Sabato, 25 Marzo 2017

OLTREPO PAVESE - ANDREA PASQUALI: "AMICIZIA E RISPETTO IL SEGRETO DELLA NOSTRA LONGEVITÀ"

 Per chi ama la musica dal vivo e frequenta i locali d'Oltrepo, quello della Granadilla Band è un nome che suona familiare. Il suo leader e frontman, Andrea Pasquali, ci racconta quasi vent'anni di storia di una delle cover band più longeve della zona.

 Andrea partiamo dall'inizio. Come è nata la passione per la musica?

 "Sono cresciuto in una famiglia di musicisti, mio padre Tino, cantante, e mio fratello Davide, pianista. Ho iniziato a studiare teoria e solfeggio all’età di 7 anni. All’età di 9 suonavo il sax nella banda del mio paese. Ho continuato gli studi sul sax fino ai 16 anni, quando ho scoperto di avere una buona attitudine per il canto e fino a circa 18 anni ho cercato di unire le due cose nelle prime esperienze di live, ma mi sono presto reso conto che le due cose non andavano molto d’accordo".

 Quando ha iniziato a suonare dal vivo?

 "Intorno ai 19 anni, ho iniziato a cantare con mio fratello Davide Pasquali nel duo S-Tour-Dee. Qualche anno e molte serate dopo e’ arrivato il nostro incontro con i fratelli Antonio e Beppe Giardina e Lallo Tanzi. Nacque così, nel 1998, la Granadilla band. Anzi, la Granadilla PARTY Band. Il party è stato eliminato quando è diventato talmente comune da essere abusato anche da chi non ne aveva le caratteristiche. Anche questo è differenziarsi dalla massa".

 Con la Granadilla ha iniziato nel 1998. Com'era la scena musicale ai tempi?

 "Incredibile. I locali erano un’infinità. La gente cercava il live, amava ascoltare la musica suonata dal vivo. Ogni locale, dal più piccolo, al più grande, cercava di fare serate. C’era un  bacino d’utenza enorme. Era difficile trovare serate per accontentare tutti i locali".

 Oggi invece?

 "Ora è cambiato tutto... la crisi ha messo in ginocchio e poi fatto chiudere parecchi locali. La gente esce meno. Tendenzialmente solo nei fine settimana e la concorrenza è spietata, sia tra i locali che tra le band per accaparrarsi il pubblico. Ora è fondamentale capire cosa piace alla gente. Se allora bastava avere un buon sound e una buona esecuzione, ora, non basta più".

 Parliamo della Granadilla. Com'è nata la band?

 "Io e mio fratello Davide eravamo a suonare in un locale di Salice Terme e durante la pausa ci si avvicina Antonio Giardina chiedendoci se ci andava di formare una band perché (testuali parole): 'insieme siete una  macchietta e uscirebbe una band di quelle forti'. La settimana dopo eravamo in sala prove. Due settimane dopo avevamo una scaletta. Tre settimane dopo facevamo la serata zero proprio a Salice. Da lì è partita l’avventura".

 Suonate insieme da quasi vent'anni. Qual è il segreto per continuare così tanto senza stufarsi facendo cover? Intendo dire, chi fa musica propria fa nuovi dischi, voi cambiate spesso scaletta? 

 "Riguardo alla longevità è semplice: rispetto e amicizia. La scaletta anche se non sembra è cambiata spesso e parecchio: agli inizi eravamo molto più orientati verso il rock, poi ci siamo adeguati spostandoci, prima, verso il pop e, poi, verso la dance. Mantenendo comunque una linea identificativa. Abbiamo parti della scaletta che resistono da anni, anche nostro malgrado, perché quando abbiamo provato a sostituirle, la serata non ingranava. I veri cambiamenti importanti nella scaletta sono arrivati quando mio fratello Davide ha dovuto, suo malgrado, abbandonare la band per trasferirsi a Londra, perché ho dovuto farmi carico della totalità dello spettacolo, che fino a quel momento era diviso tra noi. Sono passati tanti musicisti da lì in poi. E ognuno di loro ha dato un contributo essenziale. Vorrei ringraziarli pubblicamente: Mario Rossi, Vittorio Porzio, Miles Santoro, Michele Carabelli, Mauro Mangiarotti, Gibi Sacchi, Fabio Milo MIlani e Matteo La Mantia".

 Fare della musica una professione è oggigiorno sempre più difficile. Ha mai tentato di fare solo il musicista?

