Sabato, 22 Luglio 2017

STANNO PREPARANDO LA STANGATA: L’IVA AUMENTERÀ E SARANNO GUAI SERI PER TUTTI

La stangata è  imminente. Piccoli e medi imprenditori allaccino le cinture di sicurezza. L’aumento dell’Iva incombe come una minaccia ormai concreta. Il giochino tra Renzi e il ministro dell’economia Padoan – l’ex premier che dice “no mai, “strizzando l’occhio agli elettori delle primarie e il ministro che insiste – è ormai finito. 

“L’idea è quella di scambiare l’aumento dell’imposta sul valore aggiunto con un taglio al cuneo fiscale: Lo scambio tra Iva e cuneo fiscale è una forma di svalutazione interna che beneficia le imprese esportatrici, che sono anche le più competitive, le quali non possono più avvantaggiarsi del tasso di cambio. Si tratta di una ricetta classica – dice il ministro e siccome io sono un tecnico ricordo che nelle scelte politiche non si possono ignorare gli aspetti tecnici, e viceversa. Diciamo che è un’opzione sostenuta da buone ragioni”. Insomma, servono soldi e Padoan ostenta tagli che poi saranno vanificati dall’aumento dell’Iva, che vuol dire aumento dei prezzi, che vuol dire mettere un freno alla crescita già lent : una spirale perversa e non un circolo virtuoso innescherà l’aumento dell’Iva. Le aziende vedranno aumentare le spese di gestione e dei materiali produttivi, non investirà come dovrebbe e il motore del lavoro resterà fermo al palo. Bella prospettiva….

E dopo le parole del ministro sono arrivate prima le reazioni delle opposizioni che accusano il governo di voler alzare le tasse. Poi arriva il “grido di dolore della Cgia di Mestre: “No all’aumento dell’Iva in cambio della riduzione del cuneo fiscale. Questa operazione, infatti, non sarebbe a somma zero. Se a seguito di un’eventuale riduzione del costo del lavoro i vantaggi economici ricadrebbero su imprese e/o lavoratori dipendenti, il rincaro dell’Iva, invece, lo pagherebbero tutti. In particolar modo i più deboli, come i disoccupati, gli inattivi e i pensionati che, invece, dal taglio delle tasse sul lavoro non beneficerebbero, almeno direttamente, di alcun vantaggio”. A dirlo è il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia Paolo Zabeo dopo l’intervista di Pier Carlo Padoan.

“Le buone ragioni” invocate da Padoan non esistono.  “Vista la situazione dei nostri conti pubblici – ragiona Zabeo – è molto probabile che il Governo con la prossima legge di bilancio non sarà in grado di recuperare tutti i 19,5 miliardi necessari per evitare che, dal 2018, l’aliquota Iva del 10 passi al 13 e quella del 22 al 25 per cento. Ricordo che un aumento di un punto dell’aliquota ridotta costa agli italiani poco più di 2 miliardi e quella ordinaria 4. Pertanto, non è da escludere che dei 19,5 miliardi l’esecutivo sia in grado di sterilizzarne solo una parte. E visto che la spesa corrente al netto degli interessi è destinata ad aumentare ancora e gli effetti della spending sono molto contenuti, la quota rimanente dovrà essere recuperata con nuove entrate, ad esempio con la rivisitazione delle deduzioni e delle detrazioni fiscali e con un aumento parziale delle aliquote Iva”. Nuove tasse in arrivo, dunque, e detrazioni in buona parte a rischio. Insomma, ancora una volta ci stanno prendendo in giro.

Le ricadute negative dell’aumento dell’Ova disegnano un quadro anche peggiore di come si immagina: Ricorda la Cgia di Mestre: “Di fronte a una crescita economica ancora molto timida e incerta, l’eventuale aumento dell’Iva condizionerebbe negativamente i consumi interni e conseguentemente tutta l’economia, penalizzando in particolar modo le famiglie meno abbienti“.

Già oggi, segnala la Cgia, siamo tra i principali Paesi dell’area euro ad avere l’aliquota ordinaria Iva più elevata. Se da noi è al 22%, in Spagna è al 21, in Francia al 20 e in Germania al 19. Chi verrebbe penalizzato maggiormente da un eventuale aumento dell’Iva? In termini assoluti sarebbero i percettori di redditi più elevati, secondo gli Artigiani di Mestre, visto che a una maggiore disponibilità economica si accompagna una più elevata capacità di spesa. La misurazione più corretta, tuttavia, si ottiene calcolando l’incidenza percentuale dell’aumento dell’Iva sulla retribuzione netta di un capo famiglia. Adottando questa metodologia, l’aggravio più pesante interesserebbe i percettori di redditi bassi e, a parità di reddito, le famiglie più numerose.  Con un incremento di un punto di Iva dal 22 al 23%, ad esempio, una famiglia di 3/4 persone subirebbe un aumento di imposta di circa 100 euro all’anno che, ovviamente, avrebbe delle ripercussioni negative sui consumi interni del paese che costituiscono la componente più importante del nostro Pil. Insomma, un disastro.

 

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