Lunedì, 25 Settembre 2017

Bar e ristoranti pieni, stabilimenti balneari presi d'assalto. Ma anche alberghi e villaggi vacanze sold out. L'estate ha portato un buon giro d'affari e anche opportunità di lavoro per tanti, giovani e meno giovani. Ma se è cresciuta l'offerta di impiego stagionale, in media il 10% in più rispetto allo scorso anno, sale anche la quota di lavoro nero: più della metà dei lavoratori (quasi il 60%) è stato impiegato senza contratto o con rapporti irregolari. E' quanto emerge da un'indagine con sindacati e associazioni di categoria nelle principali località turistiche italiane.

Il dato positivo riguarda la maggiore richiesta di personale rispetto alle stagioni scorse. A incidere positivamente il 'risveglio' dell'attività di molti piccoli esercenti e delle strutture recettive minori che, evidentemente superata la fase più acuta della crisi, sono tornate (+15%) ad avvalersi di personale esterno. Ma anche le strutture più grandi, dalle catene alberghiere ai villaggi vacanze, hanno incrementato l'offerta di lavoro, +5%.

Il problema, segnalano i sindacati interpellati, è la natura spesso completamente fuori dalle regole del rapporto di lavoro. Un trend confermato anche dai controlli della Guardia di Finanza che, dall'inizio dell'estate, ha scoperto 1.450 i lavoratori 'in nero' o irregolari. Un fenomeno diffuso in tutta Italia ma che registra punte di sommerso vicine al 70% in diverse realtà meridionali. Si segnalano, in particolare, aree di grande evasione contributiva in Campania e Calabria. A pesare, segnalano le associazioni datoriali, è anche l'incertezza normativa percepita dopo l'uscita di scena dei voucher e le novità introdotte successivamente.

In queste realtà sono comunque frequenti i controlli e le sanzioni da parte della Guardia di Finanza, così come è costante l'azione degli ispettori del ministero del Lavoro su tutto il territorio nazionale. In particolare, sono stati 1.450 i lavoratori “in nero” o irregolari scoperti da inizio estate dalle Fiamme Gialle: 268 di loro sono stranieri, 27 i minori, impiegati soprattutto nei campi agricoli. In Sicilia, in un’operazione anti-caporalato e contro lo sfruttamento della manodopera della Gdf di Siracusa, è̀ stato applicato, tra le prime volte in assoluto, il 'controllo giudiziario d’azienda'. Istituto, introdotto lo scorso anno, che prevede la nomina di uno o più̀ amministratori da affiancare all’imprenditore nella gestione dell’attività̀.

Ma, segnalano i sindacati, non basta. Per fronteggiare veramente il sommerso, fanno notare, servirebbe una maggiore disponibilità a denunciare lo sfruttamento, sia da parte dei lavoratori sia da parte degli operatori onesti, che subiscono una concorrenza sleale. Per questo, l'invito è a utilizzare i canali a disposizione per far emergere le situazioni di sfruttamento. La prima cosa da fare è denunciare la propria condizione all'Ispettorato del Lavoro che ha sede presso la Direzione Principale del Lavoro competente. Ma un lavoratore irregolare può denunciare la sua condizione anche presso la Guardia di Finanza. E, ricordano i sindacati, se necessario per tutelare la propria posizione, possono farlo anche in forma anonima.

Rientro dalle ferie con stangata sui prezzi per le famiglie italiane. Dalle bollette dell'elettricità ai libri per la scuola ai i servizi, la lista degli aumenti stilata dalle associazioni dei consumatori non sembra escludere nessuna voce superando fortemente l'ultimo tasso di inflazione registrato a luglio dall'Istat: +0,1%.

Dal primo luglio è scattato l'aumento dell'energia elettrica del 2,8%, deciso dall'Authority che si rifletterà sulle prossime bollette, ma complici anche le condizioni meteo non favorevoli tra gelate primaverili prima e siccità poi, l'aumento dei prezzi dovrebbe farsi sentire anche sui prodotti alimentari. La Coldiretti stima che l'andamento anomalo del tempo porterà a un danno da 2 miliardi. Giù la produzione di grano (-10%), dell'olio di oliva, delle conserve. Una situazione che, associata allo scandalo delle uova al Fibronil e al raddoppio del prezzo del burro potrebbe innescare una spirale al rialzo. L'Osservatorio Nazionale Federconsumatori ha invitato le autorità a monitorare con attenzione la situazione: sul fronte alimentare tra clima e speculazione le famiglie potrebbero arrivare a spendere 12,60 euro al mese in più pari a circa 151,2 euro all'anno.

