Giovedì, 22 Giugno 2017

Libretti al portatore, addio. Dal prossimo 4 luglio, con l'entrata in vigore del decreto legislativo 90/2017 dello scorso 25 maggio - che recepisce la direttiva Ue 2015/849 sulla prevenzione al riciclaggio dei proventi di attività criminose e di finanziamento del terrorismo - si chiude l'epoca di questi prodotti finanziari.

Come si legge nell'articolo 3 del dlgs 90/2017 in Gazzetta Ufficiale, infatti, l'articolo 49 del decreto legislativo 21 novembre 2007 n. 231 - su "Limitazioni all'uso del contante e dei titoli al portatore" - viene modificato in questo modo: "A decorrere dall'entrata in vigore della presente disposizione è ammessa esclusivamente l'emissione di libretti di deposito, bancari o postali, nominativi ed è vietato il trasferimento di libretti di deposito bancari o postali al portatore che, ove esistenti, sono estinti dal portatore entro il 31 dicembre 2018".

Restano i nominativi, insomma: ovvero, banche e uffici postali potranno proporre ai risparmiatori solo libretti su cui ci sarà l'obbligo di controllo e identificazione per capire chi sia il titolare.

Inoltre, è stabilito il divieto di conti e libretti di risparmio in forma anonima: "L'apertura in qualunque forma di conti o libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia è vietata". E anche: "L'utilizzo, in qualunque forma, di conti o libretti di risparmio in forma anonima o con intestazione fittizia, aperti presso Stati esteri, è vietato".

 

Nel primo trimestre 2017 l'export del vino italiano registra una crescita in volume del 7,6% per circa 5 milioni di ettolitri e in valore dell'8%, per un corrispettivo di 1,3 miliardi di euro. Lo evidenzia un'elaborazione di Ismea per l'Osservatorio del vino. Dati poco entusiasmanti - nota l'Osservatorio - soprattutto sul fronte del valore, perché evidenziano una generale situazione di stasi relativamente al valore medio della bottiglia.

Nei Paesi terzi - prosegue l'analisi - è stato esportato il 9% in più rispetto al primo trimestre del 2016, con introiti in crescita del 10%. In termini di quote i Paesi terzi rappresentano il 34% delle esportazioni a volume ed il 51% a valore.

Per chiudere il 2017 con risultati incoraggianti - commenta l'Osservatorio - è indispensabile che i fondi OCM promozione Paesi Terzi siano resi disponibili alle imprese da parte del Mipaaf, consentendo così investimenti per oltre 200 milioni di euro che aiuterebbero il sistema vino italiano a valorizzare i propri prodotti nei Paesi extra comunitari. In tema di Dop e di codici della nomenclatura combinata - aggiunge l'Osservatorio - ci sono alcune novità: le Dop siciliane ferme e il Prosecco sono state incluse tra le produzioni che potranno essere monitorate. Un risultato importante reso possibile anche grazie al lavoro politico di Unione Italiana Vini con l'Agenzia delle Dogane e la Commissione Europea. Nel primo trimestre 2017, le Dop siciliane ferme hanno esportato 2,8 milioni di bottiglie. Sopra la media del settore le performance degli spumanti, soprattutto quelli a Denominazione che fanno registrare un +12% a volume (580mila ettolitri) e un +16% a valore (229milioni di euro). Il Prosecco da solo rappresenta il 65% delle esportazioni complessive degli spumanti Dop, con 383mila ettolitri che valgono circa 150 milioni di euro

È aumentata del 300% l'Iva evasa dagli evasori totali scoperta dalla Guardia di Finanza quest'anno, passando dai 900 milioni di euro dei primi 5 mesi del 2016 ai 3,5 miliardi del 2017. Tutte le cifre dell'attività della Gdf del 2017 saranno diffuse nella cerimonia per il 234/o anno dalla fondazione del Corpo che si terrà oggi a L'Aquila, alla presenza del capo dello Stato, Sergio Mattarella, del ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan e del comandante generale, Giorgio Toschi. In aumento anche i casi di evasione fiscale internazionale: 339 in tutto (+67% rispetto ai primi 5 mesi del 2016), tra fittizie residenze, occultamento di patrimoni e disponibilità all'estero più altre 'manovre', compiute al solo fine di portare oltreconfine i redditi realizzati in Italia. Un aumento del 198% è stato poi registrato nei sequestri ai soggetti fiscalmente pericolosi ai sensi della normativa antimafia applicata ai reati fiscali, con un valore che, dai 97,5 milioni di euro del 2016, ha raggiunto nel 2017 290 milioni.

