Mercoledì, 26 Aprile 2017

SEMPRE MENO NEGOZI DI ALIMENTARI RIESCONO A PAGARE TASSE

Il clima di fiducia è stabile, con tendenza al miglioramento; stabile anche il livello dei ricavi e ci si muove sull' e-commerce, ma il cruccio maggiore per le 60mila imprese della Fida, Federazione dei dettaglianti dell'Alimentazione di Confcommercio, è rappresentato dal credito ma, ancor di più, dal peso fiscale. ''Le tasse continuano a rappresentare una morsa estremamente penalizzante: più di una impresa su dieci (il 12,4%) non riesce a far fronte alla pressione fiscale con mezzi propri e tre su dieci ci riescono solo con molta difficoltà (31%)'' è stato sottolineato oggi durante la presentazione questa mattina a Roma, del quinto Osservatorio congiunturale di Fida insieme a Format Research.

Sul fronte credito, meno di quattro imprese su dieci riesce a spuntarla: ''solo il 38% delle imprese del settore si è visto accordare il fido oppure il finanziamento che aveva richiesto''.

L'appello della presidente Fida e vicepresidente Confcommercio, Donatella Prampolini Manzini, è quindi quello di ''lavorare sulla fiscalità generale, scongiurando definitivamente il rischio di un aumento dell'Iva che porterebbe a un effetto domino sui consumi.
Stabile, e con tendenza al miglioramento, il clima di fiducia delle imprese del comparto nella seconda metà del 2016. Stabile anche il livello dei ricavi, ''segno di una lenta ripresa della domanda e frutto di un rallentamento nella dinamica dei consumi'', con i prezzi ''in forte rialzo nei primi mesi del 2017 rispetto al 2016'' segnala la Fida. Un focus sul commercio elettronico mostra come anche il dettaglio alimentare si stia dando da fare in tale ambito: le imprese che hanno un sito web sono quattro su dieci: una su dieci per attività di commercio elettronico, le altre tre solo per vetrina. Una impresa del commercio al dettaglio alimentare su quattro, poi, utilizza i social network.

''I dettaglianti alimentari -spiega Prampolini Manzini - stanno facendo di tutto per utilizzare le giuste leve che consentano loro di rimanere sul mercato, puntando su innovazione e attenzione al consumatore. Permangono però, anche a fronte di una lieve ripresa dei consumi, problematiche legate al peso del fisco e alla stretta sul credito. Problemi resi ancora più pesanti dal fatto che la marginalità continua a diminuire, anche per effetto dell'aumento dei prezzi all'ingrosso, non riversati completamente sui consumatori per evitare una nuova stagnazione.

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