E secondo l'Adusbef non saranno esenti dai rincari neanche banche e assicurazioni. Per le prime gli incrementi dovrebbero tradursi in un aumento delle spese per la gestione del conto corrente di circa 20-25 euro, mentre per le assicurazioni gli incrementi dovrebbero tradursi in un esborso maggiore di 10-15 euro. ''Le banche -dice all'Adnkronos il presidente Elio Lannutti- in qualche modo scaricheranno sui clienti i costi degli esborsi legati alle perdite subite con la crisi di questi ultimi anni''. Tra le spese in più che stanno arrivando sul fronte dei servizi non ultime quelle legate alla tariffazione della telefonia ogni 28 giorni. La stessa Agcom stima un aggravio annuale delle bollette pari all'8,6%.

Sul fronte dei trasporti la Regione Lombardia dà il via libera alla decisione di aumentare il costo di biglietti e abbonamenti ferroviari anche se il conto del rialzo, pari allo 0,93% per il 2017, dovrebbe essere posticipato al 2018 dopo le elezioni regionali. E sul fronte della mobilità cittadina la prima a muoversi è la Provincia di Belluno: con il taglio dei trasferimenti, i ticket per viaggiare sui mezzi Dolomitibus aumenteranno. Il biglietto ordinario farà un balzo del 10% dal primo di settembre.

Ma è la scuola che segna probabilmente il ritorno al caro-prezzi. Torna a crescere prepotentemente il costo di diari, astucci, zaini e materiale scolastico. Il Codacons prevede un incremento medio del 2,5% con punte del 3,9% per gli zainetti firmati e una spesa media che per la prima volta dovrebbe sfondare il muro dei 500 euro a studente a cui aggiungere il costo dei libri per una spesa complessiva in grado di superare i 1100 euro a studente.

I leggeri segnali di ripresa del mercato immobiliare registrati nel 2015 sono stati confermati nel 2016 e la striscia positiva continua nell'anno corrente: questo a livello nazionale, secondo statistiche realizzate nel rapporto sul mercato immobiliare della Fiaip, la principale associazione di categoria del settore immobiliare. Ma nei piccoli centri è davvero così? Broni, per esempio, sembra in ripresa rispetto agli anni passati e il 2017 si sta rivelando positivo.

Edoardo Opizzi, titolare dell'agenzia immobiliare Tecnocasa, è soddisfatto per questo primo semestre dell’anno: "Il mercato va, negli ultimi due/tre anni è stato buono dal nostro punto di vista, per quanto riguarda il paese di Broni. Stiamo lavorando bene, stiamo incrementando i nostri numeri, il numero di compravendite aumenta ogni anno per noi, quindi direi che siamo soddisfatti. Non ci lamentiamo.

Siamo una buona squadra, attualmente siamo in quattro… siamo alla ricerca di personale, ma stiamo faticando a trovarlo".

E i prezzi?

"Su Broni è aumentato il numero di compravendite, non di prezzi però… quelli sono sempre in discesa. è comunque un dato positivo, visto che l'aumento c'è. La gente sa che si può comprare bene ed è naturalmente invogliata ad acquistare. I mutui sono molto interessanti e buoni al momento e quindi anche da questo punto di vista c'è una evoluzione positiva".

Si sente spesso dire in questo ambito la frase "il mercato è fermo". Cosa ne pensa?

"Certo, niente a che vedere con i numeri eccezionali di dieci anni fa, ma si lavora bene. Sento tanta gente che si lamenta e che dice che il mercato è fermo, ma non è vero! Il punto è non avere prezzi esagerati o assurdi, dipende poi uno come vuole lavorare: noi abbiamo tenuto prezzi competitivi, poco trattabili o quasi per nulla, ma per fare in modo che vengano vendute le case".

Diamo qualche numero...

"Parlando di numeri, Broni ha circa 700 case in vendita e se ne vendono in un anno circa 70 che è il 10%: sono dati del comune e sono interessanti da riportare. Solo noi di Tecnocasa abbiamo questa convenzione con ogni singolo paese e riusciamo quindi a sapere tutte le compravendite effettuate".