Anticipo pensionistico, ma a condizione che il richiedente abbia la residenza in Italia. E' quanto specifica la circolare n.100 del 16 giugno 2017 che disciplina l'applicazione dell'APE sociale nel punto dedicato a 'Soggetti beneficiari - Requisiti e condizioni'.

Possono beneficiare dell’APE sociale - si legge - i residenti in Italia iscritti all'Assicurazione Generale Obbligatoria dei lavoratori dipendenti, alle forme sostitutive ed esclusive della medesima, alle Gestioni speciali dei lavoratori autonomi nonché alla Gestione separata di cui all'articolo 2, comma 26, della legge 8 agosto 1995, n. 335 che, alla data di accesso al trattamento, siano in possesso dei seguenti requisiti:

a) abbiano compiuto almeno 63 anni di età;

b) si trovino in una delle seguenti condizioni:

- siano in stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, anche collettivo, dimissioni per giusta causa, risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604 ed abbiano concluso, da almeno tre mesi, di godere della prestazione per la disoccupazione loro spettante. In tutte le suddette ipotesi i soggetti richiedenti devono essere in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni.

Lo status di disoccupazione potrà essere verificato tramite la consultazione della permanenza del richiedente nelle liste di disoccupazione presenti presso i centri per l’impiego.

Si precisa che per i lavoratori che, al termine della percezione della Naspi, abbiano beneficiato dell’assegno di disoccupazione ASDI, il diritto alla percezione dell’APE sociale potrà essere esercitato al termine della percezione dell’ASDI.

Nei casi in cui la durata dell’ASDI sia inferiore ai tre mesi, resta ferma la necessità che siano trascorsi tre mesi dalla fruizione dell’intera prestazione di disoccupazione NASPI.

Per quanto riguarda gli operai agricoli, lo sfasamento temporale tra il periodo di disoccupazione ed il momento in cui viene corrisposta la relativa indennità, impone di computare il trimestre di cui all’articolo 2, comma 1 del D.P.C.M. a far data dal licenziamento o le dimissioni per giusta causa (verificati tramite le risultanze Unilav) se avvenuti nell’anno in cui è proposta la domanda di APE sociale o, se avvenuti in precedenza, dalla fine dell’anno precedente a quello di presentazione della domanda.

- assistano da almeno sei mesi il coniuge, l’unito civilmente, un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104 e siano in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni. In relazione alla stessa persona con handicap in situazione di gravità è possibile concedere l’APE sociale ad uno solo dei soggetti che l’assistono;

- abbiano una riduzione della capacità lavorativa uguale o superiore al 74%, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile e siano in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 30 anni;

- siano lavoratori dipendenti che, al momento della decorrenza dell’APE sociale, risultino svolgere o aver svolto in Italia, da almeno sei anni, in via continuativa, una o più delle attività lavorative elencate nell’allegato A annesso al decreto e siano in possesso di un’anzianità contributiva di almeno 36 anni;

Ai sensi dell’articolo 53 del decreto-legge 24 aprile 2017, n. 50, le attività lavorative di cui all'allegato C della legge di Bilancio 2017 (all. A del decreto) “si considerano svolte in via continuativa quando nei sei anni precedenti il momento di decorrenza dell'indennità, le medesime attività lavorative non hanno subito interruzioni per un periodo complessivamente superiore a dodici mesi e a condizione che le citate attività lavorative siano state svolte nel settimo anno precedente la predetta decorrenza per un periodo corrispondente a quello complessivo di interruzione”.

Pertanto, lo svolgimento in via continuativa delle attività lavorative di cui all’allegato C della legge di Bilancio 2017 si intende realizzato:

- nel caso in cui le stesse siano state svolte, senza interruzioni, nei sei anni precedenti la decorrenza dell’APE sociale;

oppure

- nel caso in cui le stesse, nei sei anni precedenti la decorrenza dell’Ape sociale, abbiano subito interruzioni non superiori complessivamente a dodici mesi. In tal caso la continuità è mantenuta a condizione che nel corso del settimo anno precedente la decorrenza dell’APE sociale vi sia stato svolgimento di attività gravose per una durata corrispondente a quella complessiva di interruzione.

