Venerdì, 28 Aprile 2017

OLTREPO PAVESE : ”PERCHÈ BUTTARE I SACCHETTI DEI RIFIUTI NEI CAMPI?”

"Signor Direttore, sono un ciclista da passeggio. La mia velocità di crociera è direttamente proporzionale all'età ed allo scricchiolìo delle ginocchia. Riesco comunque ancora a superare agevolmente... i pedoni!

 Scelgo itinerari piacevole e poco impegnativi, che mi permettono di immergermi nella natura. Alcuni giorni orsono, nel tratto fra Casteggio e Verretto, la strada provinciale 65, qualche centinaio di metri dopo il passaggio a livello, quello vicino all'ex Sernagiotto, vedo un altro ciclista precedermi, con l'identico mio passo, che porta un sacchetto rigonfio al manubrio. Improvvisamente lo prende e lo fa volare oltre il fossato.

 Allora pigio sui pedali e lo raggiungo. "Che ha fatto? Ci sono i cassonetti". Lui mi risponde che odia i cassonetti. "Ma così qualcun altro dovrà raccogliere i suoi rifiuti!". "Vada a fan...!" la sua ultima gentile risposta.

 Un'altra mattina, per curiosità, sulla medesima strada, ho voluto contare, a volo d’uccello, gli involucri vuoti buttati sul ciglio o nel fossato.

 Giunto a centosessanta ho smesso. Bisogna pure farsene una ragione, ormai non siamo più un "popolo di navigatori, di santi, di eroi", siamo semplicemente "una massa" di persone consumatrici di cose e bevande. Uno si scola una birra e butta la lattina dal finestrino. I ciclisti insegnano. Possediamo forse il record mondiale di lanciatori di rifiuti nel terreno altrui. Che dire? Come far fronte alla maleducazione di alcuni?  Da parte mia devo dire che non posso dimenticare quel volo del sacchetto di rifiuti nel campo.

 Quel terreno, coltivato a grano, di una bellezza vertiginosa.

 La natura, allo stato puro e vergine, mostra nel frumento in erba, la sua ineguagliabile ricchezza. Si tratta del nostro futuro pane quotidiano. Proprio in quella natura è stato scagliato, come una bomba, un sacchetto di plastica, rigonfio di rifiuti. Ora giace là nel grano, accolto nel grembo innocente dell’amore naturale, come uno stupro volgare e violento. " 

Mauro Belcredi - Casteggio

 

 

 

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