Che tipo di mercato è?

"è un mercato tutto da prima casa, chi compra è per mettersi in casa propria accendendo un mutuo…o chi passa da un affitto all'acquisto di una casa di proprietà. Gli investimenti sono poco o niente: non c’è interesse su queste cose. Come affitti, invece, c’è tantissima richiesta ma la qualità è piuttosto scadente: può essere brutto da dire ma magari chi richiede l’affitto non ha grandissime disponibilità e non dà molte garanzie. Noi per scelta non li trattiamo quasi più e preferiamo concentrarci sulla compravendita".

E il mercato delle attività commerciali come sta andando, passando per Broni stupisce nelle vie centrali il numero delle vetrine chiuse e con il cartello vendesi...

"Per quanto riguarda invece la vendita dei negozi, bisogna dire onestamente che non funziona, non ci sono richieste per l'acquisto e pochissime per l'affitto. è difficile che qui aprano nuove attività, anche perché i nuovi grandi negozi e centri commerciali aperti in zona hanno reso la vita complicata ai piccoli negozi di paese".

A memoria qual è stata l'annata eccezionale nel campo immobiliare?

"L'anno più alto nel mercato immobiliare è stato il 2008, con i prezzi più alti in assoluto ma anche con un numero alto di compravendite… in Italia si vendevano circa 850mila case, a Broni erano circa 200… adesso i numeri si sono dimezzati e anche i prezzi: in alcuni casi i prezzi di abitazioni comprate nel 2008 e vendute adesso sono la metà. La media comunque del calo di prezzi è del 30% rispetto ad anni fa.

Si sono poi allungati anche i tempi per comprare: qui a Broni per acquistare un immobile ci vuole circa un anno. Poi ovviamente ci sono le eccezioni e magari una casa appena messa in vendita viene acquistata nel giro di un mese".

Noi di Tecnocasa abbiamo tutti questi dati precisi perché tutti gli anni e ogni semestre dobbiamo inviare le statistiche alla nostra sede".

Contardo Cristiani, della Cristiani Repetti Snc conferma questa tendenza positiva del mercato immobiliare bronese: "L'andamento del mercato per noi quest'anno è migliorato rispetto a quello dei primi sei mesi del 2016. Il miglioramento è lieve perché c'è stata un’inversione di tendenza per quanto riguarda la parte residenziale.

Per quanto riguarda, invece, la parte commerciale è stagnante: non ci sono richieste o meglio, erano limitate e rimangono tali per il momento.

In termini di incremento, calcolando che l’anno scorso eravamo praticamente fermi, possiamo parlare di un 20% in più. è un dato di fatto quindi che c'è una evoluzione positiva... possiamo dire che qualche cliente torna ad affacciarsi all'acquisto di case.

Come affitti, non abbiamo visto flessioni e la richiesta si mantiene abbastanza costante rispetto al passato.

Dal punto di vista, invece, degli investimenti, devo dire che la gente si allontana da questo tipo di cose e possiamo quindi parlare solo di compravendite di prima casa: tra l’altro le condizioni di mutuo adesso sono tornate ad essere molto buone e quindi la gente preferisce comperare".

Massimo Scrivani, è il responsabile della filiale di Broni della San Marco Immobiliare che ribadisce come la situazione negli ultimi 4/5 mesi sia decisamente migliorata.

"C'è l’acquisto in prevalenza di prima casa e sono quasi sempre acquisti di immobili di basso costo: diciamo che i prezzi sono tutti piuttosto calati negli ultimi tempi e normalmente sono molto mutuati.

è un vero peccato che l’investitore non ci sia, perché la congiuntura tra prezzi bassi e mutui molto validi potrebbe dare soddisfazione…

Per gli esercizi commerciali, noi ne abbiamo sempre trattati pochissimi, non sono mai rientrati nel nostro business: c’è un po' di mercato dell’affitto per negozi e capannoni, ma non sono molto qualificato per dare ulteriori informazioni in quanto ci siamo sempre occupati prevalentemente di immobili abitativi. Siamo da sempre radicati nella compravendita di case, ville, appartamenti, cascinali e rustici…il tutto rivolto all’abitazione"

E gli affitti?