Comportano l’interruzione della suddetta continuità i periodi di svolgimento di attività diverse da quelle gravose di cui sopra e i periodi di inoccupazione.

Il periodo di interruzione (di durata massima di 12 mesi) può essere frazionato o può collocarsi anche interamente nei 12 mesi antecedenti la decorrenza dell’indennità.

La concessione dell’indennità è, altresì, subordinata alla residenza in Italia ed alla condizione che il soggetto abbia cessato l’attività lavorativa (art. 2, comma 1, del decreto). Per attività lavorativa deve intendersi attività di lavoro dipendente, autonomo e parasubordinato svolta in Italia o all’estero.

 

Assegno più ricco in arrivo per i pensionati. La somma aggiuntiva, che renderà più piacevole l'estate per molti lavoratori in pensione, arriverà con la rata di luglio. Come confermato dall'Inps la quattordicesima verrà corrisposta infatti insieme al rateo pensionistico del prossimo mese, "d'ufficio" per i pensionati di tutte le gestioni, sempre che il requisito anagrafico si perfezioni nel primo semestre. Sarà erogata invece a dicembre per chi raggiunge i 64 anni nel secondo semestre 2017.

Quest'anno percepiranno la quattordicesima circa 1,4 milioni di pensionati in più che beneficeranno delle nuove norme introdotte con la legge di bilancio 2017. A percepire la 14ma saranno 3,57 milioni di pensionati contro i 2,12 mln del 2016 per una spesa complessiva di 1,72 mld rispetto agli 854 milioni dello scorso anno.

La 'nuova' 14ma è corrisposta ai pensionati con almeno 64 anni e con un reddito complessivo individuale fino a un massimo di 2 volte il trattamento minimo annuo. La legge di bilancio infatti ha previsto un aumento dell’importo di quattordicesima per i beneficiari con una pensione pari o inferiore a 1,5 volte il trattamento minimo e l’estensione del beneficio ai pensionati con assegni compresi fra 1,5 e 2 volte il trattamento minimo. E sono circa 3,4 milioni i pensionati privati e 125mila quelli pubblici, oltre ai 6mila del settore sport e spettacolo, a percepire l'aumento previsto dalla legge di stabilità. Di questi, come spiega ancora la tabella Inps, circa 2 milioni di ex lavoratori privati e pubblici denunciano una pensione poco sopra i 9 mila euro annui (1,5 il trattamento minimo) e in 1,45 milioni, invece, a percepire un assegno di circa 13mila euro (tra 1,5-2 volte il trattamento minimo). La spesa maggiore è per i pensionati privati con una pensione non superiore ai 9mila euro annui che complessivamente assorbono circa 1,6 miliardi di euro.

 

L’azienda sanitaria è stata condannata a risarcire gli eredi di un dipendente dell’ospedale di Enna che è morto per superlavoro. Lo ha deciso la sezione Lavoro della Corte di Cassazione accogliendo il ricorso della moglie e della figlia di un radiologo di un ospedale dell’Azienda sanitaria provinciale di Enna che avrebbe svolto la sua professione in condizioni “disagiate” e da “superlavoro”, fatti che, emerge dalla sentenza, sarebbero una concausa del suo decesso avvenuto nel 1998.

«L’imprenditore – sottolinea la Suprema Corte – è tenuto ad adottare nell’esercizio dell’impresa le misure che, secondo la particolarità del lavoro, l’esperienza e la tecnica, sono necessarie a tutelare l’integrità fisica e la personalità morale dei prestatori di lavoro». Nella sentenza si legge che è «irrilevante che il dipendente non si sia lamentato».  Nel procedimento i giudici ricordano le cifre del superlavoro: dal 1991 al 1998 (data del decesso del tecnico) i quattro tecnici di radiologia avevano effettuato 148.513 esami, una media di 18.564 annui, più quelli del servizio di tomografia computerizzata, 662 l’anno; lo svolgimento di turni di pronta disponibilità notturna e festiva e di pronta disponibilità diurna in eccesso rispetto ai limiti previsti dalla contrattazione collettiva vigente.

