Venerdì, 26 Maggio 2017

LEGGE ELETTORALE: STANNO PRENDENDOCI IN GIRO - BABELE O GIOCO DELLE PARTI?

Sulla legge elettorale non c’è appello che tenga! Anche l’ultimo pressante invito rivolto del Presidente Mattarella al Parlamento in occasione della cerimonia del 25 aprile, è destinato ad divenire parte del gioco delle parti. Scenetta, seppur prestigiosa ed autorevole, di una pantomima quotidiana assai ben orchestrata ed abilmente diretta.

Così nella settimana in cui Renzi, tornato “capitano” indiscusso del PD, ha dichiarato di non aspirare ad alcuna intesa con gli scissionisti di D’Alema accettando, eventualmente, un accordo elettorale con Pisapia (il quale, da par suo, ha ribaltato la frittata escludendo ogni alleanza con il PD senza la presenza di “baffino”), Berlusconi, da “segugio” quale è, nel mostrarsi disponibile a riaprire la trattativa con il Nazareno (dalla quale, realisticamente, non sembra mai essersi troppo allontanato), ha rilanciato quel premio di governabilità alla coalizione che Grillo vede come il fumo negli occhi.

Il trucco c’è e si vede! Il Cav che non pensa affatto ad un nuovo asse con Salvini e la sua Lega: solo il pensiero gli provoca un’orticaria insopportabile, usa la proposta di Franceschini (il premio di maggioranza alla coalizione) con due precisi obiettivi strategici: scongiurare ogni possibile intesa PD-M5S offrendo a Renzi il destro per una onorevole rottura, e creare le condizioni per tornare decisivo dopo il voto.

Condizioni presto dette: proporzionale puro senza premio di maggioranza (la lotta tra premio alla lista o alla coalizione avrà la naturale sintesi nell’accantonamento di ogni bonus di governabilità) e capilista bloccati. Ipotesi assai stuzzicante anche per l’ex-Sindaco che, senza colpo ferire, potrebbe tornare a palazzo Chigi come capo di una coalizione ampia d’ispirazione pentapartita (che, secondo gli ultimi sondaggi, il 25% degli elettori valuta come la naturale evoluzione del voto) della quale, con il tempo e, soprattutto, con l’ok di Arcore, potrebbe divenire leader maximo.

Un obiettivo che per essere pienamente centrato abbisogna ancora di due elementi essenziali: primo che continui per ancora molto tempo il lavorio di “distrazione di massa” delle proposte e controproposte in modo da implementare l’apparente Babele,. E, secondo, dell’assenso dei gruppi parlamentare più piccoli (centristi, autonomisti ecc) a cui potrebbe essere, ragionevolmente, concessa una «soglia di sopravvivenza» del 2-3%.

Soglia di sbarramento che, alla fine, potrebbe tornare comoda anche agli scissionisti bersaniani (quelli che -tanto per capirci- votarono la fiducia sull’Italicum senza turarsi troppo il naso) per niente sicuri di una buona affermazione elettorale.

Nell’apparente inestricabile intrigo del post-Italicum, la regia occulta della convenienza reciproca saprà, ancora una volta, far quadrare il cerchio.

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