Giovedì, 27 Aprile 2017

OLTREPO PAVESE - GIRO DEL MONDO A TAPPE PER AIUTARE CHI HA BISOGNO

La passione per le moto da una parte. Quella per i viaggi dall’altra. Sono due interessi che non è per niente difficile coniugare. E così ha fatto Matteo Salvaneschi, appassionato oltrepadano che in poco più di cinque anni ha compiuto un vero e proprio giro del mondo a tappe. Ma non è finita qui. Oltre al divertimento, l’impegno solidale. E così è nata l’idea di portare aiuti umanitari in tutti i luoghi toccati con le due ruote. Aiuti concreti, in Paesi con situazioni molto difficili e molto differenti dalla quotidianità che siamo abituati a vivere. E il tutto nato quasi per caso, grazie a un incontro con Roberto, che fin dall’inizio è così diventato fedele compagno di viaggio di Matteo.

Salvaneschi, com’è nata l’idea di Moto travellers?

"Tutto è partito nell’estate del 2010. Io mi trovavo in Turchia per un viaggio in moto in solitaria. Qui ho incontrato Roberto di Frassineto, anche lui in viaggio con alcuni amici. All’epoca non ci conoscevamo, l’incontro è stato casuale. Lui è di Arezzo, anche se da anni vive in Canada con la sua famiglia. Così abbiamo girato assieme per un paio di giorni, poi ci siamo salutati e ognuno ha percorso il proprio itinerario. Alla fine dell’estate mi è arrivata la sua proposta di fare un viaggio insieme in Mongolia. Da lì è nato tutto. La cosa bella è stata anche la nostra amicizia che, al contrario di come spesso succede, davanti alla difficoltà incontrate si è consolidata giorno per giorno, alimentata dalla filosofia di viaggio che entrambi abbiamo condiviso".  

Inizialmente l’idea era solo quella di un viaggio di piacere?

 

"All’inizio sì, volevamo condividere la nostra passione per le moto e per i viaggi, andando alla scoperta di posti nuovi. Abbiamo cominciato così la pianificazione ‘a distanza’. Vivendo in Paesi molto distanti, ci è voluto un po’ di tempo e qualche difficoltà, ma alla fine è andato tutto per il meglio. È stata una preparazione attenta e precisa, anche se abbiamo lasciato molto al fato. Ci siamo lasciati trasportare dagli incontri e dalle situazioni che ci capitavano quotidianamente, per questo sono state molte le variazioni in corso al nostro progetto iniziale. E poi, durante le pratiche organizzative, abbiamo pensato che avremmo potuto incontrare situazioni difficili e completamente differenti dalla nostra quotidianità, e che quindi ci sarebbe piaciuto intervenire per dare una mano. Da qui l’idea di coniugare il viaggio all’azione umanitaria".

 

E per questo avete dato vita anche al sito internet?

 

"Esatto. Per questo è nato mototravellers.com, sito web che racconta i nostri viaggi e le nostre azioni nei Paesi che visitiamo. Il sito è inoltre ricco di video e foto delle nostre avventure. E poi ci sono i resoconti delle donazioni, nonché la possibilità di donare dei fondi per i nostri progetti futuri".

 

Arrivati in Mongolia, cosa avete fatto?

 

"Per questo primo viaggio ci siamo presi il nostro mese di ferie. In Mongolia abbiamo aiutato il progetto locale 'Kindergarden 58' a Ulaanbaatar, meglio conosciuta come Ulan Bator, tramite l’Ai. Bi. (Amici dei Bambini, ndr), che abbiamo appoggiato direttamente. Grazie anche al nostro contributo, abbiamo partecipato alla ristrutturazione dei tetti di due strutture che ospitano bambini e ragazzi di tutte le età".

 

E l’idea per i viaggi successivi, come vi è venuta?

 

"Ci è venuta proprio al termine del viaggio in Mongolia. Si è infatti posto il problema delle moto, ovvero se e come riportarle in Italia. Allora abbiamo pensato di lasciarle sul posto, o di spedirle in luoghi dove avremmo poi potuto organizzare un altro viaggio. Da qui è nata l’idea di un giro del mondo a tappe. Appoggiandoci ai vari Paesi, l’unico vincolo a cui abbiamo dovuto fare attenzione è stato il tempo a disposizione. Secondo le diverse regole dei vari Continenti, abbiamo potuto lasciare le moto per tre, sei o nove mesi. Da questo abbiamo pianificato le tappe successive".

 

E queste tappe, quali sono state?