L’uomo, Giuseppe Ruberto di Nicosia, aveva appena 30 anni, quando era morto nel 1998, dopo sette anni di turni massacranti. Sulle cause del decesso la Cassazione scrive che «un’eventuale predisposizione costituzionale del soggetto», deceduto per una cardiopatia ischemica silente, «non possa elidere l’incidenza concausale, anche soltanto ingravescente, dei nocivi fattori esterni individuabili in un supermenage fisico e psichico, quale quello documento in atti». In primo grado il Tribunale aveva dato ragione agli eredi, la Corte d’appello aveva invece riformato la sentenza. La Corte di Cassazione ha invece confermato la condanna dell’Asp al pagamento al giusto indennizzo e ha rinviato alla Corte d’appello di Palermo per «provvedere anche in ordine alle spese del giudizio di legittimità».

 

Nella serata di ieri è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale il Decreto del Presidente del Consiglio dei ministri 23 maggio 2017, n. 88, recante il Regolamento di attuazione dell'articolo 1, commi da 179 a 186, della legge 11 dicembre 2016, n. 232 in materia di APE sociale. Nella medesima serata l’Inps ha pubblicato la Circolare n. 100 del 16 giugno 2017 e dalle primissime ore di domani, data di entrata in vigore del DPCM, sarà già operativa l’applicazione per la trasmissione telematica delle domande.

Con la circolare Inps n. 100 del 16 giugno 2017 vengono fornite le prime istruzioni applicative relative all’articolo 1, commi da 179 a 186, della legge n. 232 del 2016 (Legge di Bilancio 2017) che disciplinano l’APE SOCIALE, un’indennità riconosciuta fino al compimento dell’età anagrafica prevista per l’accesso al trattamento pensionistico di vecchiaia (ovvero fino al conseguimento della pensione anticipata o di un trattamento conseguito anticipatamente rispetto all’età per la vecchiaia).

Nella circolare n. 100 sono descritti in dettaglio i soggetti beneficiari, i requisiti e le condizioni per accedere al beneficio, le cause di esclusione e di incompatibilità.

I soggetti beneficiari dovranno avere almeno 63 anni, essere in possesso di almeno 30 anni di anzianità contributiva e trovarsi in una delle seguenti condizioni:

- stato di disoccupazione a seguito di cessazione del rapporto di lavoro per licenziamento, dimissioni per giusta causa, risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di cui all’articolo 7 della legge 15 luglio 1966, n. 604 ed avere finito di godere della prestazione per la disoccupazione loro spettante da almeno tre mesi;

- assistere da almeno sei mesi il coniuge, la persona unita civilmente o un parente di primo grado convivente con handicap in situazione di gravità ai sensi dell’articolo 3, comma 3, della legge 5 febbraio 1992, n. 104;

- avere una riduzione della capacità lavorativa uguale o superiore al 74%, accertata dalle competenti commissioni per il riconoscimento dell’invalidità civile;

- essere lavoratori dipendenti che, al momento della richiesta di accesso dell’APE sociale, svolgono o abbiano svolto in Italia, da almeno sei anni in via continuativa, una o più delle attività lavorative elencate nell’allegato A del DPCM n. 88 del 2017. I sei anni si considerano continuativi anche se interrotti, per un periodo massimo di dodici mesi, da periodi di inoccupazione o di svolgimento di attività diverse da quelle elencate nell’allegato A) annesso al DPCM. Per tale categoria è richiesta un’anzianità contributiva di almeno 36 anni.

L’indennità non spetta ai titolari di un trattamento pensionistico diretto in Italia o all’estero, è subordinata alla residenza in Italia ed alla condizione che il soggetto, ai sensi dell’articolo 1, comma 180, della Legge di Bilancio 2017, abbia cessato l’attività di lavoro dipendente, autonomo e parasubordinato svolta in Italia o all’estero.

L’indennità è incompatibile con i trattamenti a sostegno del reddito connessi allo stato di disoccupazione involontaria, con il trattamento di cui all’articolo 16 del decreto legislativo 4 marzo 2015, n. 22 (ASDI) e con l’indennizzo per cessazione attività commerciale previsto dall’articolo 1 del decreto legislativo n. 207 del 1996.