"Anche per quanto riguarda gli affitti ce ne occupiamo marginalmente, anche se di più rispetto ai negozi: in questo campo devo ammettere che l’affitto paga un po' il fatto che una persona se appena appena può compra. In più la tipologia della clientela che affitta è scesa molto di qualità e questo fa sì che l’investitore non sia sereno nell’acquistare un mobile da locare.

Non si tratta di cattiva volontà, ma purtroppo la precarietà del lavoro che c’è in giro porta troppo spesso a contratti di affitto non onorati, a sfratti e cose simili: tutte questioni non simpatiche e costose per il proprietario dell’immobile".

A suo giudizio torneranno i momenti d'oro?

"Siamo lontani dai momenti d'oro, ma sinceramente non credo che torneranno. L'impressione, comunque, che ci sia stata una buona inversione di tendenza ce l'ho ben chiara in mente. Parlando in numeri per quanto riguarda le vendite, quest’anno noi abbiamo fatto circa il 50% in più rispetto all’anno scorso, ma va detto che in questo periodo del 2016 avrei detto cose completamente diverse, quindi abbiamo migliorato tanto ma perché siamo partiti da un punto di partenza molto basso. Posso quindi dire, dal mio punto di vista, che una ripresa si vede per quanto riguarda il mercato di Broni. Io poi ho altre filiali in giro e non posso esattamente dire le stesse cose per altri paesi…

Su Broni lavoriamo bene, siamo presenti da tanto sul territorio e siamo un riferimento per tanti clienti, abbiamo lavoro".

Broni vanta delle bellissime colline: i paesaggi, buon vino e buon cibo che dovrebbe essere un'attrattiva per i turisti e quindi terreno fertile  per le seconde case. è così?

"Per colline, invece,  posso dire che vanno meno bene rispetto alla pianura. Il discorso strade malmesse, così come la distanza dai centri, penalizza molto l’acquisto di una casa in quelle zone.

Anni fa si vendeva molto in collina e poco in pianura, adesso è l’esatto opposto: non ci sono più quei requisiti che prima facevano la differenza, la bella vista, la posizione panoramica, un po' di terreno attorno. Adesso invece si ragiona solo sulla comodità rispetto ai mezzi di trasporto e sul fatto che le strade per arrivare in collina sono ancora peggio di quelle che ci sono in pianura.

Per quanto riguarda infine il turismo enogastronomico posso escludere in modo categorico che questo porti a fare acquisti di immobili. è solo un turismo mordi e fuggi. Il territorio non ha altra attrattiva se non quella di essere discreto (strade a parte) e di avere prezzi bassi…"

I dipendenti delle Province e delle Città metropolitane sono pronti a incrociare le braccia. I sindacati del pubblico impiego di Cgil, Cisl e Uil hanno infatti proclamato per il 6 ottobre lo sciopero nazionale per l'intera giornata di tutto il personale. I sindacati avevano già avviato la mobilitazione, denunciando una "situazione di estrema difficoltà" degli enti e chiedendo "risorse" per "consentire l'erogazione dei servizi fondamentali e tutelare i diritti dei lavoratori". Il ministero assicura che saranno comunque garantiti i servizi minimi.

