Venerdì, 28 Aprile 2017

RIVANAZZANO TERME "IL PRODOTTO DISIDRATATO NON VA LAVATO E SI AGGIUNGE COSÌ COM'È AGLI ALTRI INGREDIENTI"

Negli ultimi anni nelle campagne italiane si sta registrando una tendenza nuova: sono sempre di più i giovani tra i 30 e i 40 anni, laureati e inseriti nel mondo del lavoro che  decidono di abbandonare la vita stressante e caotica della città per  tornare alla terra e cambiare vita, abbandonare quello che si stava facendo e reinventarsi in un altro mestiere. Ci vogliono intraprendenza, tanta buona volontà, voglia di sperimentare in agricoltura e il gioco è fatto. Nel comune di Rivanazzano Terme nel 2011 due fratelli, Paola Visigalli, laurea in Economia e Commercio all'Università Cattolica di Milano, consulente fiscale  e tributaria in uno studio professionale di Milano, e, Emanuele, laurea in economia e Commercio all'Università Cattolica di Piacenza  consulente in Italia e in Belgio, fondano la Società Agricola Malbosca, avente come principale attività la produzione di fragole e, dal 2013 come attività connessa produzione di frutta e verdura disidratati. Abbiamo incontrato Paola Visigalli per parlare di questa bellissima esperienza sul territorio dell'Oltrepo.

Visigalli, cosa ha spinto lei e suo fratello, con una carriera avviata in grandi città, a tornare su questo territorio?

"Eravamo entrambi stanchi del lavoro d'ufficio e abbiamo deciso di cambiare vita. Nostro padre, appassionato di agricoltura, aveva acquistato circa tre ettari di  terreno dopo che era andato in pensione e aveva avviato la coltivazione di un vigneto per passatempo, ma ben presto si era reso conto che il lavoro su una così grande estensione era diventato troppo impegnativo. Così abbiamo pensato alla produzione di fragole di qualità, che non era presente in zona. Abbiamo fatto un'analisi di mercato locale per vedere se il nostro territorio era pronto a ricevere questo tipo di prodotto e abbiamo fatto un'analisi del terreno che però non è risultato adatto alla coltivazione di questo frutto. Cosi abbiamo studiato un'alternativa e su consiglio di un produttore, abbiamo avviato la tecnica della produzione fuori suolo".

In che cosa consiste questa tecnica?

"Abbiamo impiantato un serra di 2000 metri quadrati  all'interno della quale riusciamo a produrre fragole da Aprile a Ottobre, se il clima è clemente! La coltivazione fuori suolo non è da confondersi con la coltivazione idroponica, in quanto viene fatta in sacchi di terriccio contenente perlite e fibra di cocco su strutture di supporto con impianto di fertirrigazione naturale  e utilizzo della lotta integrata (l'insetto buono mangia l'insetto cattivo). Da quest'anno dovremmo riuscire ad ottenere la certificazione del disciplinare di lotta integrata".

Quali sono i vantaggi della coltura fuori suolo?

"I vantaggi sono prima di tutto la qualità del prodotto perché le fragole non vengono a contatto con il terreno e non ci sono problemi di attacchi da funghi e muffe e di conseguenza evitiamo di fare trattamenti per queste problematiche. Un altro vantaggio è la conservazione del suolo che è molto importante in quanto oggi si tende a sfruttarlo al massimo impiegando concimi chimici per ottenere grandi quantità con gravi danni all'ambiente. Infine possiamo raccogliere le nostre fragole con facilità e con qualsiasi tempo atmosferico grazie alla serra che protegge la nostra coltivazione dalle intemperie".

Lei ha parlato di fragole di qualità. Quali tipi di fragole producete?

"Attualmente produciamo le Charlotte e le Mara de bois, due varietà francesi rifiorenti di pezzatura medio piccola molto gustose e profumate che si possono mangiare senza l'aggiunta di zucchero. Il fatto che siano rifiorenti è molto importante per noi perché riusciamo a garantire la fornitura del prodotto per 4- 5 mesi all'anno. Sono varietà che richiedono molta attenzione e cura  per ottenere i risultati migliori. Io e mio fratello ci occupiamo personalmente della coltivazione e nella stagione di raccolta abbiamo bisogno di un aiuto, per questo abbiamo avviato un progetto di collaborazione con l'Istituto Tecnico Agrario Gallini di Voghera che durante l'estate ci manderà uno studente nel mese di giugno a svolgere uno stage". 