Il beneficiario dell’APE sociale può svolgere un’attività lavorativa, in Italia o all’estero, durante il godimento dell’indennità purché i redditi da lavoro dipendente o da collaborazione coordinata e continuativa percepiti non superino gli 8.000 euro lordi annui, e quelli derivanti da lavoro autonomo non superino i 4.800 euro lordi annui. In caso di superamento dei limiti annui il soggetto decade dall’APE sociale, l’indennità percepita nel corso dell’anno diviene indebita e la Sede Inps procede al relativo recupero.

Date e modalità di presentazione

L’indennità dell’APE sociale è riconosciuta entro i limiti annuali di spesa di cui al comma 186 della Legge di Bilancio 2017. Per l’anno 2017, le domande di APE sociale sono accolte entro il limite di spesa di 300 milioni di euro.

Al fine di consentire all’Istituto di monitorare annualmente il rispetto dei limiti di spesa previsti dalla legge, gli assicurati interessati all’APE sociale devono, preliminarmente alla domanda di accesso al beneficio, presentare alla sede Inps territoriale competente una domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio. Entro il 15 ottobre 2017 l’Inps attesterà la sussistenza, anche in via prospettica, delle condizioni previste dal decreto, nonché la presenza di copertura finanziaria.

Per l’istruttoria delle domande è stato predisposto, congiuntamente dal Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, INPS, INAIL, ANPAL ed INL, un apposito protocollo in cui sono state individuate: le modalità con cui effettuare lo scambio di dati con gli altri enti, le modalità attraverso cui effettuare un riscontro delle dichiarazioni rese dal richiedente e dal datore di lavoro, i casi in cui l’INPS può avvalersi dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro.

I soggetti che si trovano, o potrebbero venire a trovarsi nelle condizioni previste entro il 31 dicembre 2017, devono presentare domanda di riconoscimento delle condizioni di accesso al beneficio entro il 15 luglio 2017. Coloro che potrebbero trovarsi nelle predette condizioni entro il 31 dicembre 2018devono presentare la domanda entro il 31 marzo 2018.

La domanda può essere trasmessa esclusivamente in via telematica tramite i consueti canali istituzionali. Il cittadino può compilare la domanda sul sito www.inps.it, ovvero rivolgersi a un patronato.

Eventuali istanze presentate alle Sedi territoriali prima dell’entrata in vigore del decreto attuativo non potranno essere accolte. Gli interessati devono presentare nuova domanda secondo le modalità indicate in circolare.

Criteri per il monitoraggio

La graduatoria dei beneficiari viene stilata in base alla maggior prossimità al requisito anagrafico per l’accesso alla pensione di vecchiaia secondo le disposizioni di cui all’articolo 24, comma 6, del decreto legge n. 201 del 2011 convertito con modificazioni dalla legge n. 214 del 2011. A parità di requisito, viene data priorità a chi ha presentato prima domanda di riconoscimento delle condizioni.

 

"Sottraiamoci a questa maledizione del venerdì nero. Di questi scioperi ideologici che sono un errore". Lo dice Paolo Gentiloni a Bologna spiegando di auspicare nuove regole sugli scioperi anche se il tema è delicato. "Non ho nulla in contrario a ipotesi di maggiore regolamentazione" degli scioperi, ma con ponderazione perchè l'equilibrio tra il diritto di sciopero e maggiori regole "è delicato".

"Bisogna intervenire per evitare che una minoranza di lavoratori tenga in ostaggio una maggioranza di cittadini nelle loro esigenze quotidiane. Questi sono i danni di una situazione inaccettabile", ha affermato in un'intervista a 'La Repubblica' il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Graziano Delrio, dopo lo sciopero dei trasporti di ieri. "Il nostro orizzonte deve essere quello di tenere assieme il diritto costituzionale allo sciopero e quello alla mobilità. Vanno coniugati assieme", sottolinea Delrio.

"Verificheremo se sono stati commessi abusi, intanto prendiamo atto dell'ennesimo sciopero che si svolge, guarda caso, sempre di venerdì... Più in generale, va aperta una riflessione su come dare senso alla rappresentanza. Se una minoranza tiene in ostaggio anche i lavoratori di un'azienda, qualcosa non va", evidenzia Delrio. "Immagino un filtro. Non è possibile - dice - che si proclamino scioperi a prescindere, con rappresentanza del 10% dei lavoratori. In altri Paesi non è consentito".

