Sabato, 25 Marzo 2017

DISCOTECHE: "IN OLTREPO C'È L' ABITUDINE DI ANDARE DOVE NON SI PAGA"

Nel nostro percorso alla scoperta delle realtà, presenti o passate, del Mondo della Notte e del Divertimento oltrepadano, abbiamo questo mese incontrato uno tra i massimi rappresentanti di un settore che tanto ha dato, appunto, alla Night-Life del territorio: le pubbliche relazioni. Classe 1969, diploma di qualifica nel settore agricolo, alto ed elegante, oggi con capelli di media lunghezza, negli anni ruggenti con lunghi capelli alle spalle o appena sotto, tanto da guadagnarsi l'appellativo di "Indiano". Signore e Signori, Alex Pavarin!

Innanzitutto vorrei da lei una spiegazione sul nome Alex...

"Il mio nome di battesimo è Guido, in effetti...ma per tutti è sempre stato Alex, lo so. Pensi che ancor oggi incontro persone che non sanno che Alex è un nome di pura fantasia".

C'è un motivo?

"Sì, ed è anche molto adolescenziale. La mia giovinezza è stata contemporanea all'esplosione dei due movimenti contrapposti, Paninari e Dark. Io ero ovviamente Paninaro, ed avvertivo, però, di non avere un nome congruo... Erano tutti Max, Jim, John... Io Guido! No, non ci stava! Ed allora... Alex !!! Ed Alex sono sempre stato per tutti".

Erano gli anni delle prime notti in discoteca?

"Direi già al lavoro in discoteca! No beh, forse esagero, però a 13 anni ho cominciato nelle discoteche come cubista, gli indimenticabili ragazzi-immagine che ballavano sui 'cubi', ed ho continuato fino ai 17 anni. Quante domeniche pomeriggio! Eh si perchè, anche lei ricorderà, negli '80, per i ragazzini, non c'erano le serate o le notti: c'erano le domeniche pomeriggio, dalle 14.00 alle 18.30/19.00. Ed avevamo i Pullman dedicati".

In quali locali si esibiva?

"Ballavo all'Hyppodrome, l'ex-Tucano di Codevilla, al Decò ed al Robespierre, a Piacenza, e prima ancora allo Xenon, ex Harmonia di Tortona".

Quando e come avviene la svolta verso le pubbliche relazioni?

"La discesa dai cubi e la svolta verso le pubbliche relazioni avviene da sé! Iniziando dagli amici e dal pubblico che mi vedeva ballare... comincio a coinvolgerli distribuendo loro i biglietti informativi del programma del locale, poi le prime riduzioni sul biglietto d'ingresso, entro una certa ora e con un certo abbigliamento,  fino ad arrivare a chiedere ad alcuni di loro se interessati ad aiutarmi nella distribuzione, in cambio di un free-drink, una bevuta omaggio".

 Da li? 

"Inizio a formare un gruppo di distribuzione per il Before di Novi Ligure. Era l'inverno 1987. Una sera, ad una festa in casa di amici, conosco Roberto Riveriti, un ragazzo dai biondi capelli e, come me, appassionato di moda e locali notturni. Da quell'incontro nasce il 'Without us Group', il primo vero e proprio gruppo a struttura piramidale che si proponeva ai locali come vera e propria azienda, cioè braccio commerciale di promozione e pubblicità con l'esterno".

 

Ed iniziate a lavorare per altri locali?

 

"Certo. A partire dal 1988, abbiamo concatenato una serie di vincenti collaborazioni: nel 1988 ed 89 eravamo al Fontanile di Redavalle, d'estate, e sempre al Before in inverno. Nel 1990-91-92 al Fellini a Tortona in inverno, ed in estate al Club House di Salice Terme, solo il venerdì sera. E poi ancora, qui le date mi si confondono ahimè, ricordo Le Cave a Stradella in inverno e contemporaneamente l'Immagine di Pozzolo Formigaro e l'estivo al Babaissa di Vignole Borbera e sempre il Club House".

 

Una mole di lavoro davvero enorme...

 

"E poi ancora nel 1996 si aggiunge il Cafè Latino presso l'ex Tucano, invernale, e sempre invernale il Casanova di Acqui Terme,  ed il Velasquez, il nuovo Tucano rifatto completamente nell'estivo. Nel 1997 si aggiunge il King a Castel San Giovanni, d'inverno... e nell'estate un locale di Arenzano, mi perdoni ma non ricordo il nome al momento,  e poi il Segreta a Campo Spinoso, di Serafino Fracchioni, con il quale avevamo collaborato anche allo Shocking di Milano... Ah si, sempre a Milano, con l'amico Anthony, la collaborazione con l'Old Fashion... l'ultimo locale è stato il The Class in Alessandria nel 2010".

 

Mi sto perdendo...

