Lunedì, 25 Settembre 2017

FORTUNAGO - "I LAVORI SONO STATI CONDOTTI NEL RISPETTO DEL SITO"

Luciano Tamini, classe 1932, era "l'imprenditore" la cui fabbrica di trasformatori con sede nell'hinterland milanese, aveva conquistato i mercati degli Stati Uniti e dell'Iran, rendendola leader mondiale del settore tanto che per diversi anni è stata soprannominata la "Ferrari dei trasformatori". Morto a 84 anni, a causa di una grave malattia, conosceva tutti i suoi operai e il suo più grande vanto è sempre stato quello di non aver mai messo un solo lavoratore in cassa integrazione. Ha scelto di essere sepolto in una cappella di famiglia sulle colline dell'Oltrepò Pavese, in un terreno panoramico sul Monte Pico, nel comune di Fortunago, i funerali sono stati officiati dal parroco don Fabien Niyonkuru nella chiesa parrocchiale di Fortunago. Per l'ultimo saluto all’imprenditore-benefattore, che ha regalato quattro milioni di euro ai suoi dipendenti, 15mila euro per gli operai e 10mila per gli impiegati, i familiari sono stati circondati oltre che dall'affetto di amici e conoscenti anche dalla riconoscenza e dall'attaccamento all'imprenditore dei dipendenti che, usufruendo di alcune ore di permesso, sono giunti dall'azienda di Melegnano con un pullman e alcune navette. L'imprenditore milanese trascorreva spesso alcuni week end nella sua seconda casa situata nel comune di Corvino San Quirico e già anni prima aveva deciso di realizzare una cappella di famiglia sulle colline del nostro Oltrepò Pavese, scegliendo poi un terreno panoramico proprio nel comune di Fortunago.

Il sindaco di Fortunago, Pier Achille Lanfranchi: "andavo spesso ospite a casa sua a Corvino San Quirico in occasione di feste e serate, era un imprenditore capace, fortemente legato alla sua azienda ed ai suoi dipendenti, una persona instancabile ed avventurosa, amava mettersi sempre in gioco, mettersi alla prova in imprese a volte anche al limite, vista l’età. Non era raro sentirlo raccontare delle sue scalate insieme agli sherpa sull’Himalaya o di altre esperienze simili fatte zaino in spalla anche insieme ad altri suoi amici mostrando fiero video e foto che le documentavano".

Lanfranchi come ha conosciuto Luciano Tamini?

"Lo conobbi circa quindici anni fa, perché me lo presentò un collaboratore del comune, l'architetto Stefano Quaglini di Corvino San Quirico che era un suo consulente. Tamini stava cercando un luogo dove costruirsi una sepoltura, in quegli anni era da poco uscita la legge di Formigoni che consentiva la costruzione di sepolture private fuori dai cimiteri comunali. Cercava un punto panoramico in collina e qui siamo circondati dalla bellezza delle nostre colline, visitammo un paio di posti qui nei dintorni ma lui non era molto convinto, allora mi è venuto in mente Monte Pico, del quale avevamo parlato nel libro su Fortunago che avevamo da poco finito di scrivere, gli proposi di andarlo a visitare e ne fu conquistato".

La zona dove Tamini aveva deciso di costruire conserva resti di una lunga frequentazione dalla preistoria agli inizi del Novecento, è stato un problema per la conduzione dei lavori di costruzione del sepolcreto?

"I lavori sono stati condotti nel rispetto del sito, scavando uscirono fuori dei sassi, presumibilmente il tracciato di strada medioevale, così, attraverso  un accordo tra lo stesso Tamini e l'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, collaboratori e studenti volontari, diretti da Silvia Lusuardi Siena (Cattedra di Archeologia Medievale), per tre estati sono stati impegnati in un progetto scientifico d'intesa con la Soprintendenza e sono stati rinvenuti in particolare resti imponenti di due cinte murarie in pietra squadrata riconsegnati alla possibile fruizione di scolaresche ed appassionati".

Per concludere, come descriverebbe Luciano Tamini imprenditore? Uomo d'altri tempi, sognatore…

"Fa parte di quegli imprenditori che fra gli anni '50 e '70 avevano realizzato dal nulla, partendo da una semplice idea o da un prodotto, delle fiorenti realtà che davano lavoro spesso a centinaia di operai. Realtà costruite lavorando a stretto contatto con i propri collaboratori nello spirito di reciproca fiducia e rispetto che ha permesso loro di crescere lavorativamente insieme. Dava l’impressione di essere il milanese, l’imprenditore milanese, rappresentativo di quella stagione economica di grande sviluppo per  Milano".

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