Lunedì, 29 Maggio 2017

VOGHERA - "IO RITENUTO INAFFIDABILE! QUELLA PAROLA UNA LACERAZIONE PROFONDA, UNA COLTELLATA"

Mimmo Danza nasce a Foggia nel luglio 1952. A 8 anni segue i genitori in quel di Voghera, ove abita e lavora ancora oggi. E' un sorridente signore di media statura, con occhi vispi ed intelligenti, ed un bellissimo carattere, una di quelle persone che ti mettono a proprio agio. Nonostante...

Danza partiamo da?

"Dalle soddisfazioni che il mio libro d'esordio mi sta dando"

La seguo. Prego!

"Si intitola 'La mia vita... una scelta sbagliata'. E' autobiografico ed introspettivo, talvolta forse, a detta di conoscenti, eccessivamente severo, a specchio, verso me stesso. Tratta di quello che ho fatto, chi sono stato e chi non sono stato. Ma è crudo e sincero... Ne ho fatto anche uno spettacolo teatrale, un'installazione in scena di una bicicletta con apposito cavalletto che a tratti mi permette anche di pedalare nel vuoto, restando fermo sul posto, ovviamente".

E' un monologo?

"No. E' una performance teatrale di circa 50 minuti dove io leggo stralci del libro ed un antropologo commenta e chiarisce le dinamiche narrate. Io rimango sempre seduto sulla bicicletta, che ha attinenza con gli sbagli commessi, e narrando delle mille difficoltà della vita, che comunque continua, delle rapine e del carcere, quando parlo di libertà riprendo a pedalare".

Sì, perché quelle rapine e la successiva carcerazione sono stati gli sbagli...

"No, non solo quelli. Nel libro parlo anche di altre tipologie di sbagli che ho commesso, ma certamente a fin di bene, i più, e qualche altro".

Ma terminiamo la parte teatrale: dove si è esibito?

"Siamo andati già in scena a Milano, Roma, Bolzano e Torino, riempiendo, in quest'ultima città, lo splendido Teatro Gobetti in occasione della Biennale Democratica... un grande successo".

Credo le piacerebbe anche proporre lo spettacolo nella sua Voghera...

"Certamente! Spero in futuro di poter avere spazio ed occasione".

Mi racconta le vicissitudini che l'hanno portata alla "Scelta sbagliata"?

"Provengo da una famiglia splendida, ho due sorelle più grandi ed un fratello di 4 anni più giovane di me, Pompeo, mio socio in attività da sempre. Dopo la scuola dell'obbligo, mio padre mi portò a lavorare in azienda con lui, alla Ligure-Lombarda: ma quel lavoro, vivace com'ero, non faceva per me. Resistetti 3 settimane. Poi feci il panettiere, per un po' e l'elettricista, ed infine iniziai quello che sarebbe stato il mio lavoro, la lucidatura dei metalli... e di lì a breve partii per militare, l'allora servizio obbligatorio di leva".

Al rientro dal servizio militare...?

"Insieme a mio fratello Pompeo decidemmo di avviare in proprio quest'ultima attività. Quella fu la prima scelta sbagliata".

Ma come? Se ancor oggi...?

"Oggi sappiamo lavorare e gestire. Allora sapevamo solo lavorare. Vede, io e mio fratello siamo sempre stati grandi, precisi, mi permetta di dire ottimi lavoratori in quel settore. Ma io non ero pronto, non avevo basi, per fare l'imprenditore! Lavoravamo tantissimo! Partendo dai primi momenti, in pochissimo tempo siamo arrivati a fare grandi numeri, ad assumere personale, ad arrivare ad avere quasi 20 dipendenti! E l'entusiasmo del successo mi ha travolto, mi son lasciato travolgere senza rendermene conto. Un amico direttore di banca, anni dopo, mi disse che negli anni Ottanta sono stato seduto su una grande fortuna, è vero, servivamo 17 aziende".

Cosa accadde poi?

"Nel 1986, dopo 13 anni di lavoro, affronto il primo fallimento. Fu l'anno anche nel quale divorziai da mia moglie, con un bimbo di 7 anni. Anni drammatici. Poi, sempre con mio fratello, ripartimmo, ma stavolta ad un livello più contenuto e controllato".

Ed arriviamo all'anno...

