Mercoledì, 26 Aprile 2017

VOGHERA - "LIDIA HA SEMPRE SCRITTO BENISSIMO CON UNA NATURALEZZA DISARMANTE"

 

Tutti i mesi incontriamo una o un artista, presentandone le peculiarità e tentando di scavare nei loro curricula per meglio conoscerli. Per questo primo numero dell'anno nuovo, ho pensato di parlare dell'artista che ho meglio conosciuto in vita mia: logicamente, Lidia Mingrone. Sono stato molto dibattuto sulla forma, ed alla fine ho scelto... il mio specchio.

Buongiorno Gabriele da dove partiamo?

"Dunque... beh, la descrizione del nostro incontro è già stata pubblicata sul Ricordo che ho dedicato a Lidia, insieme a Sabrina Salerno ed Ivan Cattaneo, nel numero di Agosto 2016 del Periodico... ma non voglio parlare di noi, voglio parlare di lei".

Ma quell'incontro è stata, come dire... la scintilla che ha acceso l'incendio!

"Esatto, infatti lo cito solamente per questo motivo... Da quell'inverno del 1981, quando ci siamo conosciuti, abbiamo iniziato regolarmente ad incontrarci, provare canzoni piano & voce, proporci ai più svariati locali... insomma, abbiamo iniziato a muovere i primi passi di quella che per entrambi sarebbe diventata la principale occupazione per circa un decennio, più per lei che per me...".

Andiamo per ordine, allora. Come si evolve il vostro inizio?

"Cantavamo in molti locali, sparsi per il nord Italia, per tante sere al mese".

Quante sere?

"Tante davvero... sino al nostro record, che abbiamo sempre citato nel corso degli anni, di 333 serate a cavallo tra il 1984 e il 1985 sembra un numero della cabala...".

Ogni sera un concerto?

"No, sono compresi anche i lavori in studio di registrazione.  Abbiamo solo cantato nei vari locali solamente fino all'autunno del 1984. Scrivevamo allora molti brani nostri, che periodicamente presentavamo alle varie case discografiche. Ed eravamo animali notturni scatenati! Quindi, senza dilungarci... una notte, dopo una performance in un locale alle porte di Milano, decidiamo di terminare la notte al famoso Plastic, e conosciamo un ragazzo, Nino Di Iorio, che faceva il tecnico del suono al Bach Studio, uno degli studi di registrazione più prestigiosi a livello nazionale! Gli consegniamo la cassetta di provini dei nostri brani, ed il Di Iorio ci promette di farla ascoltare al maestro Pinuccio Pirazzoli, chitarrista di Adriano Celentano nei ragazzi della via Gluck ed apprezzato e famoso arrangiatore dello studio. Da lì a qualche giorno arriva la convocazione al Bach Studio, la conoscenza, che sarebbe poi diventata una bellissima amicizia con Pinuccio, e... inizia una nuova avventura!".

Collaborazioni importanti?

"Molto! Pirazzoli ci inserisce tra i coristi dello studio, o meglio, inserisce Lidia ed io al seguito".

In effetti tu eri pianista...

"Canticchiavo all'epoca... di certo, la differenza vocale tra me e Lidia era abissale! Lei aveva un timbro bellissimo, una pasta vocale piena di armonici che la rendevano ancor più vocalmente affascinante e completa, un'intonazione precisa… a me quell'esperienza è servita per molto migliorare... non che sia mai diventato un cantante, come dire... al suo livello, ma certamente mi sentivo più sicuro, anche con le cuffie in testa, sensazione non facile da gestire".

Ed incidevate cosa?

"Abbiamo fatto una valanga di jingles pubblicitari e molte collaborazioni ai cori con diversi artisti e/o programmi televisivi, ricordo album di Fred Bongusto, Toto Cutugno, Loretta Goggi, trasmissioni Rai e Mediaset, Ivan Graziani, Alberto Fortis... proprio questi ultimi due, Graziani nella primavera del 1986 e Fortis nell'inverno di quell'anno, vollero Lidia, il primo come corista del  tour teatrale, il secondo per la promozione televisiva".

Anni davvero densi di impegni...

"Si, certamente molto pesanti, anche se, come si evince, io e Lidia eravamo divisi in quei frangenti dai tour ai quali lei partecipava, ma continuavamo a cantare nei locali nelle serate libere dai suoi concerti o dai lavori al Bach Studio... Sempre nel 1986, nell'estate, Lidia partecipò al tour di Ivan Cattaneo, sia come corista sia come voce, insieme alla band, per aprire i concerti: aveva circa una mezzora tutta sua di performance".

Arriviamo al 1987...

