Lunedì, 27 Marzo 2017

17 MILIARDI DI EVASIONE FISCALE RECUPERATI NEL 2016, E’ RECORD PER L’AGENZIA DELLE ENTRATE

Obbiettivo mai raggiunto prima d’ora,  oltre 17 miliardi di evasione fiscale recuperati nel 2016. L'Agenzia delle entrate annuncerà il nuovo record italiano tra un paio di settimane. Ma la cifra, sebbene di tutto rispetto, verrà passata al microscopio. Non solo perché ingloba i 4 miliardi di voluntary disclosure, ovvero di capitali illegali detenuti all'estero o in patria, volontariamente regolarizzati grazie alla sanatoria del governo Renzi e dunque non proprio oggetto della forza bruta della riscossione coattiva. Ma soprattutto in quanto goccia nel mare dell'evaso: 109 miliardi ogni anno, di cui 40 miliardi solo di Iva, tre volte la manovra finanziaria 2017, tra i peggiori in Europa. Ed è un calcolo per difetto, su ammissione di chi l'ha ottenuto, la commissione sull'evasione fiscale presieduta da Enrico Giovannini, perché mancano le imposte sostitutive sui redditi da capitale e le plusvalenze, la cedolare secca, l'imposta di registro, il bollo, il canone Rai, le addizionali locali. Un successo? Sia come sia, sfondare quota 17 miliardi - obiettivo raggiunto con un anno di anticipo, nel 2016 anziché nel 2017 - rappresenta un sicuro successo del direttore Rossella Orlandi, in sella dal 2014 e in attesa di destino politico: il suo incarico all'Agenzia delle entrate scade a giugno. Il triplete messo in fila parla da sé: 14,2 miliardi recuperati nel 2014, a seguire 14,9 miliardi nel 2015 e sopra i 17 miliardi nel 2016. Nessuno mai come lei. Nonostante le critiche sul suo operato, messa nel mirino della polemica politica e in crisi dalla sentenza della Consulta che fece decadere 767 dirigenti,  la Orlandi ha vinto la scommessa. Fatturazione elettronica, dichiarazione dei redditi precompilata, compliance hanno funzionato. In particolare la compliance, le famose letterine per convincere gli "smemorati" a pagare le tasse: 700 mila spedite nel 2016, almeno 300-400 milioni recuperati. La macchina ha dunque tenuto. Così la strategia di puntare ai pesci grossi, le frodi importanti, le multinazionali. Senza accanirsi su chi evade per sopravvivere, sbaglia a compilare i moduli, dichiara ma poi non versa perché nel frattempo ha perso il lavoro. Non basta. Ma davvero non si poteva fare di più? I critici ricordano che nei 17 miliardi vi sono conteggiati pure i 4 miliardi dalla sanatoria sui capitali illegali. Senza questa operazione straordinaria, il risultato sarebbe scivolato sotto il traguardo del 2014. "Ma secondo voi chi li ha fatti i 400 mila accertamenti, relativi a 130 mila istanze, che sono serviti a incassare i 4 miliardi della voluntary?", si difende la Orlandi. "Vi hanno lavorato 4 mila addetti e senza ulteriori risorse. Le altre forze sono state impegnate nell'attività di accertamento che ha portato più o meno gli stessi risultati degli ultimi tre anni. E nel conteggio dei 17 miliardi mancano ancora gli incassi delle lettere di compliance". Dunque il bottino potrebbe essere più alto.  Ma la stessa Corte dei Conti notava come già nel 2015 "l'attività di controllo e accertamento sostanziale ha comportato entrate per 7,7 miliardi" su 14,9 miliardi recuperati in totale. Appena la metà. Il resto è rientrato in cassa grazie ai controlli automatizzati, le famose banche dati che incrociano redditi e dichiarazioni e sputano le incongruenze. Senza tralasciare poi l'accusa rivolta al governo Renzi di aver sminuito la lotta all'evasione, innalzando il tetto sull'uso del contante (ma la Orlandi era contraria) e avviando le sanatorie: voluntary, voluntary bis e da ultimo rottamazione delle cartelle. Un regalo ai disonesti. L'incognita Equitalia. E quest'anno come andrà? Difficile dirlo. La filosofia dell'Agenzia delle entrate rimane quella: lotta serrata ai grandi evasori, opera di convincimento sui piccoli. Ma il gettito atteso dalla voluntary bis rischia l'effetto da barile già raschiato. Anche la rottamazione delle cartelle, gestita in questi mesi da Equitalia, può rivelarsi meno redditizia di quanto sperato: 2 miliardi attesi, ma solo 156 mila adesioni fin qui. A meno di importi molto elevati da scontare, l'obiettivo potrebbe essere disatteso, con pericolosissimo effetto slavina sui conti pubblici (la rottamazione è tra le coperture essenziali della manovra per il 2017). Su tutto poi incombe la cancellazione di Equitalia, in realtà il suo assorbimento di fatto nell'Agenzia delle entrate. Un'operazione che procede a rilento, ma che deve essere conclusa entro il primo luglio. Elezioni politiche permettendo.

 

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