Sono oltre 11 milioni in Italia, i turisti che scelgono la formula dell’agriturismo, l’agriturismo e l’agricoltura multifunzionale sono sempre più i protagonisti della crescita o della tenuta dell'occupazione nei territori. Ma il comparto si rinnova nella forma e accompagna l’evoluzione di un settore che dal 1998 a oggi è cresciuto del 129%. Una azienda su tre è al femminile. Sono i dati che emergono dallo studio, pubblicato sul nuovo portale di AgrieTour, il Salone nazionale dell’agriturismo e dell’agricoltura multifunzionale che si svolgerà ad Arezzo Fiere dal 17 al 19 novembre con la sedicesima edizione.  In questi sedici anni di AgrieTour infatti è cambiato il comparto, le richieste dei fruitori, le disponibilità delle aziende: ad oggi sono oltre 165 milioni le notti passate negli agriturismi, oltre 190 mila ettari di paesaggio curato e fruibile grazie alla presenza delle attività agrituristiche, e oltre 22 mila fabbricati restaurati con un significativo recupero del patrimonio edilizio rurale. E poi ancora oltre 260 mila aziende con vendita diretta, 2.384 aziende con attività didattiche e circa 1200 aziende stimate con attività sociali. Sono i numeri della multifunzionalità italiana, che da soli basterebbero per testimoniare il valore della diversificazione delle attività in agricoltura, ma anche a rappresentare una modificazione che ha portato interi territori - Toscana, Emilia Romagna, Lazio, Lombardia, Veneto, importanti punti di forza nel Sud (Puglia, Campania e Sicilia) - ad essere protagonisti di questa nuova realtà produttiva. Un buon vino ed una zona fortemente 'attrattiva' porta con sé agriturismo e cantine, ma anche accoglienza a diverso titolo (alberghi diffusi, hotel, ristorazione a varie 'stelle'), una vera e propria azienda che influisce fortemente sul Pil sia regionale che nazionale: emblematico è stato il caso mondiale del Prosecco. Più 129%. E’ la crescita dell’agriturismo italiano dal 1998 a oggi. Dalle 9.718 strutture di allora infatti - spiega ancora AgrieTour - si è oggi arrivati a 22.238 agriturismi autorizzati. Una crescita costante se si pensa che dal 2003 è stata del 70,8% e solo dall’ultimo anno a oggi del 2,3%. La crescita è più consistente nel Centro (+5,1%), rispetto al Nord (+1,7%), mentre nel Mezzogiorno (Sud e Isole) si registra un calo (-1,1%). La risposta del mercato è altresì positiva: nel 2015 infatti, secondo l’indagine Istat sul movimento dei clienti negli esercizi ricettivi, le presenze (numero di notti) degli ospiti negli agriturismi ammontano a 11,3 milioni (+4,9% rispetto al 2014). Tra le curiosità che più di un’azienda agrituristica su tre (36,1%), è la conduzione femminile. La maggiore concentrazione di aziende gestite da donne si rileva in Toscana (1.791aziende, che rappresentano il 40,8% delle aziende della regione e l’8,0% di quelle nazionali).  Ma come è andata questa estate per l'agriturismo? Si conferma la crescita stabile. Spesso la domanda supera l'offerta e le prenotazioni si allungano a settembre. Lo conferma Agriturist (Confagricoltura), spiegando che le presenze straniere sono in forte aumento e vengono prevalentemente effettuate online. L'analisi dell'Osservatorio dell'Associazione evidenzia come a scegliere le vacanze nelle campagne italiane siano soprattutto tedeschi, olandesi, francesi e svedesi, ma anche gli italiani privilegiano sempre più l'ospitalita' familiare, la buona cucina e le attività all'interno dell'azienda. "L'agriturismo è una formula di vacanza intelligente e vincente - spiega Cosimo Melacca presidente di Agriturist - dal momento che è capace di coniugare relax in campagna, mare, collina, montagna, cultura, con le città d'arte e il buon cibo. Già il 2016 è stata una buona annata, questa sarà un'estate da ricordare perché l'Italia e le nostre campagne sono percepite dai vacanzieri italiani e stranieri come un luogo sicuro, dove si mangia bene, si vive a contatto con la natura e ci si rilassa. Sono prevalentemente le famiglie a scegliere di soggiornare in appartamenti anche per più di due settimane, mentre il soggiorno medio e' di 3/4 giorni, con punte che arrivano ad una settimana".  L'aumento di presenze più consistente si registra in Liguria, Veneto, Sicilia, Campania, Sardegna, Puglia e Calabria. Molto bene anche quelle registrate in Piemonte, Lazio, Toscana, Lombardia (in particolare sulle colline e sul lago di Garda) e in Emilia Romagna. "Va ancora meglio dell'anno scorso - sottolinea Melacca - soprattutto nelle strutture che hanno saputo legare alla campagna le escursioni, il cicloturismo, gli itinerari equestri e il cibo genuino. Siamo soddisfatti perché anche gli Italiani aumentano le presenze negli agriturismi; cominciano a tornare nelle zone vicine alle aree terremotate del centro Italia, a dimostrazione di quanto il settore agrituristico debba essere sempre più valorizzato come fondamentale driver economicodi crescita". Sono più di 17mila - ricorda Agriturist - le aziende dove è possibile dormire, quasi 12mila quelle con ristorazione e 4.500 quelle dove poter degustare vini, salumi, conserve, formaggi ed altri prodotti tipici locali. La cura dei particolari, i percorsi naturalistici, la bellezza dei territori e dei paesaggi - conclude Agriturist - si confermano aspetti fondamentali, perché rendono memorabile la vacanza in campagna e difendono il 'brand' Italia come valore che crea accoglienza e qualità.

