Lunedì, 27 Marzo 2017

MESSICO: CONTRO IL MURO DI TRUMP LA STATUA DI PAPA FRANCESCO

Mentre il presidente Donald Trump non molla sull'immigrazione e annuncia un nuovo decreto in stile muslin ban, nelle città americane va in scena la protesta anti-Trump  e a Ciudad Juarez, città dello Stato di Chihuahua in Messico, è 'apparsa' una statua gigante di Papa Francesco che vigila sulla frontiera tra il Messico e gli Stati Uniti. L'impatto scenico è notevole: la scultura è di un bianco immacolato, è alta più di quattro metri ed è stata realizzata da un artista messicano. La statua è stata installata ne El Punto, il luogo visitato dal Pontefice nella sua visita pastorale in Messico lo scorso anno. "E' un simbolo dell'amore, bonta e solidarietà - spiega l'artista Pedro Francisco Martinez - Il braccio sinistro è parallelo al Rio Bravo (che divide il Messico dagli Stati Uniti) perché lanci un messaggio di speranza con la colomba e unisca la nostra città con El Paso (la città in Texas, Usa, subito dopo il confine; ndr): sono città unite e che non devono essere separate né da un muro né da un fiume. La comunità umana non ha frontiere". L'inaugurazione della statua avverrà alle 17:00 ora locale, nella notte italiana, alla presenza del sindaco della città, Enrique Serrano, un'interpretazione dell'orchestra Azteca, formata da 120 giovani musicisti e terminerà con una Messa presieduta dal vescovo locale, Josè Guadalupe Torres.

Decine di migliaia di messicani sono scesi in strada per manifestare contro l'intenzione del presidente americano Donald Trump di costruire un muro alla frontiera tra i due Paesi e hanno invitato il loro capo di stato, Enrique Peña Nieto, a una maggiore fermezza verso gli Stati uniti. "Il Messico va rispettato, Mister Trump" si leggeva su un immenso striscione in testa al corteo a Città del Messico, dove hanno sfilato circa 20mila persone. "Siamo qui per far vedere a Trump come tutto un Paese, unito, si ribella contro di lui e contro gli idioti xenofobi, razzisti e fascisti. Il Messico non sarà il suo schiavo", ha spiegato Julieta Rosas, una studentessa di letteratura. Erick Smith, un americano sposato con una messicano, mostrava un cartello con la scritta "Sorry Mexico".  In tante città Usa un'iniziativa ha invitato residenti, cittadini e clandestini a "«non andare al lavoro e a scuola", in segno di protesta. Ai quattro angoli degli Stati Uniti cuochi, carpentieri, negozianti, camerieri e addetti alle pulizie hanno deciso di incrociare le braccia per dimostrare l'importanza degli immigrati nella società ed economia a stelle e strisce. All'iniziativa, che si è diffusa con un tam tam sui social media, hanno preso parte persone da Washington a Philadelphia, da New York ad Austin, e si sono uniti anche diversi proprietari di negozi e ristoranti, in segno di solidarietà ai propri impiegati.

 

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