"L'anno più importante. A marzo, una sera che stavamo registrando non ricordo cosa al Bach, Pirazzoli ci convoca in ufficio, annunciandoci che Adriano Celentano aveva firmato un contratto per due concerti live all'Olympinski in Mosca, il Palazzetto dello Sport della Capitale sovietica, nei primi dieci giorni di Luglio. Adriano in U.R.S.S. era il numero uno in assoluto, senza rivali... Pinuccio ci disse che servivano tre coppie di coristi, uomo e donna, e che una coppia saremmo stati noi!".

Emozionante...

"Per me sì, non avevo mai fatto tour, per Lidia... direi di no,  non le piaceva neppure il repertorio del molleggiato...! Però, partimmo".

E come andò?

"Fu un successo, ovviamente! Mentre eravamo a Mosca, Maurizio Salvadori, uno dei manager e produttori discografici e concertistici più importanti d'Italia, ci raggiunse, o meglio raggiunse Celentano, per la firma del contratto come presentatore dell'edizione di quell'anno del super-show del sabato sera di Rai Uno, Fantastico. Quindi, al ritorno da Mosca, per tutto il mese di Agosto, registrammo l'album di Adriano che uscì in contemporanea al programma, ma poi...".

Ma poi?

"Salvadori aveva notato Lidia, mentre eravamo a Mosca, e ne parlò con Gianpiero Menzione, produttore e manager di una giovanissima ragazza di Sanremo che cantava dance da circa due anni... Menzione voleva darle un look da vera professionista ed aveva pensato all'organizzazione di un tour per le discoteche. Convocò Lidia a Genova, discussero la proposta e cominciarono a lavorare inseime. Stiamo parlando di Sabrina Salerno, la quale, in quegli ultimi mesi dell' 87 incise Boys, che uscì nel febbraio 1988, diventando primo posto nelle classifiche di 160 paesi nel mondo! Lidia partecipò come tastierista, flautista e corista a ben 250 concerti con Sabrina in tutto il mondo!!! Parliamo del biennio 1988/89".

Dopo cosa successe?

"Dall'inverno '89, Lidia iniziò ad avere una sorta di... stanchezza nei confronti di quel mondo così... roboante. E successe poi una cosa bellissima, che direi accellerò, forse giustamente, il distacco: la gravidanza e la nascita, nel Gennaio 1991, di sua figlia, Rebecca. All'inizio del 1990, Lidia si era trasferita a Washington, U.S.A., per studiare musica e durante quella permanenza in terra americana scrisse alcuni brani, molto belli, molto intimistici, molto... jazz/pop. Quando rientrò in Italia, ne parlò con un grande amico e meraviglioso musicista, Amedeo Bianchi, tra i migliori saxofonisti italiani, che decise di produrle un Album, Sitting in the Sun, che uscì nell'autunno del 1991. Quello, credo, fu l'ultimo atto della Lidia impegnata discograficamente,ed in senso più generale, coinvolta nel music business".

Cosa scelse, allora?

"Gestì diversi locali della zona, dove ovviamente si suonava e cantava, ma dedicò molto più tempo a se stessa ed a Rebecca. Riprese gli studi universitari di Psicologia, a Padova, per poi specializzarsi come psicoterapeuta alla metà circa, degli anni 2000. Non lasciò ovviamente mai completamente il palcoscenico, limitandosi però, in gran parte, a locali geograficamente non troppo distanti da Voghera. Ma sviluppò un'altra passione, da sempre insita in lei..."

Quale?

"La scrittura. Lidia ha sempre scritto benissimo, con una naturalezza davvero, a volte, disarmante. Iniziò a pubblicare alcune poesie, in questi ultimi anni, ed a partecipare ad alcuni concorsi con svariati racconti, per arrivare, nell'autunno del 2015, a firmare un contratto editoriale con la Giovane Holden Editore, una splendida realtà editoriale toscana, che nel Novembre 2016, ahimè postumo, ha pubblicato il suo primo romanzo autobiografico, L'altra parte della Luna, opera prima di altre che seguiranno nei prossimi anni".

Romanzo che è quindi già in vendita?

"Certo! Lo si trova in tutte le librerie della penisola, ed anche online su alcuni siti come Ibs, Libreria Universitaria, Amazon... anche come E-book scaricabile".

Ci vuoi lasciare un ultimo "pensiero" di chiusura?

"Ne ho una valanga... posso sintetizzare, parodiando il titolo del suo romanzo, con  L'altra parte di me... la parte più grande, bella, divertente, serena della mia vita... l'assenza-presenza più importante del mio passato e del mio futuro... Il mio 50%, o forse più".

 

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