Giovedì, 27 Aprile 2017

"IN OLTREPÒ MANCANO I LOCALI PER FARE MUSICA E CULTURA, NON I TALENTI"

 Jimmy, al secolo Alessandro Ragazzon è uno di quei personaggi che, come si dice in Oltrepò, "conoscono anche i sassi". Cantante e leader dei Mandolin’ Brothers, nota roots rock band attiva da ormai quasi 40 anni, alla fine dell’anno scorso ha pubblicato il suo primo disco da solista. In questa intervista si racconta, parlando di sé, del suo lavoro e della scena musicale oltrepadana.

Jimmy, per chi non la conoscesse, può inventarsi un’autobiografia musicale super concentrata?

"Sono nato a Voghera nel lontano 1957 e suono per passione dal 1979 con il mio fratello di musica Paolo Canevari, con il quale ho fondato i Mandolin Brothers. Abbiamo pubblicato 5 album e ne stiamo iniziando un sesto, anche se siamo solo ai primi abbozzi. Ho anche pubblicato un cd con il mio vecchio amico Maurizio 'Gnola' Glielmo, intitolato “Blues, Ballads & Songs. Tra i ricordi più belli di tutti questi anni, ci sono sicuramente la partecipazione all’International Blues Challenge a Memphis, TE, nel 2010. Suonare al New Daisy Theater e, per due serate consecutive al BB King Club, è stato davvero esaltante. I Sun Studios, lo Stax Museum, Beale Street con le sue luci al neon e tutti i suoi locali sono, per un musicista, un sogno realizzato. Oppure realizzare un album ad Austin, TX, con musicisti-amici del calibro di Cindy Cashdollar, Merel Bregante ed altri, ci ha davvero reso molto orgogliosi. La collaborazione con Jono Manson, persona straordinaria e professionista ineccepibile, poi ci ha insegnato molto. L’ incontro con Richard Lindgren, l’album Malmostoso inciso insieme ed una amicizia spontanea e sincera, fatta di musica, poesia, Guinness e vecchie storie di blues e di vita vissuta. Ed infine questa nuova avventura acustica con i Rebels ed il mio primo lavoro solista, che mi stimola parecchio".

Dopo 37 anni di onorata carriera musicale come frontman dei MB, realizza un disco solista. Come mai soltanto oggi? E’ un’esigenza nata improvvisamente o coltivava il desiderio da tempo?

"Ci pensavo da un po' di tempo e, visti gli impegni di vario tipo del resto dei MB nello scorso anno, ho deciso finalmente di farlo, sfruttando l’opportunità offertami dalla Ultra Sound Records, di Stefano Bertolotti. Avevo un po di canzoni in mente che ho proposto inizialmente a Marco Rovino e poi ad altri musicisti della scena country e bluegrass italiana, con i quali avevo già un rapporto di stima ed amicizia. Una volta abbozzati gli arrangiamenti ed iniziate le registrazioni, tutto è filato liscio, tra una cena, una prova, un pomeriggio in studio ecc. senza fretta e con molta rilassatezza".

Parliamo della scena musicale oltrepadana. Lei la vive da quasi 40 anni. In che modo è cambiata rispetto al passato? Qual è il suo stato di salute oggi?

"La scena musicale oltrepadana è sempre stata e continua ad essere molto viva, nel senso che ci sono tanti giovani musicisti, nuove e vecchie band, artisti molto importanti anche a livello europeo e mondiale. Il problema è sempre quello degli spazi dove suonare dal vivo, la mancanza di luoghi di aggregazione che vanno sempre più riducendosi e l’assenza di iniziativa e lungimiranza da parte di chi dovrebbe stimolare l’interesse verso l’arte, la musica e la cultura in genere. Si preferisce proporre e riproporre le solite desolanti, squallide idee pensando solo alla cassa, alle demenziali mode del momento o all’immediato tornaconto, senza alcun tipo di approfondimento, di curiosità e di interesse verso quello che non sia il mainstream. La monnezza ripresa da radio e tv e riadattata in versione discount…che tristezza".

Qual è il migliore locale che l’ Oltrepo abbia avuto?

"Sono particolarmente legato allo Spazio Musica di Pavia, ai suoi fondatori Daniela e Bruno ed agli amici che lo gestiscono attualmente. Da 30 anni propongono musica live di qualità, malgrado le mode, le tendenze e l’indubbio scadimento qualitativo generale delle proposte culturali. E’ il locale in cui ho suonato, imparato ed ascoltato moltissima buona musica ed ha un posto speciale nel mio cuore".

Torniamo al suo disco, interamente acustico. Una dimensione che si sposa al disco intimista. Come mai questa scelta dopo anni di rock elettrico?