 

 

 

Le prime previsioni di Assoenologi indicano una produzione di vino e mosto nel 2017 inferiore di ben 13 milioni di ettolitri rispetto al 2016, pari ad una flessione di circa il 25%. Tutte le regioni italiane fanno registrare consistenti decrementi produttivi, con punte anche del 35-40% in Sicilia ed Umbria. Unica eccezione la Campania che, dopo la difficile vendemmia della scorsa campagna, fa registrare un aumento del 5%.

Con 41,1 milioni di ettolitri il 2017 si colloca tra le prime 6 vendemmie più scarse dal 1947 ad oggi (1947 - 36,4 milioni di Hl, 1948 - 40,4 milioni di Hl, 1949 e 1950 - 41 milioni di Hl, 2012 41,1 milioni di Hl). Così Assoenologi fotografa la situazione vinicola in Italia rispetto alla siccità e al grande caldo delle ultime settimane.

"Le nostre stime quantitative - spiega il presidente dell'associazione, Riccardo Cotarella - sono riferite alla situazione riscontrata dai colleghi delle 17 sedi periferiche dell'Assoenologi tra la seconda e la terza settimana di agosto, vale a dire quando la quasi totalità dell'uva era ancora sulle piante. Purtroppo, visto il perdurare della siccità e delle alte temperature al Centro-Sud, non è da escludere che ci siano altre consistenti perdite nella produzione di uva". Entro la fine di agosto Assoenologi comunicherà una stima dettagliata circa la produzione riferita alle singole regioni italiane.

"Per effetto delle condizioni climatiche anomale, quest'anno la vendemmia sarà tra le più scarse del dopoguerra". E' quanto afferma la Coldiretti in un comunicato, sulla base dei dati Istat sul commercio estero.

"La vendemmia del 2017 per effetto del caldo e della siccità si classifica come la più precoce dell'ultimo decennio - sottolinea Coldiretti -. Con un anticipo di circa dieci giorni rispetto allo scorso anno, è dunque in forte calo per il bizzarro andamento climatico, con un inverno asciutto e più mite, un precoce germogliamento della vite, che ha favorito danni da gelate tardive, ma anche siccità persistente e episodi localizzati di grandinate".

Cali del 40% sono previsti in Lazio e Umbria, del 35% in Sicilia, del 30% in Toscana, Puglia, Abruzzo, Molise, Liguria, Basilicata, Calabria e Valle d'Aosta, del 25% nelle Marche e in Lombardia. In Sardegna del 20%, mentre in Piemonte, Friuli Venezia Giulia e Veneto la riduzione è del 15% e in Trentino Alto Adige del 10%. In controtendenza la Campania, dove si stima un aumento del 5%.

Nonostante il calo di produzione, vola la domanda del vino italiano all'estero: con un aumento del 6,3% in valore, fa registrare il record storico rispetto allo scorso anno, quando erano stati raggiunti su base annuale i 5,6 miliardi di euro.

Il progressivo invecchiamento demografico e la crescente partecipazione delle donne al mercato del lavoro, uniti al progressivo calo della spesa pubblica per la famiglia e l’assistenza, hanno determinato negli ultimi anni un forte aumento della richiesta di servizi di assistenza a domicilio da parte delle famiglie.

Ma, in tempi di crisi, le famiglie hanno risorse sufficienti per coprire l’assistenza agli anziani? Una badante costa mediamente alla famiglia 16 mila euro annui, e solo l’8% dei pensionati può sostenere questa spesa contando solo sulla pensione.

Questo il quadro che emerge da una ricerca Domina (Associazione Nazionale Famiglie Datori di Lavoro Domestico, firmataria del ccnl sulla disciplina del lavoro domestico) realizzata dalla Fondazione Leone Moressa, dal titolo 'Il valore del lavoro domestico'.

