Sabato, 23 Settembre 2017

CECIMA: ALL'ESTERNO UNA MERAVIGLIA INTATTA, ALL'INTERNO UN RESTAURO "CANCELLINO"

Questo mese entro all'interno della Chiesa di San Martino e Lazzaro a Cecima, meraviglioso paesino arroccato sulle colline della Valle Staffora, fra Godiasco e Ponte Nizza. A Cecima un groviglio di viuzze si intersecano tra loro creando scorci suggestivi: le stradine interne sono state realizzate con i ciottoli del torrente Staffora, lo stesso materiale utilizzato per costruire i muri a vista di numerose abitazioni. Molte di queste ultime purtroppo hanno subito restauri imbarazzanti negli anni passati, ma per fortuna ultimamente si sta tornando a ristrutturazioni conservative di gradevole impatto visivo nell’insieme del contesto.

La chiesa sorge su un magnifico spiazzo che costituisce un balcone da cui è possibile mirare uno splendido e ampio panorama sul monte Penice, monte Boglelio e sul torrente Staffora. La Chiesa fu ricostruita sulla preesistente del XII secolo crollata per fenomeni di piccoli franamenti nei primi anni del XV secolo; venne riedificata nel 1460 in bello stile tardo gotico lombardo. Anche questa, però, per gli stessi fenomeni, anni dopo presentò nel corpo tali lesioni che la Sovraintendenza, anche per ragioni di sicurezza, ne ordinò la demolizione, mentre la facciata fu interamente salvata, e oggi, anche in virtù di qualche piccolo restauro, è visibile in tutto il suo splendore.

La facciata della struttura è realizzata in pietra arenaria e arricchita con decorazioni in cotto lungo gli spioventi, intorno al rosone centrale e al portale a sesto acuto sovrastato dalla data 1479, anno in cui furono ultimati i lavori. Una curiosità: le formelle in cotto con la damina pettinata alla francese, il cavalier e il paggio, il putto che coglie grappoli d’uva, richiamano pagine di letteratura erotica cavalleresca e d'amor cortese. Erano immagini profane di scene di vita popolare, legate ai mestieri, ai mesi e alle stagioni: l’usanza di porre questi richiami sulle mura anche degli edifici sacri, che oggi potrebbe apparire persino blasfema, era usata come talismani contro le influenze maligne, specialmente contro stregonerie e malocchi. I simboli di fertilità erano essenziali perché richiamavano le basi della riproduzione del gruppo sociale e venivano raffigurati per proteggere da incantesimi di ogni tipo: la protezione avvolgeva i luoghi, coloro che li frequentavano, ma anche i passanti che avessero gettato uno sguardo fiducioso verso di essi. Papi e predicatori tuonavano contro queste mode. Di questo esterno per fortuna tutto è rimasto intatto e ben conservato. Solo il portone fu una donazione di un privato negli anni '80 circa del XX secolo. L'interno è molto semplice, diviso in tre navate con terminazione dell'abside semicircolare. Il presbiterio è rialzato rispetto alla navata. Nel catino absidale è decorata una crocifissione mentre nella parte sottostante si trova il coro ligneo e un pregevole polittico in legno del XV secolo. Nel 2012 si sono iniziati i lavori di consolidamento e restauro delle murature portanti, del campanile, delle fondazioni; del sagrato e degli interni. Durante la ristrutturazione, è stato sostituito integralmente il pavimento in marmo delle navate: era un pavimento risalente all’ultima ristrutturazione negli anni '70 e, lucidato, avrebbe riavuto il suo splendore. Il disegno seguiva le geometrie delle navate: era rosso alternato a quadrati grigi e a graniglia. 

E' stato sostituito con un cotto (o finto cotto?) a fuga larga da abitazione campestre, che nulla ha a che vedere con un ambiente sacro. Scomparsi anche il pavimento e i gradini in pietra di abside e presbiterio, che hanno dato posto al solito cotto da agriturismo.  L’ingresso presentava il portone principale a cui seguiva la controfacciata: una bussola rettangolare in legno con porte laterali d’ingresso che distribuiva l’accesso alle navate laterali e a quella centrale (elemento tipico delle chiese). Anche questo elemento di smistamento prima dell’ingresso alla Chiesa è stato scardinato.  Dall'altare la vista è quella di un portone rurale in mezzo a una parete nuda. Le pareti candide, glaciali, hanno cancellato tutta la crosta della storia. L’ambiente ora è asettico, freddo, purtroppo ripulito così tanto da non sembrare nemmeno di entrare in un luogo sacro se non si alzano gli occhi. Rimangono gli affreschi staccati della Madonna con bambino altre figure di santi. La storica campanellina che suonava il prete a inizio messa pare non ci sia più. Doveroso ricordare che i lavori sono stati realizzati grazie ad un contributo da parte della C.E.I. e ad altri due finanziamenti ricevuti dalla Fondazione Comunitaria, per un totale di circa 200.000 euro: a volte le ristrutturazioni non consentono, se non con costi elevati, di mantenere vecchi pavimenti o dettagli storici anche se umili e di poca rilevanza storica. In questo caso il problema non è il motivo che abbia reso necessario lo smaltimento del pavimento di marmo, ma la scelta del materiale sostitutivo e la modalità di posa: l’ignoranza storica ancora più che il contenimento di costi spesso crea danni irreversibili agli occhi e soprattutto alla memoria. Un vero peccato che a una facciata così bella ora corrisponda un interno così terribilmente distante... Cecima è un paesino meraviglioso e merita ciò che desideriamo per il nostro territorio: valorizzazione e amore.

 

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