In Germania, ad esempio, "uno sciopero è talmente importante che prima di indirlo, si interpellano i lavoratori e si vede se la maggioranza è d'accordo", sottolinea Delrio. "Alle Camere ci sono proposte di Sacconi, Damiano, Ichino: una buona base di partenza. Avevamo iniziato un percorso, poi in autunno c'è stata un'interruzione. Credo spetti al Parlamento intervenire. È una materia così delicata che non può essere affrontata con un'iniziativa del governo", sottolinea aggiungendo di aver dato, da ministro, "la massima disponibilità a seguire la discussione, una volta che la le forze politiche decideranno di calendarizzare la discussione. E' il momento di avviarla".

La Cgil non ha proclamato e condiviso le ragioni della protesta dei trasporti di ieri ma "non ci piace l'attacco al diritto di sciopero", ha replicato dal canto suo il segretario della Cgil, Susanno Camusso.

 

E' legittimo il licenziamento per giustificato motivo soggettivo del dipendente che abusa della connessione internet del pc assegnatogli in dotazione. Lo stabilisce la Corte di Cassazione con la sentenza 14862/2017 depositata ieri e disponibile online. La sentenza conferma il verdetto della Corte d'Appello di Bologna, che si è espressa nel 2015: l'azienda non ha commesso alcuna violazione della normativa relativa alla riservatezza, poiché "si era limitata a verificare l'esistenza di accessi indebiti alla rete ed i relativi tempi di collegamento, senza compiere alcuna analisi dei siti visitati dal dipendente durante la navigazione o della tipologia dei dati scaricati".

Il lavoratore "non aveva dimostrato, e prima ancora allegato, che la navigazione fosse avvenuta per motivi di lavoro: si era, pertanto, ad avviso della Corte di appello, di fronte ad un utilizzo della dotazione aziendale per fini personali non sporadica o eccezionale ma, al contrario, sistematica, e ciò in considerazione del numero delle connessioni (47), della durata dell'accesso (complessivamente 45 ore) e della rilevante entità dei volumi di traffico". La Corte d'appello aveva decretato "la legittimità del provvedimento espulsivo adottato dalla società, anche se - notava la Corte - non poteva configurarsi una giusta causa di recesso, in relazione all'assenza di precedenti, al fatto che la condotta illecita non aveva inciso sull'attività professionale e all'esiguità del danno sofferto dall'azienda, e la fattispecie richiedeva invece la conversione del recesso, così come intimato, in licenziamento per giustificato motivo soggettivo".

 

Quest'anno percepiranno la quattordicesima circa 1,4 milioni di pensionati in più che beneficeranno delle nuove norme introdotte con la legge di bilancio 2017. E' quanto certifica l'Inps che annuncia per luglio l'erogazione del beneficio ad una platea più larga. A percepire la 14ma dunque saranno 3,57 milioni di pensionati contro i 2,12 mln del 2016 per una spesa complessiva di 1,72 mld rispetto agli 854 milioni dello scorso anno.

La 'nuova' 14ma è corrisposta ai pensionati con almeno 64 anni e con un reddito complessivo individuale fino a un massimo di 2 volte il trattamento minimo annuo. La legge di bilancio infatti ha previsto un aumento dell’importo di quattordicesima per i beneficiari con una pensione pari o inferiore a 1,5 volte il trattamento minimo e l’estensione del beneficio ai pensionati con assegni compresi fra 1,5 e 2 volte il trattamento minimo.

E sono circa 3,4 milioni i pensionati privati e 125mila quelli pubblici, oltre ai 6mila del settore sport e spettacolo, a percepire l'aumento previsto dalla legge di stabilità. Di questi, come spiega ancora la tabella Inps, circa 2 milioni di ex lavoratori privati e pubblici denunciano una pensione poco sopra i 9 mila euro annui (1,5 il trattamento minimo) e in 1,45 milioni, invece, a percepire un assegno di circa 13mila euro (tra 1,5-2 volte il trattamento minimo). La spesa maggiore è per i pensionati privati con una pensione non superiore ai 9mila euro annui che complessivamente assorbono circa 1,6 miliardi di euro.

 

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