che è un titolo che nelle citt? del Reich tedesco e dell'Austria in sostanza corrisponde, giuridicamente, e a prescindere dalle differenze delle diverse legislazioni, a quello di sindaco in Italia.

Questa voglia di teutonica Merkel che aleggia nell'anima e nella testa di molti dei nostri sindaci, non tutti ci mancherebbe…. può essere un aspirazione forse legittima, ma dovrebbero anche vestirsi in modo adeguato e "la muda bleu co la cravata mola parchè senò am da fastidi" (il vestito blu con la cravatta allentata altrimenti gli crea fastidio) non va bene, dovrebbero comprare il costume tipico dei borgomastri bavaresi il "laderhosen". In questo modo alcuni borgomastri oltrepadani avrebbero anche il costume adatto per presentarsi in pubblico in ogni dove ed in ogni occasione, magari anche ad una sagra che celebra un’eccellenza dell’Oltrepò, la "sagra dal salamè" (la sagra del salamino) e brindare con un bel boccale di eccellenza del nostro terroir... Anche in questo caso vale la stessa regola del vino e del salame di Varzi, ritorniamo a definire i nostri centri abitati con il loro nome: il nome con il quale tutti indicano il paese, senza titoli appiccicati in modo posticcio, che in molti casi oltrepadani, non in tutti…forse, coprono, ad una ragionevole analisi, di ridicolo il paese che tanti titoli pre e post nome non vuole attribuirsi o appiccicarsi. Perché è gi? difficile per uno che arriva da fuori memorizzare il nome di un paese se poi deve memorizzare anche antico borgo... borgo antico… borgo grazioso... borgo alto... borgo basso… diventa impossibile...

Se poi per fare contento il sindaco e le sue teutoniche politiche e turistiche ambizioni lo vogliamo accontentare, consiglio agli abitanti dei nostri paesi quando incontrano il sopracitato, di salutarlo con un bel "Guten Morgen Herr Bürgermeister" ( Buon giorno Signor Borgomastro ) così anche il primo cittadino è contento e continua per la sua strada con il suo bel costumino bavarese il... "laderhosen" che non è un'eccellenza oltrepadana, ma che comunque d? un tono di "noblesse" al nostro borgomastro. Chiaramente tutto quanto soprascritto è portato all'eccesso anche in forma canzonatoria per sorridere e per cercare di sdrammatizzare una situazione agroalimentare turistica oltrepadana che in questo momento non brilla per efficienza e neanche per strategia commerciale e marketing futura.

Certamente un primo passo per cercare di imporre l'Oltrepò sarebbe forse quello di ritornare a chiamare le cose con il loro nome e non usare parole scopiazzate qua e l? o "patentini" ottenuti qua e l? che indicano tutto, ma soprattutto non indicano niente.

Dovrebbe far riflettere alcuni "nostrani borgomastri" ed alcuni nostrani specialisti di marketing, che la stragrande maggioranza delle Pro Loco e delle varie associazioni oltrepadane, che sono effettivamente il cuore pulsante delle manifestazioni che cercano ed attirano gente in Oltrepò, e non è un caso... evidentemente... difficilmente usano nomi astrusi ed "eccellenti" per pubblicizzare le loro manifestazioni.

Questo è sintomatico, perché dimostra come le Pro Loco e le varie associazioni composte da gente concreta e che lavora gratis per amore e per promuovere il proprio paese, abbiano i piedi ben piantati per terra e con umile concretezza oltrepadana chiamino, dico io giustamente, le cose con il loro nome. Chiaramente il compito delle pro loco e delle varie associazioni non è dal punto di vista turistico strategico, ma è tattico, aspetto, comunque, altrettanto importante.

Certamente un primo passo per cercare di promuovere l'Oltrepò, portando turisti e clienti, sarebbe forse quello di ritornare a chiamare le cose con il loro nome e non usare parole scopiazzate qua e l? o "patentini" ottenuti qua e l? che indicano tutto, ma soprattutto non indicano niente.

Parlando di marketing, usare ed abusare di termini generici per indicare qualche cosa, termini che possono indicare tutto, ma soprattutto niente, è una sciocchezza. Non è marketing è il doping del marketing, ma non per migliorare il risultato, ma per drogare il risultato che si vuole ottenere, e così come succede nello sport, anche il mercato, i consumatori ed i clienti squalificano coloro che fanno marketing drogato, e li squalificano con il loro bel bagaglio di parole come eccellenze, borgo e terroir ed altre amenit? simili.

Pertanto smettiamola di cercar di eccellere nei nostri borghi con le eccellenze dei borghi del nostro terroir e promuoviamo veramente i prodotti tipici ed i paesi dell'Oltrepò con il loro nome corretto, come si sono sempre chiamati e come tutti li chiamano.? ?

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