"Al 2009, un altro tragico anno di crisi aziendale. Io mi ero reso conto che, almeno dal 2003, molte aziende avevano radicalmente cambiato i loro modi operandi, privilegiando, ad esempio, forniture e mano d'opera cinese, rumena, bulgara, etc. Il mio settore professionale stava implodendo... Ma io, altra scelta sbagliata, mi occupavo più della 'serenità' dei miei 7 o 8 dipendenti che dell'analisi di mercato. Fino al punto che, nonostante lavorassimo per clienti del milanese che puntualmente, ma a 120 giorni, pagavano, chiedo un intervento bancario, uno smobilizzo crediti. La mia banca, mia banca da anni, me lo nega. Io ribatto, con il mio animo sensibile, che non voglio affrontare licenziamenti; la banca mi risponde di non essere romantico, e che purtroppo non mi erogava nulla perché ritenuto... inaffidabile! Quella parola! Una lacerazione profonda, una coltellata, ancor peggio, un dolore persistente... per notti e notti continuai a pensare come potessero ritenermi tale! Nella mia testa si creò un ingorgo di pensieri, fantasie, elucubrazioni e forse deliri pericoloso. Non volevo permettere alla mia vita un'altra scelta sbagliata e feci di peggio".

Arriviamo alle rapine?

"Esatto. Un giorno acquistai due pistole-giocattolo, una in plastica ed una in ferro. Con questi giocattoli, a volto scoperto, rapinai 9 Istituti di credito della provincia! Pensavo che così sarei riuscito a non licenziare nessuno, e magari, nel frattempo, un colpo di fortuna lavorativo mi avrebbe permesso... Nulla. Alla nona rapina, a distanza di mezzora dall'atto commesso, i carabinieri arrivarono in officina a prendermi. Mio fratello Pompeo non sapeva, come nessun altro al mondo, nulla di tutto ciò. Fu un periodo..". 

Lei come si sentì, come reagì?

 

"Pensai sono salvo. Sì, col senno di poi, ma immediatamente dopo pochi giorni dall'arresto, capii che se non mi avessero arrestato, con quelle due pistole-giocattolo in mano mi sarei prima o poi fatto uccidere! Oltremodo, avevo raccolto con le rapine un capitale che mi permise di far fronte agli impegni aziendali, quindi non mi sarei fermato".

 

La portarono in carcere e vi rimase...

 

"Dopo 3 giorni di carcere mi diedero gli arresti domiciliari, ma a distanza di 3 mesi mi riportarono in carcere, e vi rimasi 3 anni. Più 2 anni successivi in libertà in affido. Ritornai in libertà nell'agosto 2014. Proprio attorno alla mezzanotte dell'ultimo giorno di affido, terminai il libro, che mio nipote Davide, figlio di mia sorella Carla, mi aveva affettuosamente spronato a scrivere un anno prima".

 

Come trascorse quei 3 anni di reclusione?

 

"Sono stati 3 anni di pensiero, di auto-analisi. Li ho definiti 'una benedetta pausa', una sospensione temporale che mi ha permesso di capire tantissimo della mia vita, cosa che è trasferita ovviamente nel libro. Sulla quotidianità del carcere, non posso dire nulla di male. Ho avuto compagni di cella di gran lunga più giovani di me che mi hanno sempre assolutamente rispettato, ed anzi spesso sorpreso con gentilezze davvero inaspettate! Così come gli agenti di polizia, tutti estremamente cortesi. Ho veramente trascorso 3 anni di mia, personale introspezione profonda".

 

Il libro è edito dai Fratelli Guardamagna di Varzi: avrà un follow up?

 

"Penso proprio di sì! Sto terminando il mio secondo libro, tratto da storia vera anche questo, che racconta del mondo della prostituzione. Si intitolerà, con ogni probabilità 'La piccola rosa venuta dall'est', ma non voglio anticipare nulla".

 

Mi scusi, non gliel'ho chiesto prima: ha cominciato a scrivere in questi ultimi anni?

 

"No. Scrivo poesie da quando avevo 15 anni, mi ha sempre appassionato l'idea di trascrivere pensieri ed emozioni. Ho partecipato anche ad un concorso di poesia interno alle carceri, durante la detenzione... Purtroppo non avevo letto, sul regolamento, il numero massimo di versetti disponibili, e, superandolo, mi venne richiesto di tagliare qualcosa dello scritto: risposi che non potevo, sarebbe stato come realizzare una scultura senza testa! E mi ritirai".

 

Cosa si augura per il futuro?

 

"Mi auguro che piaccia anche il mio secondo romanzo! Nel frattempo, continuo a lavorare in ditta con mio fratello ed altri 3 operai, con serenità ritrovata e la nostra solita grande precisione professionale".

 

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