Quale tipo di mercato hanno le vostre fragole?

 

"Il nostro è un prodotto a chilometro 0, i nostri clienti vengono dal territorio dell'Oltrepò e dintorni. Abbiamo anche richieste dal mercato milanese ma non riusciamo a soddisfarle per problemi di quantità e soprattutto logistici".

Dalla coltivazione come siete arrivati alla trasformazione del  prodotto?

"Nel 2013 una riseria del vercellese ci ha contattato con la richiesta di fragole disidratate. A quel punto abbiamo di nuovo fatto ricerche sul mercato e abbiamo scoperto che c'era carenza di prodotto disidratato a filiera completamente italiana. Abbiamo deciso di provare e abbiamo acquistato un macchina che può disidratare fino a 40 chilogrammi di prodotto utilizzando la tecnologia a freddo che si basa su impianti frigorigeni, che raffreddano l'aria, la disidratano e la riscaldano per raggiungere temperature di 35/40°C con umidità del 8-10%. Ciò significa che per ogni kilo di prodotto fresco, si ottengono  80gr - 100gr circa di prodotto disidratato. Tale processo permette di essiccare il prodotto mantenendo quasi del tutto inalterati aroma, colorazione e struttura ottenendo così qualità organolettiche, di aspetto e conservazione buoni".

Con questa tecnica quali prodotti lavorate?

"Abbiamo iniziato a disidratare oltre alle fragole anche alcune verdure e frutta di nostra produzione come  peperoni, pomodori e mele che abbiamo iniziato a vendere ai nostri clienti. Siamo poi passati alla vendita di verdure disidratate alle riserie per fare i risotti pronti, ai pastifici per fare paste colorate o ravioli ripieni di radicchio e spinaci, al settore carni per la produzione di hamburger, ripieni  o polpettoni. Il prodotto disidratato è molto veloce da utilizzare, non si deve lavare e si aggiunge così com'è agli altri ingredienti e in termini di sapore, ha una resa maggiore rispetto al prodotto fresco. Ora possiamo fare consegne anche sul territorio nazionale su richiesta. Abbiamo poi una richiesta di disidratazione conto terzi da parte dei produttori della valle Staffora perché con questa tecnica non si hanno più scarti". 

Costa molto produrre disidratato?

 

"Il costo maggiore è la manodopera. Attualmente ci mancano macchinari per andare a ridurre i  costi di manodopera però per noi è molto importante avere una filiera che parte dalla produzione della frutta e della verdura e arriva alla trasformazione. Ciò che ci differenzia dagli altri è che il nostro non è un prodotto industriale, è un  prodotto agricolo che ha sicuramente caratteristiche organolettiche migliori. Per quanto riguarda la conservazione di vitamine e sali minerali, stiamo lavorando con alcuni nutrizionisti e possiamo dire che la verdura e la frutta, grazie alla disidratazione a freddo, conservano intatte tutte le loro caratteristiche nutrizionali in quanto viene eliminata solo l'acqua".

 

La vostra azienda è molto attenta alle esigenze di mercato e alle innovazioni, avete altri progetti per il futuro?

 

"Il mercato detta le regole. Motivo per cui abbiamo optato per la conversione alla coltivazione biologica. Per quanto riguarda  i progetti ne abbiamo tanti. Ci piacerebbe potenziare il nostro laboratorio di essicazione vista la domanda sempre più in crescita di questo tipo di prodotto. Siamo molto soddisfatti del nostro lavoro perché vediamo che tutti quelli che diventano nostri clienti collaborano poi con noi per la creazione di prodotti nuovi  quali per esempio la rapa rossa o l'ortica e questo è molto importante  perché nel periodo della semina possiamo introdurre  le nuove varietà da disidratare. Anche per quanto riguarda la frutta creiamo dei mix a seconda della quantità di produzione. L’anno scorso avevamo poche ciliegie e abbiamo ottenuto un misto di amarena, ciliegia e fragola che è andato a ruba".

 

Vista la vostra esperienza, consigliereste ai giovani di rivolgersi all’agricoltura?

 

"Certamente si. L'agricoltura va vista sotto un nuovo aspetto in termini di sostenibilità, innovazione, a 360 gradi partendo dalla qualità del cibo che si vuole ottenere, fino all'analisi delle esigenze della nostra tavola  per poi arrivare al campo a produrre un prodotto sano buono e di qualità".

 

 

 

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