Sabato, 19 Agosto 2017

VARZI-BOSMENSO : "ANDIAMO ALL’ESTERO PERCHÉ QUI LA MUSICA ORIGINALE NON PAGA"

Il terzo disco appena uscito prodotto in Inghilterra, un nome che in Europa cresce con inviti a festival e tour, mentre in Oltrepò i Doctor Cyclops difficilmente sconfinano la piccola cerchia degli appassionati di heavy metal. Il power trio che suona il suo rock originale ispirato agli anni 70 di Back Sabbath e Deep Purple torna sulla scena e si prepara a scendere dalle colline (la casa base è ben piantata a Bosmenso, frazione di Varzi) per portare in giro per l’Europa il nuovo album, “Local Dogs” (“Cani del Posto”). Attivi dal 2008, Christian Draghi (chitarra e voce), Alessandro Dallera (batteria) e Francesco Filippini (basso) hanno il nome dell’Oltrepò ben stampato sulla targa, ma “parlano” un’altra lingua e si rivolgono ad un’altra cultura. Ne discutiamo con il bassista, Francesco Filippini.

Come mai avete scelto di registrare e produrre il disco in Inghilterra?

"Ad oggi l’Inghilterra è ancora patria della musica in generale, rock in particolare. Non che l’Italia sia stata da meno, ma in Inghilterra i musicisti hanno una marcia in più. Nel Regno Unito persiste un forte senso di curiosità e di apertura verso le arti e va da sé che ogni forma d’arte goda di ottima salute. Da sempre i musicisti inglesi hanno avuto la possibilità di confrontarsi e apprendere, carpire i segreti di come fare buona musica gli uni dagli altri. Venendo a noi Doctor Cyclops, possiamo dire che la passione sincera che mettiamo in quello che facciamo ci ha permesso di arrivare oltre Manica. siamo partiti con il desiderio di respirare un po’ di quell’aria e di arricchirci di nuove vibrazioni, per poi rincasare con un prodotto carico di tutto ciò. Non c’è trucco né inganno, registrato ai limiti di una presa diretta il nostro Local Dogs non suona artefatto. Voce, chitarra, basso, batteria e organo su un paio di pezzi”. 

Nella vostra discografia avete citato spesso l'Oltrepò e l'Alta valle Staffora. In quali termini la zona è importante per voi e la vostra musica?

 

“Paesaggisticamente parlando l’Italia, per intero, non è seconda a nessun altro Paese. Nel particolare, l’alto Oltrepò può essere motivo di esultanza del cuore e di conforto per lo spirito. Paesaggisticamente parlando…”.

 

Vi esibite più che altro all'estero, in Italia vi si vede poco e in zona ancora meno. Come mai? Nemo propheta in patria o ci sono altre ragioni?

 

“Il discorso fatto poco sopra per l’Inghilterra vale per altre nazioni quali Germania, Austria, Paesi Scandinavi e Paesi dell’est Europa. La Germania, in particolar modo, è stata una roccaforte per quel che riguarda la divulgazione della musica. Questo discorso non vale per l’Italia, ma perché è l’Italia stessa ad essersene tirata fuori. La musica qui funziona solo se è buona per i supermercati. Diciamola così: il modello franchising spopola e si è imposto come modello di cultura del Bel Paese”.

 

All'Oltrepò avete fatto pubblicità portandone il nome in giro per l'Europa. Avete ricevuto il trattamento che vi aspettavate in cambio?

 

“E’ pieno di gruppi italiani amati e rispettati all’estero, gruppi che magari noi neppure conosciamo! Qui in Oltrepò, come in qualsiasi altra regione d’Italia, questi gruppi sono sulla bocca di quelli che vengono definiti i soliti fanatici di turno, o i musicofili o che altro. Facciamo che non ci pensiamo e come al solito prima di partire, oltre alla strumentazione, non ci facciamo mancare del vino fatto in cantina”.

 

Parliamo della scena musicale oltrepadana. E' difficile qui proporre musica originale? Che differenze notate rispetto all'estero?

 

“La scena oltrepadana è: “Ognun per sé e Dio contro tutti!!”, si fa una fatica boia. Intendiamoci, non si sta additando i gestori dei locali, ma tutto quanto un sistema che non funziona, che tassa ogni cosa. Un vero peccato perché la musica prima di tutto è vita. Nel momento in cui s’è capito che la musica poteva essere sfruttata per fare soldi, qualcuno ha imbrigliato l’arte per farne un distributore di soldi. Questa gente che non sa neppure distinguere un basso da una chitarra, può pure metterti un giogo al collo e farti arare tutti gli stadi d’Italia per mettere in campo il fior fiore dei suoi calciatori preferiti, ma non raggiungerà mai l’altezza dei tuoi sogni”.

In Oltrepò ci sono tantissimi musicisti o comunque persone che suonano. I locali per musica dal vivo però latitano. Voi che siete attivi da ormai quasi 10 anni come ve lo spiegate?

“Chi si trova a gestire eventi musicali, o più semplicemente a diffondere della musica da due casse, che sia dal barbiere o al bar, sa già che lo sceriffo di Nottingham è alla porta. Di conseguenza va tutto il resto. Insomma che se hai qualche idea e vuoi dare vita ad un progetto musicale che richiede più impegno di stappare una birra con l’accendino, beh tienimi aggiornato di come ti vanno le cose. Questa a mio avviso la situazione dei musicisti in zona”.

Nessuna eccezione?

“In Provincia di Pavia è rimasto un solo club storico, Spaziomusica, che ancora ospita i live. Per il resto esistono piccole realtà che ci provano a fare cultura, penso a circoli come l’Oste di Fuori Porta a Codevilla o al Pocapaglia di Torrazza…ma vai a chiedere a loro come gli va. C’è poi un altro club chiamato Dagda a Borgo Priolo, che però è immenso per la zona e riempirlo è dura. Ci hanno suonato nomi grossi della scena metal mondiale anche di recente. Al solito, con troppo poco riscontro di pubblico”.

Prossimi impegni?

“Il 14 aprile abbiamo presentato il disco nuovo proprio a Spaziomusica a Pavia. Poi partiamo in tour a maggio”.

In Italia o all’estero?

“Svizzera e Inghilterra! In Italia facciamo un paio di date incrociando le dita!”.

 

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