"Volevo fare un album totalmente acustico da molto tempo, che contenesse alcune canzoni nate per essere suonate in quel modo, senza troppe elucubrazioni ed arrangiate in modo scarno ma spontaneo. Sono contento del risultato finale".

Dove è stato registrato e quando?

"Nel corso del 2016, nello studio della Ultrasound Records a Belgioioso e al Raw Wine Studio di Buffalora, entrambi in zona. Il mixaggio e la masterizzazione sono invece stati realizzati dall’amico e songwriter Jono Manson, nel suo Kitchen Sink Studio, di Santa Fe, New Mexico, USA".

Parliamo del genere. Da dove arriva la fonte di ispirazione, quali sono i suoi modelli? Se qualcuno volesse avvicinarsi al genere, consigli 3 dischi fondamentali.

"Le mie fonti di ispirazione sono da sempre il blues, in particolare quello rurale, Bob Dylan, Stones, Little Feat, Tom Waits e molti, molti altri. Per i 3 dischi, oggi direi: The Freewheelin’ di Bob Dylan, The Best Of Mississippi John Hurt e Blackjack David di Dave Alvin, uno dei fondatori dei grandissimi Blasters".

Il disco è interamente in inglese. Chi segue la vostra scena musicale sa o non chiede perché. Altre volte però, l’ascoltatore profano si chiede "perché degli italiani non cantano in italiano?". Può spiegare loro il perché di questa scelta?

"E’ solo la mia opinione, ma penso che la lingua inglese sia molto più adatta alla musica rock, nel suo più ampio complesso, rispetto all’italiano. Il suono delle parole è fondamentale per far “suonare” una canzone e penso che la lingua anglosassone sia perfetta per questo genere musicale. D’altronde il rock è nato tra gli USA ed il Regno Unito dal blues, dal country, dal jazz e dal soul, tutte espressioni culturali che provengono da quei lidi. Inoltre, nel mio parlato, ho una r piuttosto marcata e, cantando in inglese riesco a mascherarla un poco…Comunque ho sempre pensato i miei testi in inglese e non credo che saprei fare diversamente".

Quali temi ha affrontato nel disco? C’è molto di autobiografico?

"Ci sono certamente diversi elementi autobiografici, aspetti positivi e negativi della mia vita, ricordi, esperienze vissute. Ma in alcuni brani come in Dirty Dark Hands e Evening Rain, ho voluto parlare di problemi sociali che da troppo tempo, nell’indifferenza e spesso nel fastidio generale, affliggono la nostra società ed ai quali andrebbe posto rimedio subito. Non credo sia ammissibile che oggi, nel 2017, milioni di persone patiscano ancora la fame, la sete, le malattie, le guerre e la più nera povertà. Quando poi, a rischio della loro stessa vita cercano una pericolosa e minima via di salvezza, vengono lasciati al loro destino, trattati come spazzatura o additati come “invasori”. Oppure che ci siano sempre più senzatetto, gente che dorme in bidonville, androni, stazioni ferroviarie o sopra una grata di sfogo, giusto per sentire un poco di calore. Queste e molte altre cose mi fanno ribrezzo e penso sia giusto parlarne anche attraverso le canzoni e cercare di sensibilizzare chi ascolta. Purtroppo la musica non può cambiare il mondo, anche se molti grandi artisti hanno provato quantomeno a renderlo un posto migliore, ma di certo può contribuire ad esporre certi problemi ad una più amplia platea".

Quando ha scritto i pezzi del disco?

"I brani sono nati piano piano, nel corso degli ultimi anni, già con una connotazione più in-timistica, se vogliamo, e sono stati arrangiati e registrati con la collaborazione di alcuni amici musicisti come Luca Bartolini, Paolo Ercoli e Rino Garzia, incontrati ai loro concerti, oppure Marco Rovino, Joe Barreca e Riccardo Maccabruni che suonano da anni con me nei MB. O ancora con con Maurizio Gnola, un amico con il quale collaboro da parecchio tempo, Roberto Diana, talentuoso ed eclettico chitarrista - compositore e Chiara Giacobbe, virtuosa violinista. Senza di loro e di Isha, Franco Rivoira e del grande Jono Manson, non esisterebbe SongBag".

Dove è possibile trovarlo in vendita oltre che ai concerti?

"Si trova in tutti i negozi di dischi, magari su ordinazione, on line su Amazon, iTunes, Apple Music, IBS ecc. oppure nel sito della mia casa discografica, cioè ultrasoundrecords.eu. Per tutte le info su concerti e attività rimando alla pagina facebook che porta il mio nome o al sito web mandolibrothersband.com".

 

 

 

Untitled-1

  1. Primo piano
  2. Popolari