 "C'è stato un periodo in cui ho avuto la possibilità di scegliere se fare il musicista di professione o meno...diciamo pure la necessità, visto che ero sul palco 7 giorni su 7 e di giorno lavoravo in fabbrica e iniziava ad essere un po' dura. Alla fine ho scelto di ridurre le serate e garantirmi uno stipendio, che, dal lato economico, si è rivelata una scelta giusta viste le difficoltà attuali nell’ambiente musicale. Dal lato personale, mi ha lasciato un enorme amaro in bocca: il palco è la mia dimensione più congeniale, il luogo dove mi sento veramente me stesso, dove posso permettermi di esprimere le mie emozioni in maniera costruttiva".

 Voghera e l'Oltrepo in generale hanno un gran numero di talenti ma l'impressione è sempre che questo territorio non sappia o non voglia esserne orgoglioso. E' d’accordo?

 "Voghera e Oltrepo hanno indubbiamente sfornato e continuano a sfornare grandi talenti. Forse è vero che il territorio non li sa apprezzare e valorizzare, ma credo sia un male comune a tutte le zone. Io arrivo dalla Lomellina e la situazione è la stessa. Come si dice: nemo propheta in patria... A meno che non diventi veramente famoso. Allora lì potresti scoprire di essere originario di almeno dieci comuni diversi! Fa parte del gioco e tutti ce ne facciamo una ragione. Pensandoci bene, forse, non è poi così un male...insomma... è una cosa che ti impedisce di fossilizzarti in una sola realtà, spingendoti a confrontarti, in realtà diverse, con persone più brave di te. Magari anche ricevendo rifiuti e legnate. La nostra vita e’ un confronto continuo. Non avessimo la costanza ci saremmo fermati al primo pentagramma da solfeggiare".

 Un pregio e un difetto della scena musicale oltrepadana?

 "Il pregio è l’attitudine dei gestori a non comportarsi come freddi managers da multinazionale, ma da collaboratori. Il difetto forse la rivalità esagerata tra i vari musicisti che, a volte, crea vere e proprie faide, quando sarebbe più sensata e produttiva per tutti una collaborazione. Insomma, un giro di band che si spinge a vicenda sarebbe sicuramente un toccasana per la scena musicale, perché creerebbe movimento di gente e farebbe lavorare i locali che, di conseguenza, farebbero più serate di live"

 Il locale della zona a cui è più affezionato e il più bello di tutti quelli che hai vissuto negli anni?

 "Il locale al quale sono più affezionato in Oltrepo è sicuramente il Cowboys guest Ranch, anche perché ci canto da quando ha aperto. Ormai e’ un rapporto non solo di lavoro, ma anche di amicizia. Il più bello...direi il Morrissy’s di Pavia, che ormai non esiste più da anni, ma è  il locale in cui sono cresciuto di più a livello umano. Era uno di quei posti dove si diventava tutti amici. Purtroppo uno dei gestori, Giampy, ci ha lasciato troppo presto. A tal proposito, il 25 maggio, al Cowboys guest ranch, ci sarà la festa in suo ricordo. A dieci anni dalla sua scomparsa, riuniremo tutti i musicisti e le persone che lo conoscevano per ricreare l’atmosfera del Morrissy’s".

 Lei è un ottimo interprete, ma ha mai tentato progetti di musica originale?

 "Musica mia? Ho provato ma ho capito subito che non era la mia strada. Scrivevo e mi sembrava roba buona. Poi riascoltando non mi piaceva quello che sentivo, per cui ho rinunciato. Per quanto riguarda la musica originale, ho provato con un brano molto valido, Funky, del mio attuale batterista Andrea Dallavalle ma, facendo cover, risulta spesso difficile trovare un posto nella scaletta per inserirla senza fermare il flusso di divertimento del pubblico. Per cui finisce spesso per fare la parte della cenerentola senza avere il risalto che merita. Ed è un peccato".

 Può spiegare in poche parole cos’è per lei la passione per la musica?

 "Saltare notti di sonno perché tornavo da suonare alle 5 e alle 8 ero in fabbrica dove mi davano del tossico perché sapevano che la sera prima ero a suonare e non avevo dormito. Per cui, per loro, potevo stare in piedi solo perché ero in preda a chissà quale sostanza. Forse non avevano mai conosciuto la vera passione... Non ho mai provato niente di psicotropo in vita mia perché ne sono terrorizzato! Ad oggi, per me, fare musica, significa provare ancora l’eccitazione che precede la serata e la soddisfazione di vedere la gente che a fine serata se ne va felice e soddisfatta".

C’è ancora un sogno irrealizzato nel cassetto?

"Non ho grandi pretese: Poter continuare a fare ciò che amo di più: cantare e far divertire il pubblico. con gli attuali membri della Granadilla Band: Gege Picollo, Mirco Degrandis e Andrea Dallavalle. Musicisti immensi, grandi professionisti, ma soprattutto amici. Amicizia. Ecco il segreto della longevità"..

 

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