Giovedì, 22 Giugno 2017

AUTOSTRADE...QUANDO PRENDIAMO IL BIGLIETTO FACCIAMO...TESTAMENTO !

Ricordate quando il governo Prodi doveva a ogni costo ridurre il debito pubblico perchè così ordinavano FMI e UE, e quindi si è fatto di tutto , svendendo i gioielli di famiglia? Poi è arrivato Berlusconi che toglieva imposte e faceva regali a tutti, ma FMI e UE  non protestavano, e alla fine il debito era più alto di prima. Chi pensa di essere stato preso per il didietro  ha ragione, ma non è politicamente corretto ammetterlo.

 Tra i gioielli da vendere c’era una delle più estese reti autostradali d’Europa, in ottime condizioni ma con basso valore di mercato perchè l’adeguamento delle tariffe all’inflazione richiedeva tempi biblici da parte di una burocrazia avida di mance , e ancora peggio era ottenere il rinnovo delle concessioni alla scadenza: da parte dello stato a aziende statali, quindi mance poco o niente, e i politici non volevano aumentare i canoni. In sostanza, nessuno si sentiva di avanzare delle offerte, perchè la situazione era troppo incerta e arbitraria. Ci provarono i fratelli Benetton, offrendo 500 miliardi di lire dell’epoca, a patto che lo stato ancorasse le tariffe all’inflazione e rinnovasse le concessioni scadute e in scadenza. A queste condizioni anche altri ,italiani e stranieri, avrebbero avanzato delle offerte, ma il governo decise che era troppo urgente dimostrare che si stava vendendo qualcosa, e chiuse l’asta sulla sola offerta dei Benetton. I quali si fecero prestare i 500 miliardi dalle banche, misero il tutto in borsa e nel giro di un anno restituirono i 500 miliardi alle banche vendendo la sola catena degli autogrill, che faceva parte del pacco dono.

Della vicenda si occupò un governo Prodi, persona al di sopra di ogni sospetto, ma con un braccio destro, tale Ponzellini, che invece era al di sotto, come si vide più tardi. La firma però la mise il governo D’Alema.

I Benetton divennero ricchissimi collocando parte del bottino in borsa, si comprarono intere province dell’Argentina, e provarono a ripetere il  colpo in Spagna, anch’essa sotto stress da riduzione del debito. Lì però i governi governavano e i fratelli furono informati che se mettevano il naso in Spagna, si sarebbe occupato di loro il giudice Garzon, uno al cui confronto Di Pietro era un ragazzo dell’oratorio. La nostra libera stampa di tutti i colori ignorò la vicenda.

Ma non basta: come sanno anche gli studenti di ragioneria, le tariffe di una pubblica concessione sono costituite da due parti, una per coprire le spese di esercizio e manutenzione, un’altra più importante per consentire al concessionario, nell’arco della durata della concessione, di ammortizzare con generosi interessi l’investimento iniziale. Così succede in tutto il mondo che alla fine della concessione le autostrade diventano gratuite o quasi, e vengono gestite direttamente dallo stato. Ma in Italia no: alla fine della concessione , la tariffa viene confermata in toto, perchè ci sono sempre dei lavori da fare, aggiungere una corsia, fare una circonvallazione o una bretella: il tutto, naturalmente a spese del concessionario, che chiede il rinnovo con le stesse tariffe complete, con nessuno che controlla i costi effettivi dei nuovi lavori, perchè il concessionario usa le sue imprese e estrae il materiale dalle sue cave : quando si arriva a questo punto della spiegazione, in tutte le università del mondo esplodono irrefrenabili risate…

Adesso  si scopre  che per guadagnare  di più si ricorre al sistema sperimentato all’Aquila, di mettere la sabbia del mare nel cemento armato, che così assume la consistenza e la durata di una torta alla panna. Ma ovviamente tutta la catena burocratica di controllo non controlla niente, se non i regali di Natale, e il sistema politico è pregato di indicare suoi amici nei ben retribuiti consigli d’amministrazione delle cento autostrade d’Italia, dove ci sono sempre lavori, bretelle ecc. da fare , nastri da tagliare e tariffe da confermare in toto, per cui gli spedizionieri cercano di evitare i porti italiani per via delle autostrade più care del mondo.

 

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