Su 14 milioni di pensionati, oltre il 70% ha un reddito complessivo al di sotto dei 20 mila euro annui, ovvero al di sotto di circa 14.600 euro spendibili (al netto delle tasse). In particolare, la fascia di reddito <10.000 è la più numerosa, con il 31% dei pensionati.

Il 25% ha un reddito complessivo compreso tra 20 e 40 mila euro, mentre meno del 5% dei pensionati percepisce più di 40 mila euro annui.

Il costo della badante varia a seconda delle ore lavorate e dell’inquadramento contrattuale. Si va dai 2 mila euro annui per assistenza di 5 ore settimanali a persone autosufficienti, fino ai 22 mila euro per assistenza a non autosufficienti da parte di personale formato. Mediamente, la classica badante costa alla famiglia circa 16 mila euro annui.

Contando solo il reddito da pensione dell’assistito, solo l’8,1% dei pensionati può permettersi la badante. Più accessibile, invece, un’assistenza part time per poche ore: il 50% dei pensionati può permettersi una badante per 5 ore settimanali, e il 20% può permettersi 25 ore.

Anche considerato il reddito del coniuge, il risparmio medio per una persona di oltre 65 anni è di appena 3.817 euro annui se sola e 5.235 euro annui se coppia senza figli.

 

Crolla l'apporto dei comuni all'attività di accertamento delle imposte evase: nel 2016 gli accertamenti realizzati dall'Agenzia delle Entrate con il contributo dei comuni sono diminuiti del 41,3% rispetto al 2015. In calo anche le somme riconosciute agli Enti locali per tale attività. E' quanto evidenzia la Corte dei Conti nel Rendiconto generale. Un calo, quello del 2016, che conferma un trend in atto da anni. Si è scesi da 3.455 accertamenti del 2012 a 1.156 del 2016 passando per i 2.916 del 2013, i 2.701 del 2014 e i 1.970 del 2015.

Nonostante l'innalzamento della quota riconosciuta ai comuni, che dal 33% inizialmente previsto, è passata prima al 50% e poi dal 2012 al 100%, dunque, l'impegno degli Enti nel contrasto all'evasione erariale registra un progressivo calo. Diverse le ragioni di tale disimpegno. "Anzitutto - spiega Guido Castelli, delegato Anci alla fiscalità e sindaco di Ascoli Piceno - abbiamo notato che rispetto alle nostre segnalazioni l'Agenzia delle Entrate ha sempre maggiori difficoltà a lavorarle. All'inizio, quando la normativa fu introdotta vi fu una adesione significativa dei Comuni, soprattutto nelle regioni del Centro".

"Siccome tale attività di segnalazione comporta un lavoro e l'impiego di risorse da parte dei comuni nel tempo gli Enti - aggiunge Castelli - hanno deciso di concentrare l'attività di collaborazione, che all'inizio riguardava anche casi di piccola evasione, sui casi più significativi dai quali ci si attende un risultato economico in termini di recupero adeguato. E ciò anche per evitare di utilizzare risorse per una attività dispendiosa non sempre in grado di produrre un ritorno.

Tornando ai dati la Corte dei Conti evidenzia che considerando l'intero quinquennio 2012-2016 la diminuzione degli accertamenti realizzati con il contributo dei comuni raggiunge il 66,5%. Nel quinquennio il crollo più significativo nelle segnalazioni si è registrato in Lombardia passata da 1.127 del 2012 a 161 del 2016 e in Emilia Romagna passata da 1.061 a 160.

In calo anche le somme riconosciute dal fisco ai Comuni. Nel 2015 l'ammontare complessivamente riconosciuto ai Comuni è diminuito di oltre il 22,6% rispetto al 2014 passando da 21,7 milioni a 16,8 milioni. A fare la parte del leone negli incassi gli Enti di Lombardia e Emilia Romagna che nel 2015 assorbono il 64,6% del totale. Dopo un periodo di crescita delle somme ricevute dai comuni passate 10,9 milioni del 2012 a 17,6 mln nel 2013 e 21,7 mln nel 2014 dal 2015 il calo delle segnalazioni inizia a ripercuotersi sugli incassi dei Comuni.