 

"Si, capisco... erano anni davvero straordinari! Senza respiro. Nel 2001, sulle ceneri del Cristallo in Casteggio, facciamo nascere il Teatrò, aperto dal 2002 al 2004".

 

Ma lei aveva in carico tutta l'organizzazione del personale di tutti questi locali, da solo?

 

"Io organizzavo tutto il discorso, una sorta di general manager, senza presunzione mi si passi il termine... ed avevo al mio fianco tanti ottimi collaboratori con precise mansioni, dalla tipografia alla gestione dei bar, dall'ingresso al controllo di sicurezza alla parte amministrativa".

 

Mi sa dare una stima esatta del numero dei dipendenti e collaboratori?

 

"Un dato su tutti che ricordo riguarda il Velasquez: i dipendenti in serata erano 150, ed i collaboratori/dipendenti delle pubbliche relazioni, fra tutti, anche i, diciamo, meno importanti ma comunque sempre utili,  erano… 300. Più altri 250, complessivi, al Casanova.  Io ero a capo di questa piramide, di questa macchina che doveva partire ed arrivare possibilmente senza incidenti... Ricordo un giorno in quel periodo, al rientro a casa, mia madre che sventolava la bolletta telefonica del cellulare, ironizzando, non conoscendola, sulla mia attività: erano 2 milioni e 813 mila delle vecchie lire! Paragonate ad oggi, potere d'acquisto dell'euro in aggravante, circa 2.500 euro!".

 

Ad un certo punto, però, quel metodo di lavoro arriva ad uno stop

 

"Nella mia visione, tutte quelle persone erano utili, anche perché gestivamo locali di grandi dimensioni... essenziali per realizzare numeri, mi riferisco sempre come esempio al Velasquez, come 12.000 presenze a week-end!!! Ci voleva molta pazienza, molte ore giornaliere, molta attenzione e molte spese a bilancio, per gestire tutto ciò... Le proprietà dei locali, ad un certo punto, si sono un po', come dire, chiuse in se stesse e hanno cominciato a chiedere di ridimensionare il numero, a far pressioni sui centri di costo per tentar di risparmiare. Certo, i p.r. entravano gratis, bevevano gratis ed offrivano ad amici...non sempre controllati, talvolta approfittandosene certamente, ma i numeri che facevamo erano davvero storici e gli incassi, glielo assicuro, di conseguenza".

 

Ed allora...?

 

"Inizialmente tentai una sorta di mediazione, diminuendo il numero dei collaboratori e tagliando loro le facilities... Pensavo ai rappresentanti, agli agenti di commercio di altre tipologie di lavoro: noi eravamo comunque un prodotto che doveva stare sul mercato, essere 'venduto' dai nostri addetti commerciali! La discoteca è questa, secondo me. Non avevo però considerato, parlo della prima metà degli anni 2000, che erano in forte crescita i discopub ed in generale i locali non grandi, dove non si pagava l'ingresso ed insieme, cominciava la diffusione dei social networks, smartphones e pc ovunque, e sempre meno giovani desiderosi di incontrarsi, aggregarsi in discoteca. Pensi che dopo la scuola, a livello nazionale, le discoteche erano seconde per importanza nel processo di aggregazione sociale dei giovani! Queste sono state, credo, le vere cause della rovina delle pubbliche relazioni".

 

Un antidoto, se così possiamo chiamarlo, non c'è?

 

"Ora anch'io ci penserei bene prima di ripristinare il vecchio metodo, che comunque in altre aree geografiche continua indefesso a mietere successi enormi! Ma in Oltrepo, non so se riuscirei a stravolgere questa abitudine di andare dove non si paga! Forse, in momento di crisi, offrire qualcosa di più a livello di prodotto potrebbe essere un tentativo da fare".

 

Ci sono locali che tentano di smuovere le acque in questa direzione?

 

"Purtroppo vedo locali che non offrono un prodotto valido. Dalla mia esperienza, vedo altri commercianti in zona che cercano di dare, le discoteche direi di no... Alcuni investono sugli ospiti, all'epoca investivamo tantissimo in animazione ed ospitate. Un ospite al mese di media, però nel momento di apice delle loro carriere. Ho visto nascere, ed ho contribuito alla nascita, di Costantino Vitagliano, di Karim... presi  a lavorare e spinti a tentare qualcosa di più, aiutandoli in vari modi".

 

Non ha desiderio di tornare a lavorare nel settore?

 

"Ho in mente qualcosa, una bella idea, o forse più d'una. Ma la cosa fondamentale è trovare un escamotage per aggregare il pubblico in modo più semplice che in internet, avvantaggiare gli incontri di persona. Ci sto lavorando... Prima di buttarmi in una nuova avventura, voglio capire come vincere contro quest'aggregazione al buio dei social networks! E ci riuscirò".

 

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