 

"Il secondo viaggio è stato in Bolivia, fatto in due tappe diverse. Siamo partiti dal Canada, dove avevamo precedentemente spedito le moto, e ci siamo diretti a sud passando dagli Stati Uniti al Centro America, attraversando zone come il Messico, Nicaragua e il Guatemala. Anche qui abbiamo sostenuto l’Ai. Bi. in un progetto a La Paz, città dove ha sede il Governo. Terzo viaggio, anche questo in due tappe, è stato in Africa. La prima parte dal Sud Africa alla Tanzania, la seconda dalla Tanzania all’Etiopia. In questo caso i problemi su cui intervenire erano maggiori, quindi, appoggiando l’associazione “Tumaini Children’s Foundation”, dove “tumaini” in lingua swahili significa “speranza”, abbiamo aiutato la zona al confine con il Kenya, sotto la regione del Kilimangiaro. In questo caso si tratta di un’associazione privata, meno ‘forte’ delle altre, ma organizzata da due donne che si impegnano molto su questo fronte". 

 

In concreto, quali sono gli aiuti che avete portato?

 

"Anche in Bolivia abbiamo contribuito al rifacimento di tetti di strutture adatte a bambini e ragazzi. In più abbiamo contribuito alle cure dentali di alcuni bambini con problemi ai denti e alla bocca. In Africa abbiamo cercato di intervenire il più possibile, accontentando sia la parte didattica, per quanto concerne libri, quaderni e materiale scolastico, sia la parte di sussistenza, soprattutto legata al cibo. Gli aiuti concreti sono stati maggiormente in denaro. Comunque siamo sempre andati sul posto apposta per seguire da vicino ciò che veniva fatto, e per vedere di persona i risultati". 

 

I fondi come li avete ottenuti?

 

"I fondi li abbiamo recuperati noi privatamente tra Italia e Canada, dove vive Roberto, sia per mezzo di conoscenze sia personali che professionali, sia grazie a serate organizzate con le proiezioni dei filmati girati da noi. E questo anche grazie all’appoggio di Pro Loco e feste di paese. Abbiamo visto che la partecipazione aumentava con la creazione di magliette o gadget da dare in cambio delle donazioni. Alla fine, in totale, abbiamo raccolto circa 21mila dollari che abbiamo cercato di distribuire in modo quasi uniforme per i tre viaggi". 

 

Un vero e proprio giro del mondo a tappe. Ma sono alti i costi per intraprendere un’esperienza simile? 

"Diciamo che i costi più onerosi derivano dal trasporto delle moto e dagli spostamenti in aereo per tornare in Italia e raggiungere i luoghi di partenza. Per il resto abbiamo sempre viaggiato in luoghi il cui costo della vita è molto basso. E poi noi abbiamo fatto di tutto per ottimizzare le spese, a cominciare dal dormire in tenda. È comunque un’esperienza unica anche perché ci siamo sempre fermati in posti bellissimi nei quali piantare una tenda è stato sicuramente più emozionante rispetto a passare la notte in una struttura". 

 

Come sono stati invece i contatti con le popolazioni locali?

 

"Direi che abbiamo avuto rapporti ottimi con la gente del posto. Noi siamo partiti proprio con l’intento di conoscere la gente e i luoghi che avremmo frequentato. E poi, cosa più importante, abbiamo viaggiato sempre con il rispetto nei confronti delle situazioni che abbiamo incontrato. E questo rispetto è sempre stato contraccambiato. Abbiamo avuto a che fare con persone straordinarie che ci hanno aiutati, ospitati e addirittura ci hanno dato una mano a recuperare ad esempio la benzina, operazione spesso non semplice, soprattutto in certi villaggi in cui siamo capitati casualmente dopo aver perso la rotta principale del nostro tragitto. Ovviamente bisogna sempre tenere gli occhi aperti per evitare spiacevoli situazioni, nel nostro caso abbiamo avuto solo esperienze positive da questo punto di vista. Abbiamo ricevuto tanto da persone davvero povere, e questa è la cosa che ci ha colpito maggiormente". 

 

Per il futuro, avete in progetto qualche altra avventura?

 

"Qualche idea c’è. Innanzitutto vorremmo fare qualcosa in Italia, appoggiandoci a qualche associazione locale, anche per chiudere simbolicamente il nostro giro. E poi abbiamo in mente qualcosa anche nelle zone tra Pakistan, India e Indonesia, ma non voglio dire nulla perché sono ancora soltanto idee. Abbiamo un po’ di progetti, valuteremo più avanti quali attuare".

 

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