Ma come invertire la tendenza e ridare slancio all'impegno dei Comuni nel contrasto all'evasione dei tributi erariali? Per Castelli la soluzione passa per il superamento dell'attuale meccanismo premiale. "Da tempo -spiega- i comuni chiedono un riordino delle loro funzioni. All'interno di tale processo occorre introdurre la lotta all'evasione tra le funzioni fondamentali obbligatorie. Solo così tutti gli Enti saranno tenuti ad impegnarsi in maniera strutturale e continuativa nel contrastare chi non paga le tasse".

Nella tabella che segue riportiamo l'andamento degli accertamenti realizzati con il contributo dei Comuni:

Anno…............2012.....2013.....2014.....2015.....2016

Lombardia…...1.127.....851.......453.......345.......161

Nella tabella che segue riportiamo le somme riconosciute ai Comuni per il contributo agli accertamenti. Gli importi sono in migliaia di euro.

Anno…..............2012........2013........2014........2015

Lombardia....2.810,8.......4.774,2....8.609,1.....6.414,5

 

Lavoro e giovani, appuntamento tra un mese. Entro il 20 settembre sarà infatti presentato il documento di Economia e Finanza nel quale ci sarà un'attenzione particolare agli incentivi per l'assunzione di under 32. Un taglio drastico dei contributi per i nuovi assunti, considerato una "priorità assoluta" dal viceministro dell'Economia, Enrico Morando.

L'obiettivo, in vista della manovra, è puntare alcuni miliardi di risorse sui giovani per tagliare i contributi per i neo-assunti per i primi due anni, facendo seguire un taglio strutturale più contenuto per chi viene stabilizzato in maniera definitiva. Per Morando, è arrivato il momento di "intervenire massicciamente e univocamente per migliorare l'occupazione dei giovani".

ONERI CONTRIBUTIVI - "La mia idea - ha detto il viceministro a fine luglio - è che per ogni giovane che viene assunto occorre prevedere per i primi due anni una fiscalizzazione degli oneri contributivi dell'ordine del 50%. Passati i due anni, in capo a quel giovane deve rimanere una riduzione strutturale dei contributi di 4 punti percentuali da dividere al 50% tra impresa e lavoratore".

ASSUNZIONI GIOVANI - Anche il ministro dell'Economia Pier Carlo Padoan, commentando lo scorso 16 agosto i dati preliminari del Pil diffusi dall'Istat, ha evidenziato che la strategia del governo per la manovra sarà concentrare le risorse sui giovani e confermare le agevolazioni agli investimenti.

AGEVOLAZIONI - Le risorse di cui si dispone, ha spiegato, "dovremmo concentrarle su misure per incentivare le assunzioni dei giovani che cercano lavoro, per confermare le agevolazioni a sostegno degli investimenti privati, per proseguire nel sostegno agli investimenti pubblici e per potenziare gli strumenti contro la povertà".

BENEFICI IMPRESE - Pochi giorni fa il presidente della Commissione Lavoro alla Camera, Cesare Damiano, ha fatto sapere che la misura degli incentivi in arrivo, "entro il 20 settembre", con "una attenzione particolare" per "l'assunzione di giovani under 32" è una misura che "ci trova d'accordo, ma a due condizioni: che i benefici vadano esclusivamente alle imprese che assumono a tempo indeterminato e non a termine; che si tratti di una misura strutturale".

SGRAVI MA... - Per il segretario di Scelta Civica, Enrico Zanetti, "se dall'anno prossimo verranno introdotti sgravi contributivi a favore dei giovani, sarà importante prevedere una norma che escluda la spettanza di questo beneficio per i datori di lavoro che, parallelamente alle nuove assunzioni agevolate, procedessero a cessazioni di contratti già in essere con altri lavoratori assunti con le vecchie agevolazioni che terminano quest'anno".

 

Nell'ultima parte dell'anno si potrà contare su 123 mila nuovi occupati e 36 mila disoccupati in meno. Lo stima l'Ufficio studi della Cgia di Mestre sulla base dei dati previsionali Istat e Prometeia. Nonostante le previsioni siano positive, nel confronto con il secondo semestre del 2016, il gap, rispetto al 2007 (anno pre-crisi), rimane ancora importante. Rispetto a 10 anni fa, infatti, lo stock medio degli occupati nel secondo semestre di quest'anno sarà inferiore di 142.000 unità mentre i disoccupati saranno 1.447.000 in più.

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